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giovedì 13 febbraio 2014

"Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli."





MA  IO  VI  DICO

Domenica 16 febbraio 2014



Dal Vangelo secondo Matteo (5, 20-22a.27-28.33-34a.37)




In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».




Parola del Signore!



Mariella: Il Vangelo della prossima domenica può apparire sulle prime un po’ difficile da comprendere, mentre invece se lo leggiamo attentamente, ha un significato chiave e ci serve proprio a capire meglio come dobbiamo accostarci a tutto il Vangelo.

La frase di Gesù  "Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento." riportata a noi da Matteo, vuole mettere in luce il senso della sua predicazione,

Egli non è un contestatore, un impostore, un dittatore, Gesù è l'inviato del Padre, è colui al quale è affidato il compito di mettere a fuoco il volere di Dio per il bene dell'uomo.

I farisei muovevano nei suoi confronti gravi accuse  "quest'uomo viola il sabato, sta con i peccatori e i pubblicani, e non osserva le regole della purità, crede o no alla Legge di Mosè? Questi erano gli interrogativi che accompagnavano e ostacolavano la missione di Gesù,

I cristiani provenienti dal giudaismo si interrogavano con grande preoccupazione circa l'osservanza della Torah, Ora, la risposta che Matteo mette sulla bocca di Gesù, è la seguente: non viene abolita la Legge, anzi si vuole dare ad essa pieno compimento.

Gesù è venuto perché il popolo fosse ricondotto al cuore, all'essenziale della Legge stessa, che è la rivelazione dell'amore di Dio e della sua volontà di bene per l'uomo.



Un altro punto importante di questo brano evangelico è l'espressione: "se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli."

Ma di quale giustizia parla Gesù? Cosa significa giustizia secondo il volere di Dio?

Ho trovato una bellissima spiegazione che mi pare molto utile per chiarire, è di Padre Tremolada e riporto integralmente: “Il giusto è colui che accoglie la volontà di Dio e ad essa conforma l'intera sua vita, nelle tre direzioni in cui si sviluppa la vita relazionale di ogni soggetto umano: il rapporto con Dio, il rapporto con gli altri e il rapporto con le cose. Quando questi rapporti sono autentici, l'uomo è giusto".



Ma qual'era il modo di pensare dei Giudei dell'epoca? Essi si erano costruiti una torre di avorio nella quale vantare ogni diritto verso Dio, la loro osservanza rigorosa delle leggi era merito sufficiente per essere perfetti ed irreprensibili.

Per Gesù non ci sono mezze misure, non basta astenersi dal male, è necessario un cuore che sia rivolto sempre al bene, non ci devono essere intenzioni cattive, altrimenti queste intenzioni prima o poi verranno realizzate: nel cuore di un cristiano va coltivato il bene come valore assoluto ed irrinunciabile!

La giustizia che Lui vuole portare sulla terra è una giustizia nuova che mette in conto non solo la legge ma che tiene conto dell'Amore. Il cristiano deve essere sempre più immagine e volto del Padre che è l'essenza dell'Amore,

Gesù radicalizza il senso dei precetti desidera che si colga di essi il senso più profondo, più essenziale, ma anche più rispettoso della dignità dell'uomo, affinché la legge sia applicata  nel modo più giusto e più vero.

Tutto questo dovrebbe essere per noi un importantissimo insegnamento ed un metro di confronto, per capire se siamo riusciti veramente a comprendere a cosa mirano gli insegnamenti del Maestro,oppure se siamo rimasti ancora come quei Giudei che non si preoccupavano  del rapporto d'amore che il Signore c'insegna a tessere con i nostri fratelli.


Giuseppe: Il papa, oggi ha detto qualcosa di veramente importante, ma assai difficile da comprendere nella sua totalità.

“Dobbiamo tornare con la mente ai discorsi della montagna, che spesso evitiamo, perché il parlarne ci accusa. Se ci sentiamo perfetti, se siamo convinti di non avere peccato, non andiamo a messa! Così il santo Padre”.

Normalmente noi facciamo il contrario, se siamo peccatori ce ne stiamo beatamente a casa, tanto per noi non c’è salvezza. Ma la Messa, penso, sia il posto giusto per noi che siamo peccatori.

Allora il richiamo di Gesù sulla montagna appare molto più chiaro. Lui non è venuto a cambiare le leggi ma a dare loro compimento, il compimento giusto. Qual è dunque questo compimento?

Eccoci, ancora una volta a complicare la nostra vita spirituale. Se noi sapessimo donarci a Lui, semplicemente, così come siamo, capiremmo. Lui ha vinto il mondo, ha confuso il maligno, ha dato la Sua vita per riuscirci.

Ma perché la Sua vittoria sia evidente ai piccoli e miopi occhi dell’uomo, bisogna che Ecco quindi che il nostro parlare non può che essere, sempre, sì, sì oppure no, no. E’ un fatto di libertà che può condurci alla vita eterna oppure no. Il Signore ci vuole liberi. Per rendere pratico il nostro dire l’adorazione è indispensabile, io prego così:



Adorazione



Vorrei offrirti, Signore,

tutti coloro

che sanno pregare,

parole dolcissime

sanno usare.

Ma ti offro, Signore,

solo la mia debolezza,

le paure,

e gli inutili dubbi.

Ti do il poco che ho,

perché lo illumini Tu

con la luce della speranza,

che spesso non vedo.

Fammi fare ciò che Vuoi,

fammi fare ciò che posso,

fammi adorare il Tuo Volto.

Per sempre.


Enzo: Il messaggio del brano è molto chiaro: non possiamo aspirare al Regno dei Cieli se non teniamo in conto il nostro prossimo, se il nostro prossimo non farà parte dei nostri pensieri e del nostro amore.



 Gesù con autorità di chi l’autorità la possiede in proprio, sconvolge il pensiero antico del popolo di Dio, sconvolge perché esige un cambiamento radicale del modo di agire puramente esteriore e di convenienza interpretando le leggi a proprio uso e consumo. Gesù riporta la Legge stessa alla purezza delle origini, quelle che erano state le vere intenzioni di Dio, donandoci l’ultima e definitiva parola del Padre.



Le parole di Gesù “Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”, sono un richiamo forte ai suoi discepoli. Solamente l’amore può superare la giustizia degli scribi e dei farisei, solamente l’amore per Dio e per i fratelli potrà aprire le porte del Regno dei cieli, un amore posseduto e condiviso, un amore al servizio del prossimo. La giustizia , la nuova giustizia voluta da Gesù non riguarda soltanto l’atto ma va oltre, va alle intenzioni, ai desideri, al cuore deviato, all’egoismo umano.



Gesù passa ad enumerare dei casi comuni nella vita degli uomini: Il rispetto della vita altrui, il rispetto dei sentimenti altrui da non  sottoporre ad ira o a giudizio, le chiacchiere che uccidono.



 Gesù condanna l’adulterio già nelle intenzioni dell’uomo o della donna, nel desiderio di possesso del corpo dell’altro,  sfruttamento dell’altro. Praticamente dichiara che l’amore non è un sentimento che si può usare a nostro piacere, come vogliamo o quando ci fa comodo, ma deve essere una spinta, una forza al servizio di Dio e del prossimo, un amore che dona prima ancora di ricevere, l’amore che dona il Regno dei cieli. Se io non amo, trascuro il prossimo, se desidero il male del fratello sto uccidendo la sua personalità. 



“Non giurerai il falso”: l’amore esige sincerità, fiducia, non ha bisogno di giuramenti: o è si, o è no!

La sincerità non ricorre al giuramento per convalidare la propria testimonianza con l’invocazione del nome di Dio come se Dio potesse aiutare lo spergiuro o fare da arbitro ai nostri diverbi o affermazioni.: la sincerità favorisce l’incontro, l’amicizia, la concordia, la pace.



Nelle scuole ebraiche si discuteva sulle formule del giuramento per avallare la sua validità. Gesù va nel profondo della coscienza umana, vuole inculcare la sincerità tra i discepoli nei loro rapporti: la futura comunità dei suoi deve essere fondata sul comandamento dell’amore, Dio non guarda le apparenze, ma il cuore. Gesù ci sta dicendo di non giurare affatto, di essere noi stessi confortati dalla sua parola: Io vi dico!



Gesù ci invita ad uno stile di vita superiore, ad un modo costante di essere, un modo di vivere una comunione superiore allo stesso sacrificio che presentiamo all'altare. Forse questo voleva dire Papa Francesco nella citazione riportata da Giuseppe.

 Chi segue Gesù e aspira al Regno dei cieli deve porre allo stesso piano Dio e il prossimo. Il nostro cammino da cristiani deve essere sempre sostenuto dalla Parola che ci fa comprendere il significato vero della volontà di Dio.

Il nostro cammino a volte difficile nei momenti di buio, di chiusura mentale e spirituale, nei momenti in cui ci è difficile persino pregare, affidiamoci  testardamente alla preghiera in modo che si riapra la speranza, la voglia di capire, di volere, e agire con cuore sincero.



Giuseppe: Quando mi riferivo alla frase del Papa, mi è venuto in mente il brano dell'adultera: "Chi è senza peccato scagli la prima pietra" Ecco, le chiese dovrebbero essere stracolme di fedeli. Come mai non è così?


Mariella: apriamoci anche al dono dello Spirito Santo che solo può aiutarci a vivere sempre il tramite fra cielo e terra, servire Dio amando i fratelli e facendo in tutto la volontà di Dio che ci spinge al bene.


Enzo: Non ho capito bene il senso delle parole di Giuseppe: con Gesù è rimasta l’adultera perdonata  da Gesù  mentre tutti gli altri se ne andarono perché convinti di essere peccatori, ma senza il perdono per i loro peccati. Per loro andava bene così.

Perché le chiese dovrebbero essere piene? Riconoscerci perfetti come dice il papa vuol dire che non stiamo dicendo il vero, dunque bugiardi, peccatori. Soltanto il perdono, la misericordia di Dio ci abilita a stare alla sua presenza.

Giuseppe: Caro Enzo, perché tutti se ne andarono e non tirarono il sasso contro l'adultera? Perché ognuno di loro riconobbe di non essere perfetto. Ma torniamo a noi, Gesù ha dimostrato, ed è verissimo, che non siamo perfetti, non lo furono nemmeno i santi, ma tutti dobbiamo inchinarci alla grandezza del Sacrificio che ci perdona e ci assolve.

Ecco perché andare a messa! E' un riconoscere il dono della Sua misericordia, è chiedere perdono.  è ringraziarlo perché noi godiamo della Sua presenza tra noi e ci cibiamo del suo corpo e del suo sangue, cioè anche della sua pietà e del Suo amore per noi.


Enzo: un minuto ancora, abbiate pazienza...

Il Sacrificio che celebriamo nelle Messa dà grazia, forza alla nostra vita spirituale, è comunione intima con Gesù che si dona ma non assolve dal peccato, dalla superbia quando affermiamo di essere perfetti e non lo siamo. Se andiamo con questo animo in chiesa assomigliamo a quel fariseo non giustificato di cui parla il vangelo.

Giuseppe: Per questo c'è il sacramento della penitenza e il cambiamento del nostro modo di vivere.


Enzo: ok
                                              ...................................................

Per chi volesse approfondire ancora , pubblichiamo un commento di 

padre Ermes Ronchi pubblicato nella rivista  "A sua immagine" ( vai nei commenti)






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giovedì 6 febbraio 2014

Il discepolo risplende della luce del Maestro





IL giusto risplende come luce

Domenica 9 febbraio 2014





Dal Vangelo secondo Matteo 5,13-16

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si
renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra
un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul
candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”.

Parola del Signore!

Enzo:Il brano di questa sera presuppone le beatitudini annunciate nei versetti precedenti.

Dopo averle enunciate Gesù si rivolge ai suoi discepoli: sono loro in prima persona le persone scelte ad essere beati, e non solo. A loro spetta annunciare le beatitudini, calarsi nella realtà degli uomini e dare testimonianza del loro discepolato, fare le veci di Gesù che non sempre rimarrà con loro.

Dopo questa premessa darei la parola a chi più degnamente di me, potrà illuminarci  su questa bella pagina di vangelo: padre Augusto Drago


Commento di Padre Augusto Drago


Gesù promulga, a partire dalle Beatitudini, la grande legge del Regno.
Comincia con il definire chi sia il vero discepolo.
In che cosa si caratterizza il vero beato. Ed ecco che nel nostro brano Gesù definisce i discepoli e la loro missione. Gesù impiega una serie di immagini. 

Li indica prima di tutto come "il sale della terra". Tale innanzitutto deve essere il discepolo, il cristiano. In che cosa si caratterizza il vero beato. di Ed ecco che nel nostro brano Gesù definisce i discepoli e la loro missione. Gesù impiega una serie immagini. 




Sono molte le funzioni del sale. 

La prima e la più immediata è quella di dare sapore ai cibi.
Fin dai tempi antichi il sale è diventato per questo il simbolo della sapienza e della saggezza.
Anche oggi si dice, nel parlare comune che una persona ha " sale in testa", quando parla in modo saggio oppure una conversazione è "senza sale" per indicare quanto sia noiosa. Intesa in questo modo l'immagine indica che i discepoli devono diffondere nel mondo una saggezza capace di dare sapore e significato alla vita. Senza la sapienza del Vangelo, senza la sapienza delle Beatitudini, che senso avrebbero la vita, le gioie e i dolori, i sorrisi e le lacrime, le feste e i lutti?

Colui che è imbevuto del pensiero di Cristo, vera sapienza di Dio, assapora le gioie, introduce nel mondo esperienze di felicità nuove e ineffabili. Offre agli uomini la possibilità di sperimentare la stessa beatitudine di Dio. 

Il sale non serve solo a dare sapore ai cibi, è usato anche per conservare gli alimenti, per impedire che divengano avariati.
Il cristiano è sale della terra: con la sua presenza con la quale è chiamato ad impedire la corruzione,
a non permettere che la società si disgreghi, ad impedire che lo stesso vivere umano non sia guidato da principi malvagi. Egli sta attento che nessuno si decomponga e vada in disfacimento. 

Il cristiano dà sapore di sapienza divina al mondo, e conserva la vita della società nella forma voluta da Dio e sta attento a che non si corrompa. Compito arduo, certo: ma è la missione di Gesù affidata ai suoi discepoli ieri come, soprattutto oggi!

Ma dov'è il cristiano capace di distinguersi dalla folla anonima e quindi capace di dare luce al mondo? Ce ne sono?
Sì, per grazia di Dio, pochi, ma ce ne sono! 



Tra questi potresti esserci anche tu, fratello e sorella: basta avere il coraggio di prendere sul serio le Parole del Divino Maestro e con esse, succeda quel che deve succedere, diventare profeta di salvezza. Cristiani che con la loro saggezza, sappiano prevenire la decomposizione della società e dell'uomo con la sola forza della loro fede!
Tali siamo chiamati ad essere. Una chiamata imperiosa, urgente, imprescindibile!


Sì, per grazia di Dio, ci sono questi cristiani. 

Sono poveri, semplici, non fanno chiasso, non si mostrano, non parlano a vanvera sbandierando la loro fede, per poi smentirla con la vita. 

Il loro parlare è il silenzio della Parola che parla da sola: con la Vita! In un tempo in cui si parla troppo, forse abbiamo dimenticato che essere sale della terra significa diventare uomini e donne della meditazione silenziosa, della Parola vissuta ma non ostentata, della Verità mostrata ma non imposta….


.Attenti a non diventare insipidi, ci dice il Signore!

….Cristiani incolori, senza autorità, senza forza: anonimi! Di tali cristiani il Signore ed anche il mondo non sanno che farsene! Non hanno forza di cambiare né se stessi, né tanto meno il mondo!
E tu, fratello, sorella, a riguardo, cosa diresti di te stesso? Ed io, cosa direi di me stesso?


La seconda funzione affidata ai discepoli è quella di essere città posta sul monte. Il richiamo di Gesù è un famoso testo di Isaia, dove si annuncia che il monte del Tempio del Signore "sarà eretto sulla cima dei monti, sarà il più alto dei colli e ad esso affluiranno tutte le genti (Isaia 2, 2-5). Da ora in poi, assicura Gesù, non sarà più Gerusalemme che i popoli guarderanno, ma le comunità cristiane, le comunità dei suoi discepoli. Saranno loro ad attirare gli sguardi ammirati degli uomini. Questo avverrà solo se avranno il coraggio di impostare la vita sulle sue Beatitudini.


Collegata all'immagine del monte c'è quella della luce. Chiamando i discepoli "Luce del mondo", Gesù dichiara che la missione affidata da Dio ad Israele era destinata a continuare attraverso di loro. Sarebbe apparsa in tutto il suo splendore nelle loro opere di amore concrete e verificabili.
Si è luce solo quando si opera nell'Amore e attraverso l'Amore. La prova, infatti, che gli uomini sono stati raggiunti da questa luce si avrà quando essi daranno gloria al Padre che sta nei cieli.



L'ultima immagine è davvero deliziosa: veniamo introdotti nell'umile dimora di un contadino dell'Alta Galilea: alla sera si accende in quella casa una lampada di terracotta ad olio, la si pone su un supporto di ferro e la si colloca in alto, in modo che possa illuminare anche gli angoli più oscuri della casa. A nessuno passerebbe per la mente di nasconderla sotto un vaso! L'invito di Gesù è a non occultare, a non velare le parti più impegnative del messaggio evangelico, come spesso sta avvenendo oggi, anche da parte di alcuni sacerdoti. 


I discepoli non devono preoccuparsi di difendere o di giustificare le proposte di Gesù. 

Nemmeno devono annacquarle. 

I discepoli non devono essere preoccupati di difendere e di giustificare le proposte di Gesù. Devono solo annunziare, senza paure, senza addolcimenti, senza il timore di venire derisi o perseguitati.
I discepoli saranno per gli uomini come una lampada che " brilla in un luogo oscuro, finché non sorga il giorno e si levi la stella del mattino", come scrive Pietro ("Pietro 1, 19).


Fratello e sorella: cosa ne pensi della tua e nostra vita cristiana. Pensi che la stiamo realizzando dentro questo quadro che Gesù ci mostra ?

Mariella: Credo che tutti noi abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita l'insicurezza, forse anche la paura, quando d'improvviso se ne va la luce in casa o per la strada in cui stiamo camminando; quando poi torna la luce, proviamo un senso di sollievo come se avessimo scampato un pericolo.

Oggi purtroppo non ci vuol tanto per accorgersi che c'è troppa gente che vive brancolando nel buio, come se non riuscisse a trovare il senso stesso dell'esistere, a volte questa oscurità diventa insopportabile, soprattutto quando mancano punti di riferimento sicuri a dare forza

Per chi non ha fede, difficile, in questi casi, ritrovare la serenità, la luce.

Dove mai poter trovare un raggio di sole che orienti la propria vita?

Chi si è definito Luce del mondo” è Gesù, che ci ha rivelato il Volto del Padre.

Ma purtroppo, come disse Giovanni, 'venne la Luce ma il mondo non Lo riconobbe'.

Non riconoscere Dio come Luce vera, è scegliere di vivere nelle tenebre, ossia vivere nell'illusione di bastare a sé stessi! E questo prima o poi ti fa cadere nella disperazione di chi comprende che la sua vita non ha orientamento, ma è diretta verso il vuoto ed il buio

Per chi invece riconosce la Luce, come logica conseguenza, diventa lui stesso luce.



 La luce è il frutto naturale in chi ha re­spirato Dio, noi tutti, con Dio nel cuore, siamo luce per gli altri

Isaia ci suggerisce, nella prima lettura della liturgia di domenica prossima, il vero segreto dell'essere luce per il mondo: Spezza il tuo pane, introduci in casa lo straniero, vesti chi è nudo, non distogliere gli occhi dalla tua gente...

Questo significa non restare curvi sulla nostra vita, sulle nostre azioni ma occuparsi degli altri, illuminare gli altri, guarire gli altri dalle proprie infermità morali spirituali e materiali.



"Voi siete il sale che da sapore al mondo" dice Gesù.

Il sale non deve essere chiuso in sé stesso altrimenti non serve a niente, deve sciogliersi, donarsi, miscelarsi, spargersi per rendere gradevole la vita stessa.

Il sale è indispensabile all'uomo, deve conservare, dare sapore, è simbolo di sapienza e dà senso all'esistenza.

Il sale dà sapore sciogliendosi dunque, così come la luce illumina la casa spargendosi.

senza risparmiarsi, senza esitare, proprio come non esitò Cristo a morire per generare nuova vita.

:Siete sale, siete luce, dice Gesù, lo siamo per il fatto stesso di aver scelto la sua sequela, di aver detto liberamente il nostro sì.

Questa è la prima cosa che non dobbiamo mai dimenticare! 

Giuseppe: Sono partito dalla “missio ad gentes” dei neocatecumenali, una missione, mi sono detto, che è compito di noi tutti.

Ed ecco “srotolarsi” così il mio piccolo pensiero. L’ho scritto adesso, con la vostra bella compagnia e “L’adagio” dalla quinta sinfonia di Mahler in sottofondo.

Sale, sapido, sapidità, insipido, insipienza. Sale che brucia, che disinfetta, sale che fissa il colore.

Ecco, sale che fissa il colore. E il mio pensiero va al sale della vita, perché la vita è colore, perché la vita ha un senso, è un valore immenso se la vivi, se la sai vivere, per costruire qualcosa.

E’ il nostro scopo: costruire qualcosa, un microscopico pezzettino del Regno.



Sale, per me è anche creare la ragione della mia salvezza. Sale è darne un po’ agli altri, a quelli che proprio non ce l’hanno.

Lo so, può essere una croce grande, dare il sale agli altri e mi chiedo pure se io lo posseggo a sufficienza per donarlo a chi ne ha bisogno.

Eppure devo farlo. Perché, voi direte, perché?  Ah già, dimenticavo, sono un cristiano, anzi voglio essere un cristiano.

E voglio “copiare Gesù”, almeno un pochino piccolo piccolo.

Sapeste quanto poco mi basta! Un sorriso, un attimo di ascolto, un timido grazie dal più paria dei paria.

Ma no, il grazie di un mendicante come me, lui, anzi, lei, nel caso concreto, mendica del pane per sé e per la sua bambina, una parola buona, il bisogno di sentirsi ancora un essere umano; io mendico il Tuo amore Signore e cerco il Pane del Cielo.

Attendo con ansia di accostarmi alla Tua mensa laddove trovo la forza per combattere il Male del mondo, la forza per portare il Bene, che viene da Te. Questo, solo questo mi ispira questa pagina del  Vangelo e mi ricorda il sacramento della cresima:

 “Ora voi siete diventati soldati di Cristo”, ci disse allora il nostro arcivescovo. Ed ora al termine del mio andare voglio dire ancora “Presente!”. E mi sento felice.

 Anna: Entusiasmate Stasera la Parola del Signore :
Voi siete il Sale e la Luce della terra…Gesù non ci dice se vi comportate bene ….se farete questo ..

Ci regala  un’ affermazione …sicura ,certa: Voi …..siete ----

quando l’ Io e il  tu s’incontrano il tutto diventa Noi … E’ difficile pensare a una coppia che parli da viva come se non esistesse  l’altro…  ebbene  nel Noi sta l’Amore ed è lì conservato … Qualcuno che Vive ,questo è Gesù .

Ecco la Sapienza che ci permette di mettere in pratica la sua parola perché è in noi …. Il Sale si deve sciogliere nel cibo per dare gusto …. Così è per Gesù ,Gesù si deve sciogliere  nel nostro cuore ogni giorno per dare sempre Sapore e Gusto alle nostre giornate frettolose, ai nostri perché, alle nostre deficienze mentali …alla sofferenza, agli abbandoni, alle nostre monotonie.

In che modo ?

Se dentro di me sta il Sale che dà La vita ogni azione diventa Sua e la guardo con gli occhi di Gesù avverto la Verità, la penetro, perché Lui è in me la Luce , il sole che riscalda e anima come un raggio di calore il mio io e il nostro Noi.

Allora Condivido  mi faccio l’Altro… Lo Ascolto  con le sue necessità i suoi bisogni, le sue esigenze le sue gioie …i suoi tormenti le sue paure ….  non è certo escludersi come molti pensano.  Non è certo annullarsi ….come molti credono  …

Quanti ho sentito dire: “ma io non posso sacrificarmi sempre”.



…..No l’Amore  è amare tutto tondo perché percepisci che la Luce del Mondo è la Verità che Gesù ti dice di portare agli altri: allora mi affretto ad ascoltare il vicino di casa, la vecchietta che rompe e mi dice sempre le stesse cose …..la vicina del piano di sopra che si lamenta e con gioia  la guardo  con gli occhi di Gesù ...il povero che ha bisogno di pane  e la mamma che non ha i soldi per comprare un biberon al suo figliolo ….Solo guardando con gli occhi dell’Amore possiamo incontrare Gesù ed essere Sale e Luce non importa come ..... ma Essere.


Enzo: Permettetemi due minuti per riassumere con poche parole quanto abbiamo meditato questa sera, sul nostro essere sale e luce

Abbiamo sentito parlare della bontà del sale, della bellezza della luce. Sale e luce due cose importanti, tutti li usano, ma non tutti conosciamo il loro vero valore, tanto ci siamo abituati a loro.

Ma, non possono abituarsi al loro uso i discepoli di Gesù perché il sale e la luce fanno parte del loro essere, come per fare un esempio, togliamo all’uomo l’anima e ne resta solo la parte animale.

Il discepolo di Gesù è corpo, anima , sale e luce: il discepolo dà sapore a tutto quello che fa per gli altri rendendoli beati; illumina, dà il sorriso ai fratelli,la gioia, la luce del cuore. Il discepolo di Gesù è lui stesso sale e luce perché partecipa dell’essenza di Gesù che è la Luce, luce che splendendo indica la Via, sale che dà sapore al bello e al vero del creato, e tutti e due, luce e sale introducono così alla Verità, indirizzano verso Colui che Via, Verità e Vita.

Il discepolo di Gesù, quale unto dal Signore, partecipe del suo Sacerdozio, deve sempre custodire quel sale e quella luce affinché la gloria del PADRE sia visibile in noi davanti a tutti gli uomini.


Anna: Penso al nostro Battesimo: è nel battesimo che già la Grazia Santificante entra in noi e ci viene infuso nel nostro cuore e anima già il Sale perché ne possiamo assaporare tutto il gusto per la nostra vita spirituale ....... IL cero Pasquale la luce come Segno fondamentale del Principio e della fine ...


Enzo:Il sale e la luce di cui parla Gesù sono come una parabola: sono la grazia che Lui dona ai suoi discepoli, e questa grazia la riceviamo nei sacramenti, nella preghiera, nel nostro impegno cristiano con l’aiuto dello Spirito Santo. Ecco perché non finiscono mai: non saremo mai saturi di Dio, ma è bello essere le sue mani,i suoi piedi, la sua bocca.

mercoledì 5 febbraio 2014

Su di lui si poserà Io Spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spinto di Consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore

Con questo post terminiano di pubblicare il commento di Padre Augusto Drago sul Prologo del vangelo dell'apostolo Giovanni.



6 - Prologo di Giovanni 1,16-18


"DALLA SUA PIENEZZA, NOI TUTTI ABBIAMO RICEVUTO E GRAZIA SU GRAZIA. 

DIO NON LO HA VISTO MAI NESSUNO: 

PROPRIO IL FIGLIO UNIGENITO CHE È NEL SENO DEL PADRE, LUI CE LO HA 

RIVELATO”
 
 Commento di Padre Augusto Drago

Gli ultimi versetti del Prologo ci riconducono al rapporto che ognuno di noi deve avere con il Verbo che si è fatto carne e che ha posto la sua dimora, la sua tenda, in mezzo a noi. In comunione di vita con Lui, da Lui, dalla sua pienezza, come da un albero carico di frutti gustosi, cogliamo il frutto più bello: la grazia, ossia la vita eterna. “Senza di me non potete far nulla” ci ricorda Gesù nella similitudine giovannea della vite e dei tralci: “Come il tralcio non può dar frutto da se stesso, se non rimane nella vite. cosi anche voi se non rimanete in me... Rimanete in me ed io in voi.... (Gv 15). Rimaniamo dunque nel Verbo. Ma meditiamo più profondamente le parole del Prologo: ci soffermiamo prima di tutto sulle parole: “Dalla sua pienezza...”.  

Il termine “pienezza” è raro in Giovanni, lo troviamo utilizzato solo qui al v. 16 del nostro Prologo. S. Paolo invece, applicato a Cristo, lo utilizza parecchie volte. Tra i molti testi mi piace riprendere quello che troviamo nella lettera ai Colossesi (1,19) dove l’Apostolo, parlando di Cristo, dice: “Ogni pienezza si è compiaciuta abitare in Lui”. E sempre nella stessa lettera: “In Cristo abita ogni pienezza”.

Vorremmo chiederci che cosa si intenda in questi testi con il termine “pienezza”. 


C’è in esso qualcosa che appartiene al mistero di Dio, e che in Lui, nel Verbo, si rende visibile. Per coglierne il significato bisogna riandare ad un testo profetico. Isaia, al cap.11, parlando del Messia, scrive: “Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà Io Spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spinto di Consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore”. Sul futuro Messia, ci dice il profeta, lo Spirito si poserà.... 

E quando venne la pienezza del tempo ecco l’Angelo dice a Maria: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, I’ombra dell’ Altissimo ti coprirà” (Lc 1,35) Nel simbolo della nostra fede proclamiamo: “Per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria...”. Non è pertanto un arbitrio esegetico pensare che la “Pienezza” che abita in Cristo altro non sia che la Persona dello Spirito Santo.

D’altra parte sia nei Vangeli, ma soprattutto per S. Paolo, tutto ciò che Cristo è lo è nello Spirito e per lo Spirito, tutto ciò che Cristo fa lo compie nello Spirito e per mezzo dello Spirito: “Lo Spirito del Signore è su di me”, dice Gesù, citando ancora un testo del profeta Isaia (Lc 4, 18; cf  Is 61, 1-2) . Lo Spirito è il principio costitutivo dell’essere e dell’agire di Cristo. 


Ritorniamo ora al Prologo. Potremo leggerlo cosi: “dalla sua pienezza”, cioè dallo Spirito che è sopra di Lui, noi abbiamo ricevuto grazia su grazia, ovvero un numero abbondante di grazie, di gratuità amorose di Dio che si riassumono nel dono della vita: “Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita”. E’ la stessa vita che il Padre trasmette al Figlio e che il Figlio trasmette a noi: dalla sua pienezza, cioè dallo Spirito che è nel Verbo, abbiamo ricevuto la vita. Adorando il Signore Gesù nell’amore, mettiamoci nella disponibilità interiore di attingere questa pienezza di grazie, attingiamo da Lui lo Spirito che è in Lui, per rinascere a nuova vita. 


Come possiamo avere questa disponibilità interiore? L’apostolo Paolo ci ricorda nella Lettera ai Romani: “Cosi dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per continuare a vivere sotto la carne, perché se continuate a vivere secondo le opere della carne voi morirete,se invece con l’aiuto dello Spirito voi mortificherete le opere della carne, certamente vivrete. Tutti infatti coloro  che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio e noi abbiamo ricevuto lo Spirito di figli che grida nei nostri cuori Abbà Padre” (Rom 8, 14-15). 


Ecco la nostra disponibilità interiore: purificati dallo Spirito....Penso, forse con un po’ di “perdonabile” fantasia che il primo vagito di Gesù sulla culla di Betlehem e sulle amorose mani di Maria, fosse proprio questo: Abbà. Quasi a voler dire: “Padre ti lodo perché ho compiuto, ho cominciato a compiere nascendo, la tua volontà”. Ed era un grido suscitato in lui dallo Spirito. Lo Spirito di Dio, quando trova spazi di libertà in noi, ci assimila in tutto e per tutto a Cristo, ci cristifica!  Cominciamo a capire allora la grandezza dell’Incarnazione e del mistero di salvezza che vi opera: Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio, figlio di Dio. 


Il Prologo, poi, termina in ginocchio, in adorazione davanti alla Faccia invisibile del Padre, la cui gloria è irraggiata per noi sul Volto dell’unigenito Figlio del Padre. Mosè, sulle balze del Monte Sinai, implorava: “Fammi vedere la tua gloria!’. Ma nessuno nell’AT ha oltrepassato la nube impenetrabile. Ora la nube è squarciata: l’invisibile Dio si rende visibile nel volto umano del Suo Figlio: l’unigenito Figlio di Dio che è nell’intimità del Padre, lui ce lo rivela, ci trasmette la sua Parola e la sua dottrina, ci manifesta la sua volontà, ci ha espresso il suo amore, ci ha riflesso i tratti del suo volto: “Filippo, chi vede me vede il Padre” (Gv 14, 9). Il Padre e lui sono una cosa sola.

Contemplando allora la Bellezza del Padre in Cristo Gesù sarà per noi subito anticipo di Paradiso.







giovedì 30 gennaio 2014

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola...



       I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

  Domenica 2 Febbraio 2014




Dal vangelo secondo Luca 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
 Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore! 


Mariella: La liturgia della prossima domenica coincide con la Presentazione di Gesù al Tempio, festa che viene comunemente chiamata “delle Luci” ed è contrassegnata dalla distribuzione di candele benedette ai fedeli che stanno a significare l'incontro di ogni cristiano con il Salvatore: Luce del mondo.
Mettiamoci dunque in questo atteggiamento di apertura verso Colui che solo può illuminare tutta la nostra vita. Vogliamo pertanto dare un'interpretazione del tutto particolare e personale a questo brano evangelico, mettendoci al posto dei personaggi che lo animano e che in qualche modo sono anche parte del nostro vissuto di fede.


Anzitutto incontriamo Maria e Giuseppe, genitori che portano il loro figlio al Tempio, la loro è una religiosità esemplare e rispettosa della Legge. Ma essi sono anche consapevoli di essere chiamati dal Signore a vivere un mistero grande, quello di un figlio che non è loro, ma che è la presenza stessa di Dio in loro,
 un mistero che è la chiamata ad un servizio, quello di fare la volontà di Dio, anche quando questa significa sofferenza, come sarà per Maria, alla quale Simeone predice che una spada trapasserà l'anima, anticipando la passione e morte del Figlio Gesù. 

Ci riconosciamo un po' in loro? Anche noi siamo stati chiamati, in un modo o nell'altro, a compiere la volontà di Dio, siamo, e saremo disponibili ad accoglierla qualunque essa sia,? o ci chiuderemo nell'incredulità al primo scoglio duro da superare?

Simeone è altro personaggio chiave del brano evangelico, egli è il simbolo della fedeltà del popolo di Israele che aspetta con fiducia la venuta del Messia, da sempre sale al Tempio sperando di vederLo, ma ora è anziano e Luca ci lascia intuire una certa stanchezza interiore.
In lui è racchiusa l'ansia profonda di ogni uomo. Un'ansia che è frutto di attesa, attesa di luce, di salvezza, di un senso che giustifichi la vita.
La scrittura ci fa capire che quest'uomo è abitato dallo Spirito che lo spinge a cercare e capire la rivelazione, egli si muove sotto il suo impulso che lo conduce alla verità. Simeone finalmente vede il Messia: ora è sazio, soddisfatto, ora ha capito, ora può andare, ora il suo cuore è nella gioia, perchè la sua fede ha avuto ragione. Sono sufficienti pochi minuti per dare senso e luce a tutta una vita di sofferenze e di attese.


Così è anche per la profetessa Anna, ormai anziana, vedova, serva fedele del Signore, votata alla preghiera ed al digiuno, ma anche lei aperta alla grazia ed alla lode del Signore. E anche qui una domanda è d'obbligo: ci riconosciamo in Simeone ed Anna, abitati dallo Spirito Santo, capaci di orante attesa e di gratitudine verso Dio? Siamo certi che solo Lui è la nostra salvezza?


 In questa festa della luce, il Signore doni a ciascuno di noi la capacità di attesa operosa, di servizio umile e fedele, di perseveranza fiduciosa, per vedere nella propria vita i segni inconfondibili della presenza di Dio. I nostri occhi possano vedere la salvezza di Dio!


Enzo: Mariella ci ha già dato molti spunti pratici su cui riflettere  nel nostro cammino di fede.
 Aggiungo alcune cose di carattere esegetico per capire meglio, almeno lo spero, il carattere storico, profetico del brano che abbiamo appena letto.



Secondo la legge ogni madre 40 giorni dopo la nascita di un figlio maschio doveva presentarsi al tempio per la purificazione. Non era necessario portare il bambino. L’evangelista Luca dà risalto alla presenza di Gesù, come se fosse Lui che doveva essere presentato al Tempio. Anche noi quando leggiamo questo brano pensiamo alla presentazione di Gesù al Tempio e meno alla purificazione della madre, oltre agli adempimenti secondari dei genitori. Giuseppe e Maria vanno al tempio per adempiere ad una legge.

Ma tutto era stato disposto dalla Spirito di Dio per questa nuova manifestazione di Gesù per mezzo di  un uomo giusto, Simeone, che aspettava la consolazione d’Israele. Per ben tre volte Luca nomina lo Spirito Santo per giustificare le parole profetiche di Simeone:

-  lo Spirito Santo era su di lui.

-  Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato

-  Mosso dallo Spirito, si recò al tempio..


Simeone diventa il prototipo dei profeti cristiani: dal suo cantico traspare una profonda pietà nutrita da un ideale messianico associato alla salvezza universale: “ i miei occhi hanno visto la salvezza…luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”.

Simeone era forse l’unico in Israele ad aspettare il Messia, quello vero come previsto nei disegni del Padre? Credo proprio di sì.

Ogni cristiano che segue veramente Gesù è in attesa della sua seconda venuta, ha già conosciuto il Salvatore, ha deciso di seguirlo, ma senza l’aiuto dello Spirito Santo poco valgono i suoi sforzi. La forza dello Spirito Santo come per Simeone sarà in lui, lo aiuterà a comunicare il Vangelo con le parole e la testimonianza.


Vediamo subito dopo Maria e Giuseppe stupiti delle cose che si dicevano di Gesù: questo stupore ci parla come anche Maria e Giuseppe crescevano nella fede man mano che gli avvenimenti scoprivano la vera entità di Gesù. E forse a questo stupore sono dovute le successive parole di Simeone  a Maria. Due profezie terribili, unica nota triste in questa festa religiosa nel tempio. 
“Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione”: ogni israelita dovrà decidersi per lui o contro di lui, per un destino di salvezza o rovina e così sarà fino alla fine dei secoli per tutti gli uomini.

“E anche a te una spada trafiggerà l’anima , affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”: misteriosamente Maria sarà associata alle sofferenze del Figlio, a lei sarà affidata tutta l’umanità e in lei e con lei molti apriranno i loro cuori.


Spesso si pensa di conoscere Gesù, ma lo abbiamo cercato veramente, lo vediamo in noi, ci vediamo in lui, lo vediamo nei fatti concreti della vita, nella gioia come nel dolore? E’ proprio in queste occasioni che impariamo a conoscerlo: è il suo più grande insegnamento.



Associata a Simeone una figura femminile, Anna, una profetessa, donna pia e devota, sopraggiunta quando la cerimonia religiosa era alla fine: “si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”.

La profetessa Anna è l’immagine di chi vive nel e per il Signore, serviva Dio notte e giorno, era sempre alla sua presenza. Le fu facile, spontaneo capire e testimoniare  quella presenza messianica nel tempio, quel bambino che non sarebbe dovuto essere nel tempio.


“Si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”. Chi ha Dio nel proprio cuore sa riconoscerlo nelle sue manifestazioni, parlarne, annunciarlo, testimoniarlo perché lo Spirito parla in lui.



Anna: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza,preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”.
Questa notizia così bella e affascinante  è pronunciata dal sacerdote del tempio Simeone.  un vecchio che, nonostante l’età, è una persona viva e gioiosa ricco di esperienza, sapienza .
Ma qual è la pace che lo arricchisce  ?
Simeone con i suoi occhi ha abbracciato la Salvezza Dio, l’Emmanuele, il Dio Mistero di Abramo, Isacco Giacobbe, atteso, sperato, desiderato. Egli abbracciando Gesù neonato  ha riconosciuto in quell’abbraccio tutta la Tenerezza di Dio, tutto l’Amore  racchiuso  ma evidente in un Bimbo appena nato, che è venuto a portare la Salvezza a tutti gli uomini. 


Che cosa mi chiede il Signore Leggendo questo magnifico Brano del Vangelo ?
Intanto di fare la sua volontà sempre  perché Egli sa e mi conosce da sempre …che la Fede che depongo in Lui la si vede Sempre dove: nel libro più bello che è la natura ,  nei contatti umani …. nei fratelli che soffrono, nelle nostre case…

Ma la forza che sprigiona in noi e che sempre dobbiamo vedere con gli occhi di Simeone è l’Eucarestia …..Perché possiamo fare l’esperienza della Sua Presenza in noi…perché Gesù è li che si manifesta…
E’ nell’Eucarestia che si trova pace e serenità perché è lì che avviene il mio primo incontro con
Gesù… è li che dona  Salvezza ,
Gesù è li che si fa prendere in Braccio e si fa Amare dall’Amato
Gesù sotto le Specie del pane e del vino  alimenta ,sostiene santifica la vita di ogni credente, sazia la nostra sete in modo tale che anche noi, come Simeone possiamo dire un giorno:
“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza”.

Enzo: Grazie Anna! Mi hai fatto capire che  siamo più fortunati di Simeone, e questo è bello!
Anna: è bello tenerlo in braccio umanamente ..... sentire il suo calore nelle nostre braccia ..... ma noi abbiamo una sola cosa da fare: vederlo per ora nel prossimo ..... la nostra si chiama Fede !!! Quella di Simeone è Certezza ....... è un prima e un dopo…
Mariella: bellissimo!!
Enzo: Simeone potrebbe aver detto: finalmente è arrivato! Invece noi possiamo affermare: Lui è sempre con noi! C'è una bella differenza, a nostro favore.
Anna: quale premio nell'attesa ! Maria ha atteso, Simone ha atteso: lo hanno veduto ...... noi crediamo e viviamo nell'Amore  ...... il resto lo farà il Padre......
Mariella: Anche la nostra vita è tutta un'attesa di quell'incontro finale promesso a chi ha creduto nell'Amore.
Enzo: stavo solo pensando che è anche nostro compito adoperarci per coloro che il Messia, il Gesù Redentore è segno di contraddizione.
Mariella: certamente Enzo, questo è compito di chiunque ha conosciuto la gioia del Risorto,gioia che non dobbiamo trattenere tutta per noi, ma dobbiamo condividerla. Questa sera ricordiamo nella preghiera in particolare proprio le persone lontane da Dio, perché anche nei loro cuori nasca il desiderio d'incontrarlo.






martedì 28 gennaio 2014

E noi vedemmo la sua gloria...



5– Prologo di Giovanni : Venne a porre la sua tenda in mezzo a noi
Commento di Padre Augusto Drago





“E IL VERBO SI E' FATTO CARNE E VENNE A PORRE LA SUA TENDA IN MEZZO A NOI.



E NOI VEDEMMO LA SUA GLORIA, GLORIA COME DI UNIGENITO DEL PADRE, 

PIENO DI GRAZIA E DI VERITÀ” (Gv 1, 14).

Questo versetto del Prologo è da leggere in ginocchio, in atteggiamento adorante. Un versetto che sta al centro del Prologo e che ne è la sintesi unica. Bisogna pesarne tutte le parole: sono cariche di linfa biblica.



“E il verbo si è fatto carne”. Il versetto I° aveva già parlato espressamente di questo Verbo e ce lo ha fatto contemplare all’interno della vita Trinitaria. Ora, qui al versetto 14 ,di questo Verbo si afferma qualcosa che sta al centro di tutta la storia della salvezza.

“Si è fatto carne”. “Si è fatto”, cioè nessuno lo ha costretto, è un atto libero di amore per quella umanità che da Lui aveva preso forma e consistenza. Un atto di audacia amorosa quale solo Dio può concepire. Si è fatto “carne”.



In questo termine “carne” sta l’audacia amorosa di Dio. La carne nella Bibbia indica la condizione umana nella sua debolezza, nella sua precarietà. Tale è divenuto il verbo che “all’ inizio era accanto a Dio, che era e rimane Dio”. Si è fatto debole, vulnerabile, povero, fragile, poiché come dice il Profeta Isaia : “Ogni carne mortale è come I’erba”(Is 40, 6). Perché lo ha fatto? “Per noi uomini e per la nostra salvezza” recita il simbolo della nostra fede.



San Paolo esprime lo stesso mistero nella Lettera ai Filippesi: “Spogliò se stesso, assumendo la forma di servo, apparso in forma umana umiliò se stesso...” (Fil 2, 7-8). Quello che noi abbiamo chiamato “audacia amorosa di Dio”, i Padri lo definivano “amore folle”, sì perché Dio nel Suo Verbo ci ha amati fino alla follia.

Cosi ama Dio, così l’uomo è oggetto del suo amore.



Alle volte facciamo sforzi enormi per amare il Signore, ma tutto sarebbe più facile se pensassimo più seriamente non a come amare Dio, ma a come siamo stati amati.

“E pose la sua tenda in mezzo a noi”! Questo versetto richiama tutta una storia e tutta una dottrina. Se, infatti, la religione di Israele da una parte è la religione della Parola, essa è anche la religione della Presenza. Il Dio di Israele è un Dio che abita in mezzo al suo popolo. Si fa erigere da Mosè una Dimora, una Tenda nel Deserto e in essa viene, secondo il libro dell’Esodo, nella nuvola e nella gloria.



L’espressione di S. Giovanni richiama questa tenda dell’ebreo nomade. Ma nella carne assunta dal Verbo si attua la Presenza di Dio in modo reale e tangibile. “E’ tra noi”! Come si è compiuto questo mistero? Come è venuto? La Liturgia del Natale ci richiama due versetti del Libro della Sapienza: “Mentre un quieto silenzio avvolgeva ogni cosa, e la notte giungeva a metà del suo corso, l’onnipotente tua Parola si slanciò dal cielo, dal suo trono regale” (Sap 18, 14-15). Questi versetti parlano del mistero dell’Incarnazione e il profondo silenzio che vi opera dentro, trova in essi la più felice espressione.



Le grandi realtà maturano nel silenzio e nella chiarezza della vista interiore.

Per noi non è data altra via per farci raggiungere da questo mistero. E’ la via del silenzio stupito e adorante: silenzio della mente, silenzio del cuore, silenzio delle passioni, silenzio delle parole inutili, silenzio dei pensieri che turbano, silenzio dell’anima. E quando tutto tace in noi, il mistero del Dio fatto carne e che viene tra noi ci raggiunge e quel silenzio esplode in una indicibile e commossa gioia: la gioia, appunto, di essere amati. Dio è con noi! Se Dio è con noi, chi può essere contro di noi? Nasce così il Vangelo della gioia: nasce quando,  attraverso il silenzio, il mistero di Dio raggiunge le profondità più recondite della nostra umanità che finalmente, sanata e guarita dall’amore, sente di essere, come il grembo di Maria, Tenda della Abitazione di Dio, abitata e posseduta da Dio!



“E noi abbiamo contemplato la sua gloria”. “Gloria” indica l’irraggiarsi della Presenza di Dio nel nostro caso la “gloria” dell’Unigenito del Padre. La Presenza di Dio nel Verbo fatto carne si irradia nel mondo, ma chi è in grado di “contemplarla”? Solo i poveri, gli umili, i piccoli, i semplici! I Vangeli dell’Infanzia ci danno le “icone” di questa categoria di persone: Maria, Giuseppe, Elisabetta, Simeone, Anna: tutte persone avvolte di silenzio, di preghiera, di povertà, di semplicità.



 Nella prima Beatitudine evangelica si legge: “Beati i poveri in spirito: di essi è il Regno dei cieli” (Mt 5, 3). Noi potremmo ritradurla cosi: “beati i poveri in spirito: essi vedranno la gloria di Dio”.

 Tale irraggiamento è velato nel tenero Bambino a Betlemme: ma, se pur velato, si espande. Egli è già pieno di grazia e di verità, perché rivela al mondo l’amore di Dio, gratuito, misericordioso e salvifico.



Da queste parole non c’è che da accogliere l’invito a semplificare al massimo la nostra vita, a svuotare il nostro cuore, la nostra mente, ad espropriarci per farci raggiungere dall’abisso di questo mistero che chiede semplicemente di possederci e di amarci.