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giovedì 21 novembre 2013

IL RE CHE VINSE LA MORTE



Festa di Cristo Re

Domenica 24 Novembre 2013  





Dal Vangelo secondo Luca 23, 35-43: Quando io sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”(Gv 12.32)


Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato
altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo
deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re
dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei
Giudei».
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato
altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo
deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re
dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei
Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva
te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore
di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché
riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha
fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo
regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Enzo: Questo brano di vangelo, in questa ultima domenica del tempo ordinario, a prima vista sembra fuori luogo: festeggiamo Gesù, il profeta, il sacerdote, l’unto del Signore come Re e lo vediamo morente in croce. E che scena ai nostri occhi: il popolo stava a guardare lo spettacolo, sì lo spettacolo perché questa era l’usanza pagana, spettacolo pagano per  il popolo che ha sempre bisogno di un pezzo di pane e divertimento. I capi del popolo, sacerdoti, scribi farisei ( coloro che dicono di volere bene al popolo e a Dio) deridono Gesù.
Non parliamo dei soldati , omaccioni dediti alla guerra, duri, rudi, sanguinari che si prendono gioco di Gesù.
Per ultimo, ma non meno importante,  la volontà di Pilato, del pauroso Pilato, ordina una scritta in alto sulla croce che dice: Gesù  Nazareno Re dei Giudei. La scritta è stata messa ben in evidenza affinché tutti potessero sapere chi era quel condannato.
Improvvisamente ci si accorge che il condannato era un re, figlio di Dio che non può salvare se stesso, quello stesso, ma questo non tutti lo sanno, che di lui era stato scritto, Zaccaria 12,10: “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto” e che lo stesso Gesù aveva annunciato “Quando io sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”(Gv 12.32)
Ma noi uomini abbiamo la memoria corta.
Un re che aveva degli uomini, chiamati apostoli, discepoli al suo seguito che ai piedi della croce ne era rimasto solo uno, Giovanni e la madre del condannato Maria.
In questa scena , oltre a Maria e Giovanni, solo un soldato romano, un centurione che  dopo aver trafitto il costato di Gesù riconoscerà in Gesù il Figlio di Dio: sicuramente aveva sentito queste parole, Figlio di Dio, direttamente dalla bocca di Gesù, a me piace pensarlo.

Ecco il nostro Re! Gesù in croce: dimenticavo, che aveva in testa una corona, non di oro, ma di spine!

“ Davvero costui era Figlio di Dio!”.Lo disse il centurione , lo diciamo, affermiamo, anche noi oggi, a distanza di duemila anni e come allora l’apostolo Paolo, riteniamo di non sapere altro in mezzo a noi che il Figlio di Dio Gesù Cristo, e Cristo Crocifisso, è il nostro Redentore, il nostro Re.

Il nostro re, un re speciale, un re, il Re dei re, che perdona il vicino malfattore, che aveva perdonato tantissimi altri solo perché avevano creduto in lui, che dona la sua vita per i fratelli.
Il nostro Re che scusa i suoi carnefici nella preghiera al Padre…
Il nostro Re che ci affida la sua Regina-Madre prima di morire…
Il nostro Re che prima di dare l’ultimo sospiro grida al Padre la sua ultima preghiera: “ Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito”.
 Che tremenda ma bella morte quella del nostro Re! Che esempio…da un Re che ha voluto essere uno di noi, abbracciò l’unica strada per cambiare il nostro modo di pensare e di essere: sì, perché nessuno aveva parlato e parlerà mai come Lui, Lui solo aveva, ha, e avrà sempre parole eterne per ogni uomo di buona volontà che vorrà essere suo discepolo e testimone.

Lui, il nostro Re, aveva annunciato la sua morte ma anche la sua Risurrezione agli increduli discepoli: è risorto veramente e ci aspetta nel Regno dei cieli. La sua risurrezione è garanzia della nostra fede. Abbiamo di che far festa, gioire per lui con tutti gli angeli e santi del cielo.
A Lui, nostro Re, onore e Gloria!!

"Gesù Cristo, è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberato dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a Lui la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Ecco viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che Lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno il petto per lui. Sì! Amen.
Io sono l'Alfa e l'Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente" (Ap. 1,5-8)
.
Giuseppe: La sfida dell’uomo a Dio. Quanto scellerati possiamo essere noi esseri umani. Se ci guardiamo attorno, se pensiamo a noi stessi, al nostro operare nel mondo, ci rendiamo conto del dramma immenso che si consuma ogni giorno.
Siamo davvero figli di Adamo ed Eva e del loro “bisogno” di onnipotenza. Gesù, pur avendo assunto la nostra umanità, non è come noi, muore come noi, muore per ubbidienza al Padre, muore per amor nostro per darci l’ultimo insegnamento.

E’ così che si è innalzato al di sopra di qualsiasi uomo, di tutti gli uomini. I santi martiri gli sono inferiori, perché come noi tutti hanno peccato nella loro vita, perché sono venuti dopo di Lui, perché hanno avuto bisogno del Suo primo esempio, della Sua Parola: sono allievi e non maestri.
Oh, il nostro Maestro!La sfida perduta. La sfida vinta. La sfida è anche nostra se seguiamo il suo esempio. Noi non arriveremo mai ad essere così grandi, nonostante la fede più grande che possiamo immaginare, siamo solo poveri esseri umani, fragili, deboli, imperfetti. Lui,nostro Re e Signore, ci vuole grandi al Suo cospetto.
La nostra fede, cocciuta, conclamata, continua, persistente ci salverà. Quella sarà, se lo vorremo e con il suo aiuto la sfida vinta.
Ecco perché questa è la solennità di “Cristo Re”: Lui elevato sulla croce ci ricorda, che è re per amore, e con  amore  sale a Lui la nostra adorazione, il nostro sì quotidiano. E’ finita la storia terrena del Figlio di Dio, è iniziata la storia regale del Signore nostro.

Dall’alto ora mi guardi, Signore.
In basso, a me accanto
Tu alberghi.
La mia storia dipani,
intrisa di Te,
mi mostri la strada,
mi prendi per mano
e io, il bimbo che sono,
mi lascio portare,
mi fido,
e vengo da Te.

Mariella: Vorrei aggiungere alcune riflessioni un po’ attualizzate con i fatti accaduti in questi ultimi giorni.
Ho a lungo riflettuto sulla potenza di Dio e sull'impotenza dell'uomo: un Dio che non interviene ma lascia fare, un Dio che non si manifesta con la forza, ma si percepisce con il cuore.
Torniamo al Vangelo di Luca:
Gesù, è un Re, che prende le vesti di un uomo sconfitto."...il popolo stava a guardare...", abbiamo letto.
Gesù, morente, è sotto gli occhi della folla che, ormai, non lo acclama più come fino ad alcuni  giorni prima. Il Cristo crocifisso, è, anche, sotto gli occhi dei capi ai quali quest'uomo aveva dato molto fastidio con la sua verità e la sua coerenza.
Potenti che non chinano il capo neppure di fronte al dolore estremo e alla morte, e manifestano la loro brutalità con la sfida e lo scherno, che risuonano nelle parole:”Ha salvato gli altri, salvi se stesso!”
Ma Egli tace.
Ecco il silenzio di Dio!
Un silenzio che si fa pesante e presente anche durante il cammino della storia;
un silenzio che anche oggi forse è difficile da accettare di fronte allo scatenarsi della natura che travolge cose e vite umane.
La sua divinità,la sua regalità  non sono rivelate da gesti strepitosi, perché il suo potere, non si esprime coi miracoli, ma è fondato, e si realizza nell'amore che si dona senza misura.
È in Lui, che ogni credente realizza la propria dignità, non fatta di potere, ma di amore che, umilmente e generosamente si dona.
Stiamo assistendo ad una generosa gara di solidarietà, come sempre avviene nelle catastrofi della storia.
Là dove alcuni gridano: dov'è Dio?, altri si rimboccano le maniche e scendono in campo per risollevare le sorti di questa umanità in nome di Cristo.

È questo lo stile della regalità di Cristo e, in Lui la regalità autentica dell'uomo, la sua grandezza e dignità si misurano sulla capacità di piegarsi sul bisogno dei poveri, dei piccoli, degli indifesi, degli emarginati, di tutti coloro che, in qualche modo, gli eventi della vita hanno condannato. Dio, per mezzo nostro s'incarna ogni giorno nella storia dell'umanità sofferente e torna a vivere la passione e la morte in croce:
è questo il Dio che vogliamo IMITARE, AMARE, LODARE !
  
Anna  Il primo pensiero di stasera che il Vangelo mi ha dato modo riflettere è stata la semplice domanda di chi è un Re.  E' colui che ha in sposa una bellissima regina, che si  fa servire, che possiede ricchezza, che ha sudditi,  che dispone di un’ impero e le sue leggi sono << la Verità >> che  ha una corona di diademi sul capo!! 
 E' colui che viene scelto da tutto il popolo per tutelare il bene della collettività, organizzarne la difesa e gestirne la giustizia, deve avere un forte carisma per saper tenere unito il popolo, promuovendo la solidarietà, e soprattutto: deve amare il suo popolo. Dopo un anno di cammino, la settimana prima dell'Avvento, la liturgia ci mette davanti agli occhi la novità scandalosa, l'inaspettata sovversione di un Dio che presenta la sua regalità dal trono della Croce.  Al centro del Vangelo di oggi c'è l'evento della Croce. La Croce  un legno dei chiodi !  Questo è il nostro Re   …La morte …un  abbraccio di Luce la Resurrezione … l’Eternità  ……Un bel cammino forte di Fede di Speranza e sublime Carità.  Quell'uomo appeso alla croce, abbandonato e tradito è il nostro Dio, è il nostro Re.Un Re insolito ,  Egli è il Figlio di Dio come ci dice Gesù e come noi recitiamo nel  Credo  assumendo la nostra natura umana, predica il regno di Dio lo costruisce con i suoi gesti di amore, diventa il nostro Salvatore con il Sacrificio della Croce e la potenza della Risurrezione.
Il suo trono però dopo la culla di Betlemme, è la croce,
quel legno che l'uccide, ma che è la nostra salvezza,
che esprime il massimo dell'amore con il dono della vita,
che non toglie il dolore ma lo condivide,
che non ci salva dalla morte ma nella morte,
che perdona e persino giustifica i suoi assassini,
che sceglie come primo inquilino del nuovo Regno il malfattore crocifisso al suo fianco,
che muore abbandonato da tutti i suoi amici,
che nella solitudine più totale e straziante non maledice
ma consegna il suo spirito al Padre.

Un Re con la corona di Spine che si rivela Uomo-Dio, Dio-Amore e con il suo donarsi e proprio nel suo donarsi ha manifestato  Se stesso, il suo volto salvando,  guarendo rimettendo in piedi , trasfigurando chi lo ha riconosciuto come il Messia e completando la Storia di Salvezza.

Sarai con me !
Ti terrò con me !

Questa è  La Certezza  , la Veridicità del nostro Re ! Sappiamo e siamo convinti che tutti siamo suoi e che ci terrà sempre con Lui !!!  Seguiamo Gesù  fino alla Croce spogliandoci  dal nostro egoismo , dall’arrivismo e servendo chi ci passa accanto spezzando il pane nell’Unità
Ecco il nostro Re , un Re che si fa Presente sempre nella Celebrazione Eucaristica nell’Ostia Consacrata e in quel Calice versato per la liberazione e Salvezza di ogni uomo,  che ci innesta nella sua sofferenza e Amore e acquisisce per noi il Vero Senso di  figliolanza e appartenenza al Padre.

Potete leggere il commento di Padre Augusto Drago sulla festa di Cristo Re nella pagina a Lui dedicata

1 commento:

  1. Oggi la liturgia domenicale, a conclusione dell'anno liturgico, celebra la solennità di Cristo Re dell'universo.
    Il trono della sua GLORIA è la CROCE, quella croce che è stata bandita dalle scuole e da tutti gli uffici. Forse perchè incute paura? Forse perché ci inquieta? Non so...Eppure non conosco Icona più bella di quella del Crocifisso.
    Sulla Croce IL RE non è servito, ma serve. Non perde la sua vita, ma la dona. Non perde se stesso salvandosi dalla morte, ma perde se stesso donando la sua vita. Un Re che perde e che vuole perdere! Per questo entra nella Gloria del Regno e vuole che anche noi vi entriamo assieme a lui! Perdere la vita per recuperarla centuplicata attraverso il dono che di essa facciamo agli altri! Questo è il Volto della BELEZZA, quella vera, non quella COSMETICA, ma quella che rende il cuore carico di dolcezza e di tenerezza! Cristo Gesù, regna SU DI NOI ED INSEGNACI AD ESSERE SERVI PER AMORE! Amen - Padre Augusto Drago

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