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venerdì 5 settembre 2014

Correzione fraterna:Dove c'è la comunità riunita nel Suo nome, lì c'è Dio.





Domenica XXIII del periodo ordinario 7 settembre 2014


  
Dal vangelo secondo Matteo 18,15-20

Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te

e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.

Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.

Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


Parola del Signore!

Enzo: Assistiamo in questo brano ad una lezione di catechesi in cui Gesù si rivolge ai suoi discepoli che saranno alla guida della comunità, lezione di comportamento nei confronti dei propri collaboratori e di ogni singolo componente di una comunità ecclesiale: Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo.



Quale deve essere il comportamento verso chi sbaglia e commette colpa verso terzi o  verso la stessa comunità, o sia opera di scandalo, di rivalità?

Gesù parla delle famose pecorelle smarrite verso le quali si ha il dovere  di ravvedere affinché tornino sulla retta via mediante una correzione fraterna infondendo sempre la speranza di un felice ritorno alla comunione col Padre e con i fratelli.

Mai umiliare, perdonare, cercare l’interesse del peccatore nella comunione fraterna, mai giudicare e tanto meno condannare.



Oltre l’ammonizione privata Gesù ci mostra altri provvedimenti da adottare

- 2 testimoni in conformità alla procedura giudiziaria dell’A:T

- deferimento alla Chiesa ( comunità locale)

- se non c’è ravvedimento considerare quel fratello come pagano… qui non si parla di “scomunica” ma soltanto di allontanamento in attesa sempre di un ritorno, e un consiglio ai cristiani di evitare chi persevera nell’errore, non si arrende alla correzione e si ostina nel peccato.



per ultimo, ma non meno importante l’arma della preghiera… Fra le cose elencate mi sembra che la cosa ultima raccomandata da Gesù sia la più importante, la preghiera che deve precedere sempre e accompagnare ogni nostra iniziativa per dare valore al nostro impegno ma soprattutto perché così Gesù sarà con noi: Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».



Se dovessimo pensare che la nostra correzione fraterna sia fallita, non facciamo mai mancare la speranza, attacchiamoci con forza a quella preghiera capace di spostare le montagne nel nome di Gesù, ricordando a noi e al Signore che stiamo facendo un gesto d’amore verso quel fratello,  come Lui ci ha raccomandato. A Lui piacciono i nostri racconti.





La presenza di Gesù  è la sanzione divina all’operato della Chiesa, alle regole di disciplina stabilite da Lui e prese sotto la guida dello Spirito e nella carità. Dove c'è la comunità riunita nel suo nome, lì c'è Dio.



Suor Giuseppina Pisano così invita a alla correzione nel suo commento a questa pagina di Vangelo:

“Quando parliamo di correzione fraterna, antichissima pratica delle comunità cristiane, non parliamo dunque, di un atteggiamento gretto, meschino, pedante, rigido, bigotto, che diventa facilmente ipocrita e disumano; parliamo di altro, che esige maturità, intelligenza, prudenza, delicatezza, e tolleranza; parliamo di una vigilanza affettuosa, che nasce da una fiducia reciproca, da una conoscenza profonda delle persone che ci stanno vicine, conoscenza della loro storia, dell'ambiente sociale culturale in cui si sono maturate, delle loro capacità, dei loro progetti e desideri, come anche delle loro fragilità, che possono indurli nella tentazione di lasciarsi sedurre, oggi più che mai, dai numerosi idoli, che la cultura corrente propone”.



E sant’Agostino nel suo commento ci raccomanda: “Nostro Signore ci esorta a non rimanere indifferenti ai peccati che possiamo commettere gli uni contro gli altri, non cercando che cosa rimproverare ma badando a quel che si deve correggere. Egli infatti afferma che uno ha lo sguardo acuto, per togliere la pagliuzza dell'occhio d'un suo fratello, se non ha una trave nel proprio occhio. Ma che cosa vuol dire questo? Cercherò di farlo capire brevemente alla Carità vostra. La pagliuzza nell'occhio è la collera; la trave nell'occhio è l'odio. Ebbene, quando uno che ha l'odio rimprovera un altro ch'è in collera, vuol togliere la pagliuzza dall'occhio d'un suo fratello ma n'è impedito dalla trave che porta nel proprio occhio. La pagliuzza è l'inizio d'una trave, poiché quando la trave nasce è una pagliuzza. Innaffiando la pagliuzza la si fa arrivare ad essere una trave; alimentando l'ira con i cattivi sospetti, la si fa diventare odio.



A questo punto sarebbe bello e interessante rileggere alcuni passi degli Atti degli apostoli in quei capitoli riguardanti la vita comunitaria e la pratica della correzione fraterna nelle prime comunità cristiane, e qualche capitolo della prima lettera dell’apostolo Paolo ai  Corinzi; e ricordare i brani evangelici che si riferiscono alla misericordia divina, agli incontri di Gesù con i peccatori…





Mariella: Molto importante è anche la seconda lettura della liturgia di domenica prossima

tratta dalla lettera ai Romani di Paolo, nella quale è indicata la legge nuova di Cristo, maestro e modello di carità senza limiti né distinzioni.

Infatti ogni comandamento si ricapitola in questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. In questa ottica si concentra il cap.18 di Matteo: l'esistenza cristiana si riassume nell'amore.



L'espressione "tuo fratello"che incontriamo nelle prime righe del brano, vuole sottolineare che la Chiesa deve essere una comunità di fratelli che camminano insieme, che si aiutano, si sostengono, si correggono a vicenda; che non giudicano ma guidano alla giusta via chi si allontana, che sanno perdonarsi fra di loro e soprattutto, amarsi come Gesù ci chiede di fare.

Ma, noi cristiani siamo disponibili ad attuare tutto questo? Siamo capaci di amare secondo gli insegnamenti ricevuti?



Ben presto sperimentiamo la nostra inadeguatezza e la nostra incapacità, le nostre sole forze non bastano, se al centro della comunione fraterna non mettiamo la preghiera, fatta insieme, col cuore oltre che con la mente!

Non saremo mai in grado di accogliere “l’altro” come un dono, se non sapremo chiedere al Signore che allarghi gli orizzonti del nostro cuore, tenteremo sempre di far prevalere le nostre ragioni, i nostri interessi, i nostri egoismi, le nostre false sicurezze.



Solo lo Spirito Santo ci riempirà di amore, quello vero, quello che non conosce limiti né misure, quello che si annulla per donare all’altro, amore discreto, che non mortifica, non umilia, non divulga, non offende, non infanga, ma è pieno di carità!



La Chiesa è dunque una comunità nella quale i fratelli sono responsabili della fede dei loro fratelli. Ma certamente gli sforzi umani possono finire in un insuccesso se non facciamo affidamento sull’aiuto del Signore, sempre pronto ad andare in cerca della pecora perduta.

Possiamo sicuramente dire che il cristiano, oltre a cercare di correggere il fratello che sbaglia, ha il dovere di affidarlo alle mani del Padre, perché là dove falliscono gli uomini può riuscire Dio!


Enzo: Sì, è proprio vero. se tutti i cristiani fossimo capaci di amare come Gesù vuole, la terra sarebbe un paradiso, il Regno dei cieli anticipato... Se fossimo capaci di vincere il male con il bene non ci sarebbero guerre, odi...ma pace, quella inaugurata da Gesù con la sua Risurrezione che tanto stentiamo a capire e annunciare...Non facciamoci scappare la speranza che tutto questo possa accadere.


Mariella: Non per nulla il Santo Padre continua a ripeterci che i pettegolezzi, le chiacchiere, le polemiche sterili non servono a null'altro che a dividerci fra noi e soprattutto ad allontanare quanti vorrebbero avvicinarsi a Dio.

Il nostro cuore deve essere sempre rivolto al bene, ossia a cercare di seminare pace e non guerra, amore e non discordia, misericordia e non giudizio impietoso, mitezza e non aggressività..

solo con queste premesse potremo permetterci di cercar di correggere il fratello che ha sbagliato.


Enzo: Tutto questo da fare, da vivere insieme con gli altri fratelli, condividere l'amore che ci è stato donato per donarlo agli altri: da soli possiamo fare ben poco, è la Chiesa che tutti formiamo che dobbiamo costruire integerrima e santa davanti al mondo. E' un'utopia? non ci voglio nemmeno pensare, ma è possibile!!

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