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venerdì 27 novembre 2015

Tutti dobbiamo comparire davanti al Figlio dell'uomo

Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.

Domenica prima d'Avvento – Anno C - 29 novembre 2015


Dal vangelo secondo Luca 21,25-28; 34-36

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. , perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».

Parola del Signore!

Enzo: Al leggere questo brano una domanda è d'obbligo, improvvisa: ma non incomiciamo con la prima domenica d'avvento prepararci a ricevere Gesù che nasce? Perchè la Chiesa ci propone questo brano della fine dei tempi? Daremo due risposte : la prima esegetica del brano come Luca ce lo presenta, la seconda applicata al tempo liturgico che iniziamo con questa prima domenica d'avvento.

Prima risposta :Spiegazione esegetica del brano, di don Antonio Schena:

Il lungo discorso che si legge in Luca 21 appartiene al genere apocalittico: vengono descritti gli ultimi tempi come tempi di guerre e di divisioni, di terremoti e di carestie, di catastrofi cosmiche.
Questo linguaggio ampiamente presente nel discorso di Gesù, non è il messaggio, ma semplicemente il mezzo espressivo che tenta di comunicarlo. Nessuna di queste frasi deve essere presa alla lettera.

Il discorso apocalittico nasce dalla convinzione che la storia cammina, sotto la guida di Dio, verso una salvezza piena e definitiva. Le delusioni e le continue contraddizioni della storia non riusciranno mai a demolire tale speranza, anzi serviranno a purificarla e a insegnare che la salvezza  è, al di là dell’esistenza presente, opera di Dio e non solo dell’uomo.

Il discorso apocalittico invita i credenti – che ora sono i cristiani coinvolti nelle persecuzioni e amareggiati dall’odio del mondo – a rinnovare la loro fiducia nella promessa di Dio e a perseverare nelle scelte di fede e a non cadere in compromessi: “neppure un capello del vostro capo perirà”.
Il discorso di Gesù in Luca 21 è un intreccio di notizie e di avvertimenti.

Le notizie: falsi profeti pretenderanno parlare in suo nome e assicurare che la fine è vicina: ci saranno guerre e rivoluzioni, popolo contro popolo e regno contro regno. Questi avvenimenti - eresie, guerre e persecuzioni – non esauriscono il panorama della storia e delle sue contraddizioni, ma Gesù li considera come situazioni tipiche e ricorrenti, situazioni che il discepolo deve essere pronto ad affrontare.

Gli avvertimenti, sono pochi e semplici: non lasciatevi ingannare, non vi terrorizzate, non preparate la vostra difesa. Il vero discepolo rimane ancorato alle parole del suo Maestro e non ha bisogno d’altro. Le novità non lo attirano, né cede alle previsioni di chi pretende conoscere il futuro. Per orientarsi gli bastano le parole del Signore.

Di fronte alle guerre e alle paure che così spesso angosciano gli uomini, il vero discepolo non si fa illusioni e non cade in facili ottimismi, tuttavia rimane fondamentalmente sereno e fiducioso.
La persecuzione, le divisioni, l’odio del mondo non sono i segnali di un’immediata fine del mondo, ma un’occasione di testimonianza e di perseveranza. Si attende il Signore testimoniando e perseverando, non fantasticando sulla vicinanza della fine del mondo.

Luca, conforme a tutta la tradizione evangelica, ripete che la liberazione è vicina (21,28). Questo non significa che il ritorno del Figlio dell’uomo sia oggi o domani, perché i segni premonitori (guerre e persecuzioni) sono i fenomeni presenti in ogni momento della storia. In altre parole Luca vuol dirci che il tempo presente è ricco di occasioni salvifiche che Dio stesso ci offre. Vigilare, quindi, significa non avere il cuore “appesantito”. Il ritorno del Figlio dell’uomo non sarà preceduto da segni premonitori prevedibili e rassicuranti: giungerà all’improvviso. Ciò che conta, dunque, è stare attenti a non lasciarsi sorprendere.



Seconda risposta: Perchè la Chiesa ci propone questo brano della fine dei tempi.



Enzo: Come tutti sappiamo i Vangeli ci parlano di due venute al mondo di Gesù: la prima riguarda la nascita di Gesù, il Messia inviato dal Padre per la nostra salvezza, atteso e sperato dal popolo ebreo, popolo eletto, per tantissimi secoli. Questo periodo di avvento ci preparerà a festeggiare l'anniversario della nascita di Gesù. Ci si prepara come realmente dovesse venire tra noi per la prima volta, con preghiere, qualche buona azione, e ci si sente migliori a causa della grazia che arriva come premio della nostra buona volontà.
Riceviamo la grazia che possiamo chiamare liberazione da ogni oppressione: Gesù viene, anzi fa sentire la sua presenza nei nostri cuori. Gesù vuole che facciamo festa.

L'evangelista Luca non fa alcun accenno al giudizio finale, si limita ad esortare a una condotta corretta nella quotidianità della vita e alla preghiera incessante per comparire dinanzi al Figlio di Dio: “Vegliate in ogni momento pregando...”

Il discorso escartologico assume così un'impronta rassicurante che fonda in modo ottimistico la speranza della salvezza, atteggiamento fondamentale in attesa dell'incontro personale col Signore. Dobbiamo forse aspettare la fine del mondo per l'incontro col Signore Gesù? Santa Teresa d'Avila pensando all' incontro con Gesù credeva di morire al solo pensiero di non poterlo incontrare presto.
Vegliate in ogni momento pregando...” Speranza e vigilanza diventano così i due percorsi essenziali su cui il credente cammina nel tempo. La speranza rende vigile la nostra vita, custodisce agile il nostro cuore, ravvivando in esso il continuo desiderio dell'incontro con Colui che viene, e che verrà.

Le parole di Gesù riguardano ognuno di noi, non sono dettate soltanto in proiezione della sua seconda venuta. Diceva il grande Gandi: “vivi come se dovessi morire domani. Agisci come se dovessi vivere per sempre”. Attendiamo con gioia l'incontro definitico con Lui, in un momento di grande gioia, non esplicitamente espressa, ma inclusa nelle due espressioni risollevatevi e alzate il capo” e “la vostra liberazione è vicina”.



Mariella: L'Avvento, questo primo tempo dell'anno liturgico, inizia con un grande invito alla vigilanza che il Signore esprime con le parole: “Vegliate in ogni momento pregando...” Questa vigilanza orante è necessaria prima di tutto per sfuggire a ciò che sta per accadere, ma soprattutto per comparire davanti al Figlio dell'uomo. Il termine “comparire” può essere meglio compreso col termine “restare” davanti al Signore, ossia vivere il tempo che il Signore ci concede, costantemente alla sua presenza, non cercando di fuggire, anche quando gli eventi della vita si fanno drammatici e la paura ci assale, ma cercando di usare i criteri di discernimento che Lui ci offre, conservando la speranza, la forza, la costanza, tipiche del vero cristiano che confida nel suo Signore.

E' dunque tempo di svegliarsi dal sonno di una fede debole ed incerta, dal torpore di una fede statica e spenta, è tempo di aprirsi al vero incontro con Cristo, morto e risorto, dal quale scaturisce una luce senza tramonto.

Questi giorni di Avvento ci ricordano che l'ascolto della Parola, il costante dialogo con Dio attraverso la preghiera, la frequentazione ai Sacramenti, sono nutrimento quotidiano per chi desidera mettere la sua vita nelle mani del Signore, camminare alla Sua presenza.
In questi giorni di preparazione al Natale siamo invitati a diventare frammento di terra buona, nella quale il seme del Verbo possa cadere facilmente, attecchire e germogliare in tutto il suo splendore.

Il tempo di Avvento ci invita ad alzare lo sguardo e ad aprire il cuore per accogliere Colui che è atteso dal mondo intero. Quanto grande è il desiderio di un mondo nuovo. Un mondo nel quale non ci siano più fame, ingiustizie, guerra.

La liturgia raccoglie questa grande attesa e la dirige verso il giorno della nascita di Gesù, è Lui infatti che salverà il mondo. A questa speranza fa riferimento la prima lettura dal profeta Geremia: “Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d'Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra" (Ger 33,14-15)

Quei giorni stanno arrivando, il Natale è alle porte, eppure noi non ce ne accorgiamo, presi dal nostro egocentrismo, dai troppi interessi terreni. Siamo piegati su noi stessi su un'esistenza carica di problemi, di preoccupazioni, di vizi e di facili illusioni, non sappiamo più gioire nell'attesa, sciupiamo tutti i nostri giorni e non sappiamo più aprire i nostri occhi verso nuovi orizzonti tracciati da Dio.

State svegli e pregate” ecco come vivere il tempo dell'attesa fino a Natale. Non ci viene chiesto di fuggire dai nostri giorni. Al contrario, questo tempo è opportuno per maturare un senso realistico di sé e della vita, per porci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita. Vigilanza e preghiera sono strettamente connesse fra loro, chi non attende non sa cosa significa pregare.

Non passi giorno dunque nel quale la Parola di Dio non scenda nel nostro cuore e non produca i suoi frutti di conversione!
Solo così potremo assicurare al Signore che viene una degna culla nel nostro cuore.





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