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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


venerdì 23 maggio 2014

Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre






Se mi amate, osserverete i miei comandamenti

Domenica sesta di Pasqua: Gesù chiede amore



Dal vangelo secondo Giovanni 14,15-21

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed
egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della
verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo
conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani:
verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete,
perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e
voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui
che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi
manifesterò a lui”.

Parola del Signore!


Mariella: Siamo nei cinque capitoli che compongono il cosiddetto discorso sacerdotale e che raccolgono i passaggi più importanti dell'intero insegnamento del Signore che sono: la rivelazione dell'infinito amore di Dio per gli uomini, la relazione che lega il Padre al Figlio, il comandamento dell'amore vicendevole, la promessa dello Spirito Santo agli Apostoli, l'annuncio del ritorno finale di Cristo, l'affidamento a Pietro del compito di essere suo successore all'interno della Chiesa che si sta per costituire.
Giovanni colloca tutto questo materiale all'interno dell'ultima cena, quasi a formare un vero e proprio  testamento spirituale di Cristo.

Premesso questo, quel che conta non sono tanto i personaggi che animano la scena di allora e neppure il contesto nel quale ci troviamo, quanto piuttosto le PAROLE pronunciate dal Maestro, verso le quali dobbiamo prestare la massima attenzione.
Anche perché oggi, gli interlocutori di Gesù non sono più quelli del Vangelo ma siamo noi.
Il Signore si rivolge a noi, così come a loro, con le stesse parole, e suscita in noi le medesime reazioni: disponibilità, stupore, incredulità, incomprensione, indifferenza a secondo di quanto il nostro cuore sia disponibile ad accoglierlo.
Il suo messaggio è un messaggio d'amore e di speranza.  L'amore in fondo è una cosa bella che dona pace, armonia, unità, comunione, perché non vogliamo accoglierlo?
Perché molto spesso ci resta così difficile comprendere ed applicare le sua parole?

Anche la speranza è una parola che sembra uscita dal nostro vocabolario comune e registra un calo preoccupante. Invece di essere uomini e donne di speranza, siamo ormai tutti in preda alla rassegnazione per non dire alla disperazione.
E quando manca la speranza quale futuro possiamo costruire e promettere ai nostri figli?

Domenica scorsa nel Vangelo era scritto: "Chi ha visto me, ha visto il Padre" 
Ma cosa rende possibile che noi vediamo il Padre in Cristo?
Chi può illuminarci nella fede e farci comprendere che la sua è Parola di verità?

E' lo Spirito Santo, il Paraclito che Gesù stesso promette ai suoi discepoli dopo l'Ascensione.
Solo lo Spirito Santo è vincolo di unione fra il Padre e il Figlio e solo lo Spirito è in grado di far sì che noi concepiamo Padre e Figlio come una cosa sola, essendo Spirito di verità.
Gesù lo promette affinché nessuno di noi si senta orfano, ma tutti possiamo scoprire la presenza del Risorto, vederlo ed in Lui vedere il Padre, parole di Gesù!

Grazie allo Spirito Santo, chiunque lo riceve potrà credere e di vivere in Lui, potrà percorrere la via che Lui ci indica e perseverare nella sua Parola, osservare i suoi comandamenti, amarlo testimoniarlo con coraggio e perseveranza.
Sarà infatti grazie allo Spirito Santo che i discepoli, dapprima confusi e attoniti durante le apparizioni di Gesù, riusciranno a comprendere tutti gli avvenimenti ed avranno consapevolezza di ciò che il Maestro aveva insegnato loro.

Lo Spirito di Dio inviato a tutti gli uomini di buona volontà, vuol condurre anche oggi tutti alla verità, ma il mondo non lo vede e non lo conosce, troppo preso da uno spirito mondano e fasullo, non sa riconoscere la verità .
E noi da quale Spirito vogliamo essere abitati? Dallo Spirito Santo oppure dallo spirito del mondo?

Vorrei ancora sottolineare due cose importanti:
Gesù è datore di vita, è la Vita e questo è il suo obbiettivo: “io vivo e voi vivrete” dice il testo, la sua missione è anche un po' la nostra essere datori di vita, rispettare amare e servire la vita in tutte le sue fasi.

Seconda cosa: in questo brano è fortemente sottolineato il concetto di unione a Cristo, molte volte è ripetuto il verbo amare: se mi amate...questi è colui che mi ama...chi ama me sarà amato dal Padre ed anch'io lo amerò....
E' un amore che cambia la vita, uniti a Gesù siamo tralci che producono molto frutto, questo ci conforta.
L'uomo può dire no a Dio ma Dio non dirà mai no all'uomo, lo cercherà sempre, non siamo orfani, anche se una madre dimenticasse il suo bambino Dio non lo dimenticherà mai fino alla fine dei suoi giorni!
Possiamo essere indifferenti ad un amore così grande?

Enzo: In questo breve brano di vangelo Gesù, dopo aver parlato in precedenza dell’amore vicendevole tra i suoi discepoli “Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”, ora chiede il loro amore per Lui. Amore che esige una sola cosa: l’osservanza dei suoi comandamenti. Non è solo obbedienza a delle regole ma adesione con amore alla sua parola, alla sua persona: “Questi è colui che mia ama”.

Poi dà delle garanzie, grande regalo come vedremo, ai suoi discepoli, non li lascerà soli: dopo di lui il Padre, invocato da Gesù, invierà in mezzo a loro “lo Spirito di Verità”: colui che aprirà la mente, gli occhi, ricorderà e farà capire, interiorizzare quanto Gesù aveva detto; si farà conoscere, lo vedranno, sarà il nuovo Paraclito, “un altro Paraclito” cioè prenderà il posto di Gesù, starà vicino, starà accanto come difensore, aiuterà, incoraggerà, consolerà, sarà l’avvocato difensore nelle difficoltà, nelle persecuzioni, sarà Colui che darà altre possibilità nella vita, si farà carico dei discepoli, metterà sulla loro bocca ciò che devono dire, annunciare. Il Paraclito sarà il secondo difensore dei discepoli, dopo Gesù, liberandoli, aiutandoli da tutto quello che  impedisce di essere in Dio.
Questo regalo di Gesù e del Padre, spesso non compreso, malamente presentato è alla base e guida della nostra vita dopo la morte, risurrezione e ascensione di Gesù al Padre.

I suoi discepoli, anche noi!, saranno dei privilegiati, non saranno come coloro che non hanno creduto in Gesù: i discepoli invece lo vedranno perché si creerà una comunione di intenti e di vita, faranno parte della stessa vita divina di Gesù: “perché io vivo e voi vivrete”.

Gesù è un fiume di parole: sa benissimo che i suoi discepoli non capiscono ciò che sta dicendo loro ma sa anche che il Paraclito quando sarà inviato dal Padre aprirà loro la mente. Allora, “in quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio”, capirete come voi siete “ in me e io in voi”, e che non vi ho “lasciati orfani”, le vostre delusioni saranno illuminate da una nuova speranza, la vostra vita cambierà nella carità, nella dedizione a me e ai vostri fratelli.

Riflettendo su questo brano si aprono anche i nostri occhi, la nostra anima prende consapevolezza dell’amore di Gesù per noi. Bello questo!
Abbiamo capito che Colui che ci ha amati per primo chiede  di essere ricambiato nell’amore?  

Ma l’amore di Dio per noi non è semplicemente una restituzione perché Lui ci ha sempre amati, ma il nostro amore per lui ci ritorna ancora una volta gratuito e raddoppiato:” Chi ama me sarà amato anche dal Padre mio”e ancora otterremo la sua “manifestazione”, sentiremo palpabile la sua vicinanza, la sua vita in noi, “e mi manifesterò a lui”.
Mi manifesterò a lui. E’ bello e santificante crederlo!

Ma questo Paraclito santificatore è oggetto del nostro amore? Si chiedeva e chiedeva ai suoi fedeli sant’Agostino:
”Come può dunque il Signore, riferendosi allo Spirito Santo, dire: Se mi amate, osservate i miei comandamenti; ed io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito, dal momento che senza questo Spirito non possiamo né amare Dio, né osservare i suoi comandamenti? Come possiamo amare Dio per ricevere lo Spirito, se senza lo Spirito non possiamo assolutamente amare Dio? E come possiamo osservare i comandamenti di Cristo per ricevere lo Spirito, se senza questo dono non possiamo osservarli?”. Ecco l’importanza della devozione-adorazione allo Spirito Santo, purtroppo tanto disattesa e poco inculcata.

Abbiamo alla fine della nostra riflessione una visione trinitaria di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo che abitano in noi e noi in loro. E’ il  mistero di Dio che ci circonda, e questo mistero rende più forte la nostra fede, più accetti al Padre perché abbiamo creduto senza aver visto!

“Lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce, voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. E’ sempre Pentecoste come  per gli apostoli anche per noi: ricevuto lo Spirito santo nel battesimo e cresima aspetta, attesa divina!, che noi ci rivolgiamo a Lui.

“In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”.
Oggi noi sappiamo che anche in questa terra possiamo, se lo vogliamo e crediamo, possiamo vivere in Dio, partecipare della sua stessa Vita, dove Vita uguale Amore.

Mariella: davvero c'è da rileggere attentamente e meditare tanto sulle parole contenute in questo brano evangelico, ci aprono nuovi orizzonti dello spirito  finora forse inesplorati!

Enzo: Sì, è vero. Ci sarebbe molto da dire, da immagazzinare, soprattutto la nostra fede nello Spirito Santo, sulla sua presenza nel mondo e in ogni credente, nel dialogo che possiamo stabilire con Lui, nel chiedere con forza i suoi doni per la gloria di Dio, contare sulla sicurezza dei suoi interventi.
E poi se il Padre e Gesù hanno voluto mandarcelo un grandissimo motivo lo avranno avuto, conoscendo la nostra debolezza. Non ci resta che acconsentire e fare la loro Volontà.

Mariella: verissimo Enzo! E soprattutto riflettere sul nostro grande errore di fondo, quello di
considerarci  autosufficienti o peggio incapaci, senza valutare che non siamo noi a governare il mondo, ma è lo Spirito di Dio che dobbiamo invocare sempre in ogni necessità!

Enzo: Dobbiamo abituarci a pensare, vivere assieme allo Spirito Santo perché in Lui scopriremo il segreto di una vita cristiana vissuta seguendo la Parola del Padre, Gesù.


Facciamoci guidare sempre dal soffio dello Spirito Santo

 






giovedì 15 maggio 2014

«Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».




 
Domenica quinta di Pasqua: 18 aprile 2014

Dal vangelo secondo Giovanni 14,1-12


Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto:“Vado a prepararvi un posto”?

Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».

Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.



Enzo: Continua in questo capitolo il discorso iniziato da Gesù durante l’ultima cena. Le parole di Gesù presentano una particolare e costante aria di commiato dai suoi,  sono una continua rivelazione del suo essere, della sua importanza nella storia presente e futura per chi crederà in Lui. Assistiamo a un Gesù teologo che parla della vita futura, dell’essenza di Dio e dell’identità di se stesso col Padre.


Gli apostoli non capiscono, sono in uno stato di profondo turbamento per le predizioni che Gesù ha fatto: tradimento di Giuda, la sua dipartita da questo mondo, rinnegamento di Pietro: qualcosa non quadra, si fa presente una forte delusione e amarezza: ma non doveva essere lui il liberatore d’Israele?


Domenica scorsa abbiamo meditato un  Gesù Pastore e Porta delle pecore, come salvezza per ogni uomo che deve passare da Lui.

Questa domenica vediamo un Gesù delle promesse ma anche rivelatore del suo essere Dio: deve andarsene per preparare un posto per i suoi discepoli,  Lui è la via, la verità e la vita, è una sola cosa con il Padre.


Non è facile capirne il senso per i suoi : gente semplice, gente abituata al lavoro faticoso, gente pratica, e  anche gente che si attendeva molto da Gesù Messia, liberatore d’Israele, gente che, dopo aver lasciato tutto per seguire Gesù, aveva posto la massima fiducia in Lui.

Ed ecco il pensiero degli impazienti e titubanti apostoli, prima Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».

Poi Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”.


Le parole iniziali di Gesù in questo brano dovevano avere un carattere consolatorio in vista del suo ritorno al Padre, chiede fede in lui promettendo un posto nella casa del Padre.

Dal tema del posto si passa a quello della via:  e qui Gesù fa la rivelazione centrale del brano di domenica: Lui è la via come mediatore per arrivare al Padre; Lui è la verità personificata, parola del Padre, è la vita per chi, seguendolo, lo raggiunge.


«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”: tutti dobbiamo passare per la Porta secondo le indicazioni del Pastore; riconoscere la voce del Pastore come parola del Padre; fare parte della vita eterna da lui promessa.


“ Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Come sono difficili queste parole: Gesù e il Padre la stessa cosa, ma quando Gesù ce lo ha mostrato?

Il contenuto teologico è particolarmente denso, Gesù lo sa, ma Lui deve rivelare quanto il Padre gli ha ordinato di dire a noi: il quadro si completerà con la venuta dello Spirito santo, che farà conoscere quanto non potevano capire gli apostoli e quanta fatica facciamo noi a stare dietro alle parole di Gesù!


Gesù sorprende ancora : “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre”. Cosa voleva dire allora Gesù e oggi a noi?

Lui se ne va e lascia ai suoi apostoli di ieri e di oggi il compito di continuare la sua missione nella sua Chiesa.

Avevano creduto gli apostoli allora e crediamo noi oggi di poter fare opere più grandi di quelle operate da Gesù?...ovvero siamo tutti “uomini e donne di poca fede”?


Lo Spirito santo illuminò la mente e la vita agli apostoli il giorno della Pentecoste, ci faremo anche noi illuminare , sconvolgere per seguire Chi è via, verità e vita?  



Mariella: Il Signore conosce bene lo smarrimento del cuore di chi sta per perdere la vera fonte della vita, percepisce la loro paura, il loro senso di abbandono, il loro  stordimento. I discepoli possono provare angoscia e tristezza per la separazione dal Maestro, ma Gesù li previene informandoli che la sua lontananza sarà solo temporanea. Il posto, di cui parla Gesù e che egli promette, non è visibile con gli occhi della carne, ma solo con quelli della fede: per questo Egli li esorta: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me».


Vuole così immergerli nei pensieri dello spirito, farli salire in alto, vuole aprir loro gli occhi dell'anima. E perché possano conoscere la strada del cielo, si propone come la «via, la verità e la vita» testimoniando con il suo esempio, la Parola che ha pronunciato.


Per giungere al Padre quindi ,bisogna passare attraverso il Figlio. Nessuno può arrivare a Dio con le sole proprie forze, né può servirsi di altri mediatori. Come nessuno può andare verso il Cristo  se non gli è concesso dal Padre così nessuno può giungere al Padre senza la mediazione di Gesù.

La fede è veramente l'unica forza per superare gli inevitabili turbamenti della vita. Possiamo superare le difficoltà, appoggiandoci non su di noi, ma esclusivamente sulla sua potenza

Gesù dice che va a preparare un posto nella casa del Padre.


Non dobbiamo pensare che il Signore vada in cielo a preparare un posto, come si va in un albergo a riservare una stanza ma che grazie a lui possiamo essere vicini a Dio, possiamo incontrarlo e contemplarne il volto.


Anche a noi Gesù forse questa sera vuole sussurrare al nostro cuore: “Non sia turbato il vostro cuore!” Molte cose forse ci sono state negate nella nostra esistenza, molte cose ci inquietano e ci fanno stare male, molti dubbi possono insinuarsi nella nostra mente. Tuttavia, nelle nostre vite c'è una presenza che ci permette di superare tutte le mancanze e le assenze

C'è nel nostro intimo una gioia diversa che ci permette di accettare ogni dolore o perdita,  è la silenziosa presenza del Salvatore, che non ci lascia mai soli, anche quando sembra non intervenire nel cammino della storia di ciascuno di noi.


La nostra beatitudine sta proprio nell'essere con Cristo. Solo dalla fede nella Parola di Gesù può nascere la vera speranza nei cuori. Solo da essa matura la gioia, la pace, la carità, la misericordia, il perdono e la compassione.


C'è poi un'interpretazione diversa di questo brano, più legata all'insieme di letture che sentiremo domenica, in particolare quando il Signore pronuncia queste parole: "Nella casa del Padre mio vi sono molti posti..." Queste parole di Gesù, ci richiamano prima di tutto al posto dove ogni cristiano è stato collocato nell'ambito della Chiesa.

La Casa del Padre è la Chiesa: qui ognuno ha una sua mansione, un suo compito, un suo ministero!

Qui Gesù ci ha preparato un posto  dove servire ed essere pronti a dare la nostra testimonianza, anche fino alla morte se fosse necessario.


Una Chiesa nella quale si debbono riferire le parole stesse di Gesù:  "chi crede in me compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste". Una Chiesa chiamata ad essere immagine stessa di Cristo che libera, risana, consola, perdona, apre gli occhi ai ciechi e fa udire i sordi di cuore.

Molti miracoli si sono compiuti in questi secoli nel nome di Cristo e per mezzo delle Spirito Santo!

Molti miracoli frutto dell'Amore misericordioso che Cristo stesso è venuto a seminare nel cuore di quanti hanno deciso di seguirlo.

Ma purtroppo dobbiamo anche constatare che molto spesso ci manca il senso della vera Pasqua che è un ritrovarsi nel posto che il Signore ci ha riservato per essere distributori di gioia, di speranza e di pace.


Signore Gesù: a questa Chiesa di oggi, a ciascuno di noi, ripeti le parole antiche e sempre nuove che dicesti quella sera ai tuoi sconfortati apostoli: "Non abbiate paura, non sia turbato il vostro cuore...!"

Donaci di credere a queste tue benedette e sante parole. Siamo travolti dal turbine di tante cose che ci allontanano da te e da noi stessi, dalla stessa nostra vita. L'inquietudine delle assurdità che facciamo accadere nella nostra vita solo perché abbiamo smarrito il posto nella Casa del Padre tuo!

Aiutaci a ritrovarlo, per ritrovare Te e con Te la nostra vera Pasqua di rinnovata speranza e di novità assolutamente insperate! Amen


Queste ultime riflessioni ed in particolare la preghiera finale sono tratte da una meditazione di Padre Augusto Drago che ho creduto bene riportare in questo contesto.


Commento di Padre Ermes Ronchi,  tratto dalla rivista A SUA IMMAGINE del 17 maggio 2014




 “Abbiate fede in me, io sono la via, la verità e la vita”. 

Tre parole immense. Che nessuna spiegazione può esaurire.
Io sono la via: la strada per arrivare a casa, a Dio, al cuore, agli altri. Una via davanti alla quale non si erge un muro o uno sbarramento, ma oriz­zonti aperti. Sono la strada che non si smarrisce ma va verso la storia più ambiziosa del mondo, il sogno più grandioso mai sognato, la conquista – per tutti – di amore e libertà, di bel­lezza e di comunione: con Dio, con il cosmo, con l’uomo.
Io sono la verità: non in una dottrina, né in un libro, né in una legge migliore delle altre, ma in un ‘io’ sta la verità, in Gesù, venuto a mostrarci il vero volto dell’uomo e il volto d’amore del Padre. La verità sono occhi e mani che ardo­no! (Ch. Bobin). Così è Gesù: accende occhi e mani. La sua è una vita che si muove libera, regale e amorevole tra le creature. Il cristianesimo non è un sistema di pensiero o di riti, ma una storia e una vita (F. Mauriac). 
Io sono la vita. Che hai a che fare con me, Gesù? La risposta è una pretesa perfino eccessiva, perfino sconcer­tante: io faccio vivere. Parole enormi, davanti alle quali provo vertigine. La mia vita si spiega con la vita di Dio. Nella mia esistenza più Dio equivale a più io. Più Vangelo entra nella mia vita più io sono vivo. Nel cuore, nella men­te, nel corpo. E si oppone alla pulsione di morte, alla distruttività che nutria­mo dentro di noi con le nostre paure, alla sterilità di una vita inutile.
Infine interviene Filippo: “Mostra­ci il Padre, e ci basta”. È bello che gli apostoli chiedano, che vogliano capi­re, come noi. Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre. Guardi Gesù, guardi come vive, come ama, come accoglie, come muore e capisci Dio. E si dilata la vita.




venerdì 9 maggio 2014

Il mio Signore è il mio pastore e la porta del Regno di Dio




«In verità, in verità io vi dico: io sono la
porta delle pecore.

Domenica quarta di Pasqua, 11 aprile 2014




Dal vangelo secondo Giovanni 10,1-10


In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 
E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei. 
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per
rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Parola del Signore!



Mariella: La liturgia della IV Domenica di Pasqua presenta il cammino di conversione che ogni uomo e donna deve compiere per giungere alla vita eterna.
San Giovanni sottolinea la nuova condizione di salvati.  Gesù, Figlio di Dio, fattosi carne per salvare l'umanità, è il nostro pastore.
Egli chiama le sue pecore per nome, si prende cura di ognuna di esse, le conduce fuori, cammina davanti ad esse per guidarle.
Gesù è in grado di porsi dalla parte delle pecore perché è stato egli stesso "agnello mansueto condotto al macello" e quindi in grado di compatire e partecipare delle nostre infermità, la sua è una voce sicura che chiama per indicare la via che conduce ai pascoli migliori, che amorevolmente risparmia e preserva dai pericoli le sue pecore.
La sua voce ben si distingue da quella menzognera di coloro che sono ladri e briganti e non entrano per la porta, non si curano del gregge.

Saper distinguere la voce del vero pastore da quella dei falsi pastori è il compito di ciascuno di noi, che siamo chiamati a vivere nel mondo senza essere del mondo.
Specialmente in questo nostro tempo in cui la voce del Signore sembra soffocata da tante altre voci, a noi è chiesto un ascolto docile e fedele.  La proposta di seguirlo forse può apparire troppo difficile, eppure è la sola proposta sicura e vera, che ci conduce alla salvezza senza tramonto.
Solo aprendosi all'amore di Dio all'ascolto attento e meditato della sua Parola, si trova la vera gioia e la piena realizzazione delle proprie aspirazioni.

C'è un particolare in questo brano che bisogna notare, Gesù si definisce Pastore delle pecore e altrettanto Porta delle pecore. Come può essere Gesù insieme Porta e Pastore?
Il Vangelo sottolinea che coloro ai quali Gesù parlava "non capirono di che cosa stava parlando".
Gesù annuncia una radicale novità dell'autorità generata dall'Amore, in rapporto all'autorità normalmente interpretata come "potere" a vantaggio di interessi particolari.
Gesù è venuto per introdurre una legge nuova a completamento di quella antica, una legge che si basa sulla comunione e non sull'individualismo.

Il Vangelo continua quindi chiarendo la natura dell'autorità ecclesiale: "In verità, in verità io vi dico: Io sono la porta..." Attraverso queste parole solenni, Gesù comincia a rivelare il mistero della sua presenza nella Chiesa: è la presenza inaugurata dalla sua risurrezione, dal suo passaggio da questo mondo al Padre attraverso un Amore che ha raggiunto il suo compimento nella Croce.

San Giovanni Crisostomo, uno dei grandi Padri della Chiesa, ha una felicissima spiegazione:
[La Porta rappresenta le Scritture Sacre: "queste infatti ci conducono a Dio ed aprono alla conoscenza di Dio. Egli si dice pastore e  porta secondo le diverse modalità della sua economia di salvezza: infatti quando offre noi al Padre,  si chiama porta, quando si prende cura di noi si chiama Pastore!"
E poi c'è da sottolineare la conclusione del brano: Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza .
La fede infatti è esperienza dell'incontro con Gesù  che chiama a percorrere con Lui il cammino della vita e a sperimentare che, pur dentro la fragilità umana, la vita ha una intensità inesauribile tanto da divenire vita "eterna".
Vogliamo fare questo cammino? Vogliamo riconoscerci sue docili pecore? Vogliamo passare attraverso questa Porta per entrare nel recinto di Gesù che è il Tempio del suo cuore?

Enzo: Col capitolo decimo Giovanni passa da un discorso cristologico (capitoli 7-9) a quello ecclesiologico: Gesù è il buon pastore che vive e agisce nella comunità attraverso lo Spirito. Le pecore simboleggiano il popolo di Dio. Gesù rivela ancora una volta  la sua identità, la sua persona la sua opera diretta al popolo di Dio, sua futura Chiesa e Tempio di Dio. La rivelazione di Gesù quale pastore diviene anche giudizio di chi è ladro, brigante, estraneo.
E’ un avvenimento solenne come denotano le sue parole: “In verità, in verità io vi dico”, per ben due volte con queste parole ascoltiamo una rivelazione diversa.
Bella la similitudine del recinto delle pecore. In questo recinto c’è anche una piccola porta riservata al pastore. Da questa porta il Pastore chiama per nome ogni pecora  e le conta una per una. Le pecore riconoscono la voce del pastore, ascoltano questa voce e lo seguono verso i pascoli..
Gesù si dichiara il Buon Pastore, altri non possono entrare dalla porta, ma solo scavalcando il recinto: si tratta di ladri che vogliono rubare portando via le pecore, sono i farisei che obbligano il popolo ad osservare delle leggi impossibili o molto dure, sono i falsi profeti.

Chi ascoltava le parole di Gesù non capisce la similitudine. Ecco che Gesù spiega e annuncia la seconda rivelazione: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore”, non del recinto, dichiarandosi così  mediatore della salvezza, l’unica via per giungere al Padre…Lui è la porta del Tempio di Dio. Sarà necessario passare attraverso Gesù per essere salvati, appartenere al suo ovile , la Chiesa, per poter entrare e uscire verso i pascoli, alimentarsi nella verità. Nella Chiesa di Gesù troviamo la certezza di  avere Gesù stesso come guida, pastore che va avanti segnando il cammino dando sicurezza a tutta la comunità sulle strade del mondo.

Sicuramente L’apostolo Giovanni aveva presente il capitolo 34 di Ezechiele  che presenta Jahwè come pastore accennando al futuro discendente di Davide, e adesso applica a Gesù ciò che Ezechiele dice di Dio Padre.

Ezechiele 34, 11-15:  
“Così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano
disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.
Le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele; là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele.
Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio”.

Invito a leggere tutto il capitolo per capire bene il pensiero e l’opera di Dio.

. Un grandissimo gregge nascerà e vivrà unita seguendo Gesù verso una vita celeste beata.

Come non ricordare il salmo 23, preghiera solenne, riconoscente  per la  tranquillità che il Signore dona a chi lo segue anche nei momenti oscuri. L’anima trabocca di gioia perché bontà e fedeltà saranno compagne per tutti i giorni della vita.

Salmo 23: fermiamoci , recitiamo questo salmo lentamente, con fiducia.



Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.

 Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
 Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.

 Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
Amen! Amen!

Mariella: grazie Enzo per aver ricordato il bellissimo Salmo 23 che dovrebbe accompagnarci veramente ogni giorno della nostra vita e darci coraggio, forza e pace sempre, in ogni difficoltà ed in ogni attimo riconoscenti: siamo suo gregge, non erranti sperduti per le vie del mondo.
Questa è una grande certezza, la fede ci accompagni sempre nel cammino.

Enzo: E così speriamo che sia sempre.

Mariella: ancora una piccola cosa vorrei sottolineare che può sfuggire
Gesù conduce le sue pecore dentro, ma anche fuori dal recinto: in un certo senso si può interpretare come un mandato missionario.
Noi abbiamo il compito di portare la Parola di salvezza anche al di fuori dei nostri recinti, là dove ci sono pecore senza pastore, pecore sperdute.
Chiediamo allo Spirito Santo di darci questa capacità di testimoniare sempre con coraggio e perseveranza l'amore del Signore!

Enzo: Ai ministri e ai discepoli di Gesù tocca custodire il gregge nel recinto e aprirlo continuamente al bello del Vangelo, ma spesso c'è chi scappa... Ogni cristiano è il custode che apre la porta al Pastore. Spetta ad ognuno il bellissimo compito di aprire la porta  per  consegnare a Gesù dei fratelli con le nostre opere buone che puzzeranno di pecore...per dirla come papa Francesco, senza dimenticare quelle che non siamo riusciti a trattenere.

venerdì 2 maggio 2014

Domenica terza di Pasqua: andiamo tutti verso Emmaus






Domenica terza di Pasqua 4 maggio 2014



Dal vangelo secondo Luca 24, 13-35

“Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?».
Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a
Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Ma egli sparì dalla loro vista.
Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme , dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!».
Ed essi narravano ciò che era accaduto la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane”.    

Parola del Signore!                       


Mariella: Siamo sempre nella giornata della domenica di Resurrezione, l'evento della passione e morte di Gesù aveva sconvolto tutti, a cominciare da chi l'aveva seguito.  Per alcuni di essi era la fine di un incubo, si erano finalmente liberati da una voce scomoda che metteva in crisi la loro coscienza.
Per altri, invece, quelli che Lo amavano, i discepoli e tanti altri che lo avevano seguito con fiducia e speranza, la Sua morte era stata il giorno del dolore più angosciante.
La morte di Gesù era stata la morte della speranza in Qualcuno che credevano non potesse 'sparire', ma che avevano percepito come il vero ed unico Maestro.

"Due discepoli - racconta l'evangelista Luca - in quello stesso giorno della settimana, erano in cammino verso un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus e conversavano di tutto quello che era accaduto.” E’ il racconto di due discepoli smarriti, come spesso siamo noi, ma a cui sono giunte voci di qualcosa da loro ritenuto impossibile: la resurrezione. Lasciano Gerusalemme, delusi e amareggiati.
 “Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo”.

Come ai due discepoli di Emmaus, Cristo si fa vicino a ciascuno di noi. Ci incontra nella nostra vicenda quotidiana di viandanti della vita e si unisce al nostro cammino, ovunque andiamo.
Egli non si allontana da noi anche se noi spesso ci allontaniamo da lui. E' venuto per cercare e salvare ciò che era perduto
Gesù si manifesta ai discepoli conducendoli per mano nella conoscenza delle Scritture e aprendo loro gli occhi alla conoscenza della sua identità e deve essere stato un discorso, quello di Gesù, da affascinare i cuori e chiarire le menti sulla missione ricevuta dal Padre

Il racconto di Luca prosegue dicendo che "quando furono vicini al villaggio egli fece come se dovesse andare più lontano": egli che ormai si è "fatto vicino", fa "come se" dovesse allontanarsi, ma ormai è acceso nel loro cuore il desiderio di lui, della sua presenza.

"Resta con noi!"Quante volte questa preghiera sale spontanea anche alle nostre labbra, quando ci sentiamo soli o smarriti! "
I discepoli esprimono la preghiera più bella che mai sia stata rivolta al Signore. Si fa sera. Già era sera nel loro cuore. Ma un raggio di luce aveva squarciato quella loro notte!

 Volentieri Gesù accoglie l'invito. Si prepara la mensa. Ed ecco il grande miracolo: “Lo riconobbero allo spezzare del Pane!" Improvvisamente il ricordo dell'ultima cena si fa prossimo: capiscono, comprendono, si rendono conto del perché il loro cuore ardeva durante il cammino!

Gesù ha compiuto tre gesti: prende il pane, lo benedice, e lo spezza. Sono i gesti dell'Ultima cena. I gesti dell'Eucaristia! E subito i loro occhi si aprirono.
:  Ma Gesù ormai fisicamente non c'è più! Di lui rimane solo il profumo della sua presenza, la Parola ed il Pane!

 Chi di noi non si è ritrovato, un giorno, sulla strada di Emmaus, col cuore colmo di interrogativi e di dubbi?
Quanto bisogno abbiamo anche noi che il Signore ci prenda per mano, ci spieghi le scritture e si faccia riconoscere nel gesto di spezzare il Pane!
Quanto bisogno abbiamo anche noi di poter credere nella Resurrezione mentre invece molte volte il nostro cuore non osa sperare in una vita oltre la vita?
Eppure, se non ci fosse la certezza che anche noi un giorno risorgeremo, sperando nella Gloria del Cielo, che senso avrebbe nascere e vivere? Lottare e soffrire?


  Enzo: I due discepoli di Emmaus, erano presenti all’ultima cena di Gesù? L’evangelista Luca con la frase “spezzò il pane” aveva sicuramente in mente l’Eucaristia: in questo incontro vuole rilevare che Gesù, ormai risorto e vivo, si dona ai due nella condivisione del pane , scelto da Lui  come segno del dono di se stesso all’uomo, da quel momento nell’ultima cena a tutti gli uomini. Quel gesto, anche se riconosciuto come descritto volutamente da Luca, è stato sicuramente ispirato dallo Spirito Santo, perché abbinato alla risurrezione di Gesù rimane come centro della Nuova Pasqua, nutrimento vitale per i discepoli del Redentore, memoria della sua passione, morte e risurrezione.

Gesù mostrò una via ai due discepoli mentre camminavano insieme verso Emmaus: “«Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».

 Le spiegazioni  che poi Gesù diede avvallano l’importanza della conoscenza delle Scritture, ma non furono sufficienti per essere riconosciuto da Cleopa e il suo compagno: forse udivano le parole senza ascoltare…
Quanto simili siamo noi a quei due discepoli? Cosa e quanto conosciamo le Scritture del prima e del dopo Gesù? L’infinito di Dio è un mistero, ma le parole e le opere di Gesù sono vere, parlano direttamente, devono alimentare la nostra fede, farci crescere nell’Amore o rimarremo sempre dei cristiani mediocri.

Ma Gesù oltre a conoscere profondamente le Scritture è anche Buon Maestro per chi sa ascoltarlo (sinonimo di fare), e seguirlo, non lascia mai chi è nel dubbio, chi è nella tristezza o senza speranza, dà sempre uno spiraglio a tutti coloro che lo incontrano per incominciare a fare un cammino spirituale per Lui e con Lui. A tutti chiede “ Tu credi in me?”, è il punto di partenza; ad altri “sèguimi”.

Gesù si fa incontrare nelle Scritture , nella Croce, si fa riconoscere nella sua storia, sì perché per noi si fece uomo entrando nella storia di ognuno di noi. Ascoltare Gesù è incontrarlo e fare ciò che Lui vuole da noi, anche mangiare il suo corpo e bere il suo sangue,  dati a noi per unirci totalmente a Lui

Non possiamo fare a meno di queste quattro parole: Scritture, croce, storia, Eucaristia. Nella storia di Gesù  si aprono gli occhi ai due discepoli, e nel momento il più importante della vita di Gesù: il dono del suo corpo per la nostra salvezza  e per la sua presenza in  noi in tutti i tempi.  Nello spezzare il pane, quel pane che per duemila anni i discepoli di Gesù continuiamo a spezzare e mangiare come alimento del corpo e dello spirito, alimento di vita eterna.  

Non arde forse anche il nostro cuore quando ci dedichiamo all’ascolto della Parola e nello spezzare il pane assieme ai fratelli sapendo e credendo che così facendo Lui è con noi? Sì, Lui è sempre con noi e quando entriamo nel buio della notte, ricordiamo di cercarlo nella nostra storia, che lui conosce e che forse noi spesso disattendiamo. Storia dell’uomo e storia di Dio vanno di pari passo unite da un amore infinito. Questa scoperta illuminerà sempre i nostri passi.

Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme , dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro…per annunciare che avevano incontrato Gesù vivo, risorto. Una buona notizia, se penetra nel cuore, non può rimanere nascosta, diventa messaggio e gioia condivisa. Ricordiamo le parabole di Gesù: tesoro nascosto, perla ritrovata, rete da pesca, la pecorella smarrita…  
A Gerusalemme  quella forte esperienza di fede riceve la conferma dalla comunità nascente:  “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. La Chiesa nascente, in attesa dell’Spirito Santo promesso, ora attende con fiducia i nuovi eventi.

Conoscere Gesù diventa uno stare con Lui e con i fratelli per intraprendere un nuovo cammino: un cammino di fede, di speranza, di gioia. Lasciare la vecchia strada per una nuova. Quanto importante diventa la testimonianza!  La testimonianza diventerà un’ opera contagiosa per la città degli uomini e la loro storia.

Mariella: Potremmo definire questo brano evangelico come il cammino dell'uomo alla ricerca di se stesso.
In fondo questi due discepoli ci rappresentano molto bene quando ci sentiamo smarriti e non sappiamo più continuare il cammino della vita, né riconosciamo più la nostra vera meta, quando la notte del dubbio e dell'incredulità bussa al nostro cuore e ci costringe a chiuderci nella delusione e nella paura.
Anche noi non sappiamo riconoscere il Signore che ci cammina accanto e ci afferra per mano, i nostri occhi non vedono la sua presenza e tutta la nostra quotidianità ci appare vuota e senza senso.

Abbiamo bisogno di uscire dalla tristezza che appartiene alla nostra condizione umana e non allarga l'orizzonte verso l'infinito a cui siamo diretti.


Resta con noi Signore perché si fa sera! Abbiamo bisogno della tua Luce
                    della sicurezza che viene dalla tua Parola che guida il nostro cammino;
                                 abbiamo bisogno di quel Pane che ci nutre
                      e ci fortifica per riuscire a camminare sulla via della santità.
                                      Anche il nostro cuore arde al solo pensiero
                                              che Tu possa camminarci accanto
                  e svelarci i misteri che noi non riusciamo a percepire con la nostra poca fede!
                                       Resta con noi Signore e non avremo paura!