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venerdì 7 aprile 2017

Osanna,Osanna al Figlio di Davide, cantava la folla..


Gesù entra a Gerusalemme acclamato dalla folla tra canti di gioia



Domenica delle Palme Anno A – 9 aprile 2017



Con questa domenica inizia la settimana santa, settimana che chiude il tempo di quaresima e ci chiama alla riflessione e adorazione della passione e morte di Gesù. Contemporaneamente ci prepara a gioire per la Risurrezione di Gesù.
Non ci sarà un commento alla lettura del Vangelo di Matteo ma delle riflessioni che riporto da un commento con amici in una serata di quaresima del 2014.

Le letture: 
 
Il profeta Isaia parla del comportamento del servo, di un servo che umilmente in silenzio obbedisce, lavora, accetta la persecuzione. In realtà Isaia anticipa le sofferenze di Gesù, servo di Jahvè, inviato dal Padre per la salvezza dell'uomo, sua creatura speciale.
Egli viene destato ogni mattino da una parola divina che lo raggiunge e gli apre l'orecchio, cioè lo pone ogni giorno nella situazione di colui che liberamente si fa servo di un altro e si fa forare l'orecchio quale segno di tale appartenenza. Da questo incontro con la Parola del Signore, scaturisce la sua forza per affrontare le posizioni agguerrite. L'esperienza di persecuzione non vede il servo lamentarsi con il Signore, come fanno a volte i profeti, ma piuttosto riaffermare la fedeltà nonostante tutto e tutti.
E' una persecuzione che il Servo affronta proprio perché è certo della propria innocenza e assieme dell'assistenza divina, che non gli lascerà mancare l'aiuto, anzi lo sosterrà nella prova più estrema: "Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato..." Quando subisce gli sputi in faccia, la barba strappata, non reagisce: qui si evidenzia la vicinanza di Dio al servo maltrattato e percosso che crede che Dio non lo deluderà, che custodisce la parola divina.


Is 50,4-7 
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. 5Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.6Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
7Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso”.


Fil 2,6-11
L'apostolo Paolo in questo inno
sembra rispondere alla necessità di spiegare come vedere nell'uomo Gesù crocifisso il Salvatore e il Signore, così come lo riconosce la fede cristiana. Più che un modello Gesù Cristo in questo testo impersona la logica che presiede il progetto salvifico di Dio e che deve reggere anche l'agire della comunità credente. (G. Barbaglio).
In un certo senso Paolo spiega la profezia di Isaia, profezia del Servo obbediente.
L'inno dunque ci presenta Gesù come l'uomo che non ha tradito il progetto originario di Dio e con la sua obbedienza si è fatto solidale con tutta l'umanità; per questo il Padre lo ha esaltato al di là della morte e lo ha costituito Signore del mondo, realizzando il suo piano di salvezza per tutti noi. Paolo ricorda così ai cristiani di Filippi e a noi che siamo inseriti vitalmente nella vicenda di Gesù e dunque nella logica del progetto del Padre, che diventa così anche indicazione per il nostro
agire concreto nella storia.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio l'essere come Dio,ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!, a gloria di Dio Padre”.

Vangelo secondo Matteo 26,14-27,66 ( vedi vangelo).

Mariella: Siamo giunti alla domenica delle Palme, in cui si celebra l'ingresso trionfale di Gesù in
Gerusalemme, ma anche domenica in cui la liturgia ci invita a contemplare la Passione del Signore.
Siamo davanti al mistero della Croce, Gesù avrebbe potuto sfuggire a quell'orribile violenza e
sofferenza, eppure non lo ha fatto.

Avevamo visto come anche lui temesse quell'ora, perché era fuggito in Galilea sapendo che i giudei volevano lapidarlo.
Ma appena seppe della morte di Lazzaro, tornò in Giudea superando la paura e mettendo a repentaglio la propria vita, pur di fare la volontà del Padre.
Nella sua vita Gesù non aveva mai dimenticato la sua missione, non si era mai sottratto al suo dovere di figlio, non aveva mai trattenuto nulla per sé, aveva speso tutto per il bene degli altri, per la salvezza dell'umanità che accorreva a Lui per sentirLo, toccarlo, chiederGli aiuto: Gesù donava oltre alla salute la fede.

L'ora più difficile era giunta, non era certo un momento facile per Gesù. Egli però decise di entrare a Gerusalemme anche se questo gli sarebbe costato la morte. Ne era ben consapevole. Più volte l'aveva detto, scandalizzando anche i più vicini a lui.
Nel tempio lo ripete a tutti i presenti, sotto forma di parabola: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto".

Non gli era bastato venire sulla terra per insegnare, servire, guarire, perdonare e restituire dignità a quanti l'avevano perduta. Non era venuto sulla terra per "rimanere solo", ma per portare "molto frutto".
E l'unica via per portare frutto, ossia per raccogliere i dispersi Gesù la descrive così: "Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna".
Certo questo discorso può apparire incomprensibile a molti, infondo tutti amiamo conservare la vita, custodirla, preservarla, risparmiarla dalla fatica; nessuno è portato a spenderla senza misura come invece sembra suggerire Gesù, il quale ha vissuto tutta la sua vita amando gli uomini più di se stesso.

La morte in croce rappresenta l'ora in cui questo amore si manifesta nella sua pienezza: è certamente il punto più alto d'amore che il Figlio dell’uomo ha potuto esprimere. E come resistere ad un amore così grande al punto di dare tutta la vita fino a morire in croce?
Ecco perché Gesù può dire: "Quando sarò innalzato da terra attrarrò tutti a me!" Con la sua morte Egli veramente può dimostrare a tutti gli uomini di ogni tempo che l'amore vince l'odio, vince la morte, vince la divisione.

Gesù attira a sé per condurci al Padre, non siamo figli del nulla, siamo opera di Dio, da Lui veniamo, a Lui torniamo per mezzo di Gesù che ci ha riaperto le porte del Regno.
Esserne consapevoli è la nostra unica salvezza, è la grazia che chiediamo in questi giorni per ciascuno di noi e per tutte le comunità cristiane.
E’ la grazia che chiediamo anche per il mondo perché gli uomini, guardando quel volto crocifisso, si commuovano e possano scoprire che l'amore è più forte di ogni presunta forza umana, di ogni potere violento
A quel volto insanguinato, umiliato, incoronato di spine, dobbiamo la redenzione dei nostri peccati e la salvezza eterna.

Se il peccato è stato un atto di sfiducia in Dio e ci ha allontanato per sempre da Lui, il suo opposto è un atto d'amore e di fiducia totale, senza compromessi, con il quale Gesù ci riconcilia per l'eternità. Possiamo non renderGli grazie?

Ci viene anche spontaneo ricordare i tanti martiri cristiani, quanti laici o religiosi, da duemila anni a questa parte, hanno messo a repentaglio la propria vita, pur di testimoniare con coerenza e coraggiosa fermezza la loro fede in Cristo, eroi non per caso, ma per amore!
Si potrebbe anche negare l'esistenza di Dio, ma nessuno può negare che Cristo ha avuto milioni di discepoli, che nel corso dei secoli l'hanno seguito proprio sulla strada più difficile che ci sia: quella della Croce.

Questo Cristo che tanti hanno combattuto, osteggiato, deriso ed ucciso, altri l'hanno seguito, l'hanno amato, l'hanno ospitato nel loro cuore e l'hanno accompagnato fin sul calvario
In questa settimana è bene che troviamo tempo ogni giorno per leggere e meditare una parte della passione, per poter comprendere i pensieri, i sentimenti e l'amore di Gesù. È un momento di grazia per ciascuno di noi.


Enzo: La Domenica delle Palme è il giorno  ricordato come “l’entrata trionfale” di Gesù a Gerusalemme, una settimana prima della Sua resurrezione.
450-500 anni prima il profeta Zaccaria aveva profetizzato: “Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; Egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell'asina”, (Zaccaria 9:9).
La profezia si realizza, Matteo 21: 7-9. «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!»”.

Gesù aveva occultato la sua dignità messianica, aveva proibito ai discepoli di parlarne; ora, entrando a Gerusalemme come re mansueto e pacifico, conforme alle predizioni delle Scritture, ne dà un chiaro segno ai giudei. Egli prese possesso simbolicamente della Città santa, entrò nel tempio e lo purificò, scacciando i profanatori.

Questa Domenica “delle Palme”, per noi cristiani è davvero importante: ci fa rivivere gli ultimi momenti della vita di Gesù. Accogliamo con gioia il nostro Re che abbiamo conosciuto e amato, è giusto che gioiamo: Gesù è il dono meraviglioso del Padre. Le sue sofferenze sono la nostra salvezza: la nostra gioia è ringraziamento alla promessa e volontà del Padre.

Il nostro tempo è sempre tempo di salvezza, ma chi è Gesù per ognuno di noi? Lo riconosciamo come Re della nostra vita? Lo amiamo come nostro amico speciale?

Vogliamo muovere i nostri passi entrando con Gesù a Gerusalemme fino al Calvario?
Vogliamo vedere dove finiscono i passi del nostro Dio, vogliamo essere con Lui là dove Lui è?
Solo così sarà la nostra gioia della Pasqua”. (Maria S.)

Siamo coscienti che solo Lui dona salvezza, pace, amore, oppure cerchiamo altrove tutto ciò?
Noi, come la folla a Gerusalemme, agitiamo festosamente quei rami d’ulivo, avvertiamo che la soluzione vera ai problemi nella nostra esistenza, al senso profondo delle nostre inquietudini, dei nostri dubbi, viene offerta solo dal Vangelo di Gesù. 

Il Dio che è venuto a rivelarci Gesù è un Dio che non usa la forza, il potere, non è venuto per sottometterci al suo volere, ma usa la debolezza dell'Amore, ci lascia liberi di scegliere Lui o chiunque altro. Come il padre misericordioso ci lascia andare, liberi di fare la nostra vita lontano da lui, ma tiene sempre lo sguardo fisso sulla strada sperando di vederci tornare per poterci riabbracciare senza chiederci niente, pronto a fare festa per noi in questa Pasqua di Risurrezione.


Giuseppe, il nostro poeta


Cantare con gioia

Cantare festosi  del Signore l’arrivo,
cantare con gioia la gloria del Padre.

Cantare, cantare con gioia.
E’ l’inno del bene,
trionfa sul male,
glorifica l’Uomo.

Cantare, cantare con gioia.
Una festa di bimbi,
che, garruli corrono
incontro a quell’Uomo.

Cantare, cantare con gioia.
Felici essi corrono
a dire di sì,
e vedono, sentono,
capiscono, loro,                         
ma i grandi non so.

Cantare, cantare con gioia.
Il tempo ora corre,
destino feroce,
che corre veloce.

Cantare  non più
or presto
                    il pianto che arriva,                   
il buio che incombe
nel ciel burrascoso

Cantare  non più,
pregare rimane
a chi ama Gesù.



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