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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


venerdì 11 settembre 2015

Chi è Gesù? è la risposta che l'evangelista Marco si appresta a manifestare....

«La gente, chi dice che io sia?»

Domenica 24ma del tempo ordinario Anno B: 13 settembre 2015



Dal vangelo secondo Mc 8,27-35

“Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.”




Parola del Signore!



Enzo: Chi è Gesù? Questo brano incomincia a rispondere all'interrogativo che l'evangelista Marco si era proposto di chiarire fin dall'inizio del suo vangelo. E' il punto culminante dei capitoli 1-8 perché adesso Gesù si rivela ai suoi discepoli che lo riconoscono come Messia. Gesù introduce il tema del Messia sofferente, tema che verrà poi sviluppato nei capitoli successivi. Da un lato il riconoscimento dei discepoli che confessano la messianicità di Gesù, come salvatore del popolo eletto, dall'altra Gesù cerca di correggere la loro concezione di messia: Gesù è il Figlio dell'uomo incamminato verso la croce.
Da questo brano in poi Marco tratterà il tema della croce colto da varie angolature e mostrato nelle sue diverse conseguenze.

Tornando al brano è Gesù che introduce l'incontro con una domanda ai suoi discepoli:«La gente, chi dice che io sia?» La gente, coloro che sono fuori dalla cerchia di Gesù, coloro che lo seguivano per i prodigi, e guarigioni...in contrapposizione ai discepoli fedeli a Lui. Varie sono le risposte: voci di corridoio, di piazza, che dicono tanto ma non confermano nulla.

La seconda domanda:”Ma voi, chi dite che io sia?”. Domanda diretta, personale, a coloro ai quali fu confidato il segreto del Regno di Dio,
Non credo che la risposta di Pietro sia stata pronta, ma che sia arrivata dopo dei momenti di silenzio da parte di tutti i discepoli:”Tu sei il Cristo”, l'atteso liberatore, l'unto di Dio. E' un atto di fede nella messianicità, non nella divinità di Gesù. Gesù accetta la confessione messianica di Pietro ma vi aggiunge immediatamente un'importante correzione dopo aver imposto loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
Marco insegna così che Gesù è il Messia annunciato, ripete più la fede della Chiesa che quella del primo apostolo: prima tappa.

E Gesù corregge in parte la convinzione della sua messianicità rivelata da Pietro:
“Cominciò a insegnare loro che il Figlio dell'uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente”.

Le parole di Gesù cadono sui discepoli come un fulmine a ciel sereno: “Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo”.
Non aveva naturalmente capito nulla, meritando il rimprovero di Gesù: “Va' dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”, parole rivolte anche ai discepoli ai quali volse lo sguardo. 
Satana! Pietro agiva, seppure inconsciamente, come Satana, l'avversario di Gesù: Gesù lo richiama a porsi al suo seguito sulla via della Croce.

L'intenzione di Marco è quella di far sentire al lettore l'approssimarsi della passione che in Gesù si farà sempre più lucida e nel suo vangelo sempre più evidente.
Per ultimo Gesù completa la sua lezione ordinando prima ai suoi di non parlare e invitando la gente a farsi avanti perché il suo discorso non era finito: ciò che dirà è rivolto a tutti coloro che crederanno in Lui e che vorranno essere veramente suoi discepoli.
“Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

E' una sentenza di Gesù che solo dopo la sua risurrezione e la venuta dello Spirito Santo sarà capita e che Marco riporta convinto della sua fede e quella della chiesa di allora in Gesù, figlio di Dio.

I credenti saranno esposti a persecuzioni e oltraggi. Per bocca di Gesù sono esortati a non vergognarsi di Lui, staccandosi dal suo amore, ma a sopportare le sofferenze e accettare anche il martirio.

“Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà”.

Difficile questo linguaggio ancora oggi! Gesù continua a chiederci: chi sono io per te?

Mariella: Gesù è in cammino verso i villaggi di Cesarea di Filippo, fuori dal dominio di Erode e dall'influsso dei farisei, bisognoso di capire la posizione dei suoi discepoli prima di intraprendere il doloroso cammino verso Gerusalemme, ossia verso la morte.

Gesù ormai era più che conosciuto, la sua fama si era diffusa per tutta la Galilea, a differenza della gente di Nazareth che pensava di sapere già tutto di Gesù perché conosceva sua madre ed i suoi fratelli, qui abbiamo gente che è in atteggiamento di ricerca, alcuni lo confondevano con Giovanni il Battista perché aveva pressapoco la stessa età e predicava come lui la penitenza. Per molti era un profeta, egli parlava in nome di Dio e confermava quello che diceva con i miracoli compiuti. Ma Gesù stringe il cerchio sui suoi discepoli: “Ma voi chi dite che io sia?” Ed ecco Pietro rispondere a nome di tutti: “Tu sei il Cristo!”

Poche parole ma chiare, un vero atto di fede. Finalmente gli occhi dei discepoli incominciano ad intravedere qualcosa del mistero di Gesù. Ma il loro cammino di conoscenza sarà ancora lungo e dovrà maturare alla luce della Passione e Resurrezione. Gesù ordina severamente di non parlare di Lui con alcuno, infatti non era giunto ancora il momento di annunciarlo come il Messia, per poterlo annunciare bisognava percorrere la silenziosa e dolorosa sequela fino al Calvario, per giungere alla rivelazione attraverso la sua Resurrezione.

Ed ecco che incomincia ad insegnar loro che dovrà soffrire molto, essere rifiutato, condannato, ucciso, ma che la morte non avrà l'ultima parola su di lui.

Gesù dunque vive la speranza di chi confida nel Signore ed è questa speranza che vuole comunicare a Pietro, così come la vuol comunicare a ciascuno di noi. Pietro non riesce ancora a comprendere ed accettare quanto il Maestro annuncia, la sua è una visione totalmente terrena, pensa secondo gli uomini e non secondo Dio, dovrà rivedere molte posizioni mettendosi alla sequela, seguendo la strada tracciata dal Maestro.

Gesù non impone nulla che non abbia vissuto lui per primo, parla apertamente esponendo con chiarezza le esigenze della sequela. Quali sono le condizioni indispensabili per essere veri discepoli? Rinnegare se stessi, rinunciare a tutto ciò che ci allontana da Dio, accogliere la sofferenza come dono, ossia immergersi nel mistero della morte di Cristo, finanche a perdere la vita se ci fosse richiesto.

Certo per riconoscere Gesù come unico Signore della vita ci vuole coraggio e determinazione il coraggio di essere diverso dagli altri, il coraggio di saper lottare per la causa del Vangelo, il coraggio di rinunciare alle tentazioni di questo mondo, il coraggio di testimoniare con coerenza la Parola con le opere.

Ancora una volta l'evangelista Marco ci invita a riflettere su chi è Gesù, chi è oggi Gesù per gli altri, ma soprattutto chi è per me che son qui a leggere e meditare questa pagina di Vangelo.
Chi è per me, che ogni giorno vivo una vita che mi è stata donata e che alla fine dei giorni dovrò restituire.

Chi è Gesù per me che ogni giorno soffro per mille motivi personali, lotto per offrire qualcosa di buono al mondo e spero di non vivere invano, fiducioso che tutto ciò che ho seminato nel corso della mia esistenza, ha un senso ed un fine.

Marco è il più sintetico degli evangelisti, egli mira l'essenziale, punta al cuore del mistero e ci sollecita sempre ad una scelta, vogliamo stare con Gesù anche se può apparire faticoso e perdente dal punto di vista umano?  Oppure vogliamo seguire la via larga che ci propone il mondo, fatta di comodità e di piacere, vissuta nella superficialità e nell'illusione che tutto questo possa bastarci?




sabato 5 settembre 2015

«Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!»


"Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi".

Domenica 23ma del tempo ordinario Anno B: 6 settembre 2015



Dal vangelo secondo Mc 7,31-37

Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.
Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore!


Enzo: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Con questa frase che l’evangelista Marco mette in bocca alla gente vuole stupire ancora chi legge, attrarli verso il Maestro dimostrando che i gesti di Gesù operano ciò che simboleggiano, sono sacramentali: lo schiudersi delle orecchie dell’uomo e lo scioglimento della sua lingua. Del resto è quello che si prefigge nello scrivere il suo vangelo.

Ma questa volta con la frase, già citata all’inizio di questo commento, Marco vuole impressionare, chiede adesione al Figlio di Dio senza ombra di dubbio: come la folla che, non ascoltando la proibizione di Gesù di non dire a nessuno ciò che aveva appena fatto, “più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano”.
Da notare che la guarigione del sordomuto, narrata solo in Marco, è localizzata in territorio pagano (la Decapoli), dove tuttavia sembra essere già giunta la fama di Gesù taumaturgo.

Proclamavano
: vuol dire annunciare, dare credibilità, credere, testimoniare Colui “che ha fatto bene ogni cosa”.

“Fa udire i sordi e fa parlare i muti!»: Marco pone in rilievo la lezione teologica della guarigione,
l’era della salvezza messianica, l’avverarsi della profezia di Isaia 35,5-6:

“Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
E si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà con gioia la lingua del muto”.

In fine da non trascurare prima del miracolo il modo di fare di Gesù: “guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».
Gesù si mette in contatto col Padre, prega per chiedere conferma a quanto si accingeva a fare e poi, emettendo un sospiro forse di compassione, manifestando la sua partecipazione alle sofferenze umane, ridà la parola e l’udito al povero sordomuto. Bell’esempio per noi: la preghiera che guarisce!

“E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente”. Queste parole sono un capolavoro di Marco: quel “subito” fa intendere un significato di conversione interiore: gli orecchi «si aprono», il cuore e la mente dell'uomo sono quindi aperti ad accogliere la Parola del Signore; la lingua «si scioglie», l'uomo è quindi liberato dai legami del male che lo tenevano prigioniero.

Mi piace concludere questo commento con la testimonianza della folla e con la parola di Gesù “Apriti!”.
Apriti, dice oggi anche a noi Gesù, suoi discepoli, forse dormienti, sordi all’ascolto della sua Parola, discepoli ma non testimoni, non più capaci di manifestare quello che abbiamo creduto perché “ha fatto bene ogni cosa”. Ricordiamo che vuole che siamo la luce del mondo e sale della terra! Non siamo più pagani ma per libera scelta e grazia divina discepoli.
 Beda il venerabile, monaco e storico inglese, settimo secolo d.c così parla nel suo commento:

"Il sordomuto è colui che non apre le orecchie per ascoltare la parola di Dio, né apre la bocca per pronunziarla. E` necessario perciò che coloro i quali, per lunga abitudine, hanno già appreso a pronunziare e ascoltare le parole divine, siano loro a presentare al Signore, perché li risani, quelli che non possono farlo per l`umana debolezza; cosí egli potrà salvarli con la grazia che la sua mano trasmette".

Mariella: Il protagonista del vangelo odierno è un sordomuto: ossia un infermo impedito nelle sue possibilità uditive e comunicative: egli non riesce a parlare perché non è in grado di sentire, dunque una barriera che lo isola nel proprio mondo interiore e rende impossibile ogni forma di comunicazione e di conseguenza impedisce ogni forma di comunione.

In questo brano evangelico, Gesù vuole incontrare i pagani, essi infatti sono sordi nei confronti della rivelazione di Dio. E' dunque un pagano quest'uomo, probabilmente sordo dalla nascita e pertanto incapace di articolare parole. Sono gli altri che lo portano da Gesù pregandolo di imporgli la mano.
A questo punto non possiamo che riflettere su questo pregare, ovvero intercedere per uno che non ha la possibilità di chiedere nulla, che non ha risorse proprie per comunicare. Questo è sicuramente un atto di grande umanità e tanto abbiamo da imparare anche noi, sempre chiusi nella nostra indifferenza!
Forse che anche oggi non ci troviamo di fronte ad un'umanità sordomuta, incapace di ascoltare la Parola di Dio e di metterla in pratica? Non è dunque anche nostro compito portare a Gesù quanti sono incapaci di accogliere la salvezza che viene da Dio?

Gesù "Lo prese in disparte, lontano dalla folla...": i particolari sono tutti significativi. Egli non vuole spettacolarizzazione, vuole semplicemente ricondurre la persona alla sua integrità. Vuole restituire a quell'uomo la capacità di accogliere la Parola e viverla nel profondo "E subito si aprirono i suoi orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava rettamente”.

“E raccomandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava più essi lo proclamavano". Gesù non vuole essere un guaritore, i gesti che compie sono segni della presenza del regno di Dio nel mondo, segni dell'Amore di Dio verso l'uomo, specialmente quello più fragile e debole.

Sarà la sua risurrezione il segno della forza di Dio che vince la morte. E' alla luce della risurrezione che Gesù vuole che vengano interpretati i suoi segni, altrimenti sarebbero solamente illusione di un benessere fuggevole, di una ingannevole felicità, di una misteriosa magia. Questo Gesù assolutamente non lo vuole, Egli è venuto non per guarire i corpi, ma per guarire anime, per restituirle alla dignità di figli, per assicurare una vita che non avrà più fine.

La conclusione del brano è molto significativa "...e pieni di stupore dicevano: Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti'". E' lo stupore dell'uomo di fronte alle meraviglie compiute dal Signore, uno stupore che esplode in canti di gioia e di ringraziamento, è lo stupore di chi aprendo gli occhi, gli orecchi, il cuore, di fronte alla rivelazione della verità non può restare in silenzio, ma deve comunicare agli altri ciò che ha visto, udito, assaporato.

C'è da chiedersi: ma noi sappiamo, oggi, stupirci di ciò che Dio fa per noi e di viverlo?
La meditazione di questo brano evangelico deve condurci a scorgere i segni di Dio nelle nostre vicende quotidiane. Difatti, Gesù con la parola "apriti", invita anche ciascuno ad iniziare un dialogo con Lui. Come il sordomuto ha accettato l'offerta gratuita del Signore, e per questo è stato svegliato dal torpore che gli impediva di ascoltare e comunicare, così anche noi dobbiamo fare spazio nel nostro cuore alla sua potenza guaritrice.
Dall'accoglienza, sensibilità e docilità che noi avremo verso la sua Parola dipende la nostra salvezza, viceversa, chi si chiude all'ascolto si costruisce la propria rovina.

Con il Sacramento del Battesimo siamo stati rivestiti dallo stesso Spirito di fortezza che ci ha liberati dalla macchia del peccato originale. Anche a noi è stato detto "Effatà", cioè apriti! e con un gesto sulle labbra siamo stati invitati a convertire questo ascolto nella possibilità di annuncio. Per questo ogni cristiano, in forza del Sacramento del Battesimo, è diventato capace di ascolto, di attenzione e di conseguente annuncio. la Parola di Dio non perde mai la sua efficacia, tuttavia se noi ci mostreremo refrattari all'ascolto ed all'annuncio, non potrà mai portare i frutti per cui viene mandata.

Gesù "ha fatto bene ogni cosa; ha fatto udire i sordi e parlare i muti" come aveva fatto con il sordomuto del brano evangelico di oggi, la nostra coerenza e la nostra buona volontà nel collaborare fedelmente, dovrebbero far sì che nulla di ciò che è stato fatto bene si guasti o si perda.

Rendimi consapevole, Signore, della mia sordità e apri il mio orecchio, ogni giorno, perché possa accogliere con cuore rinnovato la tua parola di vita, anche quando può risultarmi scomoda.













venerdì 28 agosto 2015

Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me…




“Ascoltatemi tutti e comprendete bene! "

Domenica 21.ma del tempo ordinario Anno B : 30 agosto 2015



Dal vangelo secondo Mc 7,1-8.14-15.21-23

Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non
lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». …
…Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene!
Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Parola del Signore!

Enzo: Con il capitolo sesto l’evangelista Marco inserisce nel suo vangelo le correzioni che Gesù farà alle usanze della tradizione orale in uso nel popolo eletto, cioè gli insegnamenti di Scribi, Farisei e sacerdoti desunti dai dieci comandamenti e proposti al popolo come pratica obbligante.
Scribi, Farisei e Sacerdoti riflettendo sul Decalogo e sulle tradizioni orali avevano dedotto delle norme e delle indicazioni per il popolo, norme molto pesanti e gravose. In sostanza si ritenevano più importanti le leggi degli uomini che quelle di Dio.

Nel brano di oggi si affronta la purificazione esteriore, cioè tutte quelle azioni esteriori riguardo alla pulizia del corpo prima di atti naturali come il mangiare e pulizia delle stoviglie. Nella scena sono inquadrati alcuni Farisei e Scribi venuti da Gerusalemme e successivamente anche la folla alla quale Gesù si rivolge per spiegare il dibattito con gli scribi e farisei.

L’evangelista Marco mette in bocca dei farisei e scribi una domanda che rivolgono a Gesù, un pretesto per fissare l’attenzione sulle problematiche discusse: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?», e poi scompaiono dalla scena senza rispondere alla forte polemica di Gesù nei loro confronti. L’evangelista va diritto alla novità che apporterà Gesù.

Il brano riportato da Marco sicuramente non riporta esattamente le parole di Gesù ma sembra che sia un adattamento dovuto allo sviluppo della tradizione e alle diverse situazioni delle comunità cristiane (adattabili anche ai nostri giorni). Il discorso ebbe origine nella Chiesa per approfondire il concetto della vera purità secondo l’etica evangelica, (ricordiamo che nei primi tempi della Chiesa vi erano ancora molti riferimenti alle usanze antiche).Tuttavia riflette oggettivamente il comportamento di Gesù nei confronti dei precetti imposti dalla classe farisaica e sacerdotale.

Gesù condanna senza mezzi termini l’attaccamento alle osservanze esteriori che costituiva un travisamento della Legge e un ostacolo per la conversione.

“Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”. …

Questa profezia di Isaia citata da Gesù è la chiave di interpretazione del brano di questa domenica, valida anche per noi, uomini e donne del ventunesimo secolo. Oggi Gesù parla a noi come allora alla folla.

“Ascoltatemi tutti e comprendete bene!
Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.

Comandamento di Dio e tradizioni degli uomini devono essere tenuti distinti: le leggi che possono fare gli uomini di “chiesa” possono variare nel tempo a causa di risultati teologici nuovi, non devono distrarci mai dall’essenziale, l’amore di Dio e del prossimo, il grande e unico comandamento che riassume tutte le leggi e i profeti.

Gesù rifiuta la distinzione giudaica fra puro e impuro: la sua affermazione acquista un ulteriore significato. Non solo l’abolizione fra il sacro e profano, ma anche l’abolizione fra gli uomini puri e impuri. Non sono le condizioni umane che possono renderci impuri. Gesù ricupera così il senso profondo della volontà di Dio che non riguarda le cose esteriori, ma la coscienza, lo spirito dell’essere umano, la fonte da cui scaturisce il bene e il male.

La causa dell’impurità non va ricercata nei cibi, nelle malattie, nel contatto umano, ma nell’intimo dell’uomo. E’dal cuore dell’uomo, dai suoi sentimenti che escono le intenzioni cattive, cioè i propositi malvagi, i propositi di male che Gesù elenca:
i primi sei vizi, nominati al plurale si riferiscono alla seconda tavola del decalogo: sesto, settimo, quinto comandamento. Il secondo gruppo di altri sei vizi nominati al singolare non indica atti ma atteggiamenti peccaminosi: brame sessuali, invidia per il bene altrui (occhio malvagio); diffamazione si può tradurre come “bestemmia” se riferito a Dio, “ingiuria” se riguarda parole oltraggiose indirizzate contro il prossimo.

Gesù ci interroga e ci invita ancora una volta a convertirci all’Amore.

Mariella: "La Tradizione degli Antichi" trasmetteva le norme che dovevano essere osservate dalla gente per avere la purezza voluta dalla legge.
L´osservanza della legge era un aspetto molto serio per la gente di quel tempo. Si pensava infatti che una persona impura non potesse ricevere la benedizione promessa da Dio ad Abramo. 

In realtà, invece di essere fonte di pace, le norme costituivano una prigione, al punto tale che ai poveri era praticamente impossibile osservare le centinaia di norme, di tradizioni e di leggi e per questo erano considerate persone indegne ed escluse.
Scribi e farisei sembrano molto osservanti, ma lo sono solamente all'esterno. Il loro cuore, rimaneva lontano da Dio e dall'amore verso il prossimo, che è immagine stessa di Dio. Essi criticavano  il comportamento dei discepoli di Gesù perché toccavano cibo senza essersi lavati le mani, ma ancor più criticavano Gesù stesso che permetteva loro di trasgredire le leggi! 

Il fatto di lavarsi le mani, che ancora oggi continua ad essere una norma d´igiene importante, aveva assunto per loro un significato religioso che serviva per controllare e discriminare le persone e questo a Gesù non piaceva, perché capiva che i farisei davano solo importanza a cose che ne avevano in realtà poca importanza, mentre trascuravano ciò che era invece più necessario.
Non basta infatti lavarsi le mani o non frequentare i “peccatori” per sentirsi a posto con la legge di Dio! Ci si deve purificare dal peccato che è dentro di noi, il cuore, infatti, è la fonte dell'impurità.
Dal cuore nascono i pensieri malvagi, le intenzioni cattive.   È il cuore che bisogna curare; è dal cuore che debbono essere sradicate le erbe amare ed è nel cuore che va accolta e custodita la Parola di Dio.

“Ascoltatemi tutti e comprendete bene!”Così Gesù sottolinea ancora una volta la necessità dell'ascolto attento ed intelligente.
La qualità della nostra fede infatti dipenderà tutta da come avremo compreso e messo in pratica ciò che Lui vuole dirci, se saremo riusciti a fare nostra la Sua parola saremo salvi, diversamente resteremo cittadini del mondo abitati da tutto ciò che il mondo vuole farci credere e accettare, a partire da ciò che ogni giorno la pubblicità vuole imporci.

Comunemente pensiamo che a contaminarci sia ciò che è all'esterno da noi, cose, cibi o persone,  per questo ci affanniamo molto a porvi rimedio lavandoci ripetutamente, privilegiamo tutto ciò che ci sembra più igienico, più sano, più curato, stiamo lontani da tutto ciò che potrebbe "sporcarci" "inquinarci" "contagiarci"
Ma niente di ciò che è al di fuori di noi può garantirci la purezza interiore. Possiamo abbellirci con gli abiti migliori, nutrirci con i cibi più raffinati, ma il nostro animo, quello che veramente ci qualifica rimane nella sua realtà.

Se un cuore è impuro, malvagio, superbo, invidioso, spargerà veleno intorno a sé, sempre creerà danni e distruzione!
Gesù vuol farci capire che non è ciò che entra nell'uomo che lo contamina, ma quello che "esce dal suo cuore" .
Dobbiamo dare valore soprattutto alla conversione radicale del cuore, se veramente abbiamo compreso la Sua parola, nessuno, ma proprio nessuno, può ritenersi perfetto sotto questo punto di vista, tutti abbiamo da lavorare parecchio per ripulire il nostro cuore da tutto ciò che lo deturpa e lo svilisce. Si tratta di creare una situazione interiore degna di Dio, perché è lì che Egli si rivela a noi ed è lì che vuole abitare.

"Beati i puri di cuore perché vedranno Dio": puri sono e saranno coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica con la semplicità e il sorriso di un bambino e la fortezza dei grandi.


venerdì 21 agosto 2015

Doveva succedere ed è successo e succederà ancora!


Credere vuol dire impegnarsi per tutta la vita e con tutte le forze, non perché si ha fiducia in sé, ma si è sicuri di Gesù                                         

Domenica 21.ma del tempo ordinario. Anno B- 23 agosto 2015



Dal vangelo secondo Giovanni 6,60-69

Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.
Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva:
«Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».
Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore!

Enzo:Doveva succedere ed è successo e succederà ancora! Avevano ascoltato la parola dura con l’udito,e subito dopo quell’ascolto la mente la rifiuta perché impossibile “ Chi può ascoltarla? Dove ascoltare vuole significare “assurdo”. Come due secoli fa, oggi per molti si ripropone la scena…

. Il discorso di Gesù non è capito nemmeno da coloro che lo seguivano più da vicino, i suoi discepoli ed erano molti. E’ arrivata la crisi umana e religiosa, quella che si credeva fede nel Messia tanto atteso è andata smarrita. Il buio dell’anima…Ma alcuni, come abbiamo letto, resistono e sono i dodici apostoli.

Gesù interviene da vero Maestro conoscitore dei cuori, non può evitare lo scandalo, riprende a spiegare per ottenere un cambiamento che non può arrivare da chi ha perso la fede e la fiducia in lui.
 “E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?”: quelle “parole che sono spirito e sono vita” non trovano terreno fertile nemmeno nei prodigi

Non c’è subito una risposta. E Gesù afferma che per comprendere le sue parole è necessaria la grazia divina; è il dono dello Spirito che strappa dall’orizzonte carnale ed esteriore il fedele introducendolo nel mistero di Dio:  “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla”.

 La carne, l’uomo, è incapace di aprirsi al dono di Dio che consiste nelle rivelazioni di Gesù: le sue parole sono spirito di vita se comprese e assimilate solo dal credente animato dallo Spirito e per iniziativa del Padre, il quale attira tutti coloro che si aprono alla rivelazione del Figlio amato.

L’evangelista Giovanni non può fare a meno di ricordare e ricordarci che Gesù conosce la fede di ognuno, e la possibilità dell’uomo di tradire, cambiare rotta, allontanarsi da Lui. Colui che lo avrebbe tradito rimanda alla passione e morte del Figlio dell’uomo.
“Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito”.

 Così finisce questa prima parte con la menzione del traditore,Giuda, lasciando intendere che la fedeltà non è mai acquisita una volta per sempre, ma che può persino trasformarsi in tradimento

Anche se inteso solo di Giuda, è questo l'approdo ultimo della ripulsa. Non credere a Gesù e tradirlo sono tappe di un medesimo cammino. E questo non avviene tra coloro che gli sono dichiaratamente ostili, ma tra gli stessi discepoli e tra i Dodici rimasti «fedeli».



“Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui”: triste,molto triste! L’ambizione scoraggia le scelte concrete perché non accompagnate dal cuore, qel cuore che è capace di guardare e toccare le verità eterne.

Rimasero soltanto i dodici, forse sbalorditi per la diaspora di molti discepoli, forse perplessi, forse tristi. Alla domanda di Gesù: : «Volete andarvene anche voi?»  
Pietro conferma, come rappresentante dei dodici, la fiducia e fedeltà a Gesù convinto che il Maestro abbia “parole di vita eterna” e che sia “il Santo di Dio”, cioè appartenente alla stessa realtà divina.

Pietro forse non completamente convinto, come gli altri, non avrà capito tutto il discorso, ha dato fiducia al Maestro, aiutato dallo Spirito come altre volte perché la carne da sola non basta per capire le cose divine.
 La carne, lo stesso corpo di Gesù  come condizione terrena di “carne”, ancora soggetta alla morte non giova a nulla, diventerà vitale solo dopo la sua risurrezione. Lo capiranno bene gli apostoli dopo la morte e risurrezione di Gesù con l’avvento dello Spirito Santo e tramanderanno nei secoli questo mistero eucaristico.

Ecco il collegamento che approfondisce il senso eucaristico di tutto il discorso del capitolo sesto che abbiamo commentato durante questo mese: la fede ci viene da Dio, nel mistero noi crediamo, nel silenzio ascoltiamo e adoriamo, col cuore ammiriamo e amiamo, con tutto il nostro corpo e anima ci uniamo a Dio Padre accompagnati da Gesù che si dona a noi.


Lo stupore che affiora nella domanda stessa di Pietro - Signore, da chi andremo?- è lo stupore di chi non ha ancora compreso pienamente, eppure si lascia ugualmente affascinare dalla sorprendente bellezza del mistero di Dio, che ci attrae con la sua inaudita novità. E’ ancora il momento della prova della notte buia, del deserto dell’anima, il momento del credente che dimostra la sua fede anche se non capisce, perché nessuno ha mai parlato come Gesù.



Oggi Gesù rivolge anche a noi la domanda: "Forse anche voi volete andarvene?".  

La sua domanda da sempre giunge ad ogni 
uomo e donna, interpella personalmente, 

sollecita una risposta.




Mariella: Dopo aver approfondito per diverse settimane il tema dell'Eucarestia, ora Gesù ci porta a fare una scelta determinante nel nostro cammino di fede, un vero salto di qualità che implica il coinvolgimento totale del nostro vivere quotidiano: siamo infatti chiamati a decidere se stare con Lui o allontanarsi dai suoi insegnamenti e dallo stile di vita che Lui stesso ci manifesta.

Nel testo, appare evidente il contrasto fra Gesù e i giudei sul tema del pane di vita. Le sue parole, il suo linguaggio appare duro, perché l'idea del Messia che i giudei avevano era esattamente all'opposto del suo agire. Eppure le affermazioni di Gesù erano la realtà stessa del grande amore che Dio ha per noi, non un amore a parole, come spesso è quello umano, ma un Amore che va oltre ogni possibile immaginazione.

Un Amore che dà tutto se stesso, un Amore che diventa parte della nostra stessa vita, un Amore che si fa perfino nutrimento spirituale per sostenerci nel duro cammino della vita. Aveva parlato a lungo dell'Eucarestia. Quante volte aveva ripetuto: “Io sono il Pane della vita, chi mangia di questo pane vivrà in eterno” Ma in chi lo ascoltava non vi era stata la sorpresa colma di gratitudine, anzi aveva destato imbarazzo. L'offerta delle sua vita suscitava dubbio e perfino incredulità.

Ma Gesù preferisce perdere delle persone, piuttosto che ammorbidire il suo messaggio e rincara la dose: “Questo vi scandalizza.....le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita....?”
Lui sapeva fin da principio quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. Per questo aveva detto che nessuno poteva venire a Lui se non gli era concesso dal Padre.

"Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andarono più con lui".

Anche oggi molte persone dicono di avere Fede in Dio, ma al momento in cui sono messe alla prova si tirano indietro, perché la loro fiducia non è totale, esse seguono Gesù per opportunismo, prendono gli aspetti che fanno comodo e tralasciano gli altri. Dicono di credere, ma non si lasciano guidare e finiscono per allontanarsi dalle sue vie.

Mangiare il suo Corpo e bere il suo sangue significa passare dalla sequela emozionale, a quella per adesione incondizionata ad una persona: Gesù Cristo e non è una cosa da poco...........è facile accogliere un amore che nutre i nostri bisogni primari, ma entrare in un amore che coinvolge cuore, mente e scelte di vita è impegnativo, lo era ieri e lo è ancor più oggi.... troppi di noi si smarriscono di fronte ad una Parola, quella di Gesù, che può sembrare dura, forse troppo esigente, perché non scende a compromessi e non fa sconti. Ma la verità non si baratta, o la si accoglie e la si vive, oppure si scelgono le vie comode di una vita superficiale e illusoria, che si limita a cercare soddisfazioni terrene a poco prezzo.

Quelle parole di Gesù: "Volete andarvene anche voi?" sono di monito per ciascuno di noi.
La domanda del Maestro esige una presa di posizione seria e coerente.

La risposta di Pietro non lascia ombra di dubbio, egli accoglie la verità del Maestro come sua unica legge di vita, è consapevole che la parola data non va ad intaccare la libertà personale, bensì, apre uno spazio nel cuore: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna".

Pietro è molto simile a noi quando, specie nei momenti difficili, riscopriamo la vicinanza di Dio e preghiamo con maggiore intensità, quando ci accorgiamo che tutto intorno a noi lascia il tempo che trova..che tutto delude..che tutto passa, solo chi sceglie di camminare sulle orme del Signore sarà salvo e non perirà.
La sua è la professione di fede del discepolo che ha compreso la bellezza di appartenere a Cristo e, illuminato dallo Spirito Santo sceglie di abbandonarsi fiducioso alle parole del Maestro.

Se anche noi decidiamo, come Pietro di seguire Cristo, dobbiamo impegnarci a vivere con maggiore coerenza la nostra vita cristiana, operando scelte precise, concrete e coerenti, non per essere solo spettatori passivi della fede, bensì annunciatori di una Parola che salva, testimoni credibili di un Amore che si dona senza riserve, costruttori di quel Regno di giustizia e di pace che Gesù è venuto ad instaurare sulla terra


sabato 15 agosto 2015

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo

15 Agosto 2015

Gv. 6, 51-58

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.






  Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».


Parola del Signore


Mariella : desidero anzitutto condividere con voi un commento di Padre Augusto Drago che ci aiuta ad approfondire questo brano evangelico.
 
Padre Augusto Drago:  Ci troviamo verso la fine del grande discorso di Gesù sul Pane della Vita. E' il discorso che segue il grande miracolo della moltiplicazione dei pani.
Durante tutto il discorso, Gesù ha parlato della necessità di nutrirsi del Pane della Vita.
Ora conclude il suo argomentare con l'audace affermazione che il Pane della Vita, il Pane che
dà Vita, è la sua carne. "Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io gli
darò è la mia carne per la vita del mondo!" La vita viene dunque, afferma Gesù, dalla sua Carne e dal suo Sangue.


"Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Lo scandalo è sommo! La risposta di Gesù è dura. Egli non attenua la sua affermazione, e non rende il suo linguaggio più accessibile, non fa nulla per smorzare la reazione degli ascoltatori.   Anzi, ribadisce con più forza la dichiarazione precedente, introducendola con la tipica formula giovannea: "In verità, in verità io vi dico...". Questo parlare di Gesù imprime alle parole il carattere di una rivelazione. Una rivelazione solenne e decisiva. Ciò che mi colpisce in modo particolare è il fatto che Gesù non parli del suo Corpo, ma della sua Carne. Mi chiedo il perché. E trovo la risposta nel prologo del Vangelo sempre di Giovanni: al versetto 14 è detto: "E il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi!"


Con queste parole Giovanni annuncia il grande mistero della Incarnazione del Figlio del
Padre. Badate bene: utilizza il termine "carne"! Anche nel nostro testo, Gesù, riferendosi a
se stesso, utilizza lo stesso vocabolo. Allora tutto mi sembra chiaro: Gesù stabilisce un
evidente aggancio tra l'Eucaristia (di cui si è parlato in tutto il discorso del Pane del cielo) e il
mistero dell'incarnazione. Tutto questo ha un preciso significato: Giovanni ribadisce che è
attraverso l'esperienza ecclesiale eucaristica, che l'incarnazione continua tra noi ancora oggi.
La carne sacrificata del Verbo, si fa pane nutriente e comunica la vita di Cristo, del Cristo
Celeste, glorificato. Sono anche rivelati due punti inediti del mistero eucaristico: l'unione durevole dei discepoli con Gesù, ed il dinamismo di amore che unisce il Figlio al Padre.
I discepoli sono riuniti dentro questo meraviglioso dinamismo. Gesù, in estrema sintesi vuole
dire che la dinamica è data da questi valori: fede, eucaristia, incarnazione e vita.
La fede in Lui.  L'Eucaristia, vita di Lui donata a noi.
Incarnazione, mistero d'amore che l'Eucarestia continua nel tempo. Vita, è la Vita eterna che nell'Incarnazione trova la sua scaturigine e che proprio nell'Eucaristia è anticipata e pregustata. Questo è il mistero! Tra L'Incarnazione e l'Eucaristia, c'è un ponte di Luce che illumina interiormente il mistero dell'Amore, che pulsa, vive ed arde nel cuore di chi sà recepirlo!


"In verità in Verità io vi dico: se non mangerete la carne del Figlio dell'Uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita..." Parole chiare, inequivocaboli.  L'incarnazione è il preludio dell'Eucaristia! L'Eucaristia è l'Incarnazione che continua nella vita del credente. E per che cosa si è incarnato il Verbo? Dice il simbolo della nostra fede: "Per noi uomini e per la nostra salvezza..."
Ora dunque, perché il Verbo fattosi carne, fà diventare Eucaristia la sua stessa carne? La risposta è identica, ma approfondita: perché nell'Eucarestia già, pregustando e magiando la Carne di Cristo, pre-sentiamo la Vita della Gloria.   Così infatti san Tommaso chiama l'Eucarestia: "pegno della gloria futura!"Essa è il pregustamento di ciò che un giorno saremo e di ciò che già Gesù, il Verbo fatto carne, già è. Grande mistero!
Abbiamo compreso tutto questo, quando ci accostiamo ad assumere le sacre Specie del Pane e del Vino? Ci siamo già abituati, assuefatti? Molti cristiani sentono il bisogno di fare la santa "Comunione" tutti i giorni. Bellissimo. Ma come vorrei che fosse fatta con sempre crescente desiderio e con dolce e nostalgica meraviglia che dilata gli orizzonti del Cuore, verso l'infinito di Dio, e verso la grandezza della creazione e dell'umanità intera.
L'Eucaristia è anche, da questo punto di vista, la "coppa della sintesi" come la chiamava
sant'Ireneo. In essa c'è infatti la sintesi di tutti i misteri di Dio e della nostra salvezza. I Misteri dell'Amore.  Essa è una primizia. Se la sapessimo gustare, al di là della nostra abitudinarietà, sapremmo che essa è la primizia delle cose celesti. E se le primizie sono così belle e promettenti, cosa sarà mai l'intero raccolto? Stupore! Meraviglia! 

Mariella:  quello che desidero sottolineare è che dalle letture di domenica prossima, emerge chiaro l'invito rivolto a tutti a partecipare al banchetto della vita, nessuno escluso, a tutti è estesa la grazia di accostarsi alla sua Mensa, mensa della Parola e mensa Eucaristica. Seconda cosa, siamo noi che possiamo accettare o rifiutare questo invito, siamo noi che decidiamo se nutrirci di ciò che perisce, oppure attingere alla fonte della vita vera che mai si esaurirà.
“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui" ci assicura Gesù. Ciò significa che partecipare all'Eucarestia è accettare l'offerta che Lui fa di se stesso a ciascuno di noi.
Dimorare in Lui significa diventare come Lui, donarsi con Lui al Padre ed ai fratelli, significa portare molto frutto.
Forse anche in noi può scaturire la stessa domanda: “come può costui darci la sua carne da mangiare”?

Una domanda certamente impegnativa, la cui risposta determina la qualità della nostra fede! Mangiare la carne di Cristo significa riconoscere che non veniamo dal nulla e non siamo destinati al nulla, ma siamo voluti da Colui che ci cerca per primo e ci ama di un Amore eterno. La nostra meta è ritornare al cuore stesso di Dio dal quale proveniamo, dopo aver vissuto un'esistenza ricca di buoni frutti di vita. L'essenza della nostra vita non è la mediocrità, ma la pienezza che ci è donata dalla sua Grazia, Egli non ci lascia soli ci accompagna, ci nutre con la sua Parola e con il suo Corpo ed il suo Sangue, affinchè in ciascuno di noi sia racchiusa la fede, la forza, la speranza e la carità che furono di Cristo. E se siamo pane trasformato dalla grazia di Dio, siamo chiamati a spezzarci per gli altri, soprattutto per coloro che ancora non si sono accorti della luce del mondo.






Enzo: Questo commento vi arriva in  ritardo due sono stati i motivi, uno lo sapete, il secondo è dovuto che certamente ho sbagliato qualcosa quando ho inviato il mio commento a Mariella per la pubblicazione, che vedo oggi non è arrivato a destinazione. Scusate!

Gesù in questa domenica arriva al dunque: di fronte all’incredulità dei presenti spiega apertamente il mistero del suo corpo che sarà dato per la salvezza di tutti coloro che crederanno alle sue parole.
Il brano di oggi riprende con le stesse parole di quello letto e commentato domenica scorsa: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
E’ una affermazione esistenziale, le parole “Io sono”indicano, come altre volte nella sacra scrittura, l’essere stesso di Dio. Qui Gesù delinea un suo nuovo essere per gli uomini, la sua carne, lui stesso, sarà il nuovo cibo sotto le apparenze del pane, per la vita del mondo, per la loro esistenza in vita e per l’eternità.

Il tema eucaristico ora diventa dominante. “La carne” si riferisce al corpo di Gesù, alla sua corporeità, Parola incarnata del Padre, che si offrirà come cibo per la salvezza del mondo, l’universalità della salvezza.
Mentre in precedenza, come abbiamo visto, “il pane della vita” identificato con la persona di Gesù era dato dal Padre, il pane  eucaristico sarà offerto da Gesù stesso in futuro, “che io vi darò”, attraverso il suo innalzamento in croce e alla gloria a lui riservata dal Padre.

Abbiamo ascoltato la discussione dei Giudei generata dalla difficoltà insuperabile di poter ricevere in cibo la carne di un loro connazionale: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”.
E’ una reazione costernata del suo uditorio che considerava fonte di impurità rituale ogni contatto con il sangue e con un corpo ferito o morto.
Esattamente come Nicodemo si immaginò la rinascita in un senso puramente fisico e la donna al pozzo pensò in un primo momento soltanto all’acqua naturale, così anche qui alcuni giudei interpretano alla lettera il riferimento di Cristo alla sua carne. 
Ma se Gesù offre la sua carne e il suo sangue come cibo e bevanda, è naturalmente un modo per illustrare la comunione reale ed efficace con la sua persona.

Eppure dalla loro lunga storia avrebbero dovuto ricordare che nulla è impossibile a Dio. Ma Gesù era soltanto un ebreo come loro, non era il messia sperato, spesso comsiderato un bestemmiatore quando si dichiarava “Figlio di Dio”.

Gesù non ritira la sua affermazione, anzi l’accentua con quelle sue parole in forma solenne, autoritarie: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”.

Non avete in voi la vita: si tratta della vita divina, donata a chi si ciba del corpo dell’inviato del Padre, vita che sarà piena e definitiva dopo la risurrezione dei morti.  “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Le parole che seguono spiegano e sottolineano l’efficacia del nutrimento eucaristico preludendo alla comunione di vita con Gesù: “ Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera
bevanda”.
Vero nutrimento per il corpo e per lo Spirito del credente che attraverso il mistero eucaristico si unisce al corpo di Cristo glorificato in cielo e reso partecipe della sua unità profonda con il Padre. Chi mangia il suo corpo entra in comunione con la vita divina. “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me”.

Un’ ultima frase per richiamare l’attenzione degli ascoltatori, distoglierli dalla credenze antiche contrapponendo il cibo eucaristico alla manna che non può donare la vita, quella vera, quella eterna.


“Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.

Noi che mangiamo il Pane promesso vogliamo veramente vivere con Gesù in unione con il Padre in questa vita e poi in quella eterna? Cosa realmente crediamo e facciamo?



giovedì 13 agosto 2015

15 Agosto 2015
                         
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente: ha innalzato gli umili.             

      ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA




Lc 1, 39-56 


  • Dal Vangelo secondo Luca
    In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
    Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
    Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
    Allora Maria disse:
    «L’anima mia magnifica il Signore
    e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
    perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
    D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
    Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
    e Santo è il suo nome;
    di generazione in generazione la sua misericordia
    per quelli che lo temono.
    Ha spiegato la potenza del suo braccio,
    ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
    ha rovesciato i potenti dai troni,
    ha innalzato gli umili;
    ha ricolmato di beni gli affamati,
    ha rimandato i ricchi a mani vuote.
    Ha soccorso Israele, suo servo,
    ricordandosi della sua misericordia,
    come aveva detto ai nostri padri,
    per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
    Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

    Parola del Signore
 
Desideriamo augurare a tutti voi una buone Festa dell'Assunta, offrendovi solo tre brevi   riflessioni su cui meditare:
 
Papa Benedetto XVI: E’ un mistero grande quello che oggi celebriamo, è soprattutto un mistero di speranza e di gioia per tutti noi: in Maria vediamo la meta verso cui camminano tutti coloro che sanno legare la propria vita a quella di Gesù, che lo sanno seguire come ha fatto Maria. Questa festa parla allora del nostro futuro, ci dice che anche noi saremo accanto a Gesù nella gioia di Dio e ci invita ad avere coraggio, a credere che la potenza della Risurrezione di Cristo può operare anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel mondo, la luce del bene.
(Angelus, 15 agosto 2011)

 
Carlo Maria Cardinal Martini:
"Come Maria magnifica le meraviglie di Dio Padre e canta le imprese che il Signore susciterà nella storia dei suoi figli, così anche noi, con la sua intercessione materna, possiamo essere collaboratori di Dio e della sua gioia nel cuore dei nostri fratelli e sorelle. Lo Spirito che ha operato in Maria, figlia prescelta del Padre, e ne ha fatto la madre del Figlio Gesù per la salvezza di tutti, operi anche in noi perché viviamo in pienezza la vocazione di figli nel Figlio davanti all'unico Padre di tutti.

Arcivescovo di Milano - Duomo, 15 agosto 1999, solennità dell'Assunta 


Papa Francesco:
Abbiamo sentito il Canto di Maria, il Magnificat: è il cantico della speranza, è il cantico del Popolo di Dio in cammino nella storia. E’ il cantico di tanti santi e sante, alcuni noti, altri, moltissimi, ignoti, ma ben conosciuti a Dio: mamme, papà, catechisti, missionari, preti, suore, giovani, anche bambini, nonni, nonne: questi hanno affrontato la lotta della vita portando nel cuore la speranza dei piccoli e degli umili. Maria dice: «L’anima mia magnifica il Signore» - anche oggi canta questo la Chiesa e lo canta in ogni parte del mondo. Questo cantico è particolarmente intenso là dove il Corpo di Cristo patisce oggi la Passione. Dove c’è la Croce, per noi cristiani c’è la speranza, sempre. Se non c’è la speranza, noi non siamo cristiani. Per questo a me piace dire: non lasciatevi rubare la speranza. Che non ci rubino la speranza, perché questa forza è una grazia, un dono di Dio che ci porta avanti guardando il Cielo. E Maria è sempre lì, vicina a queste comunità, a questi nostri fratelli, cammina con loro, soffre con loro, e canta con loro il Magnificat della speranza.
Cari fratelli e sorelle, uniamoci anche noi, con tutto il cuore, a questo cantico di pazienza e di vittoria, di lotta e di gioia, che unisce la Chiesa trionfante con quella pellegrinante, noi; che unisce la terra con il Cielo, che unisce la nostra storia con l’eternità, verso la quale camminiamo. Così sia

Omelia del Santo Padre 15 Agosto 2013