BENVENUTO



B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


giovedì 23 gennaio 2014

Inizio della missione di Gesù e i primi discepoli




Inizio della missione di Gesù: non  Nazaret ma a Cafarnao


DOMENICA 26 GENNAIO 2014

Cafarnao: Casa di Pietro molto grande con due stanze ottagonali - Chiesa ottagonale costruita sulla casa di Pietro













Dal vangelo secondo Matteo 4, 12-23




Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.
E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Parola del Signore!



  


Enzo: Potremmo intitolare questo brano: le scelte di Gesù all’inizio della sua missione da Messia.
Quattro avvenimenti che indicano la strategia di Gesù:
1)      dopo aver “saputo dell’arresto di Giovanni si ritirò nella Galilea…andò ad abitare a Cafarnao
2)      cominciò a predicare il regno dei cieli vicino e la conversione
3)      sceglie dei discepoli che subito lo seguirono come possibili apostoli
4)      percorreva tutta la Galilea, insegnava, annunciava il vangelo del Regno, guariva ogni sorta di malattie e infermità del popolo.

Gesù, lascia Nazaret, e sceglie la Galilea, paese di confine quindi di passaggio, paese visto dai benpensanti religiosi come paese di pagani. Cafarnao diventa la sua dimora e centro della sua predicazione. Si compie la profezia del profeta Isaia. Accenno molto importante per l’evangelista che vuole confermare ai suoi la veridicità del Messia Gesù, oltre a sottolineare la scelta di Gesù di rivolgesi per primo ai pagani, ai lontani, coloro che erano nelle tenebre con particolare attenzione ai poveri, malati.

Con le stesse parole di Giovanni Battista, dando un senso di continuità, inizia a richiamare l’attenzione del popolo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Convertitevi! Il pentimento è la prima condizione per potere ascoltare e ricevere la Parola nell’umiltà che diventa devozione, riflessione, testimonianza.

Il discepolato di Gesù  non è una sua istituzione, anche i maestri della legge erano circondati da discepoli: la novità di Gesù consiste che mentre nel giudaismo erano i discepoli a scegliere il maestro, adesso è Gesù che sceglie i suoi discepoli.
Quel “subito seguirono” sta ad indicare il metodo di Gesù perentorio e inaspettato, la pretesa che i suoi discepoli dovevano lasciare tutto per seguirlo, per unirsi strettamente a lui e condividere la sua vita… percorso difficile ma che garantiva l’acquisto della vita eterna.
Gesù sarà molto esigente, ma anche comprensivo, per tutti misericordioso. Sarà il punto di riferimento per coloro destinati prevalentemente all’annuncio e per ogni suo seguace e discepolo. Essere presenti e disponibili fin dalla chiamata, testimoni della Parola, dei gesti e dei segni.

Gesù incomincia a svolgere il suo ministero itinerante: aspetti della sua missione saranno  l’annuncio del Regno con una attività didattica e taumaturgica. Parola e azione rappresentano i due aspetti essenziali della sua missione. Alle parole seguono i fatti, i segni che annunciano il cambiamento che si sta avverando, la salvezza del corpo come preludio della salvezza eterna e l’avverarsi della promessa divina, e l’avvento del Regno di Dio, la Redenzione del genere umano.

La fama di Gesù si estende… da tutte le parti grandi folle incominciarono a seguirlo…

Seguire Gesù: noi continuiamo ad essere quella folla che segue Gesù, il Messia che è la rivelazione del Padre, che comunica, annuncia quello che ha sentito dal Padre, e chi conosce Lui conosce anche il Padre, ogni conoscenza del Padre l’abbiamo attraverso Lui.

“Conoscere” è un verbo che indica nella Bibbia l’amore profondo, amore che tende e giunge all’unione, alla comunione più completa, un amore destinato a generare figli di Dio, conoscenza che riceviamo per mezzo dello Spirito, dopo la Pentecoste.
Ognuno di noi ha una pentecoste da raccontare, un cammino da seguire, della gente da incontrare,
dei fratelli da curare, dei lontani per cui pregare.

 Giuseppe: Convertire – convergere. Due verbi molto simili. Per me la conversione è un movimento, moto dell’anima, moto di pensiero, che tende ad un punto focale unico: Dio.
 In questo Gesù è stato l’unico in tutta la storia, fino ai nostri giorni: ha insegnato come la sublimità del sentire sia il grande interrogativo che nasce dall’impeto dei desideri infiniti e dalle visioni terrene che trovano in noi uomini la loro terra propria.
 La messianica predicazione porta proprio a questo, camminare alla sequela di Lui.

:Cammino difficile, anche perché Lui è la Gioia, una gioia molto di versa da quella che concepiamo noi. Diversa, oh quanto!
Solo quando decidiamo di "convergere a Lui", quando ci mettiamo in cammino, cioè in ascolto, ci accorgiamo dei nostri errori e scegliendo di "camminare assieme" al Maestro, ci mettiamo a fare una revisione della nostra vita, delle incongruenze tra noi e Lui.
Il buio e la Luce. Lui si presenta come l'ultimo profeta, Dio in terra, che porta la luce a noi immersi nelle tenebre.
Scriveva don Giussani:" la vita è triste ma è meglio che sia triste, altrimenti sarebbe disperata. La tristezza è la capacità dell'uomo che aspira all'infinito.
L'assenza di tristezza è la banalità di una mente quasi "scema" spoglia di pensieri e di dignità".
La nostra tristezza è il peccato, la nostra dignità è la consapevolezza il bisogno del perdono.
Sembra un cammino folle, ma solo con il pentimento troveremo la pace, la gioia nella consapevolezza dell'essere servi inutili, ma testimoni di un Amore più grande che porterà la nostra salvezza.
Convertitevi, e credete al Vangelo. Già, credere.
Ma che vuol dire credere? Credo al mio MAESTRO, cioè mi fido di Lui, mi ha dato le prove.
Dunque credo ai fatti che mi guidano a quel centro delle mie poche parole. Un centro che mi attira (la forza centripeta della Parola) e mi mostra tutto il Suo splendore.


 Mariella: Desidero riprendere il testo evangelico che abbiamo letto e vorrei fare alcune osservazioni che ritengo essenziali per comprendere bene il suo significato
Domenica scorsa sulle rive del Giordano, abbiamo contemplato l'Agnello di Dio in tutto il suo splendore e in tutta la sua grandezza. Oggi troviamo l'Agnello proiettato nella sua missione per le vie della Galilea.
Il trasferimento di Gesù da Nazareth a Cafarnao equivale all'inizio della sua attività pubblica.
Nella Galilea, una regione che Gerusalemme giudicava terra di tenebra, comincia a risplendere una Luce.
Gesù sceglie proprio la Galilea, situata ai confini tra il mondo ebraico e quello pagano, per proclamare l'universalità della salvezza!
E' singolare il fatto che l'annuncio di Gesù è identico a quello del Battista: eppure sulle labbra di Gesù ha un senso radicalmente nuovo.
Anche tu Enzo avevi fatto cenno all'invito di Giovanni Battista "convertitevi..." molto simile a quello di Gesù, ma c'è una differenza da sottolineare.
Se per il Battista la conversione ha un senso morale,  la vicinanza del regno è l'annuncio dell'ormai prossimo giudizio di Dio.
Per Gesù la conversione è l'invito ad un radicale cambiamento nel modo di concepire Dio, che non guarda più all'uomo per condannarlo, ma che si abbassa per amarlo!!!
Convertirsi, per Gesù, significa incontrare ed entrare in relazione personale con lui, lasciarsi amare da lui, sperimentando con lui l'amore del Padre, e in quest'ottica di amore rivedere tutta la propria vita e realizzarla secondo il suo disegno ed il suo volere.

La seconda cosa che vorrei approfondire è la seguente: Dio entra nella storia degli uomini e vi entra mentre stanno svolgendo il loro lavoro di sempre, si presenta alla loro riva per invitarli a diventare strumenti e collaboratori del suo piano di salvezza.
La persona di Gesù emanava veramente un fascino straordinario, assolutamente unico, capace di far vibrare le corde nascoste del cuore umano.
Incontrando il Suo sguardo, quei primi discepoli, capirono sicuramente di essere infinitamente amati, e sentirono che valeva la pena di lasciare tutto per continuare a incontrare quello sguardo e sentire quella voce.
Ecco Dio entra anche nella nostra personale storia, a noi discepoli di oggi, per rinnovare il suo invito, Egli chiama ancora e anche oggi chiede una risposta generosa e immediata.
Non vuole tentennamenti, non vuole compromessi, non vuole mezze misure. Vuole la nostra disponibilità a lasciarci trasformare dal suo amore, per poter noi stessi trasformare il mondo
La conversione, alla quale siamo invitati,  ci introduce in uno stile di vita singolare, in una nuova mentalità dove le cose vengono viste con gli occhi della fede e non con quelli della carne, con lo spirito di chi "appartiene" a "Qualcuno" e che non si vive in maniera isolata
Il tempo del silenzio, dell'individualismo e del nascondimento è terminato, inizia il tempo dell'amore fraterno, dell'unità.

 La Chiesa prega in questa settimana per l'unità di tutti i cristiani, anche in senso stretto, ossia nelle nostre piccole o grandi comunità parrocchiali
Ma tutto questo lo abbiamo compreso? Ne siamo capaci? abbiamo interiorizzato il suo insegnamento e risposto alla Sua chiamata?

Giuseppe: E, nel condividere, come abbiamo fatto anche questa sera, sta il senso della nostra unità: abbiamo cercato di mettere Lui al primo posto.

Enzo: Sicuramente abbiamo risposto alla sua chiamata, forse non abbiamo compreso tutto e interiorizzato bene il suo  insegnamento.
Ma Lui lo sa, e questo è bello! Che lui lo sa e, da a noi la consapevolezza a noi, che cerchiamo di seguirlo, che stiamo andiamo verso quella Gioia (Lui) di cui parlava Giuseppe.
Per possedere quella Gioia dobbiamo abituarci a guardare Gesù dopo la sua risurrezione e agli apostoli dopo la Pentecoste.
.
Giuseppe: Quando arriverà la "mia personale" pentecoste? Non il sacramento della cresima, giunto fin troppo presto, a sette anni, ma la pentecoste del cuore che mi fa incontrare gli altri in me e possedere il moto spontaneo dell'Amore ricevuto da donare loro.

Mariella: da meditare

Enzo: Se ci guardiamo bene, forse pretendiamo troppo dalla nostra debolezza: un po' di ottimismo in più, credo, ci farà vedere più vicini a Dio di quello che pensiamo...
Siamo figli di Dio, o no?
Giuseppe: Mio Dio e Dio mio!

Mariella: Siamo Figli e siamo anche eredi di quel Regno che già possediamo se solo sappiamo vivere la pienezza di una conversione.
Ci aiuti il Signore a riscoprire giorno dopo giorno la nostra personale chiamata alla sua sequela.

sabato 18 gennaio 2014

Venne il Messia atteso,ma i suoi non lo accolsero



4 – Prologo di Giovanni : Venne fra la sua gente ma i suoi non lo hanno accolto
Commento di Padre Augusto Drago



“EGLI ERA NEL MONDO, E IL MONDO FU FATTO PER MEZZO DI LUI, EPPURE IL MONDO NON LO CONOBBE, VENNE FRA LA SUA GENTE, MA I SUOI NON LO HANNO ACCOLTO” (Gv 1,10-11).


Se leggiamo con particolare attenzione queste altre parole del Prologo al Vangelo di San Giovanni, possiamo scorgere come esse siano costruite mediante alcune “opposizioni”: abbiamo descritta quasi una dialettica tra opposti, contrari che si rincorrono come in drammatico gioco.

Per tre volte e ripetuta la parola “mondo” ma con significati diversi.

-“Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui”:  qui “mondo” sta a significare l’intera creazione: Egli, il Verbo è nella creazione come causa esemplare. Tutto è stato esemplato nel Verbo : “ Immagine del Dio invisibile, primogenito di ogni creatura... “(Col 1, 15). Ogni cosa porta l’impronta della Sua Bellezza, Bellezza che proviene al Verbo dal suo essere con il Padre, Bellezza che caratterizza ogni cosa creata perché tutto è stato creato in Lui. “E Dio vide che ciò che era creato era cosa buona” cioè bella (Cf Gen I).
Questa Bellezza è nel mondo perché il mondo è stato fatto per mezzo di Lui ...   

Eppure il mondo non lo conobbe: Qui il vocabolo acquista il significato tipico, che troviamo nel Vangelo di Giovanni, di forze ostili a Dio, alla sua Parola, il mondo come sottoposto al potere del maligno.
E qui abbiamo la prima opposizione. Le forze negative, che operano dentro la storia, non lo conobbero, anzi gli si opposero cercando di devastare quella originaria e fontale Bellezza della creazione. Questa dialettica è presente nella storia, opera negatività e oscuramento nel mondo e nelle vicende umane,che sono forze dominate dal maligno. Possiamo dare ad esse un nome oggi? Sì: l’egoismo, l’orgoglio, la superbia, la fame di potere, l’odio, la divisione, il disordine, il peccato.

 Chi è dentro questo mondo siffatto è fuori dalla “Parola”, tende a distruggere la Bellezza, non conosce, né può conoscerla, l’armonia del Bene e della luce. Fuori da questa Bellezza l’uomo e il mondo si abbruttiscono perché con il peccato è stato reciso il filo che lo tiene legato a Dio. Occorre oggi ritrovare non solo il senso della Bellezza intesa come armonia divina, ordine, ma ritrovare la via che ci porti ad essa: la via è Gesù, unico Salvatore del mondo, la via è Lui : e a Lui ci si riallaccia attraverso la strada dell’umiltà, della semplicità, della piccolezza. Ritornare bambini, per avere la capacità di stupirci ancora. A Lui ci si riallaccia ancora se sapremo recuperare la purezza degli occhi, gli occhi del cuore, gli occhi estatici che sanno guardare non più con cupidigia, ma con gratuità ogni cosa. Rientriamo dunque nel cuore del Verbo per conoscerlo cioè, secondo il significato biblico, per amarlo ed essere uniti a Lui.
 “Venne tra la sua gente (casa, tra  suoi, nella sua proprietà) ma i suoi non lo hanno accolto”.
 La dialettica delle opposizioni continua.
“Venne”! Riusciamo ancora a sussultare di gioia davanti a questo venire del Verbo? Dio nel suo Verbo muove, per così dire, il passo verso il finito varcando la “soglia”, il confine dell’eternità.
Solo l’Amore fa queste cose! “Cosi Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio”, così dice Gesù allo stupito Nicodemo (Gv 3,16).

Venne! Dove? Tra i “suoi”. Chi sono costoro? Gli uomini, l’umanità intera: “noi siamo la sua casa” dice l’autore della Lettera agli Ebrei (Eb 3, 6): l’umanità è sua propria per diritto creazionale. Ma anche qui abbiamo una svolta inattesa, sconvolgente: “i suoi” non lo hanno accolto! Lo rifiutano.
Rifiutare Dio, la luce, la vita, la verità: quale immane tragedia! E’ la tragedia dell’ uomo d’oggi che rifiutando Dio ha finito per rifiutare se stesso, perdendo la sua identità e, quindi, l’unica possibilità che gli è stata data di ritrovare la sua libertà e la sua dignità.

E noi lo abbiamo veramente accolto? Possiamo essere sicuri di averlo accolto? E’ un esame che ci si impone. La prova che lo abbiamo accolto sta qui: se nel suo nome ci ritroviamo fratelli e sorelle pacificati. E’ impossibile? No: queste cose fa l’amore!


giovedì 16 gennaio 2014

E' lui 'Agnello di Dio che battezza nello Spirito Santo





Ho visto e testimoniato che questi è il Figlio di Dio


Domenica 19 Gennaio 2014




 

Dal vangelo secondo Giovanni 1,29-34

Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: <Dopo di viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me>. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”

Giovanni testimoniò dicendo:” Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse:< Colui sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo>. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio.


Mariella: Terminate le feste natalizie, la Chiesa ci introduce nel ciclo del Tempo ordinario, durante il quale ci fa meditare gli insegnamenti e il vissuto stesso del Salvatore

Per una comprensione più approfondita di questi avvenimenti, la Liturgia ce li fa esaminare alla luce della divinità di Gesù. Ed è il tema centrale delle letture di questa prossima domenica.



. Nel Vangelo, Giovanni Battista, precursore del Signore, ormai al termine della sua missione; vede venire Gesù verso di lui e lo addita al popolo, esclamando: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo"

l' Eletto del Signore, su cui ha visto "lo Spirito Santo scendere come una colomba dal cielo", che battezzerà non già con acqua, ma "in Spirito Santo".

La testimonianza di Giovanni fa riferimento alla profezia di Isaia, di cui parla la prima lettura, nella quale il profeta descrive il Messia come il Servo di Dio:"Mio servo sei tu, Israele.... Io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra".

Colui che Dio chiama "suo Servo" nella profezia di Isaia è quello stesso che, nella pienezza dei tempi, chiamerà "suo Figlio diletto" e che, come Agnello innocente, verrà sacrificato in espiazione dei peccati.



Il Battista definisce Gesù quale agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo. È questo il cuore della sua missione: togliere ciò che allontana dall'amore del Padre donando agli uomini la possibilità di godere nuovamente della comunione con Dio e poterla testimoniare.



La partecipazione ai sacramenti è fondamentale per riscoprirci parte di un disegno d'Amore che ha come protagonista Dio e l'uomo redento dal sangue di Cristo ed in particolare questo mistero d'Amore lo viviamo intensamente nell'Eucarestia.

Le parole "Ecco l'Agnello di Dio" ci ricordano che l'Agnello continua ogni giorno a immolarsi sui nostri altari di tutto il mondo per la nostra salvezza.

Lo Spirito Santo poi è fondamentale per la conoscenza di Gesù, Giovanni si preoccupa da subito nel suo Vangelo di far comprendere che il Cristo può essere conosciuto, amato, testimoniato, pur non avendone avuto esperienza personale e pur non avendo assistito ai miracoli da Lui compiuti,

ma lo riconosce come Cristo solo nel momento in cui si apre all'azione dello Spirito Santo.



La fede cristiana è un'esperienza personale di Gesù Cristo che avviene sotto l'impulso dello Spirito e grazie alla testimonianza della fede da parte di chi, prima di noi, ha conosciuto la verità di Cristo e del suo Vangelo e ce l'ha comunicata con parole ed opere.


Enzo: Giovanni aveva invitato alla conversione, annunciato tempi nuovi , il regno dei cieli in arrivo, il Messia tanto atteso da Israele. Giovanni è profeta e testimone. In questo brano lo vediamo come testimone: egli mostra, segnala la presenza storica del Messia, testimonianza perenne fino alla sua morte e valida per tutti i tempi. Giovanni è un testimone esemplare!



Oltre che indicare Gesù come messia ne indica anche le sue funzioni: agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.

Agnello di Dio: l’agnello simbolo della pasqua ebraica, agnello sacrificato prima della liberazione del popolo di Dio dall’Egitto. Gesù muore nel giorno in cui si immolavano gli agnelli per la Cena pasquale: nuovo Mosè portatore di una  liberazione definitiva.

Agnello di Dio: agnello sofferente, il Servo di Jahvè, descritto da Isaia, il servo sofferente che era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori. (Is 53)

Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo: non toglie  i peccati dell’uomo, non toglie il peccato dal mondo ma quello di tutto il mondo per il quale incomincia il suo cammino fra i peccatori e con loro,  un mondo ormai allo stato di incredulità, di iniquità, di rifiuto della Parola.


Giuseppe: La testimonianza di Giovanni non scaturisce da una sua riflessione, ma dallo Spirito come lui umilmente afferma. Giovanni ha ascoltato quella voce e ha visto e testimoniato quella voce.

Quella voce che, forse, oggi noi trascuriamo: quella dello Spirito Santo.


 “La fede cristiana è un'esperienza personale di Gesù Cristo che avviene sotto l'impulso dello Spirito e grazie alla testimonianza della fede da parte di chi, prima di noi, ha conosciuto la verità di Cristo e del suo Vangelo” Cosi Mariella.

E proprio per questo mentre leggevo è nato “qualcosa di personale” che voglio trasmettere a voi.


Possiamo noi sentirci “agnello”?

Forse a molte persone può dare fastidio. Oggi pare che l’agnello, in senso biblico non sia di moda.

Forse, e dico forse affinché le mie parole  non appaiono come un giudizio, forse il mondo di oggi

Prepotente, violento, egoista vuol fare a meno di Dio:  altro che “agnello!”.
 Se non sei più prepotente,violento, egoista, vuoto di quei valori etici di cui si parlava ancora quand’ero più giovane . E di questo mondo che non c'è più provo una grande nostalgiaInoltre oggi se non sei un accaparratore, uno sfruttatore, “un furbo”, come si dice, sei stupido, non vali niente.
Che brutto!
E vieni messo al margine della società, come un appestato di biblica memoria. Giù, nella Geenna!

E di questo mondo nuovo annunciato, rinnovato, volto santo da Gesù che provo questa sera una grande nostalgia



Mariella: un cristiano che vuole seguire il suo Maestro, dovrebbe ricordarsi che “Agnello” è uno solo, ma agnello siamo tutti quando partecipi del sacrificio di Gesù nella misura in cui offriamo le nostre sofferenze in espiazione dei peccati del mondo;

agnelli siamo noi anche quando accettiamo di vivere con mitezza ed umiltà in questo mondo di prepotenza ed arroganza;

agnelli siamo noi cristiani quando perseguitati nei luoghi di lavoro, nella società atea  e negli ambienti famigliari dove non si condivide la fede, sempre e quando ci uniamo al sacrificio di Gesù.

Nello Spirito e grazie allo Spirito riusciremo a salvare il mondo con la testimonianza dell'Amore.


Enzo: Leggendo ogni pagina dei vangeli, qualsiasi, ci accorgiamo che Gesù cammina in mezzo alla gente bella o brutta, pia o peccatrice, cammina con loro, guarisce, dona la fede, non critica, non rimpiange, ma ha pianto: ricordate il suo pianto per Gerusalemme incredula, indifferente ai richiami di Gesù?

Giovanni mostrandoci Gesù come l'Agnello di Dio ci ha mostrato il suo enorme sacrificio a cui sarebbe andato incontro...

E noi?

Non si tratta di essere Gesù, ma di imitarlo offrendo noi stessi in sacrificio, non offriamo qualche nostro atto, ma noi stessi e con l'aiuto, come lo è stato per Gesù, dello Spirito Santo Amore.


NB: L'amico Giuseppe durante la chat ha postato spontaneamente infervorato una poesia, Magnificat, che si può trovare nella pagina Preghiere,occasioni di silenzio.

domenica 12 gennaio 2014

LA VITA, LUCE DEGLI UOMINI


Terzo commento di Padre Augusto Drago, del prologo del vangelo di Giovanni







“IN LUI ERA LA VITA E LA VITA ERA LA LUCE DECLI UOMINI. LA LUCE SPLENDE 

NELLE TENEBRE MA LE TENEBRE NON L’HANNO VINTA” (Gv 1,4-5).



Nella riflessione precedente ci siamo posti una domanda assolutamente fondamentale per l’uomo: chi è “Lui” il Cristo Gesù? Giovanni al primo versetto del Prologo al suo Vangelo ci aveva risposto: è la Parola eterna, eternamente generata dal Padre e che con afflato affettivo sta davanti al Padre in atteggiamento di amore.
Nei versetti seguenti Giovanni, con occhi di aquila, ci fa scoprire altre cose di questa Parola.
“Parola” dice comunione, dialogo. Là dove c’è comunione e dialogo c’è prima di tutto la vita, vista non nel suo momento statico, ma dinamico, non dal punto di vista strettamente biologico, ma nelle sue componenti affettive, intellettive e volitive.

In Lui era, dunque, la vita. “Era”: siamo dunque rimandati al “Principio”. Quando le realtà create cominciano ad esistere, già la vita era nel Verbo. Quale? Quella del Padre. Tutta la realtà del Verbo è riferita a questa vita: Egli la riceve dal Padre e la ridona al Padre in una circolarità d’amore. Questa vita, il Verbo a sua volta la comunica agli uomini perché anch’essi abbiano comunione con il Padre e il Figlio: “queste cose vi diciamo perché la vostra gioia sia piena” (I Gv 1, 4).

In Giovanni spesso ritorna questo tema della vita: “Sono venuto perché gli uomini abbiano la vita e la abbiano in maniera piena” (Gv 10, 10); “chi crede in me ha la vita” (Gv 3, 36); “Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui ( Verbo, Gesù Figlio di Dio)” (Gv 3, 15). Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel Figlio (Cf. Gv 5, 26). In tal modo siamo chiamati ad entrare nella “circolarità” dell’amore-vita del Padre e del Figlio.

Se potessimo veramente prendere consapevolezza di questa “chiamata” che dà le vertigini!
Ma che cos’e la vita oggi per l’uomo? Un vivere senza orizzonti di speranza, un vivere per sé, una manipolazione, una violenza perpetrata ai danni dei deboli, degli indifesi, dei bambini, una vita che è negazione della vita e che, contraddittoriamente, esalta la morte. Perché avviene tutto questo? Perché si è smarrita la via dell’amore che è il linguaggio proprio e naturale della vita.


 

La vita era la luce degli uomini:

Di questa vita ricevuta dal Padre e donata agli uomini, poi, Giovanni fa una affermazione: “La vita era la luce degli uomini”. La Luce nella Bibbia è il simbolo che trasmette ed indica la realtà di Dio: “Egli si riveste di luce come un manto” (Sl 104, 2).
Giovanni nella sua prima Lettera decodifica, per così dire, questo simbolo: “Dio è luce e in lui non ci sono tenebre... Se camminiamo nella luce, come Egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri...” (1 Gv 1, 5b-7). Il simbolo decodificato stabilisce questa “equazione”: Luce = comunione.

L’affermazione del Prologo, dunque, sembra dirci che la vita vera si ha quando c’è comunione, perché la vita che è nel Verbo è comunione con il Padre. Dio è comunione!
La prima Parola pronunciata da Dio nella Bibbia si esprime in termini di luce: « “Sia la luce”, e la luce fu» (Gen 1, 3). Nell’interpretazione patristica queste parole vengono lette come se Dio, che è comunione (=Mistero Trinitario) si autoeffondesse nell’ambito della creazione imprimendo ad ogni essere creato la sua realtà di comunione perché tutto potesse vivere in Dio e per Dio nel Suo Verbo.




La luce splende nelle tenebre: Questa luce è più forte delle tenebre! E nell’uomo, è dentro la realtà creata. Vincerà, alla fine, splenderà piena, vittoriosa contro le tenebre della divisione e del peccato e della morte. Qui troviamo il senso della speranza che Gesù è venuto a portarci nella sua Incarnazione. “Io sono la luce del mondo” (Gv 8, 12). Ci possono essere momenti in cui questa luce può essere appannata, offuscata, ridotta ad una fiammella…  tutto il senso della vita può sembrare smarrito. Ma la luce è Lui;  usciremo dalle tenebre quando sapremo finalmente dire: “E’ in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce”(SI 3,10).




giovedì 9 gennaio 2014

Bisogna che adempiamo ogni giustizia




Dare testimonianza alla Luce

Domenica 12 gennaio 2014



Dal vangelo secondo Matteo 3, 13-17

"Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi

battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho

bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose:

«Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo

lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i

cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di

lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui

ho posto il mio compiacimento".


Parola del Signore!

Enzo: Abbiamo appena letto il primo atto pubblico di Gesù, atto preparatorio e di inizio

alla sua missione. Dopo essersi rivelato ai pastori e ai Magi oggi assistiamo ad una terza rivelazione di Gesù. Dio rivela un po’ alla volta il suo disegno: ai pastori, forse i più poveri tra gli Ebrei; manifestandosi ai Magi rivela che è venuto anche per tutti i popoli, e oggi chiede a Giovanni, colui che da qualche tempo lo sta annunciando, di essere battezzato.

Questo proprio nessuno se lo sarebbe aspettato!

Il primo impatto che stordisce noi credenti e che creò difficoltà nelle prime comunità cristiane è ciò che Gesù dichiara praticamente a Giovanni: vuole essere battezzato, vuole iniziare un cammino di conversione come gli altri suoi discepoli.

Aveva fatto impressione anche al suo precursore: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». La notizia sembrava, e sembra anche oggi a prima lettura, che Gesù fosse subordinato a Giovanni.

L’evangelista Matteo sentì allora quando scriveva il suo vangelo, il bisogno di spiegare ai suoi lettori giudei e quelli nel tempo a venire, che questo non significa che Gesù fosse peccatore o inferiore a Giovanni.



Una prima risposta la dà subito dopo Gesù: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia».

La risposta di Gesù e il riconoscimento del Battista della superiorità di Cristo, che "lo lascia fare", indicano che il Si­gnore si assoggettò al battesimo per "compiere ogni giustizia", cioè aderì al disegno salvifico del Padre, che prevedeva la sua solidarietà con il mondo, fino al sacrificio supremo della vita. Giustizia che indica il piano della salvezza che si compierà come descritto dalle Scritture. Giovanni “ venne, mandato da Dio, come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui”, dirà l’apostolo Giovanni nel prologo del suo vangelo. Gesù stesso sarà Luce, Giustizia, Pace.



L'immersione nel Giordano prefigurava il suo destino di sofferenza e di morte e la sua sepoltura. Colui che è senza peccato, ponendosi tra i peccatori, mostra la vicinanza di Dio al cammino di conversione dell'uomo.

Il Battesimo di Gesù prefigura e annuncia il nuovo Battessimo di sangue e fuoco.



In secondo luogo la teofania di Gesù: lo Spirito di Dio scende su Gesù per consacrarlo Messia dichiarando ai presenti e  a noi la sua figliolanza dal Padre, Gesù figlio di Dio.

Adesso Gesù mostrando la sua solidarietà al volere del Padre e ricolmo di Spirito Santo può iniziare la sua missione: da Dio e per gli uomini è confermato come il Messia tanto atteso.



Il soggiorno nel Giordano non fu un’esperienza a sé: Gesù non predicherà o vivrà come Giovanni, non starà fermo, non spaventerà i suoi discepoli. Gesù camminerà in lungo e in largo per la Palestina insegnando e predicando con segni e guarigioni, Gesù vorrà stare con la gente, la vuole toccare, guarire nel corpo e nell’anima. ( mi ricorda tutto ciò Papa Francesco!).


 Ci sono i quattro verbi con cui Matteo caratterizza l’ attività missionaria: mettersi in cammino, insegnare, predicare, guarire; quattro verbi che sono un programma del fare per ogni discepolo. Ne aggiungerei un altro per noi e per chi ci legge, visto che Gesù non è più presente in carne e ossa come allora: pregare, per tenersi sempre alla presenza della Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, per avere il loro compiacimento, come per Gesù.

Come suonano dolcemente all’orecchio le parole di Papa Francesco: "Siamo uomini peccatori ma camminiamo sotto lo sguardo di Dio. Il Vangelo non si annuncia con bastonate inquisitorie. Dobbiamo conformarci al Dio delle sorprese".

Facciamoci sorprendere da Dio!

Ricordiamolo sempre: Colui che era senza peccato, ponendosi tra i peccatori, mostrò da subito la vicinanza di Dio al cammino di conversione dell'uomo.


Mariella: cercherò di non ripetere quanto tu Enzo hai già spiegato.

Hai già premesso che la festa del Battesimo di Gesù è infondo un'altra Epifania, ossia manifestazione del Signore.

Potremmo dire, la manifestazione della vera identità di Cristo: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» e il senso vero della sua venuta: la salvezza di tutta l'umanità.



Una seconda sottolineatura che vorrei fare è questa: non sono gli uomini ad andare incontro a Gesù; è lui che viene incontro a noi. Questo è il mistero che abbiamo celebrato nel Natale, quando Gesù è venuto ad abitare in mezzo agli uomini. Questo è anche il procedere di Gesù verso" Giovanni e non viceversa.

Così come avverrà per altri personaggi del Vangelo raggiunti dal Salvatore nei diversi momenti della loro vita, momenti particolari che stabiliscono un profondo cambiamento ed una trasformazione definitiva.



Terza ed ultima cosa: le parole di Giovanni, mettono in risalto la superiorità di Gesù, riconoscono in lui il Messia atteso da Israele.

Viene spontaneo chiedersi perché Gesù va dal Battista? il Signore nel suo dialogo con Giovanni afferma la necessità di «compiere ogni giustizia».

Con il termine "giustizia" Gesù allude alla sua missione, che consiste nel rendere possibile all'uomo la salvezza, secondo il progetto salvifico del Padre.

La voce dal cielo dopo il Battesimo rivela come Gesù sia veramente l'inviato di Dio, colui nel quale il Padre si compiace,

In questo modo, Gesù porta a compimento la profezia di Isaia (42,1-4) proclamata nella prima lettura:



1Ecco il mio servo che io sostengo,

il mio eletto di cui mi compiaccio.

Ho posto il mio spirito su di lui;

egli porterà il diritto alle nazioni.

2Non griderà né alzerà il tono,

non farà udire in piazza la sua voce,

3non spezzerà una canna incrinata,

non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;

proclamerà il diritto con verità.

4Non verrà meno e non si abbatterà,

finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,

e le isole attendono il suo insegnamento.



 E’ lui il servo che agisce con mitezza non spezzando la canna incrinata e non spegnendo la fiamma smorta, colui su cui scende lo spirito del Signore e in cui Dio pone il suo compiacimento.



La celebrazione del Battesimo di Gesù, diventa occasione preziosa per ripensare al nostro battesimo. Quell'evento, ormai lontano nel tempo ed al quale noi abbiamo partecipato senza consapevolezza a ciò che stava per avvenire,

In verità il Battesimo ha deciso della nostra identità più profonda: ossia essere figli di Dio.

È bello pensare che, anche su di noi, un giorno si sono aperti i cieli e Dio ci ha accolti teneramente come figli; per cui, la nostra relazione con Lui non è più basata sul timore servile, ma su un amore riconoscente, verso quel Padre che ci ha aperto le porte del Regno



Chiediamo a questo Spirito, che abbiamo ricevuto nel battesimo, di effondere su di noi la Sua luce, e di aprire il nostro cuore ad una conoscenza più vera della speranza alla quale siamo stati chiamati, affinché diventiamo capaci, anche noi, di compiere nella nostra vita la volontà del Padre.

Anna: Il Vangelo ci dona spunto, come sempre, per poter meditare e fare nostra la Parola di Gesù. Rileggendo i vostri commenti ho avuto modo di entrare più profondamente al di dentro della Parola. Intanto vi ringrazio per ciò che mi regalate e che il Padre Gesù e lo Spirito Santo mi dona .



Gesù si mette in mezzo alla gente per farsi battezzare .... Le pitture molte volte rappresentano il Battesimo di Gesù  ....  in fila gli uni dietro gli altri .... Gesù è sempre mischiato tra la folla ...tra i peccatori ..... e forse Giovanni non ne capisce il senso .....

Questo secondo me ci da la possibilità di comprendere il rapporto che c’è tra Dio Padre e ogni uomo, tra la Misericordia di Dio e il Peccato, TRA L'AMORE  di Dio Padre e l'iniquità delle creature ....e come lo Spirito Santo agisce se l'uomo lo desidera.

 .

Penso alla vita di ognuno di noi, a ciò che il Padre dona e ha donato in un moto continuo: come ha fatto per Gesù così lo stesso dona a noi ….

Dio ci ama come ha amato Gesù con la stessa intensità, passione, gioia, tenerezza.  

Riflettevo sulla parola “mio compiacimento” : termine  poco usato oggi … eppure ricco di significato ….

Quante volte diciamo quella persona mi piace, quel bambino mi rende felice, ha un sorriso che mi  trascina … la nostra vista , l’udito si riempiono di slanci  nel vedere, nell’ascoltare …. Sono felice e mi compiaccio  di stare accanto a te …

Penso al Padre e alla sua  gioia  nello stare accanto ad ognuno di noi:  si compiace, prova il gusto del bello e del buono che c’è in ogni uomo da lui creato  .

Il Battesimo è questa  musica che   risuona:   figlio mio tu dentro di te hai il mio respiro , mi assomigli; ti amo e tu mi dai tanta gioia quando segui mio Figlio decidendoti per Lui.

Mi piacerebbe dire ancora una cosa ...come sarebbe bello se ogni mattina potessimo ascoltare Figlio mio Amato .....ci sentiremmo sicuramente molto meglio !!!


Enzo: da domani mattina, svegliandoci, con un sorriso  pronunciamo queste quattro parole: SONO FIGLIO DI DIO.....ok?
Anna: va bene !
Mariella: certo!

NB: il brano di Isaia è stato aggiunto in fase di pubblicazione.

venerdì 3 gennaio 2014

Siamo venuti ad adorarlo


«Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Siamo venuti ad adorarlo.

Epifania del Signore Lunedì 6 gennaio 2014



Non abbiamo commentato il brano di Vangelo di domenica 5 gennaio, perché come avrete letto e notato, stiamo pubblicando, a puntate, un commento di Padre Augusto Drago e visto anche la complessità teologica  del brano abbiamo voluto attingere da uno scritto di un illustre teologo-biblista.

Dal vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi

vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei

Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è

scritto per mezzo del profeta:

E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza

il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e

informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo

sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li

precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al

vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il

bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro

scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non

tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore!



Mariella:Era capitato prima ai pastori di essere catturati dal fascino di un richiamo che li orientava verso la vera Luce, quella divina, che squarciava le tenebre, non solo quelle notturne.
Adesso tocca ai Magi. Essi vengono avvinti da una stella e desiderano seguirla, ma ciò che più li spinge a cercare, è soprattutto l'aver preso coscienza di una realtà fondamentale che forse prima avevano trascurato e che adesso comincia ad interessarli: la verità non si trova là dove essi erano sempre stati abituati a cercarla, ossia nella scienza. Questa è semmai una verità relativa, legata al desiderio del tutto umano di poter scoprire le origini ed il fine dell'esistenza, non basta interpretare i fenomeni astrali per raggiungerla. Questi Magi sono dunque i rappresentanti di tutta un'umanità in ricerca, senza una idea precisa su chi deve trovare, ma attenta ai segni di Dio e la sua manifestazione. Essi comprendono che la Verità alla quale tendono non è di questo mondo, poiché nessuno sarebbe stato in grado di raggiungerla con le proprie forze. La Verità ci viene rivelata, dobbiamo essere aperti ad accoglierla e riconoscerla, per viverla. La Verità è unicamente in Dio Onnipotente ed Eterno, creatore di tutte le cose, il quale, prima ancora di essere cercato, Lui stesso si rivela in Cristo, il Verbo, attraverso di Lui la Verità si è manifestata perché noi fossimo liberi e perché in essa continuassimo a vivere e ad interagire. 

La Verità non può appartenere alla natura umana, di per sé stessa imperfetta e passeggera. La Verità può solo appartenere al Creatore della vita, unico Maestro capace di aprire orizzonti nuovi di conoscenza e di sapienza.
Per questo si incamminano da Oriente verso la piccola cittadina di Betlemme, dove tutti sanno che deve nascere il Messia. Ad orientarli è una stella, rappresentativa del fatto che Dio stesso nel suo Cristo orienta tutti gli uomini alla verità. Raggiunto il luogo dove giace il Bambino, non hanno esitazione alcuna, proclamano la sua gloria e venerano la sua grandezza, si prostrano e l'adorano. L'umiltà ha convinto questi uomini studiosi e saggi dell'insufficienza delle loro capacità, ha dischiuso loro il cuore alla verità, che non è altro che Rivelazione e alla quale si accede solo nell'ottica della fede.

In Cristo la Verità si è manifestata, anche se essa rimane per certi versi un mistero, essa raggiunge l'uomo trasformandolo, purché l'uomo metta da parte la superbia e la convinzione di bastare a se stesso e si disponga a ricevere il dono della manifestazione divina, riconoscendone tutta la sua potenza salvifica. L'Epifania ci dice che quanto noi presumiamo di cogliere con le nostre sole forze ci è stato semplicemente donato dall'autore della vita e che quanto noi andiamo cercando nell'oscurità delle tenebre con fatica, ci è stato manifestato con la nascita di Cristo, Luce per le genti. La grandezza di Dio si è fatta piccolezza per noi, affinché noi, attraverso la conoscenza della verità rivelata, possiamo raggiungere la pienezza della vita!

L'Epifania è anche l'invito ad una fede incondizionata.
Il mistero del Natale infatti, ci coinvolge solo se ci lasciamo trovare da un Dio che viene a visitarci per donarci la sua Verità e restituirci la nostra dignità di figli. Per questo l'Epifania è Festa in cui tutti noi dovremmo esultare nel riconoscere che Dio ci invita a tornare a Lui, sapendo però che Lui è Colui che ci cerca per primo, che non si stanca di attenderci e che è sempre pronto a perdonarci, basta solo che lo vogliamo!
  Alziamo dunque lo sguardo al cielo, cerchiamo quella stella che guidò i Magi e che guida ciascuno di noi alla salvezza eterna, sentiamo forte la gioia di riconoscere il nostro Dio, prostriamoci ed adoriamo! Se saremo capaci di accogliere nel nostro cuore questo invito, l'anno che è appena iniziato, sarà ricco di Luce e di Pace.

Enzo: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
Fin dalla nascita di Gesù si profila il rifiuto del Messia da parte del popolo ebreo e la conversione dei pagani. E che conversione! 

I magi, venuti dall’oriente, incuriositi dall’apparizione di una stella e dal significato ad essa dato, nascerà il Re dei Giudei, vennero espressamente “ad adorarlo!. E’ proprio vero che lo Spirito svela l’operato del Padre a chi è disposto ad accettarlo e sempre al momento giusto e per motivi ben precisi. I capi religiosi, pur conoscendo le Scritture, non li seguirono, ma restarono paralizzati, conoscendo la gelosia e la crudeltà di Erode. La loro fede negli oracoli dei profeti naufragò miseramente e sappiamo come andrà a finire. Il titolo “Re dei giudei”, annunciato dai magi ricomparirà affisso sulla croce per motivare la condanna di Pilato.

I magi compaiono come personaggi misteriosi. Nel mondo medo-persiano esisteva una casta sacerdotale che si dedicava all’astrologia e alle scienze sacre. Essi, i Magi, attraverso la contemplazione del creato si avvicinarono al vero Dio, ma soltanto attraverso le Sacre Scritture conobbero la via sicura per giungere al Messia. Che lezione per  noi ancora oggi!

L’apparizione della stella assume una valenza simbolica: l’evangelista Matteo, sempre attento a verificare l’avvenimento delle profezie allude alla “stella che spunta da Giacobbe” preannunciata dal profeta pagano Baalam:

“Io la vedo, ma non ora,

io la contemplo,ma non da vicino:

una stella spunta da Giacobbe

e uno scettro sorge da Israele. (Num 24,17)

Con i magi si avvera un’altra profezia del profeta Isaia  che guardando al futuro splendore di Gerusalemme parla di un’invasione pacifica di Gerusalemme da parte degli abitanti di Madian e di Efa e di Saba che porteranno tributi al Messia prostrandosi dinanzi a Lui.

“Uno stuolo di cammelli ti invaderà

Dromedari di Madian e di Efa,

tutti verranno da Saba, portando oro e incenso

e proclamando le glorie del Signore” (Is 60,6)

Abbiamo assistito in questo periodo alla nascita di un bambino nella povertà, oggi adoriamo il Re dei re, il Messia, nostro Redentore, Sapienza del Padre. 








giovedì 2 gennaio 2014

2 - Prologo di Giovanni : Cristo è lo stesso, ieri,oggi e sempre di Padre Augusto Drago




Dal Vangelo secondo Giovanni 1,1
“IN PRINCIPIO ERA IL VERBO, 
IL VERBO ERA PRESSO DIO 
E IL VERBO ERA DIO”.
Parola del Signore!




Nessuno ha mai conosciuto Dio ma il Figlio unigenito ce l’ha fatto conoscere

Commento di Padre Augusto Drago: 

 “Gesù è lo stesso: ieri,oggi e sempre”. Questa proclamazione è diventata come lo “slogan” del Grande Giubileo del 2000. Ma slogan non è: si tratta di una stupenda testimonianza biblica che troviamo nella Lettera agli Ebrei (13, 8) il cui testo completo suona nella maniera seguente: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine diverse e peregrine, perché è bene che il cuore venga rinsaldato dalla grazia….”

Le dottrine, i sistemi politici e sociali cambiano, le idee che possono sviare svaniscono con il tempo, tramontano: l’unica realtà che rimane salda e ferma nel tempo e nella storia è Lui, Cristo: Egli è lo stesso: ieri. oggi e sempre.



Quando l’umanità guarda a Lui ritrova la sua identità e la sua dignità. Perché? Chi è Lui? Da dove viene? Perché è “ieri, oggi e sempre”?

L’evangelista Giovanni all’inizio del Prologo al suo Vangelo ci dà una risposta quando afferma: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio”. Dunque Egli è la Parola eterna perché già esisteva prima che ogni cosa avesse il suo principio, Parola non divina ma identificata con Dio e che esisteva, come in una celeste dimora, presso Dio.



Guardare a questa Parola, coglierla, significa “fare scendere il profumo del Paese Trinitario” nel mondo, nella nostra storia. Le radici del cammino dell’uomo sono lì:ognuno di noi è nato lì, lì sono tutte le nostre sorgenti (Cf SI 87,7).



Non è un caso che Giovanni, cominciando a parlare di questa Parola, la metta in riferimento al “Principio”: “In principio era la Parola!”.. Tale termine -principio- ci rimanda al capitolo primo dei Libro della Genesi là dove ci è descritto il grande poema della Creazione: “In prIncipio Dio creò il cielo e la terra...”(Gen 1,1), quasi a volerci dire che ciò che ha principio lo ha perché le sue radici sono nell’eternità del Verbo. Ma siamo rimandati anche alla “fine” cioè all’ultimo capitolo del grande Libro che è la Bibbia, parola della Parola Eterna, l’Apocalisse là dove il Verbo Eterno di Dio dice di sé: “io sono l’alfa e l’omega, il primo e I’ultimo, il principio e la fine. lo sono colui che è che era e che viene... Ecco io vengo a creare cieli nuovi e terra nuova...” (Ap 21, 6 e seg.).



Ecco perché le radici del nostro cammino sono lì, nell’Eternità del Verbo perché nell’Eternità “principio e fine” sono congiunti nel congiungimento dell’amore stesso tra il Padre e il Verbo.

Ma poiché l’amore non finirà mai, ciò che ha principio nel suo evolversi verso la fine non si annullerà, ma si trasformerà in una nuova creazione.



Lì, dunque, sono le nostre radici perché da Dio noi veniamo e a Dio ogni cosa ritorna. Lo spazio intermedio, descritto dalla nostra storia, è riempito dal Verbo a cui dobbiamo guardare come la stella che brilla nel mattino (Cf. Ap 2, 28) per riprendere il nostro cammino, per riorientarci, per ritrovare la nostra identità.



Al primo versetto del Prologo, tre sono le cose che Giovanni dice del Verbo:



IN PRINCIPIO ERA LA PAROLA (Parola=Verbo)

(IN PRINCIPIO) IL VERBO ERA DI FRONTE A DIO (era presso Dio)

(IN PRINCIFIO) IL VERBO ERA DIO ( Gesù, la Parola di Dio era Dio)



Alla “fine”, dell’umanità si diranno le stesse cose:



ALLA FINE SAREMO NEL VERBO

ALLA FINE SAREMO DI FRONTE A DIO PER VEDERLO COSI COME EGLI

ALLA FINE SAREMO DEIFICATI.



Alla luce del Verbo fatto carne, lo Spirito ci conduca a guardare, contemplando, questo mistero, ci aiuti ad entrarci dentro, non tanto per fuggire dal nostro “oggi”, così carico di  inquietudini,  ma per riempirlo di quell’eternità che ha come dimensione l’amore del Figlio nel Padre, del Padre nel Figlio: oggi come nuovo principio per noi, un principio che ci fa guardare verso la fine, verso ciò che saremo nel Verbo: “già fin d’ora siamo figli di Dio ma ancora non è apparso ciò che saremo. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato noi saremo simili a Lui perché lo vedremo così come Egli è” (1 Gv 3, 2).