BENVENUTO



B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


giovedì 17 aprile 2014

La Pasqua è inseparabile dalla settimana santa.



Lasciamoci guidare dalla gioia della risurrezione!



Domenica di Pasqua, 20 aprile 2014


Dal Vangelo di Giovanni 20,1-10



Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di
mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava,
e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove
l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al
sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di
Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò
i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli,
ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto
per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la
Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa.

Parola del Signore!

Enzo: Tre personaggi: Maria di Magdala, Pietro e Giovanni.

Questo brano non ci parla esplicitamente della Risurrezione di Gesù, ma di un sepolcro trovato vuoto.

Maria di Magdala si reca al sepolcro, forse per devozione, per amore e riconoscenza per il Maestro: per lei avevano portato via il corpo del Signore. Non era sola, come si potrebbe pensare, ma assieme ad altre donne: “non sappiamo dove l’hanno posto”, riferisce a Pietro e a Giovanni.

Pietro e Giovanni vanno e vedono  “i teli posati là e il sudario”. Non conosciamo le reazioni di Pietro. L’evangelista Luca dice di Pietro che “tornò indietro pieno di stupore, perplesso”. Giovanni, il discepolo amato, dice di se stesso “vide e credette”.



“Vide e credette”: il discepolo Giovanni crede nelle parole di Gesù, e nelle Sacre Scritture. La Maddalena e Pietro avevano avuto comunanza con Gesù e conoscevano le Scritture, ma a loro non basta ancora per credere dinanzi al sepolcro vuoto. Essi «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti». La loro speranza nel Messia si infrange?



Assistiamo così a tre modi di reagire di fronte alla  morte di Gesù e ad un  sepolcro vuoto.

Maria di Magdala è la prima che si avvicina al sepolcro, donna coraggiosa e fedele di fronte ad un avvenimento assurdo e scandaloso. Lei era stata ai piedi della croce, ha sentito la paura, l’angoscia della morte di Gesù che amava. Ora non può venerare nemmeno il corpo di Gesù, la sua vita ora è piena di solitudine e smarrimento.



Pietro rimane perplesso. Era stato assieme a Gesù il pescatore intraprendente, presuntuoso, debole, rinnegatore ma contemporaneamente possiamo dire l’uomo di fiducia di Gesù. Chiunque al posto suo avrebbe provato ciò che Pietro sentiva nel suo cuore martoriato, deluso, forse solo dubbioso: il suo andare verso il sepolcro era lento, pensoso, forse desideroso come in altri momenti dello sguardo comprensivo e affettuoso di Gesù. La sua fede e la sua speranza in Gesù vengono meno?



Giovanni, il discepolo amato sa vedere e credere. Nel cammino verso il sepolcro corre veloce,

intuisce qualcosa di nuovo, fa riferimento alle Scritture nel suo vangelo, i suoi occhi si aprono al Mistero di Gesù:  ha visto e nel silenzio, in cuor suo crede, spera dopo aver visto quell’”ORA” tanto citata nel suo vangelo, quell’ORA” di passione di Gesù. La fede di Giovanni forse non è quella della Nuova Pasqua, ma una fede nelle parole di Gesù che aveva udito e meditato, speranza nella risurrezione: Gesù l’aveva annunciata.

Assieme a Pietro torna a casa.



Maria, colei che ama; Pietro, il credente; il discepolo amato, colui che vede e vigila: tre modi diversi di camminare incontro al Risorto e di testimoniarlo nella fede. Ma tutti uniti da un unico desiderio: quello dell'incontro.



Noi abbiamo creduto senza aver visto, abbiamo creduto alla tradizione, abbiamo creduto alle Scritture, abbiamo creduto a Colui che disse di essere via, verità, vita, risurrezione, luce che illumina il mondo, a un Dio che si fa uomo come noi, affermiamo di essere discepoli di Gesù. perché lo abbiamo incontrato così anche noi.

Abbiamo anche ricevuto lo Spirito Santo come gli apostoli il giorno della Pentecoste, ma la nostra vita cristiana possiamo considerarla vicina a quella dei primi missionari del Vangelo?



Benedetto XVI così ci esortava nell’omelia del sabato santo del 2012: “Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi”.



Gesù è per noi risurrezione e luce: la nuova Pasqua inaugurata da Gesù con la sua morte e risurrezione, passaggio dalla morte alla vita,  suggerisce un messaggio di gioia per quanti desiderano vivere. Nel risorto ognuno trova motivazione e forza, letizia perché Dio è il nuovo orientamento dopo il buio del peccato, la speranza per chi ancora è vittima del male.



Gesù risorto è la vita piena per chi crede in Lui anche nella sofferenza, nelle privazioni, nel dolore, nelle ingiurie, nelle persecuzioni. Gesù risorto è la novità di Dio, è la vita perenne, eterna e beata.



Lasciamoci guidare dalla gioia della risurrezione: Gesù è vivo! La gioia della Pasqua ci renda aperti e sensibili verso quelli che soffrono, pensando che anche Gesù passò attraverso la sofferenza e che da questa ci è arrivata la salvezza. La Pasqua è inseparabile dalla settimana santa.



“Gesù Cristo, tu sei vivo, la morte non ti ha costretto in suo potere!

L’annuncio di questa notizia incredibile ci sconvolge.

Tu apri un varco dove tutto sembrava chiuso.

Con il tuo Spirito, soffi sulla nostra rassegnazione e la nostra amarezza.

Abbatti le divisioni tra gli esseri umani.

Ridoni dignità ai più poveri.

Ci invii nel mondo per portare la speranza di una nuova vita”. (frère Alois, Taizé)
                                                                                                  
Grazie Gesù!

Mariella: Come sappiamo la veglia pasquale è contraddistinta dal buio iniziale contrapposto alla luce che via via viene sempre più accesa. E’ un rito antichissimo e molto significativo, proviamo a riflettere sul suo significato.

La luce di Pasqua illumina la realtà dolorosa e buia della croce, è una luce che può e deve raggiungere ogni cuore che si apre alla realtà misteriosa di un Dio fatto carne e morto sulla croce.

Il Cristo grondante di sangue esanime del Venerdì Santo si manifesta nella gloria gioiosa del Risorto.



La conclusione di quella storia carica di incomprensibile dolore, non è la sofferenza e morte. Cristo, crocifisso è risorto, Egli è promessa di vita, di speranza, di giustizia e di amore per tutta l'umanità.

Il volto di Dio, che Gesù rivela nella sua passione e morte, è quello di un Dio silenzioso, ma che tuttavia parla, ci parla nel silenzio della nostra condizione umana, una realtà limitata, dolorosa, peccaminosa, fragile.



La Croce è il luogo dove Dio soffre perché ama, un Dio che si dona totalmente a noi fino ad accoglierci in sé.

Attraverso la morte, il Figlio, Cristo Gesù,  entra pienamente nel dolore dell'uomo, nella sua povertà, nella sua tristezza, nella sua solitudine, nella sua oscurità.

Il Padre ha scelto di offrire il Figlio perché l'umanità potesse conoscere un Amore che è al di sopra di ogni altro amore, un Amore che si rivela nell'umiltà della Croce, per far comprendere all'uomo quanto è bello e santo l'Amore vero, quello che salva dalle tenebre, che redime dal peccato, che libera dalla morte.



Il Padre infatti non ha lasciato il Figlio nel sepolcro: Gesù, ha trionfato sulla morte. Il Cristo morto cede il posto al Dio vivente!

Lo Spirito "consegnato" da Gesù nell'ora della Croce, è il Consolatore, effuso su ogni carne per essere il Consolatore di tutti i crocefissi della storia.

Dio si rivela tra le sofferenze dell'umanità, non lo troveremo mai negli splendori falsi ed illusori di questo mondo, non lo troveremo mai nel lusso sfrenato, nella cupidigia, non abiterà mai in cuori aridi ed egoisti.



Egli è il Salvatore, Colui che non ha disdegnato di assumere la nostra condizione umana più povera e umile, più dolorosa e disprezzata, per indicarci la via che conduce al Padre, per riscattarci dai nostri sepolcri di miseria e di morte, per illuminarci nelle oscurità peccaminose dei nostri cuori.

Egli è il Consolatore della passione del mondo: in questo modo, l'uomo è in grado di aprirsi all'amore infinito che gli è stato donato, ma senza il dono dello Spirito Santo, non riusciremmo a sfiorare questi misteri e non potremmo assaporare il dono dell'eternità.



Il Risorto, ora, è in grado di dare all'umanità una nuova identità. il Signore entra nella nostra vita: il Risorto unisce la nostra vita con la sua. Diveniamo una cosa sola con Lui e fra di noi: siamo chiesa, cioè comunione nell'unica fede, perché Dio vive in noi.



Alziamoci di buon mattino il giorno di Pasqua, immaginiamo di essere nei panni di Maria di Magdala e quelle prime donne che videro la pietra rovesciata ed il sepolcro vuoto;  di Simon Pietro e dell'altro discepolo, che colti da stupore, si accorsero che le bende erano appoggiate a terra.

Forse anche noi colti dall'emozione riusciremo a percepire l'invito di Gesù rivolto ai discepoli:”Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che sono risorto”.



Vivremo, attraverso la liturgia Pasquale, il segno della Croce e la speranza della risurrezione per la quale dobbiamo sforzarci di vivere.

Se viviamo in questo modo, saremo testimoni della gloria di Cristo che ha vinto il mondo, saremo testimoni di una Luce che restituisce senso alla vita più vuota e a quella più schiacciata dal dolore.



Quando tutto sembra perduto, quando la notte della vita sembra buia, quando nella mente non resta che un solo pensiero: "ormai non c'è più nulla da fare!", quando il cuore è schiacciato dalla pesante pietra del dolore e non trova la forza di amare, ecco che una Luce, quella Luce si accende e rompe l'oscurità, una mano asciuga le tue lacrime: la pietra del dolore rotola via lasciando spazio alla speranza. 
E sarà Pasqua di Resurrezione

lunedì 14 aprile 2014

Spunti di riflessione per la settimana santa:




Una settimana fuori dal tempo: settimana santa

(P. Gianni Fanzolato)


Lunedì Santo: orto degli ulivi
Gesù non sei solo nell'orto degli ulivi della storia; quanti calici ricolmi,
stanno sudando sangue con te i martiri moderni, i senza voce, i migranti,
gli schiavi del potere, i poveri forzati, i bimbi affamati e le donne umiliate.

Martedì santo:
il processo dei processi
Il mondo è un grande scenario dove si consumano i processi più assurdi.
Molti puntano il dito per condannare, distruggere, consumare, come il diavolo che divide.
Cristo non ha mai condannato, ha sempre recuperato chi era perduto, perché ci crede.


Mercoledì santo: lavarsi le mani
Troppi si lavano le mani per paura, per non sporcarsi, per non compromettersi, perché è comodo.
Le mani sembrano pulite, ma ti rimane il rimpianto di non aver messo il tuo granello, il tuo mattone,
il cuore rimane ingolfato, sporcato nei meandri del tuo egoismo e ti rode il rimorso dentro.

Giovedì santo: lavare i piedi
Il tuo sacrificio, la tua Messa, la tua offerta al Padre hai voluto arricchirla
con un gesto inedito di servizio al fratello e di carità profonda. Nessuno l'aveva fatto prima.
È il tuo testamento: solo lavando i piedi ai fratelli saremo autentici testimoni del tuo amore.

Venerdì santo: Dio muore, nasce l'uomo.
Dalla tua morte è rinato l'uomo nuovo della speranza e dello spirito, l'uomo della resurrezione.




Sabato santo: il grande silenzio
Abbiamo bisogno di fare silenzio, è urgente trovare un po' di deserto nel nostro giorno,
silenzio degli occhi, silenzio di parole, sottrarsi dal frastuono per contemplare il mistero.
Scopriremo il miracolo di un Dio che agisce nel raccoglimento e fa risorgere dalle macerie.

Domenica di pasqua: il trionfo della vita

Tutto tende a te, tutti guardano a te con speranza, giorno senza tramonto, giorno della vita.
Dalla prima pasqua parte un'onda positiva che travolge e contagia di eternità l'esistenza.
Sei il perno della storia, dell'avventura di un Dio che si è giocato tutto credendo nell'uomo.


giovedì 10 aprile 2014

Vuoi tu muovere i passi entrando con Gesù a Gerusalemme fino a...?




Ecco, a te viene il tuo Re!

Domenica delle palme 13 aprile 2014



Dal vangelo secondo Matteo   27, 11-54

Non trascriviamo il brano evangelico causa la sua lunghezza: Ognuno, armato di buona volontà e spirito cristiano può leggerlo con calma prima e dopo passare al commento

Mariella: Siamo giunti alla domenica delle Palme, in cui si celebra l'ingresso trionfale di Gesù in
Gerusalemme, ma anche domenica in cui la liturgia ci invita a contemplare la Passione del Signore.
Siamo davanti al mistero della Croce, Gesù avrebbe potuto sfuggire a quell'orribile violenza e
sofferenza, eppure non lo ha fatto.

Avevamo visto come anche lui temesse quell'ora, perché era fuggito in Galilea sapendo che i giudei volevano lapidarlo.
Ma appena seppe della morte di Lazzaro, tornò in Giudea superando la paura e mettendo a repentaglio la propria vita, pur di fare la volontà del Padre.
Nella sua vita Gesù non aveva mai dimenticato la sua missione, non si era mai sottratto al suo dovere di figlio, non aveva mai trattenuto nulla per sé, aveva speso tutto per il bene degli altri, per la salvezza dell'umanità che accorreva a Lui per sentirLo, toccarlo, chiederGli aiuto: Gesù donava oltre alla salute la fede.

L'ora più difficile era giunta, non era certo un momento facile per Gesù. Egli però decise di entrare a Gerusalemme anche se questo gli sarebbe costato la morte. Ne era ben consapevole. Più volte l'aveva detto, scandalizzando anche i più vicini a lui.
Nel tempio lo ripete a tutti i presenti, sotto forma di parabola: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto".

Non gli era bastato venire sulla terra per insegnare, servire, guarire, perdonare e restituire dignità a quanti l'avevano perduta.  Non era venuto sulla terra per "rimanere solo", ma per portare "molto frutto".
E l'unica via per portare frutto, ossia per raccogliere i dispersi Gesù la descrive così:  "Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna".
Certo questo discorso può apparire incomprensibile a molti, infondo tutti amiamo conservare la vita, custodirla, preservarla, risparmiarla dalla fatica; nessuno è portato a spenderla senza misura come invece sembra suggerire Gesù, il quale ha vissuto tutta la sua vita amando gli uomini più di se stesso.

La morte in croce rappresenta l'ora in cui questo amore si manifesta nella sua pienezza: è certamente il punto più alto d'amore che il Figlio dell’uomo ha potuto esprimere. E come resistere ad un amore così grande al punto di dare tutta la vita fino a morire in croce?
Ecco perché Gesù può dire: "Quando sarò innalzato da terra attrarrò tutti a me!" Con la sua morte Egli veramente può dimostrare a tutti gli uomini di ogni tempo che l'amore vince l'odio, vince la morte, vince la divisione.

Gesù attira a sé per condurci al Padre, non siamo figli del nulla, siamo opera di Dio, da Lui veniamo, a Lui torniamo per mezzo di Gesù che ci ha riaperto le porte del Regno.
Esserne consapevoli è la nostra unica salvezza, è la grazia che chiediamo in questi giorni per ciascuno di noi e per tutte le comunità cristiane.
E’ la grazia che chiediamo anche per il mondo perché gli uomini, guardando quel volto crocifisso, si commuovano e possano scoprire che l'amore è più forte di ogni presunta forza umana, di ogni potere violento
A quel volto insanguinato, umiliato, incoronato di spine, dobbiamo la redenzione dei nostri peccati e la salvezza eterna.

Se il peccato è stato un atto di sfiducia in Dio e ci ha allontanato per sempre da Lui,  il suo opposto è un atto d'amore e di fiducia totale, senza compromessi, con il quale Gesù ci riconcilia per l'eternità. Possiamo non renderGli grazie?

Ci viene anche spontaneo ricordare i tanti martiri cristiani, quanti laici o religiosi, da duemila anni a questa parte, hanno messo a repentaglio la propria vita, pur di testimoniare con coerenza e coraggiosa fermezza la loro fede in Cristo, eroi non per caso, ma per amore!
Si potrebbe anche negare l'esistenza di Dio, ma nessuno può negare che Cristo ha avuto milioni di discepoli, che nel corso dei secoli l'hanno seguito proprio sulla strada più difficile che ci sia: quella della Croce.

Questo Cristo che tanti hanno combattuto, osteggiato, deriso ed ucciso, altri l'hanno seguito, l'hanno amato, l'hanno ospitato nel loro cuore e l'hanno accompagnato fin sul calvario
In questa settimana è bene che troviamo tempo ogni giorno per leggere e meditare una parte della passione, per poter comprendere  i pensieri, i sentimenti e l'amore di Gesù. È un momento di grazia per ciascuno di noi.

Enzo: La Domenica delle Palme è il giorno ricordato come “l’entrata trionfale” di Gesù a Gerusalemme, una settimana prima della Sua resurrezione.
 450-500 anni prima il profeta Zaccaria aveva profetizzato: “Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; Egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell'asina”, (Zaccaria 9:9).
La profezia si realizza, Matteo 21: 7-9. «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!»”.

Gesù aveva occultato la sua dignità messianica, aveva proibito ai discepoli di parlarne; ora, entrando a Gerusalemme come re mansueto e pacifico, conforme alle predizioni delle Scritture, ne dà un chiaro segno ai giudei. Egli prese possesso simbolicamente della Città santa, entrò nel tempio e lo purificò, scacciando i profanatori.

Questa Domenica “delle Palme”, per noi cristiani è davvero importante: ci fa rivivere gli ultimi momenti della vita di Gesù. Accogliamo con gioia il nostro Re che abbiamo conosciuto e amato, è giusto che gioiamo: Gesù è il dono meraviglioso del Padre. Le sue sofferenze sono la nostra salvezza: la nostra gioia è ringraziamento alla promessa e volontà del Padre.

Il nostro tempo è sempre tempo di salvezza, ma chi è Gesù per ognuno di noi? Lo riconosciamo come Re della nostra vita? Lo amiamo come nostro amico speciale?

Scrive Maria Gubello Sederino nel bollettino parrocchiale di Airasca in questa occasione pasquale:
“Vuoi tu muovere i passi entrando con Gesù a Gerusalemme fino al Calvario?
Vuoi tu vedere dove finiscono i passi del tuo Dio, vuoi essere con Lui là dove Lui è?
Solo così sarà la tua gioia della Pasqua”.

Siamo coscienti che solo Lui dona salvezza, pace, amore, oppure cerchiamo altrove tutto ciò?
Noi, come la folla a Gerusalemme, agitiamo festosamente quei rami d’ulivo, avvertiamo che la soluzione vera ai problemi nella nostra esistenza, al senso profondo delle nostre inquietudini, dei nostri dubbi, viene offerta solo dal Vangelo di Gesù. 

Il Dio che è venuto a rivelarci Gesù è un Dio che non usa la forza, il potere, non è venuto per sottometterci al suo volere, ma usa la debolezza dell'Amore, ci lascia liberi di scegliere Lui o chiunque altro. Come il padre misericordioso ci lascia andare, liberi di fare la nostra vita lontano da lui, ma tiene sempre lo sguardo fisso sulla strada sperando di vederci tornare per poterci riabbracciare senza chiederci niente, pronto a fare festa per noi in questa Pasqua di Risurrezione.

Giuseppe, il nostro poeta:

Cantare con gioia

Cantare festosi  del Signore l’arrivo,
cantare con gioia la gloria del Padre.

Cantare, cantare con gioia.
E’ l’inno del bene,
trionfa sul male,
glorifica l’Uomo.

Cantare, cantare con gioia.
Una festa di bimbi,
che, garruli corrono
incontro a quell’Uomo.

Cantare, cantare con gioia.
Felici essi corron
a dire di sì,
e vedono, sentono,
capiscono, loro,                         
ma i grandi non so.

Cantare, cantare con gioia.
Il tempo ora corre,
destino feroce,
che corre veloce.

Cantare  non più
or presto
il pianto che arriva,                   
il buio che incombe
nel ciel burrascoso

Cantare  non più,
pregare rimane
a chi ama Gesù.


martedì 8 aprile 2014

Gesù, la risurrezione di Lazzaro e noi



La vita cristiana è vocazione alla vita, sempre in ogni momento.


 
Commento al vangelo della domenica quinta di quaresima, di don Giovanni Berti

Anche questa domenica un lungo racconto dal vangelo di Giovanni domina la parte della Messa nella quale si ascolta la Scrittura (la Liturgia della Parola). Dopo aver ascoltato nelle scorse domeniche i racconti di Gesù che incontra la Samaritana al pozzo e del cieco guarito, questa domenica ascoltiamo il racconto di Gesù che si confronta con la morte dell’amico Lazzaro.

Durante la messa di domenica mattina celebrerò il battesimo di una bambina, la prima figlia di una giovane coppia di sposi. Sembra davvero arduo trovare un collegamento tra un evento che parla di una vita appena nata, con la gioia di una famiglia che la accoglie, e il racconto di un funerale, quello di Lazzaro, con il contorno del pianto e disperazione delle sorelle e le lacrime dello stesso Gesù per l’amico chiuso in un sepolcro.


Ma come sempre accade, la coincidenza tra questi due eventi (uno di oggi con le persone vive presenti in chiesa e l’altro nelle pagine della Scrittura) diventa una occasione per andare oltre la superficie delle cose, e trovare il nucleo del messaggio di Gesù valido per noi oggi, in ogni occasione di vita.
Gesù è immerso in un clima di morte che lui è venuto a sanare. Lazzaro è nella tomba, morto fisicamente e coperto dai segni di questa situazione definitiva (le bende che lo stringono e la pietra che chiude l’entrata del sepolcro). Ma la morte è anche attorno Gesù, nei protagonisti disperati che si avvicinano e parlano con Gesù. Sembra davvero che non ci sia più alcuna speranza per questa situazione, ed è umanissimo pensarlo, perché davvero non c’è altra esperienza definitiva come quella di una persona cara che viene portata via dalla morte.
 

Con Lazzaro la morte è anche nel cuore delle sue sorelle, che arrivano, anche giustamente, a rimproverare Gesù (“se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto…”). Le parole della tradizione religiosa sono conosciute dalle sorelle, ma non riescono a dare quella via d’uscita di cui hanno bisogno, e al massimo hanno l’effetto di una lontana consolazione (“…Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno»…”).
 

Ma Gesù non parla di un futuro lontano, ma parla di ora, adesso: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”.
E’ questo il salto di qualità che vuole riportare vita non solo nella tomba di Lazzaro, ma soprattutto nel cuore delle sorelle e dei suoi discepoli. Questo annuncio di Gesù “io sono la resurrezione e la vita” vuole riportare vita in me oggi, in noi che come singoli e comunità ci confrontiamo continuamente con la morte.
E non penso solo alla morte fisica di una persona, ma penso anche alla morte della speranza quando qualcosa va male nella vita, penso alla morte che ci avvolge quando siamo soli e siamo abbandonati, penso alla morte quando qualche malattia arriva a limitarci e a farci apparire la vita come senza futuro di felicità.
Gesù è qui prima di tutto come vita e come resurrezione, e vuole che questa vita arrivi a farci uscire, come Lazzaro, dai nostri sepolcri di tristezza e mancanza di speranza.
Quanta vita vera c’è nelle nostre parole e scelte? Quanta speranza mettiamo nelle situazioni difficili di vita che affrontiamo? Pensiamo che la soluzione di tutto sarà solo alla fine del mondo, o già ci crediamo oggi, che è possibile oggi?
 

Il corteo di morte che accompagna Gesù al sepolcro di Lazzaro, è chiamato a convertirsi, e sono significative le parole imperative di Gesù, che diventano una sorte di ordine che scuote e rimette in moto la vita. Gesù dà tre ordini, due rivolti ai presenti e uno a Lazzaro. Ordina ai presenti di togliere la pietra, poi ordina a Lazzaro di uscire e infine ordina di nuovo ai presenti di sciogliere Lazzaro e di lasciarlo andare. Gesù ordina a tutti di togliere i segni della morte e di mettersi in atteggiamento di vita, anche se si sta facendo un funerale e tutto sembra condurre alla fine della vita e della speranza.
 

Gesù ordina anche al mio cuore di togliere le pietre che ho messo su certe situazioni di relazioni di cui ho celebrato in me il funerale; mi ordina di togliere la pietra dove ho seppellito l’amore che ancora posso dare al prossimo, anche se non sono stato capito e rifiutato…
Gesù mi ordina di uscire da me stesso e di fidarmi di lui, perché con lui c’è la vita e non la morte.
Mi ordina anche di sciogliere le bende di rancore e cattiveria che mi impediscono di andare e di aprirmi alla vita, anche se sono stato ferito o ho ferito qualcuno.
 

La comunità cristiana è luogo di vita, anche quando celebra un funerale, perché è proprio l’occasione per ricordarsi che il morto che salutiamo con il rito non termina il suo cammino nella fossa, ma lo aspetta l’abbraccio eterno del Padre della vita. E il funerale cristiano è sempre l’occasione di ricordarsi del valore immenso di ogni attimo di vita che abbiamo e che possiamo riempire di gesti di vita, di amore, di speranza.
Penso allora che questo sia il brano giusto per il battesimo di questa piccola che domani viene portata dai suoi genitori in chiesa. La vita cristiana è vocazione alla vita, sempre in ogni momento. Diventare cristiani è affidarsi a Gesù che è resurrezione e vita, ed è diventare come lui dispensatori di speranza e vita.
Ogni gesto e parola che questa piccola cristiana farà da ora in poi è segno di Gesù, che è venuto per far vivere il mondo e a far uscire tutti noi dai nostri sepolcri.


giovedì 3 aprile 2014

Con la risurrezione di Lazzaro Gesù sintetizza tutto il cammino cristiano



«Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
Domenica quinta di quaresima, 6 aprile 2014



Dal vangelo secondo Giovanni 11, 1-44

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».
Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello.
Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?».
Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».

Parola del Signore!

Enzo: Con la risurrezione di Lazzaro Gesù  sintetizza tutto il cammino cristiano : il centro dottrinale del brano si focalizza sulla solenne auto- rivelazione di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita”. Risurrezione e Vita sono due voci che designano l’essere di Gesù.



Il ritorno di Lazzaro alla vita fisica assume un significato, un valore simbolico: prevede l’evento pasquale che Gesù si appresta a celebrare.  Rifletteremo questa sera  sulla persona e azioni di Gesù perché è Lui  che domina tutta la scena, è Lui che risuscitando Lazzaro compie il segno più straordinario della sua vita, e lo prepara con calma e attenzione.

                                                               

Come nel caso del cieco nato, l’infermità che portò alla morte Lazzaro era stata prevista dal Padre per mostrare la sua bontà salvifica e per glorificare il Figlio, prefigurando la sua vittoria pasquale sulla morte.



Alla notizia dell’infermità di Lazzaro Gesù, non si recò subito a casa di Lazzaro ma rimase ancora due giorni perché “questa infermità non è per la morte”. Gesù attende che il ciclo della morte si compia in Lazzaro, e ancora vuole preparare i suoi discepoli a comprendere il miracolo come un segno particolare.



Dopo due giorni decide di  andare nuovamente in Giudea nonostante il parere contrario dei discepoli: va in Giudea perché “ il nostro amico si è addormentato; ma vado a svegliarlo”. I suoi discepoli non capiscono ancora cosa intende Gesù: “essi credettero che dicesse del riposo del sonno”. Lazzaro è morto, conferma Gesù.



Nell’incontro con Marta, che ha il ruolo principale questa volta mentre la sorella rimane quasi in disparte, Gesù la conduce di fronte ad un nuovo appuntamento della fede, ad una fede più grande nella sua persona. Si tratta di credere in lui adesso, al presente e non soltanto in futuro. 

“Tuo fratello risorgerà”.

“So che risorgerà nella risurrezione, nell’ultimo giorno”

E dopo queste parole di Marta, Gesù si autorivela e consegna la verità più grande della Redenzione, la più grande rivelazione cristologica, fondamento della fede per ogni suo discepolo.

“ Io sono la Risurrezione e la Vita: chi crede in me, anche se morisse, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”.



Marta, “ Credi questo?”


La domanda  a Marta  vale anche per noi: Crediamo questo? Lo crediamo ogni giorno?

 Io sono la risurrezione e la vita,  Gesù si pone sullo stesso piano dell’Io sono di Dio-Padre nella teofania a Mosè: Io sono colui che sono.


Ecco la Rivelazione: Chi segue la Risurrezione e la Vita, GESU’, e vive e crede in Lui non morirà in eterno, risorgerà.


L’incontro di Gesù con Maria, sorella di Marta, provoca in Gesù fremito (fremette nello Spirito) e turbamento: collera contro il potere della morte, cui nessuno può sottrarsi, e agitazione nel suo spirito e profonda commozione per l’amico morto.

“Gesù proruppe in lacrime”. I giudei, accorsi assieme a Maria, si accorsero “come gli voleva bene”.

Vediamo un  Gesù dai sentimenti profondamente umani, quasi dimentico di quello che si accingeva a fare.


Gesù  si reca allora al  sepolcro, ancora commosso: qui dopo il dubbio ancora manifestato da Marta, Gesù prega il Padre motivando la sua preghiera: 

«Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».

La preghiera di Gesù aveva lo scopo di suscitare la fede dei presenti nel suo essere d’inviato da Dio, non quello di ottenere il miracolo dal Padre perché sapeva di essere ascoltato.


“Lazzaro, vieni fuori!”: tre parole ridonano la vita fisica a Lazzaro e sono segno del potere di Gesù di dare la vita eterna a chi crede in Lui.


La voce imperativa di Gesù a Lazzaro, cadavere da quattro giorni che emanava già cattivo odore, è la voce di colui che già ora rivolge ai suoi la parola di Dio, chiamandoli alla vita.

 I morti “dormono soltanto” (v. 11),

“vivono anche se muoiono” (v. 25), e

“morire” non è più morte (v. 26).


Gesù chiama alla vita non soltanto Lazzaro, ma tutti noi perché mediante la fede veniamo alla vera vita: “Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna…” (Giov 5, 24).

E’ doveroso a questo punto ricordare l’apostolo Paolo 1 Cor 15,19-23: 

Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.

Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche

la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti

riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla

sua venuta, quelli che sono di Cristo”.


Questa è la nostra fede, la nostra speranza rafforzate dall’amore di Gesù per noi.

Crediamo, noi questo?


Per bocca di Marta, la comunità di Giovanni confessa la sua fede: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo” (v. 27).

Signore Gesù, morto e risorto, aumenta la nostra fede!

Mariella: Nei brani evangelici delle ultime domeniche Gesù si è rivelato a noi come "l'acqua viva" che disseta il nostro bisogno di felicità e di infinito: l’incontro con la samaritana.

Gesù è altresì "la luce" che rischiara le nostre tenebre donandoci una comprensione nuova di Dio, del mondo e di noi stessi: la guarigione del cieco nato.



Nel brano di domenica prossima Gesù, attraverso la resurrezione di Lazzaro, si rivela come Colui che possiede la pienezza della vita e la comunica all'uomo, ad ogni uomo.



Nel racconto appena letto c'è un rapporto tenero che lega Gesù alla famiglia di Lazzaro. Gesù aveva molti problemi a tornare in Giudea a causa delle minacce ricevute, ma decide di andare comunque dall'amico: non resta lontano dalla sofferenza e dal dramma di una vita

Gesù non si ferma, il suo affetto per Lazzaro è molto più forte della rassegnazione delle sorelle; è molto più saggio della stessa ragionevolezza, della stessa evidenza delle cose.



Più volte questo rapporto è sottolineato da un amore profondo, se leggiamo attentamente infatti notiamo che le due sorelle mandano a chiamare Gesù con queste parole: "Signore, ecco, colui che ami è malato".

L'evangelista osserva: "Gesù amava Marta, e sua sorella e Lazzaro" . Davanti alla tomba di Lazzaro, Gesù si turberà fino al punto di scoppiare in lacrime, tanto che molti commentano: "Guarda come lo amava!"



E' un rapporto che lega strettamente Gesù con l'amico, fino a trasformare la sua morte in vita. E' un rapporto che Gesù intende tessere con ciascun uomo e donna, con ciascuno di noi anche oggi

Questo miracolo operato da Gesù contiene un messaggio importantissimo, punto focale del brano evangelico, richiamando Lazzaro dalla tomba Egli rivela se stesso: "Io sono la risurrezione e la vita", questo lo avevi già ribadito anche tu prima Enzo, però penso sia bene ripeterlo per non lasciar sfuggire questo importantissimo concetto.



Lazzaro è nel sepolcro già da quattro giorni.

Quella tomba non rappresenta l'abitazione definitiva degli amici di Gesù.  Gesù apre il luogo della morte, toglie quella pietra che separa dalle miserie umane, non ha paura della nostra debolezza, del nostro peccato.

"Lazzaro, vieni fuori!". Gesù chiama ogni uomo per nome. Il nome vuol dire tutta la vita di un uomo, Lui la difende dal male. Gesù è l'unico che davanti alla morte dell'amico continua a dare  speranza.

"Io sono la risurrezione e la vita" già adesso, nel presente. Gesù è per tutti i credenti quella vita divina eterna che non morirà mai. Se Gesù è presente in noi la vita non avrà un limite umano ma sfocerà in quella divina, torneremo nel cuore di quel Padre che ci ha amati da sempre .



Questa vita eterna, nata nel Battesimo, rinasce ogni volta nel Sacramento della Riconciliazione.

 Credere significa dire un sì totale a Lui, accogliendo e vivendo le sue parole, i suoi insegnamenti, che sono riassunti nell'amore. In tal modo si apre la porta a Lui, perché dimori continuamente in noi.

A ciascuno, poi, rivolge la domanda provocatoria: "Credi questo?".

Credi che la tua vita, sono Io? Credi che io trasformo ogni vita facendola uscire dalla tomba del peccato, dell'incredulità, dell'incapacità di amare, della solitudine?



Quale potrà essere la nostra risposta?



La samaritana, il cieco nato, Marta e molti altri hanno risposto “Sì o Signore, io credo!” e da quel momento la loro vita è cambiata, passando dalla rassegnazione alla speranza, dal dolore alla gioia, dalla morte alla vita. Chiediamo allo Spirito Santo che così sia anche per noi!.



Giuseppe: Cercare di rivedere dal punto di vista cristiano, gli avvenimenti più importanti della nostra vita, confrontarli con quegli Avvenimenti, il fatto cristiano.

Ecco cosa mi ricorda la pagina del vangelo di domenica prossima.

Teologia, letteralmente  discorso su Dio, parlare di lui, di quel Dio che ha così fortemente voluto amare gli uomini da farsi uomo lui pure, di morire pure lui.

E poi risorgere nella Gloria di Dio Padre misericordioso, di Dio Amore infinito.

Questo è il cristianesimo, quell’avvenimento storico, il nostro incontrare quello “uomo che diceva di essere Dio” e lo era. Un diverso mondo che appare ai nostri occhi.

Lo stesso Gesù  che si rivelò a coloro che assistettero alla resurrezione di Lazzaro, morto da quattro giorni e che già puzzava per la decomposizione in atto del corpo.

E Lui pianse, pianse d’amore per l’amico. 

Talvolta mi chiedo se ho chiesto con sufficiente forza la guarigione di mia moglie da quel male incurabile che la stava rapidissimamente consumando e portando da Lui. 

Talvolta scruto nei ricordi della mia mente per trovare se ho chiesto il miracolo, magari quello che Gesù compì su Lazzaro stesso. Perché non chiederlo? Perché non sperare? E’ l’amore a farmi pensare così!



Incontrare, vedere Gesù è solo il mio viverlo dentro, il desiderio di essere parte di quella Storia della Salvezza del genere umano, della salvezza eterna di ognuno di noi, della resurrezione dalla morte.



Scrive don Giussani: “Prendere sul serio la pretesa di Cristo è profondamente razionale, perché essa si è posta nella storia, e come fatto generatore di”un nuovo essere”, di una nuova creazione (rinascere in Lui – ndr)”.

Noi dobbiamo prendere sul serio quella pretesa che è "acqua viva" "fonte di Vita eterna".



Lazzaro siamo noi, nella misura in cui accettiamo in noi e per noi,  nel nome di Gesù un cammino cosciente e responsabile, fatto di miserie, preghiere, dolori, fede incrollabile, speranza certa che ci riportano a riconquistare la Vita, la Risurrezione, la vita eterna beata.



La nostra quaresima porti noi e coloro che incontriamo, che amiamo, sulla strada che a porta a Gesù.

Verifichiamo dunque, respiro dopo respiro, se stiamo seguendo il Sogno di Gesù, il Cristo. Non

fermiamoci. Mai.