6 - Prologo di Giovanni 1,16-18
"DALLA SUA PIENEZZA, NOI TUTTI ABBIAMO RICEVUTO E GRAZIA SU
GRAZIA.
DIO NON LO HA VISTO MAI NESSUNO:
PROPRIO IL FIGLIO UNIGENITO CHE È NEL
SENO DEL PADRE, LUI CE LO HA
RIVELATO”
Commento di Padre Augusto Drago
Gli ultimi versetti del Prologo ci riconducono al rapporto
che ognuno di noi deve avere con il Verbo che si è fatto carne e che ha posto
la sua dimora, la sua tenda, in mezzo a
noi. In comunione di vita con Lui, da Lui, dalla sua pienezza, come da un
albero carico di frutti gustosi, cogliamo il frutto più bello: la grazia, ossia
la vita eterna. “Senza di me non potete far nulla” ci ricorda
Gesù nella similitudine giovannea della vite e dei tralci: “Come il tralcio
non può dar frutto da se stesso, se
non rimane nella vite. cosi anche voi se non rimanete in me... Rimanete in
me ed io in voi.... (Gv 15). Rimaniamo dunque nel Verbo. Ma meditiamo più
profondamente le parole del Prologo: ci soffermiamo prima di tutto sulle
parole: “Dalla sua pienezza...”.
Il termine “pienezza” è raro in Giovanni, lo troviamo
utilizzato solo qui al v. 16 del nostro Prologo. S. Paolo invece, applicato a
Cristo, lo utilizza parecchie volte. Tra i molti testi mi piace riprendere
quello che troviamo nella lettera ai Colossesi (1,19) dove l’Apostolo, parlando di Cristo, dice: “Ogni
pienezza si è compiaciuta abitare in Lui”. E sempre nella stessa lettera: “In
Cristo abita ogni pienezza”.
Vorremmo chiederci che cosa si intenda in questi testi con
il termine “pienezza”.
C’è in esso
qualcosa che appartiene al mistero di Dio, e che in Lui, nel Verbo, si rende visibile. Per coglierne il
significato bisogna riandare ad un testo profetico. Isaia, al cap.11, parlando
del Messia, scrive: “Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto
germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà Io Spirito del Signore, spirito di sapienza e di
intelligenza, spinto di Consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore”. Sul
futuro Messia, ci dice il profeta, lo Spirito si poserà....
E quando venne la
pienezza del tempo ecco l’Angelo dice a Maria: “Lo Spirito Santo scenderà su
di te, I’ombra dell’ Altissimo ti coprirà” (Lc 1,35) Nel simbolo della
nostra fede proclamiamo: “Per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel
seno della Vergine Maria...”. Non è pertanto un arbitrio esegetico pensare
che la “Pienezza” che abita in Cristo altro non sia che la Persona dello
Spirito Santo.
D’altra parte sia nei Vangeli, ma soprattutto per S. Paolo,
tutto ciò che Cristo è lo è nello Spirito e per lo Spirito, tutto ciò che Cristo fa lo compie
nello Spirito e per mezzo dello Spirito: “Lo Spirito del Signore è su
di me”, dice Gesù, citando ancora un testo del profeta Isaia (Lc 4, 18;
cf Is 61, 1-2) . Lo Spirito è il
principio costitutivo dell’essere e dell’agire di Cristo.
Ritorniamo ora al Prologo. Potremo leggerlo cosi: “dalla
sua pienezza”, cioè dallo Spirito che è sopra di Lui, noi abbiamo ricevuto grazia su grazia, ovvero un numero abbondante di grazie, di
gratuità amorose di Dio che si riassumono nel dono della vita: “Credo nello
Spirito Santo che è Signore e dà la vita”. E’ la stessa vita che il Padre
trasmette al Figlio e che il Figlio trasmette a noi: dalla sua pienezza, cioè
dallo Spirito che è nel Verbo, abbiamo ricevuto la vita. Adorando il Signore
Gesù nell’amore, mettiamoci nella disponibilità interiore di attingere questa
pienezza di grazie, attingiamo da Lui lo Spirito che è in Lui, per rinascere a
nuova vita.
Come possiamo avere questa disponibilità interiore?
L’apostolo Paolo ci ricorda nella Lettera ai Romani: “Cosi dunque
fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per continuare a vivere
sotto la carne, perché se continuate a vivere secondo le
opere della carne voi morirete,se invece con l’aiuto dello Spirito voi
mortificherete le opere della carne, certamente vivrete. Tutti infatti coloro che sono guidati dallo Spirito di Dio,
costoro sono figli di Dio e noi abbiamo ricevuto lo Spirito di figli che grida
nei nostri cuori Abbà Padre” (Rom
8, 14-15).
Ecco la nostra disponibilità interiore: purificati dallo
Spirito....Penso, forse con un po’ di “perdonabile” fantasia che il primo
vagito di Gesù sulla culla di Betlehem e sulle amorose mani di Maria, fosse
proprio questo: Abbà. Quasi a voler dire: “Padre ti lodo perché ho
compiuto, ho cominciato a compiere nascendo, la tua volontà”. Ed era
un grido suscitato in lui dallo Spirito. Lo Spirito di Dio, quando trova spazi
di libertà in noi, ci assimila in tutto e per tutto a Cristo, ci
cristifica! Cominciamo a capire allora
la grandezza dell’Incarnazione e del mistero di salvezza che vi opera: Dio si è
fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio, figlio di Dio.
Il Prologo, poi, termina in ginocchio, in adorazione davanti
alla Faccia invisibile del Padre, la cui gloria è irraggiata per noi sul Volto
dell’unigenito Figlio del Padre. Mosè, sulle balze del Monte Sinai, implorava: “Fammi
vedere la tua gloria!’. Ma nessuno nell’AT ha oltrepassato la nube
impenetrabile. Ora la nube è squarciata: l’invisibile Dio si rende visibile nel
volto umano del Suo Figlio: l’unigenito Figlio di Dio che è nell’intimità del
Padre, lui ce lo rivela, ci trasmette la sua Parola e la sua dottrina, ci
manifesta la sua volontà, ci ha espresso il suo amore, ci ha riflesso i tratti
del suo volto: “Filippo, chi vede me vede il Padre” (Gv 14, 9).
Il Padre e lui sono una cosa
sola.
Contemplando allora la Bellezza del Padre in Cristo Gesù
sarà per noi subito anticipo di Paradiso.
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