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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


giovedì 19 maggio 2016

"Oggi lodiamo Dio non per un particolare mistero, ma per Lui stesso, «per la sua gloria immensa!"



Lo Spirito prosegue ciò che Cristo ha fatto: rivelare agli uomini il mistero di Dio.

Festa della Santissima trinità – Anno C 
 


Dal vangelo secondo Gv 16,12-15

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.


Parola del Signore!


Enzo:Ancora una volta Gesù ritorna a parlare dell'essere di Dio trinitario, della sua azione per il bene della sua creatura più amata, completando l'essenziale della sua rivelazione. Annota, sempre Gesù, che avrebbe molte cose da dire ai suoi discepoli, riconoscendo la loro difficoltà a capire il mistero di Dio, incomprensibile per la mente umana incapace di portarne il peso: Non è che manchino, manchiamo di intelligenza, ma il mistero suo e della Trinità hanno bisogno dell'esperienza vissuta per essere approfonditi.


Gesù appiana in parte questa impotenza umana, per mostrare Dio più comprensibile attraverso le opere divine in favore dell'uomo. Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo, questo afferma Gesù, Dio=Trinità, Santissima Trinità!

Sappiamo che a Dio Padre è attribuita la Creazione dell'universo e dell'uomo; che tocca al Figlio, inviato dal Padre, porre rimedio all'allontanamento dell'uomo dal suo Creatore; e in fine lo Spirito Santo farà conoscere le cose future non predicendo l’avvenire o apportando una nuova rivelazione, ma chiarendo il mistero di Gesù.

In conclusione, lo Spirito prosegue ciò che Cristo ha fatto: rivelare agli uomini il mistero di Dio. Essendo l’ultima parola di Dio agli uomini, Gesù rimane in parte un enigma per gli uomini, finché lo Spirito non ci apre all’intelligenza profonda del suo mistero. “lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future”.

Lo Spirito Santo non annuncerà cose nuove, perchè tutto ciò che l'uomo doveva sapere per la sua salvezza è stato detto da Gesù adempiendo all'ordine del Padre, Gesù è la Parola del Padre: lo Spirito farà capire ciò che Gesù ha predicato, guiderà a tutta la verità, rendendo gloria a Gesù dal quale ha preso quanto aveva ricevuto dal Padre.

In sintesi tra Padre, Figlio e Spirito della verità, (tre persone), sussiste una perfetta reciprocità, in una comunione profonda di vita, relazione di amore; pertanto, il Padre comunica al Figlio “tutto quello che ha”,il Figlio lo trasmette allo Spirito, e questi, ai discepoli.
“Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.
La piena condivisione di intenti e di operazioni all'interno della Trinità, diviene simbolo e modello per la Chiesa e per ogni compagine umana. L'amore si alimenta in un incessante dare e ricevere e Dio stesso vive così!

Ma riflettiamo ancora su queste parole di Papa Francesco:

“La luce del tempo pasquale e della Pentecoste rinnova ogni anno in noi la gioia e lo stupore della fede: riconosciamo che Dio non è qualcosa di vago, il nostro Dio non è un Dio “spray”, è concreto, non è un astratto, ma ha un nome: «Dio è amore».

Non è un amore sentimentale, emotivo, ma l’amore del Padre che è all’origine di ogni vita, l’amore del Figlio che muore sulla croce e risorge, l’amore dello Spirito che rinnova l’uomo e il mondo. Pensare che Dio è amore ci fa tanto bene, perché ci insegna ad amare, a donarci agli altri come Gesù si è donato a noi, e cammina con noi. Gesù cammina con noi nella strada della vita.

La Santissima Trinità non è il prodotto di ragionamenti umani; è il volto con cui Dio stesso si è rivelato, non dall’alto di una cattedra, ma camminando con l’umanità. E’ proprio Gesù che ci ha rivelato il Padre e che ci ha promesso lo Spirito Santo. Dio ha camminato con il suo popolo nella storia del popolo d’Israele e Gesù ha camminato sempre con noi e ci ha promesso lo Spirito Santo che è fuoco, che ci insegna tutto quello che noi non sappiamo, che dentro di noi ci guida, ci dà delle buone idee e delle buone ispirazioni.

Oggi lodiamo Dio non per un particolare mistero, ma per Lui stesso, «per la sua gloria immensa», come dice l’inno liturgico. Lo lodiamo e lo ringraziamo perché è Amore, e perché ci chiama ad entrare nell’abbraccio della sua comunione, che è la vita eterna.

Affidiamo la nostra lode alle mani della Vergine Maria. Lei, la più umile tra le creature, grazie a Cristo è già arrivata alla meta del pellegrinaggio terreno: è già nella gloria della Trinità. Per questo Maria nostra Madre, la Madonna, risplende per noi come segno di sicura speranza.
E’ la Madre della speranza; nel nostro cammino, nella nostra strada, Lei è la Madre della speranza. E’ la Madre anche che ci consola, la Madre della consolazione e la Madre che ci accompagna nel cammino. Adesso preghiamo la Madonna tutti insieme, a nostra Madre che ci accompagna nel cammino”.

(PAPA FRANCESCO, Angelus, Piazza San Pietro, Solennità della Santissima Trinità, Domenica, 26 maggio 2013)


Mariella: Parlare della Trinità non è semplice oggi, così come non lo era al tempo di Gesù, solo grazie al dono dello Spirito possiamo provare a sondare il mistero di un Dio uno e trino che si manifesta all'uomo in tutta la sua potenza, bellezza e completezza.

Ogni essere umano sente forte il desiderio d'eternità, la sete d'infinito, anche l'ateo più convinto conserva nel suo cuore il bisogno di andare oltre la banalità del vivere quotidiano. Gesù è venuto per colmare questo nostro desiderio, per avvicinare la terra al cielo, per mostrarci il volto del Padre, per permetterci di sperare, sulla sua Parola, in una vita eterna. Gesù non trattiene nulla per sé, tutto ciò che Egli ha, non solo la vita ma il suo stesso Spirito, ce lo dona continuamente.

Gesù ci fa conoscere tutto quello che ha udito dal Padre suo, il suo Spirito ci illumina facendoci comprendere tutta la verità della Parola testimoniata con le sue opere.
Lo Spirito non parla per conto suo, ma per conto di Gesù, manifestando la sua tenerezza, la sua gioia, il suo coraggio, la sua generosità, la sua compassione, la sua speranza.

Lo Spirito soffia forte e agisce attraverso Gesù e lo constatiamo quando Egli guarisce, quando libera gli indemoniati, quando posa i suoi occhi sui peccatori riportandoli alla dignità di figli, quando spiega le Scritture o quando denuncia il male che attanaglia il cuore dell'uomo.

Lo Spirito è dunque memoria viva di Gesù, agisce nel mondo facendoci diventare collaboratori attivi del suo progetto di salvezza per tutta l'umanità.
Possiamo dunque affermare che ha compreso il mistero della Trinità chi è disposto a costruire ponti, chi vive l'unità, chi offre amicizia, chi lavora per la pace e la giustizia, chi coltiva il perdono, chi non vive per sé stesso ma si spende per gli altri.

Celebrare la Trinità è scoprire con gioia che siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, che è unità nella diversità, che è comunicazione permanente, che è amore condiviso. La vita eterna è essere abitati dalla Trinità che ci permette di fare esperienza degli orizzonti infiniti dell'anima. E' la sfida a vivere nell'amore, perchè là dove c'è amore, c'è Dio! La nostra salvezza è dunque comunione con Dio e tra gli uomini, senza questa comunione, senza questo amore non c'è che l'abisso della sterile solitudine che spegne la vita.





venerdì 13 maggio 2016

Vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre


Chi ama è segno che ha lo Spirito Santo, e quanto più amerà tanto più lo avrà, affinché possa amare sempre di più. (San'Agostino)


“Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre”

Domenica di Pentecoste : Anno C




Dal vangelo secondo Gv14, 15-16.23b-26

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre»...
...«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».



Parola del Signore!



Enzo: Il brano che abbiamo appena letto fa parte del lungo discorso di addio in cui Gesù si prepara a lasciare questo mondo, discorso di commiato dai suoi discepoli in procinto di essere condannato alla morte di croce. E' un discorso di amore, di incoraggiamento e anche di una grande promessa, il dono dello Spirito Santo.
Le parole di Gesù sono impostate in forma trinitaria dall'evangelista Giovanni, in modo tale da non separare le tre persone divine: lo Spirito è dato dal Padre su richiesta del Figlio, e al pari dello Spirito Santo anche il Padre verranno ad abitare nel credente, stabilendo una comunione di vita.

La grande promessa è condizionata dall'amore che avranno i discepoli verso Gesù che deve essere uguale al suo amore per loro: amare vuol dire compiere tutto quanto Gesù ha comunicato e ordinato: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti“.
Si tratta di un amore di risposta a quello di Gesù stesso che da sempre ha amato i discepoli di amore infinito, di un amore che è l'essenza stessa di Dio, la sorgente dell'amore. Si tratta ancora di un amore non sentimentale, ma concreto, fondato sull'accoglienza della parola di Gesù e sulla pratica della sua volontà: “se uno mi ama, osserverà la mia parola”. Questo amore concreto e operoso per Gesù apre all'uomo la vita della comunione trinitaria, a cui accenavo prima.

Gesù, affermato il precetto dell'amore chiama in causa anche il Padre presso il quale intercederà per donare si suoi discepoli un altro Paraclito, un altro difensore, consolatore che rimarrà con loro per sempre. (L'altro difensore, consolatore è Gesù stesso come ricorda l'evangelista Giovanni nella sua prima lettera 2,1:“Abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto”).

Ma chi è veramente questo secondo Paraclito?
Potrebbe sembrare che Gesù insista troppo sulla parola “amore”, ma ha uno scopo ben preciso: l'amore verso Gesù non può prescindere dell'amore del Padre perché “«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. 
 
Se torniamo per un attimo al primo versetto leggiamo: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre»: Padre, Figlo e Paraclito rimangono in noi per sempre, prendono dimora presso coloro che amano Gesù. I veri discepoli coabitano con Padre, Figlio e Spirito Santo. Non è meraviglioso tutto questo?

Possiamo affermare che chi si prenderà cura dei discepoli è Colui che sarà mandato dal Padre per intercessione del Figlio Gesù, il Paraclito, lo Spirito di verità. Questo evento è la Pentecoste, la festa che celebriamo cinquanta giorni dopo la Risurrezione di Gesù: la Chiesa , comunità di Gesù, avrà una guida che si prenderà cura di ognuno dei discepoli che osservano le parole di Gesù.

Convinti della bellezza del nostro Dio Trinità, che ama infinitamente rendendosi così vicino ad ogni credente, vediamo brevemente l'opera del Paraclito.
L’opera del Paraclito, secondo i discorsi dell’ultima cena, è molteplice.
- Nei riguardi di Gesù: gli rende testimonianza dinanzi ai discepoli e lo glorifica.
  • Nei riguardi dei discepoli: rimane in loro , è loro maestro e guida in quanto li introduce alla piena comprensione dell’insegnamento di Gesù e li rende testimoni: “vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.
  • Nei riguardi del “mondo: considerato qui come ostile alla verità e all’amore è critico: un mondo del genere non può conoscere lo Spirito di verità , lo Spirito denuncerà le colpe del mondo Gv16, 8-11: “Il Paraclito...quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio”.

Ci chiediamo: una dottrina così sublime, quale è quella dell’inabitazione della Trinità nel credente, come può essere accolta dall’uomo d’oggi, tanto preso dalle cose materiali e immediate? Come è accolta da noi , dai credenti? Purtroppo dobbiamo costatare che lo Spirito Santo è poco conosciuto...poco invitato...poco interpellato...

Papa Francesco nella messa del 9 maggio a Santa Marta:

“Lo Spirito Santo è quello che muove la Chiesa, è quello che lavora nella Chiesa, nei nostri cuori, è quello che fa di ogni cristiano una persona diversa dall’altra, ma da tutti insieme fa l’unità. E’ quello che porta avanti, spalanca le porte e ti invia a dare testimonianza di Gesù. Abbiamo sentito all’inizio della Messa: ‘Riceverete lo Spirito Santo e mi sarete testimoni in tutto il mondo’. Lo Spirito Santo è quello ci muove a lodare Dio, ci muove a pregare: ‘Prega, in noi’. Lo Spirito Santo è quello che è in noi e ci insegna a guardare il Padre e a dirgli: ‘Padre’. Ci libera da questa condizione di orfano nella quale lo spirito del mondo vuole portarci”.


Mariella: Avrei voluto proporre una bellissima meditazione di Padre Augusto Drago sul brano evangelico di questa domenica di Pentencoste. A causa della sua lunghezza rimando per la lettura, per i più volenterosi, alla pagina di Padre Augusto, in questo stesso blog.
Vi propongo un assaggino:
 
"Solo l'Amore sa fare cose degne dell'Amore. l'Amore compie cose che solo l'Amore sa compiere! Solo l'Amore rende possibili, plausibili e fruibili cose che diversamente non capiremmo mai.
Ama e capirai: diceva sant'Agostino. Noi invece prima vogliamo capire e poi amare.
Occorre invertire le cose se vogliamo entrare in questo insondabile mistero.
Il Figlio abita nel Padre: per amore e nell'Amore. Il Padre abita nel Figlio per amore e
nell'Amore.
L'uomo è abitato dal Padre e dal Figlio nell'Amore e per Amore!
Fratelli siamo a livelli altissimi! Forse qualcuno di noi potrebbe dire come dissero quelli di
Cafarnao quando Gesù annunciò il mistero dell'Eucaristia: "Questo linguaggio è troppo
difficile per noi..." Certo lo è: Ma se lo rimane, è perché ancora non siamo stati trascinati
dall'ondata inarrestabile dell'Amore. Infatti solo l'Amore spiega l'Amore".
 
Aggiungo solo una brevissima riflessione:

Lo Spirito di Dio si percepisce in noi secondo il nostro agire di ogni giorno: come trascorriamo il nostro tempo, come accogliamo le persone, come e quanto siamo disponibili a lasciarci trasformare dalla Parola. Cerchiamo il bene, operiamo secondo giustizia, promuoviamo la pace, riusciamo a perdonare le offese, soccorriamo gli smarriti e gli sfiduciati, assistiamo gli ammalati, sfamiamo gli affamati...questo significa ascoltare la Parola e metterla in pratica secondo lo stile introdotto da Gesù. Lo Spirito ci guida alla verità perchè è sapienza divina. 

 Lo Spirito abbatte i muri della paura, della tristezza, dello scoraggiamento, della falsa sicurezza, perchè dove regna Dio non esistono barriere.  La buona novella del Vangelo non può restar chiusa dietro ad un muro, lo Spirito ci riempie di coraggio e c'invia nel mondo a portare la gioia di Cristo, c'incarica di liberare i prigionieri della tristezza e della solitudine, gli smarriti di cuore, i disperati e gli oppressi dalle mille angosce dei giorni nostri. 

Dobbiamo essere lievito, sale, luce come fu Gesù nel suo passaggio terreno. Questo significa amare i fratelli, amore ricevuto dal Padre, donato al mondo per mezzo dello Spirito.  Buona Pentecoste!









venerdì 6 maggio 2016

L'Ascensione conclude la storia evangelica, ma contemporaneamente apre la storia della Chiesa.


In verità gli Apostoli erano turbati, non comprendevano gli avvenimenti, le loro attese erano fallite

Domenica settima dopo Pasqua-Anno C : Ascensione di Gesù verso il Padre



Dal vangelo secondo Lc 24,44-53

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro:
«Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo; essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con graande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Parola del Signore!

Enzo: Questo brano ci riporta le utime parole, consegne di Gesù ai suoi discepoli. Gesù appare in mezzo a loro mentre i suoi discepoli ascoltavano due di loro , quelli di Emmaus,“narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: Pace a voi!”.(Lc 24,35).
Per entrare in merito a quanto la liturgia ci propone e capirne meglio il signficato riflettiamo su quanto avvenne in quella occasione. “Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro”. (Lc 24, 37-43)

Stava per succedere qualcosa di molto importante se Gesù cerca di rassicurare i suoi, turbati e sconvolti e non bastando le parole, mostra le sue piaghe, chiede da mangiare e mangia quel pesce arrostito che gli viene offerto. Gesù risorto non è cambiato, rimane il compagno e il Maestro di sempre, allontana la paura, dà sicurezza, gioia, pace, previene e cura le incomprensioni, rispetta i tempi di maturità dei discepoli, provoca e dona la fede.

Così dopo essere stato riconosciuto dai discepoli, dà delle istruzioni, le ultime, per abilitarli all'arduo compito della evangelizzazione delle genti: “nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”. 
 
Gesù dapprima aprì le menti all'intelligenza delle Scritture alla cui luce loro avrebbero fatto riferimento e approfondito il mistero di Cristo morto e risorto.
L'assistenza dello Spirito, effuso sui discepoli il giorno di Pentecoste, li avrebbe sostenuti e guidati nella loro missione universale. Attenderanno in città “l'investitura di potenza dall'alto”.

Da Gerusalemme, dove si trovavano Gesù li guida verso Betania, negli atti degli apostoli Luca parla del monte degli ulivi. Qui avviene il congedo definitivo di Gesù dalla storia, il grande evento del suo ritorno al Padre: “Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo”.

L'Ascensione conclude la storia evangelica, ma contemporaneamente apre la storia della Chiesa. Il primo atto della chiesa nascente fu quell di adorare il mistero che si presentava loro, “essi si prostrarono davanti a lui” e “poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”in attesa della promessa dello Spirito Santo.

Per Luca l'Ascensione ha un duplice significato:
  • è un salire al Padre (“veniva portato su, in cielo”, precisando in tal modo che la risurrezione di Gesù non è un ritorno alla vita di prima, ma l'entrata in una condizione nuova, un passo in avanti, nella gloria di Dio.
  • L’Ascensione è però descritta come un distacco, una partenza (“si staccò da loro”). Gesù ritira la sua presenza visibile, sostituendola con una presenza nuova, invisibile e tuttavia più profonda: una presenza che si coglie nella fede, nell’intelligenza delle Scritture, nell’ascolto della Parola, nella frazione del pane e nella fraternità e nella gioia della speranza che è salito al Padre per prepararci un posto come aveva promesso.
Mariella: Stiamo quasi per concludere il tempo pasquale e la liturgia ci fa meditare la Festa dell'Ascensione che nel Vangelo di Luca corrisponde anche al suo ultimo capitolo.

E' un momento molto particolare quello vissuto dagli Apostoli che dopo aver ritrovato Gesù, lo vedono nuovamente staccarsi da essi per salire al Padre.



L'Ascensione segna la fine della presenza fisica di Gesù in terra e l'inizio del cammino della Chiesa, Egli lascia i suoi Apostoli soli per permetter loro di crescere e diventare testimoni credibili del Vangelo, sale al cielo, ma resta presente nel cuore di ciascuno di essi per infondere coraggio, sapienza, forza e speranza.


In verità gli Apostoli erano turbati, non comprendevano gli avvenimenti, le loro attese erano fallite, quello che per loro era stato un Maestro appariva umanamente sconfitto, condannato come un malfattore, appeso ad una croce, aveva subito una morte infamante ed ora saliva al cielo, accolto nella gloria di Dio.



Essi non riuscivano a capire questa contraddizione, per questo Gesù indica loro le Scritture, solo nelle Scritture con l'aiuto dello Spirito Santo, essi potranno comprendere il disegno di Dio, ossia che per giungere alla Gloria bisogna passare attraverso il calvario della vita, patire come un agnello in mezzo ai lupi.



Per comprendere questo disegno è però necessario convertirsi, cioè capovolgere completamente la prospettiva della vita.



Infatti secondo Dio non è colui che domina, che sfrutta, che comanda, che usa la forza, ad entrar nel suo Regno, ma è colui il quale si fa piccolo, umile, servo di tutti. Solo una vita donata per amore ha come termine la Gloria di Dio. Si realizza in cielo colui che umanamente risulta perdente.



Il Vangelo si conclude con l'immagine di Gesù che conduce i suoi Apostoli verso Betania e li benedice, è l'ultima immagine che ci lascia di sé. Gesù che resta con noi sempre, che dona fecondità alla nostra vita, che c'invita alla missione, testimoniarlo con amore.
È dunque l'ora di alzare gli occhi al Cielo e vedere Gesù benedicente che va a prepararci un posto accanto al Padre, ma senza malinconia o tristezza, perché noi, come gli apostoli, abbiamo ricevuto la missione di testimoniare la speranza della fede. 


Facciamo nostri i sentimenti espressi dalle parole di Madre Teresa di Calcutta:



"Gesù mio, aiutami a diffondere la tua fragranza ovunque io vada.


Infondi il tuo Spirito nella mia anima e riempila del tuo amore,e ogni anima con cui vengo in contatto possa sentire la Tua Presenza nella mia anima

e poi guardare in su e non vedere più me, ma TE.

 

Resta con me e io comincerò a brillare della Tua Luce.

 

La Luce, Signore, sarà la Tua, non verrà da me.
 
Sarà la Tua Luce che brilla attraverso me.
 

Lasciami predicare senza predicare, non con le parole ma con l'esempio".



















venerdì 29 aprile 2016

La missione del Cristo sta per giungere a compimento: il testamento di Gesù.


Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Sesta domenica di Pasqua – Anno C



Dal vangelo secondo Gv 14,23-29

Gli disse Giuda, non l'Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: «Vado e tornerò da voi». Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate.

Parola del Signore!

Enzo: La liturgia continua a proporci gli ultimi insegnamenti prima del suo ritorno al Padre, insegnamenti che l'evangelista Giovanni avrebbe raccolti da vari momenti del minstero di Gesù e posti sulle sue labbra nel momento più solenne della sua missione terrena ((quando passa dalla sua esistenza terrena a quella celeste), una specie di testamento spirituale che illumina in retrospettiva tutto il senso della vita e dell'opera di Gesù. In questo brano è presentato lo Spirito Consolatore, inviato dal Padre, in preparazione della ormai vicina festa della Pentecoste.

Alla domanda dell'apostolo Giuda di Giacomo, che si attendeva da Gesù un gesto messianico clamoroso per restaurare il regno davidico e non capiva come potesse manifestarsi quale Messia solo ai discepoli e non al mondo, Gesù risponde: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Gesù si manifesterà, ma non in senso politico, soltanto a coloro che custodiranno la sua Parola. Egli fisserà la sua dimora in essi insieme con il Padre. E aggiunge: “Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.” Chi non ama Gesù non può custodire le sue parole (comandamenti), escludendosi così dalla salvezza perché rifiuta di ascoltare la Parola di vita che è la stessa del Padre. Chi lo ama invece osserva le sue parole, vive di esse, gioisce che Gesù vada dal Padre.
“Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi”.  La missione di Gesù stava per concludersi, le sue parole sono anche il suo testamento di addio. Alle esortazioni Gesù annuncia una novità, come per assicurare i suoi discepoli che non erano in grado di capire profondamente le sue parole:
“Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Si conclude così la serie: lo Spirito Santo, Figlio e Padre vengono ad abitare negli apostoli e nei cristiani di ogni tempo. Lo Spirito Santo, il “Paraclito”, inviato dal Padre per intercessione “nel mio nome”, di Gesù, non avrà il compito di manifestare nuove verità, ma di fare assimilare e di “ricordare” ai discepoli, di rendere presente e attualizzare l'opera di Gesù, Salvatore del mondo. Se comprendessimo la grandezza di questo mistero rimarremmo sempre in contatto con questo Consolatore per portare ai nostri simili l'opera di Gesù Salvatore. 
 
“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”.Gesù si congeda dai suoi ofrendo la pace, quella pace predetta dai profeti per il tempo escatologico: Is 9,6 “Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare”. E' una pace diversa da quella che dà il mondo, è una pace connessa intimamente con la presenza di Dio, una pace che dona sicurezza e gioia intensa.E' una pace che non deve rattristare per la dipartita di Gesù, ma rallegrare nella certezza della presenza trinitaria in ogni discepolo nell'attesa del ritorno di Gesù alla fine dei tempi come Risorto nella sua gloria:“Vado e tornerò da voi”

“Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate”. Gesù ha predetto con queste parole la sua partenza e il suo ritorno per predisporre i suoi allo scandalo della croce, alle sofferenze del Messia, non riconosciuto dal popolo ebreo, prima osannato e poi crocifisso, non compreso dal gruppo dei dodici.
L'avvento dello Spirito Santo salverà gli apostoli e tutti noi dallo scandalo della croce e dal presunto fallimento della missione di Gesù.

Mariella: La scorsa domenica il Vangelo ci parlava di un comandamento nuovo, il comandamento dell'amore, nuovo perchè ha come unità di misura lo stesso Cristo, il suo modo di agire e di pensare.
Il breve passo del Vangelo odierno si sofferma ancora sull'amore, l'amore per Cristo che non è più espresso da un comandamento: "Amate!", ma da quel: "Se..." che indica una scelta libera ed incondizionata che non può esser imposta da altri se non dalla volontà stessa dell'essere umano. 

 
Dalle parole di Gesù: "Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.» Egli ci fa comprendere che la nostra adesione, la sequela, l'amore che proviamo per Lui, non può essere solo un vago sentimento, ma passa attraverso l'ascolto attento della parola di verità che Cristo stesso ci ha annunciato. Il nostro amore dunque si esprime nell'obbedienza gioiosa alla sua volontà.

Chi ama veramente il Signore lo ascolta, lo segue, si lascia guidare da Lui, perché sa che obbedirgli non è cosa gravosa, ma è segno di amore vero, di appartenenza, di unità perfetta, di unità trinitaria; infatti l'amore per Gesù è luogo dell'incontro col Padre, il luogo in cui il Padre e il Figlio pongono la loro dimora attraverso lo Spirito Santo nel cuore dell'uomo. Sarà infatti lo Spirito Santo che permetterà a tutte le generazioni di comprendere la verità della Parola.

 
Gesù prima di lasciare gli Apostoli per salire al Padre offre loro un dono ineffabile, il dono della pace.
"Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi"

La pace di cui Cristo parla non viene dall'esterno, non è frutto di iniziative umane anche lodevoli, non è solo assenza di conflitti, ma è qualcosa che va oltre, che penetra nelle profondità dello spirito umano, che perdura anche nelle situazioni problematiche e dolorose; che resta inalterata nelle difficoltà, perché la sua sorgente è in Cristo principe della pace.
E' in un cuore colmo della presenza del Signore che vive in sé stesso la pace, una pace che poi si allargherà all'esterno perché si tradurrà in opere di pace.


La missione del Cristo sta per giungere a compimento; Gesù nella sua umanità non sarà più visibile agli uomini; i suoi discepoli, abituati a condividere la loro esistenza con lui, dovranno sperimentare la separazione, ma non resteranno soli, né privi di aiuto, né della luce che rischiari la loro mente perché sarà lo stesso Spirito di Dio effuso nella Pentecoste ad illuminarli ed a conservarli nella pace.
 
Gesù sa che i suoi apostoli non sono ancora capaci di intendere le sue parole in tutta la loro portata; per ora essi ascoltano, ci saranno quei giorni di passione e morte e loro si rinchiuderanno pieni di paura nel cenacolo....
Solo in seguito alla Pentecoste, la loro vita cambierà e capiranno le parole del Signore.


Scrive un noto commentatore: 

 
"Lo Spirito è il protagonista che mantiene aperta la storia di Gesù rendendola perennemente attuale e salvifica. Senza lo Spirito la storia di Gesù - compresa la sua risurrezione - sarebbe rimasta una storia chiusa nel passato, non un evento perennemente contemporaneo. 

Lo Spirito è la continuità tra il tempo di Gesù e il tempo della Chiesa"


















venerdì 22 aprile 2016

Solo Dio, nel mistero trinitario è reciprocità piena, Comunione totale ed essenziale.


“Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”.


Quinta domenica di Pasqua – Anno C


Dal vangelo secondo Gv 13,31-33a.34-35


Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi;... Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».



PAROLA DEL SIGNORE!

Enzo: Queste parole, riportate nel brano di questa domenica quinta di Pasqua, sono state pronunciate da Gesù nell'ultima Cena prima della sua passione e morte. Giuda era appena uscito dal cenacolo per andare dai sommi sacerdoti per concordare la consegna di Gesù, segnando così l'inizio del dramma della passione.
La liturgia inserisce questo piccolo brano, in questa domenica perché fa parte del testamento di Gesù prima della sua passione e morte che non può essere mai separata dalla sua Risurrezione, da ricordare ogni qualvolta celebriamo la Pasqua del Signore.

Per l'evangelista Giovanni la glorificazione di Gesù è strettamente legata alla passione: all'innalzamento in croce del Figlio dell'uomo corrispondeva il suo innalzamento in cielo alla destra del Padre che manifestava il suo immenso amore per il mondo attraverso la morte del Figlio amato.

”Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui”. Gesù preannnuncia con tono gioioso l'attuazione del progetto salvifivo di Dio con il suo innalzamento in croce e alla gloria: è il momento culminante dell'opera di Gesù e motivo di fede per chi crede in Lui. Nell'auotodonazione del Figlio è glorificato il Padre, e il Figlio ricevendo il benestare del Padre è glorificato da Lui.

Gesù si sta distaccando dai suoi, e si rivolge a loro con un appellativo ricolmo di tenerezza: “Figlioli, ancora per poco sono con voi;...” Gesù si rivolge ai discepoli chiamandoli affettuosamente «figlioletti». Questo termine ricorre solo qui nel vangelo di Giovanni. Un padre-maestro si rivolge ai suoi discepoli-figli e con affetto e passione dà loro gli ultimi insegnamenti. 
 
La separazione di Gesù dai discepoli è solo temporanea, perché Gesù sarà sempre in mezzo a loro, se vivono il comandamento nuovo: il comandamento di Gesù è nuovo in quanto viene esteso a tutti gli uomini senza alcuna distinzione: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri”. Un comandamento che va messo in pratica sempre in forma nuova a seconda delle circostanze in cui una persona si trova. La novità per i discepoli è il dovere di imitare Gesù nel suo dono senza misura, senza condannare, amare ascoltando, operare per la gloria del Padre dal quale saranno anche loro glorificati. Noi siamo tra questi?

L’amore di Cristo non è soltanto il modello ma anche la motivazione e la causa dell’amore cristiano: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” perché “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Gesù propone sé stesso come esempio di adempimento in misura totale del comandamento grande che racchiude tutti gli altri.

Gesù inaugura così il nuovo patto tra Dio e l'umanità, fondandolo sul comandamento dell'amore. Anche nella Torà è prescritto l'amore del prossimo: la novità del comandamento di Gesà consiste nella motivazione dell'amore: “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Non è solo un confronto con l'amore di Gesù, ma ne indica pure il fondamento dal quale scaturisce e sul quale poggia: il Cristo morto e risorto e glorificato dal Padre.

Immaginiamo per un momento la scena che l'apostolo Giovanni ci ha presentato: Gesù che parla lentamente guardando i suoi discepoli che ascoltano attoniti, sbalorditi per le sue parole che non capiscono.Quelle parole, nonostante il successivo tradimento di Pietro e la fuga di tutti all'arresto del Maestro, rimarranno scolpiti nel loro cuore in attesa di essere svelate il giorno della Pentecoste. Si capirà allora e per il futuro l'importanza dell'amore fraterno come segno disitintivo della vera Chiesa di Gesù in cammino e in attesa del suo ritorno. 
 
Nel racconto dell'evangelista Giovanni avvisiamo con quanto amore l'apostolo amato ricorda quell'avvenimento e nel trasmetterlo oggi, anche noi ravvisiamo il suo affetto per il Maestro e la tenerezza di Gesù: “Figlioli, ancora per poco sono con voi”.

Peccato che molto spesso la Chiesa di Gesù non è stata e non è ancora all'altezza di attenersi al testamento ricevuto. Peccato!



Mariella:Vorrei soffermarmi un attimo sulla prima parte di questo brano evangelico ponendo l'attenzione su quante volte Gesù usa i termini gloria, glorificazione e glorificato. Nel nostro concetto umano il termine gloria indica potere, successo, affermazione, possiamo dunque definirlo un termine positivo.
Alcune volte può assumere il volto della corruzione, altre volte lo si usa per indicare un idolo, un traguardo ambito da chi vuole apparire.
Ma Gesù pronuncia questa parola in un momento difficile e doloroso, durante l'ultima cena, poco prima di essere arrestato.

Cosa significa dunque per Lui gloria e cosa vuol dire con l'espressione: “ora sono stato glorificato”? Proprio nel momento del tradimento di Giuda, Gesù potrà dimostrare a tutti gli uomini quanto li ama, quanto ci ama, quanto è grande il suo amore malgrado i nostri tradimenti ed abbandoni. Nel tradimento di Giuda vediamo la misura dell'amore di Gesù, un amore senza misura!

La gloria dunque è poter dimostrare il proprio amore.


Poco importa se non avremo raggiunto i vertici della scala sociale, importa quanto saremo stati capaci di amare il nostro prossimo, non solo quello a noi simpatico, ma soprattutto quello scomodo, quello che ci ha tradito, fatto del male, deluso, così come ha fatto Gesù con Giuda.

Il comandamento dell'amore diventa un comandamento nuovo quando Gesù, morendo sulla croce e dandoci lo Spirito Santo, ci rende, di fatto, capaci di amarci gli uni gli altri, infondendo in noi l'amore che egli stesso ha donato ad ognuno di noi.

Sicuramente non ne avremmo la capacità senza l'aiuto dello Spirito Santo, che viene in soccorso alla nostra debolezza, rendendoci capaci di amare con il cuore di Dio.

Se sapremo veramente mettere in pratica il comandamento nuovo che Gesù ci ha dato, con le parole ma soprattutto con i fatti, anche noi potremo glorificare il Padre, come Lui stesso lo ha glorificato!

Padre Augusto: Fratelli e sorelle, seguiremo passo passo questo brano del Vangelo che rappresenta un passaggio importante. Vogliamo pregare che Maria, la Madre di Gesù, Colei che conservava tutte le Parole del suo Figlio nel cuore, dia anche a noi questa capacità interiore, frutto della nostra collaborazione con lo Spirito Santo.



Siamo dentro il Cenacolo, lo stesso luogo dove tra poco Gesù istituirà il sacramento dell'Eucarestia, il Sacramento dell'Amore assoluto, Giuda è uscito da poco, inghiottito dalle tenebre della notte.
E' andato a "consegnare" Gesù presso il Sinedrio. Il traditore ormai è totalmente posseduto da Satana.

"Gesù disse: ora il Figlio dell'Uomo è stato glorificato e Dio è stato glorificato in lui". "Ora", adesso! Proprio adesso che Gesù sta per subire l'umiliazione più grande, quella di essere tradito da un suo apostolo, proprio ora, adesso, nel massimo sconforto della sua vita, Gesù "è stato glorificato"! Non sembra strana questa affermazione, addirittura assurda?
Come può essere glorificato uno che sta subendo la più tragica delle sconfitte?

Eppure, è così, fratelli e sorelle!Questo è il modo sconvolgente dell'agire di Dio.
Dio glorifica il suo Figlio nel momento più tragico della sua vita, proprio perché questo momento manifesta l'ubbidienza di Gesù al Padre. Egli è il "piccolo" di cui il Padre si compiace.
Gesù è glorificato!

Da chi? Dal Padre di cui compie l'ubbidienza sino alla fine. Ma non è tutto. Gesù prosegue e dice: "E Dio è stato glorificato in Lui! Che cosa più di tutti dà gloria a Dio se non esserne servi fino a dare la propria vita?
Che cosa glorifica il Padre se non l'offerta dell'Agnello Pastore, che viene compiuta nell'Amore più grande?
C'è nel testo come una specie di reciprocità tra Gesù e il Padre: Gesù è glorificato dal Padre perchè ne compie la Volontà. Il Padre è glorificato dal Figlio perchè compie ed accetta questa Volontà e vi rimane ubbidiente sino alla fine. Questa reciprocità diventa esemplare per noi!
Gesù è la nostra forza e nostra salvezza.

Quando rimaniamo fermi e stabili nella Volontà del Padre, qualunque essa sia e in qualunque modo essa si presenti, glorifichiamo il Padre.
Ma al tempo stesso il Padre glorifica noi per la forza, ricevuta dallo Spirito, di essere rimasti nella sua Volontà.


Come Gesù, così anche noi! Una dolce anche se difficile reciprocità amorosa in Gesù con il Padre!
Questa è la vita nello Spirito, questa è vivere da uomini e donne "spirituali".
"Se Dio è stato glorificato in Lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua!
Il Padre e il Figlio si glorificano a vicenda. L'uno dà gloria all'Altro!
Scambio di Amore che porta il profumo inebriante del sacrificio e del dono della vita!
"E lo glorificherà subito!"

Già ha cominciato a glorificarlo nell'umiliazione di essere un Uomo sconfitto e tradito.
Ancor più lo glorificherà quando istituirà il sacramento dell'Eucaristia dove Gesù si annienta e resta tale per amore! Infine lo Glorificherà sulla Croce che diverrà il trono Regale da cui scaturirà il mondo nuovo attraverso la Resurrezione. Ecco la glorificazione: solo a partire dalla resurrezione l'Uomo Gesù appare per quel che è: IL SIGNORE!
"Per crucem ad Lucem" dice la liturgia. Per mezzo della croce si giunge alla luce della Gloria.
Il Padre sarà contento del Figlio, del suo Amore e il Figlio sarà Felice per aver reso Felice il Cuore del Padre!

Cosa dovremmo imparare da questo rapporto tra Gesù e il Padre?
A voi riflettere su questo punto tanto importante per il nostro cammino.
Non preghiamo forse dicendo: "Sia fatta la tua Volontà, come in cielo così in terra?"
Adesso Gesù cambia improvvisamente tono di voce. "Figlioli, ancora per poco sono con voi!"
L'espressione affettuosa è unica in tutto il Vangelo di Giovanni.
La troveremo utilizzata per ben sette volte nella prima lettera del medesimo apostolo.
Indubbiamente ci troviamo in un momento di forte tenerezza. La consapevolezza che ormai il tempo dello stare insieme, della comunione diretta tra Gesù e i suoi sta per terminare, caratterizza l'atmosfera psicologica di tutto il brano.

Vi è nelle parole di Gesù un'innegabile sfumatura di umana tristezza. La prospettiva della separazione è molto netta.
Perciò Gesù, come forma testamentaria, vuole lasciare ai suoi una "reliquia di Sé".
"Vi dò un comandamento nuovo..." Un comandamento? E quale? "che vi amiate gli uni gli altri".
Ma si può comandare l'Amore? Lo si può precettare? Penso proprio di no! L'amore necessitante o necessitato non esiste. Non è amore. Esso infatti si basa sulla gratuità! Allora perché Gesù dice vi dò un comandamento nuovo?

Semplice: prima vigeva il dovere di osservare tutti i comandamenti della Legge!
Ora Gesù per far comprendere la Novità del Regno, ricorre allo stesso vocabolario legalistico.
Comandamento della Legge ora è sostituito dall'Amore. Esso è "nuovo". Non si tratta dunque di un precetto legalistico, ma di qualcosa che prende il posto della Legge.
Per questo è detto nuovo. Ma per noi quel "nuovo" acquista un significato più profondo.

E' l'Amore che fa nuove tutte le cose! E' l'Amore che ci fa 

vedere le cose di sempre con occhi rinnovati che 

trasfigurano la vita e le cose della nostra quotidianità.

Ma la cosa più importante è che Gesù dica "gli uni gli altri".
Ci parla di un Amore che per essere veramente tale esige di essere vissuto nella reciprocità.
Reciprocità significa Comunione, colloquilità, significa dialogo, apertura del cuore agli altri.
Reciprocità e Comunione. Dove troviamo questo tipo di Amore spesso sconosciuto agli uomini? Quasi invisibile anche a certi cristiani?

Solo Dio, nel mistero trinitario è reciprocità piena, Comunione totale ed essenziale. Il Padre ama il Figlio, il Figlio ama il Padre con lo stesso Amore ricevuto dal Padre e lo Spirito Santo è il Roveto ardente dove il fuoco dell'Amore trinitario brucia eternamente.
In altre parole Gesù ci sta dicendo: amatevi come Dio si ama.
Infatti tutta la forza della frase risiede in quel "come": Come Io ho amato voi. Gesù ci ha amati con lo stesso amore trinitario.

Per questo nell'Amore c'è una una componente fortemente contemplativa.
"Da questo conosceranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni gli altri".
Ecco l'assenza di Gesù è colmata dall'amore trinitario che i suoi discepoli manifesteranno.
L'Amore Eucaristico è Amore trinitario. L'amore alla Parola è amore trinitario.
L'Amore tra fratelli è Amore trinitario, dov'è carità e amore lì c'è Dio.


Saremo "Gesù" nel mondo, perpetueremo la sua presenza viva ed operante solo se sapremo entrare con Gesù ed in Gesù attraverso lo Spirito Santo, nell'Amore con cui Dio si ama ed ama noi. Avremo questa capacità contemplativa per amare così?