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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


lunedì 16 giugno 2014

Santissima Trinità : papa Francesco e don Tonino Bello





Oggi è la Domenica della Santissima Trinità
di Papa Francesco

La luce del tempo pasquale e della Pentecoste rinnova ogni anno in noi la gioia e lo stupore della fede: riconosciamo che Dio non è qualcosa di vago, il nostro Dio non è un Dio “spray”, è concreto, non è un astratto, ma ha un nome: «Dio è amore».

Non è un amore sentimentale, emotivo, ma l’amore del Padre che è all’origine di ogni vita, l’amore del Figlio che muore sulla croce e risorge, l’amore dello Spirito che rinnova l’uomo e il mondo. Pensare che Dio è amore ci fa tanto bene, perché ci insegna ad amare, a donarci agli altri come Gesù si è donato a noi, e cammina con noi. Gesù cammina con noi nella strada della vita.

La Santissima Trinità non è il prodotto di ragionamenti umani; è il volto con cui Dio stesso si è rivelato, non dall’alto di una cattedra, ma camminando con l’umanità. E’ proprio Gesù che ci ha rivelato il Padre e che ci ha promesso lo Spirito Santo. Dio ha camminato con il suo popolo nella storia del popolo d’Israele e Gesù ha camminato sempre con noi e ci ha promesso lo Spirito Santo che è fuoco, che ci insegna tutto quello che noi non sappiamo, che dentro di noi ci guida, ci dà delle buone idee e delle buone ispirazioni.

Oggi lodiamo Dio non per un particolare mistero, ma per Lui stesso, «per la sua gloria immensa», come dice l’inno liturgico. Lo lodiamo e lo ringraziamo perché è Amore, e perché ci chiama ad entrare nell’abbraccio della sua comunione, che è la vita eterna.

Affidiamo la nostra lode alle mani della Vergine Maria. Lei, la più umile tra le creature, grazie a Cristo è già arrivata alla meta del pellegrinaggio terreno: è già nella gloria della Trinità. Per questo Maria nostra Madre, la Madonna, risplende per noi come segno di sicura speranza.
E’ la Madre della speranza; nel nostro cammino, nella nostra strada, Lei è la Madre della speranza. E’ la Madre anche che ci consola, la Madre della consolazione e la Madre che ci accompagna nel cammino. Adesso preghiamo la Madonna tutti insieme, a nostra Madre che ci accompagna nel cammino.

(PAPA FRANCESCO, Angelus, Piazza San Pietro, Solennità della Santissima Trinità, Domenica, 26 maggio 2013)

La Santissima Trinità,  di don Tonino Bello


Il Signore benedica tutti i vostri progetti, miei cari fratelli. Il Signore vi dia la gioia di vivere anche l'esperienza parrocchiale in termini di famiglia. Prendiamo come modello la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito che si amano, in cui la luce gira dall'uno all'altro, l'amore, la vita, il sangue è sempre lo stesso rigeneratore dal Padre al Figlio allo Spirito, e si vogliono bene.

Il Padre il Figlio e lo Spirito hanno spezzato questo circuito un giorno e hanno voluto inserire pure noi, fratelli di Gesù. Tutti quanti noi.
Quindi invece che tre lampade, ci siamo tutti quanti noi in questo circuito per cui e la parrocchia e le vostre famiglie prendano a modello la Santissima Trinità.

Difatti la vostra famiglia dovrebbe essere l'icona della Trinità. La parrocchia, la chiesa dovrebbe essere l'icona della Trinità.
Signore, fammi finire di parlare, ma soprattutto configgi nella mente di tutti questi miei fratelli il bisogno di vivere questa esperienza grande, unica che adesso stiamo sperimentando in modo frammentario, diviso, doloroso, quello della comunione, perché la comunione reca dolore anche, tant'è che quando si spezza, tu ne soffri.

Quando si rompe un'amicizia, si piange. Quando si rompe una famiglia, ci sono i segni della distruzione.
La comunione adesso è dolorosa, è costosa, è faticosa anche quella più bella, anche quella fra madre e figlio; è contaminata dalla sofferenza. Un giorno, Signore, questa comunione la vivremo in pienezza. Saremo tutt'uno con te.

Ti preghiamo, Signore, su questa terra così arida, fa' che tutti noi possiamo già spargere la semente di quella comunione irreversibile, che un giorno vivremo con te.
(Don Tonino Bello)


giovedì 12 giugno 2014

Al Padre, al Figlio, allo Spirito santo gloria cantiamo esultanti




Festa della SS. Trinità : domenica 15 Giugno 2014

DIO  E’ AMORE



Al Padre, al Figlio, allo Spirito santo gloria cantiamo esultanti per sempre:
cantiamo lode perché questo è il tempo in cui fiorisce la luce del mondo. Amen!
(D.M. Turoldo).

Dal Vangelo di Giovanni 3,16-18

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché
chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non
ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia
salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già
stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

Parola del Signore!

Enzo: pensando alla festa della S.S. Trinità e leggendo questi pochi versetti del Vangelo potremmo chiederci cosa hanno a che fare con la Santissima Trinità: noi sappiamo che Dio è il Padre, Gesù è il figlio, lo Spirito Santo è l’amore. Non possiamo penetrare il mistero divino, ma per fede accettiamo Dio come Padre perché rivelatoci da Gesù; come discepoli seguiamo Gesù perché promesso e inviato dal Padre; seguendo Gesù  abbiamo scoperto che una volta tornato al Padre dopo la sua risurrezione e ascensione al cielo, assieme al Padre, ci ha inviato lo Spirito Santo amore, consolatore.

Cercheremo di riflettere questa sera  sulle parole dell’apostolo Giovanni che in qualche modo completa per la sua comunità, e oggi per noi, l’incontro di Gesù con Nicodemo.  La nuova rinascita per entrare nel Regno dei Cieli, opera della S.S. Trinità.
L’evangelista Giovanni ci ricorda che Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito.

“Ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”.

Cos’è questo amore di Dio per il mondo?  Chi è il Dio dell’amore e della pace di cui l’apostolo Paolo ci dice  nella seconda lettura ai Corinzi che “ sarà sempre con noi”?
Sappiamo che l’amore di Dio per il mondo scaturisce dalla stessa natura trinitaria di Dio: Dio è Amore. Dio non può non amare “il mondo”, ciò che Lui ha creato, in modo particolare la sua attenzione è per l’uomo, creato a sua immagine e somiglianza. Dio ama l’uomo come un  padre, non può non amare il figlio, ha avuto e ha per noi lo stesso amore con cui ama fin dal principio il suo unigenito, Gesù.

Gesù ci ha rivelato che Dio creatore è Padre, il Padre per eccellenza che ha voluto che l’uomo, tutti gli uomini fossero figli suoi in Gesù.. Dio Padre ci ha amati fino al punto da dare  per noi il suo figlio unigenito perché credessimo in Lui per la nostra salvezza.

E’ proprio di questo amore, profuso per l’uomo, tra il Dio Padre e il Figlio Gesù, ci parla l’apostolo Giovanni quando dice che  Dio infatti ha tanto amato il mondo, parla dell’Amore che abbiamo festeggiato domenica scorsa : lo Spirito Santo che rimarrà con noi fino alla fine del mondo e che Mariella così commentava:  
“L’esperienza degli apostoli diventa la nostra esperienza, se non ci chiudiamo al dono dello Spirito Santo. Con la Terza Persona della Trinità che agisce in noi come sugli apostoli, Dio ci raggiunge con la pienezza del suo amore per orientarci e sostenerci al meglio
Lo Spirito ci infonde lo stesso coraggio, la stessa perseveranza e la fiducia indispensabile nel Signore che ci rende protagonisti del nostro cammino e delle nostre vicende”.

Siamo investiti, coccolati dall’Amore e spesso non ce ne accorgiamo… spesso non accettiamo la grazia che ci arriva da Gesù, rifiutiamo l’amore di Dio e la comunione  dello Spirito Santo in noi. (seconda lettura della domenica).
Pensiamo, riflettiamo, per gioire della bellezza con cui Dio ci ha voluto rivestire: Il Figlio e lo Spirito Santo sono inviati dal Padre al mondo per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo rivela Gesù al mondo; Gesù a sua volta è la manifestazione del Padre; Spirito Santo e Gesù ci riportano al Padre.

Non è che così anche noi siamo coinvolti nella stessa natura di Dio, “Dio è Amore”, perché diventati figli di Dio? Lo possiamo e dobbiamo gridare fortemente assieme allo Spirito di Gesù: “E voi che siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida <Abbà! Padre!> (Gal 4,6)

Dio ha mandato il Figlio perché fossimo salvati per mezzo di lui, salvati non condannati, perché destinati all’eterna beatitudine. Gesù non condanna, salva chi crede in lui: se lo rifiutiamo ci allontaniamo da lui, ci condanniamo da soli perché non abbiamo creduto all’Amore.

Il Padre e il Figlio ci hanno inviato l’Amore, lo Spirito Paraclito per rimanere sempre con noi, a vegliare su di noi con la sua grazia e i suoi doni.
Papa Francesco così , ad Amman, parlava dello Spirito Santo: “Lo Spirito Santo prepara, unge, invia”.

Come per Gesù nel battesimo lo Spirito ci prepara alla missione della salvezza caratterizzata  “dallo stile umile e mite, pronto alla condivisione e alla donazione totale di noi stessi”.

Attraverso l’unzione dello Spirito, nei sacramenti della confermazione, dell’ordine sacerdotale, possiamo testimoniare l’Amore trinitario ai nostri fratelli donando la pace di Gesù.

Una volta unti dallo Spirito siamo pronti per la missione, diventiamo messaggeri e testimoni, “inviati con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace”, quella pace lasciataci da Gesù che spesso rifiutiamo.

Festa della S.S. Trinità: siamo circondati dall’Amore, da un amore che, se lo vogliamo, nessuno potrà toglierci, quell’Amore che è Dio in noi e noi in Dio.

Mariella: Enzo ci ha già dato parecchi spunti sui quali riflettere, io vorrei ancora soffermarmi su quello riguardante l'Amore trinitario
l'unione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è presente sin dalla creazione, infatti nel Prologo di san Giovanni si legge: "Il Verbo era in principio presso Dio" e "tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste".
Dunque già il momento della creazione è segnato dalla comunione tra il Padre e il Figlio, così come per l'uomo Dio creò la donna, perché non fosse solo ma avesse una compagna con la quale condividere la vita e scambiare reciproco amore
Dio non è solitudine, non è isolamento, non è fine a se stesso, ma è creazione, comunione, comunicazione d'amore, tra Padre e Figlio attraverso lo Spirito Santo. Queste tre persone non hanno trattenuto per sé la loro gioia ma l'hanno riversata sugli uomini.
Dice Monsignor Paglia: “la Trinità non è altro che questo mistero sovrabbondante d'amore che dal cielo si è riversato sulla terra superando ogni frontiera, ogni confine, anche ogni fede. Ed è come un'energia irrefrenabile per chi l'accoglie. Lo Spirito Santo spinge, trascina verso Dio ch'è pienezza di amore.”
In queste poche parole secondo me è spiegato benissimo un mistero ineffabile che forse non riusciremo mai a capire, ma che dobbiamo cercare di vivere al meglio
Potremmo dunque definire la Trinità un vero e proprio circuito d'amore che dal cielo raggiunge la terra e s'irradia fino a tornare al cielo,nessuna delle tre Persone è mai disgiunta dalle altre, ed esse operano sempre in perfetta sintonia
 il Padre ha mandato il Figlio a redimere l'umanità, e lo Spirito Santo ne trasmette i frutti ad ogni singolo uomo .
Questo ci richiama alla nostra responsabilità di figli chiamati a far parte di un'unica famiglia che sempre più si allarga fino agli estremi confini della terra, chiamando tutti a farne parte.
E' dunque una sfida a vivere nell'amore, nell'unità nella condivisione dei doni, superando individualismi ed egoismi, alimentando viceversa sentimenti di compassione, misericordia, gioia, pace, perdono
così come anche ci ricorda la seconda lettura (2 Corinzi): "Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi"
Padre, Figlio e Spirito Santo, pur formando un solo Dio,fanno sì che Egli viva la comunione già in se medesimo e che insegni anche a noi il valore di essere allo stesso tempo individuo e società.
Il Mistero della Trinità  ci invita insomma a scoprire il senso della nostra vita e a realizzarlo in ogni istante e in tutte le sfaccettature dell'esistenza è questo a cui dobbiamo tendere meditando e accogliendo il dono della santissima Trinità!

Mariella: camminando, passo dopo passo, con la liturgia domenicale si capiscono tante cose che fra loro sono collegate e ci portano ad una visione completa del nostro cristianesimo..

Enzo: siamo dentro una storia che dura da moltissimo tempo, esattamente non sappiamo quanto....ma dal principio di Dio......

Anna: Parlare della Santissima Trinità non è facile ma abbiamo capito che è un Mistero d’Amore, una via di luce che accende  con energia  il cuore di ogni uomo  .
Perciò stasera lo farò con un bel racconto attribuito a un santo, per me fantastico, Sant’Agostino:

Si racconta che Sant’Agostino camminando sulla spiaggia, immerso in profondi pensieri sulla Grandezza di Dio … sulla Trinità, ebbe la visione di un fanciullo, che con una conchiglia  attingeva acqua dal mare e la trasportava in una piccola buca, scavata nella sabbia.
Domandò sant’Agostino : “che cosa fai piccolo fanciullo?”
“Voglio svuotare il mare e metterlo in questa buca”,  rispose il bambino,
“Ma non vedi che è impossibile? , chiese nuovamente   Agostino,
E il fanciullo, di rimando: “ E come potrai tu, piccola creatura della terra, con la tua limitata intelligenza comprendere un Mistero così alto, come quello della S.S. Trinità?
Detto ciò, il piccolo scomparve; era un angelo del cielo.

Che cosa ci vuole dire questo racconto?
Che molte volte  ci piacerebbe capire comprendere con la nostra testolina “L’Incomprensibile” e se non ci riusciamo  ci arrabbiamo con Dio …..non crediamo più, perdiamo la fiducia che abbiamo dentro di noi …e facciamo fatica a camminare nella Verità …e la Verità è solo Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Mi piace pensare e vivere la nostra limitatezza perché ci rende capaci di guardare sempre in alto, avanti, sperare ed amare,  non perdere di vista L’Altissimo. Il modo per raggiungerlo è quello di non sciupare neppure un attimo della nostra vita , scoprendo giorno dopo giorno i doni che Egli ci  regala …interiorizzandone L’Unità  osservando  il libro della natura che ci  circonda ……lodando il Suo Amore e le Sue grazie  come i nostri Patriarchi.

Dio è Uno solo ci dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma in tre Persone uguali e distinte in quanto Dio Padre dona il Suo unigenito Figlio Cristo Gesù volontariamente per la salvezza degli uomini; Dio Figlio si dona rivestendosi di mortalità, morendo sulla Croce e risuscitando il terzo giorno.
Dio Spirito Santo discende per convincere i cuori di peccato. Non dimentichiamo che Gesù ha pregato il Padre che ci fosse dato il Consolatore.

Noi "vediamo" Dio e la Sua grande salvezza nel Figlio di Dio, Gesù Cristo,  facciamo "esperienza" della loro realtà per mezzo della fede  attraverso la presenza del Suo Spirito Santo dentro di noi.

Come vivere questo Amore Trinitario? … abbandonandoci completamente al Padre perché egli stesso  ci ha donato Suo Figlio e Gesù ci ha  rivelato il Padre e lo Spirito Santo con i suoi doni ci aiuta a capire la Parola  e nel sacramenti la grazia.

“Cristo non ha più le mani: ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi.
Cristo non ha più piedi: ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri.
Cristo non ha più voce: ha soltanto la nostra voce per raccontare di sé agli uomini di oggi.
Cristo non ha più forze: ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé.
“Le tue mani possono essere utili al fratello. La tua bocca può essere utile al tuo fratello. Le tue orecchie possono essere utili al tuo fratello. I tuoi occhi possono essere utili al tuo fratello. I tuoi piedi possono essere utili al tuo fratello. Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora;siamo l’unico messaggio di Dio scritto in opere e parole”. (Da Qumran.net)

Il nostro cuore renda gloria a Dio cercando i fratelli affinché diventino anche loro seme per il mondo.  Solo così rendiamo Testimonianza alla Santissima Trinità.

Mariella: passo dopo passo è davvero entusiasmante studiare il Vangelo domenicale, ci aiuta a vivere meglio l'intera settimana, per meglio dire la vita che ancora abbiamo a disposizione.

Enzo: Sì, la Parola è capace di entusiasmarci e questo è bello. Ma come sarà quando saremo davanti a Dio nell'eternità? quando raggiungeremo la vera gioia? L'entusiasmo delle nostre serate duri sempre...

Vorrei ancorai citare due parole di mons. Tonino Bello: prendiamole come riferite anche a noi:
"Il Signore benedica tutti i vostri progetti, miei cari fratelli. Il Signore vi dia la gioia di vivere anche l'esperienza in termini di famiglia. Prendiamo come modello la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito che si amano, in cui la luce gira dall'uno all'altro, l'amore, la vita, il sangue è sempre lo stesso rigeneratore dal Padre al Figlio allo Spirito, e si vogliono bene.
Il Padre il Figlio e lo Spirito hanno spezzato questo circuito un giorno e hanno voluto inserire pure noi, fratelli di Gesù. Tutti quanti noi".

Mariella: bellissimo e chiarissimo

Enzo: Siamo coscienti che parlando di Dio balbettiamo soltanto qualcosa, ma Lui è molto di più...ma anche questo è un semplice balbettio, ma pur un balbettio d'amore... E' questo è importante!

Mariella: mi piace il balbettio d'amore!
Ci entusiasmiamo, c'illudiamo di aver compreso qualcosa in più, ci sforziamo di metterlo in pratica, il resto è opera dello Spirito Santo che opera in noi





venerdì 6 giugno 2014

Pentecoste: continua la staffetta della Santissima Trinità a favore dell'uomo






Festa della Pentecoste  Domenica 8 giugno 2014







Dal Vangelo di Giovanni 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore!

Mariella: Cinquanta giorni dopo Pasqua celebriamo la festa della Pentecoste! Potremmo definirla festa dello Spirito Santo e della nascita della Chiesa
Per comprendere meglio il brano di Vangelo letto dovremmo leggere anche la prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli, nella quale si parla di un fragore paragonato al vento che si abbatte gagliardo e che potremmo paragonare al dirompere di Dio sulla nostra vita ordinaria per modificarla e orientarla verso nuovi orizzonti.
Così come quando si parla di fuoco che rappresenta la potenza rinnovatrice di Dio, capace di distruggere per ricreare nuove tutte le creature e le cose.

La manifestazione del giorno di Pentecoste, come viene narrata negli Atti degli Apostoli, fa pensare alla creazione del mondo, quando Dio plasmò i cieli, la terra, le acque e poi soffiò lo spirito di vita.
Infatti, la risurrezione di Gesù e la venuta dello Spirito danno inizio ad una vera e propria nuova creazione. E' nella Pentecoste infatti che la Chiesa viene costituita dalla forza dello Spirito Santo
Poiché poi il fuoco, assumendo la forma di lingue, si posa su ciascuno degli apostoli, avverrà che essi parleranno con la sapienza stessa di Dio agli altri uomini e da questo si potrà generare una vera e propria rivoluzione nell'essere umano, che verrà trasformato dalla Parola, dai Sacramenti, dalla preghiera e dall'unità della Chiesa

È solo lo Spirito di Cristo che crea unità nella comunità. Infatti, lo Spirito Santo, generatore di unità nell'amore, attua la reciproca accettazione delle diversità di ciascuno
Radunata dallo Spirito, la Chiesa è Corpo di Cristo. Lo Spirito, promesso e donato da Gesù e dal Padre, è il motore potente che ha spinto la Chiesa, pur tra mille difficoltà e persecuzioni, ad espandersi ovunque nel mondo, ad essere strumento di salvezza e luce per tutti gli uomini.
In Cristo, tutti i membri sono un vero corpo con diversi carismi, nel quale ciascuno è chiamato a mettere a disposizione degli altri il dono ricevuto.  La seconda lettura infatti  parla dell'armonia dei diversi carismi nella comunione dell'unico Spirito.

Ora ritorniamo al Vangelo di Giovanni nel quale troviamo la parola  “pace” che si accorda bene con il mistero della Chiesa creata dallo Spirito.
L'espressione di Gesù  "pace a voi” non è solo un saluto, ma è il dono che il Signore fa alla Chiesa. La Comunità dello Spirito, coerente con l'insegnamento del suo Maestro, deve essere segno e strumento della pace, pace che deve irradiarsi ad ogni cuore, pace che deve distinguere i veri discepoli del Signore, che nonostante le difficoltà della vita sanno fidarsi ed affidarsi al vero ed unico Maestro.
Secondo la sua promessa, essendo risorto e asceso al cielo, Gesù sarà con loro fino alla fine del mondo, i  suoi discepoli non resteranno orfani.

Questa sua presenza attiva, seppure invisibile e misteriosa sotto l'aspetto umano, sarà garantita dallo Spirito Santo. Lo Spirito che fin dall'eternità è il vincolo indissolubile dell'unione fra il Padre e il Figlio ha il ruolo di rendere presente il Risorto manifestando la sua potenza salvifica.
E’ dunque vero, che dopo la resurrezione di Cristo, lo Spirito Santo inaugura il "Tempo della Chiesa", quello nel quale si perpetua nella storia il mistero della salvezza.
Lo Spirito è attivo dall'inizio del mondo ma con Gesù capiamo che Lui, che scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio, vuole essere presente e attivo dentro ogni cristiano e ogni persona di buona volontà.

L’esperienza degli apostoli diventa la nostra esperienza, se non ci chiudiamo al dono dello Spirito Santo. Con la Terza Persona della Trinità che agisce in noi come sugli apostoli, Dio ci raggiunge con la pienezza del suo amore per orientarci e sostenerci al meglio
Lo Spirito ci infonde lo stesso coraggio, la stessa perseveranza e la fiducia indispensabile nel Signore che ci rende protagonisti del nostro cammino e delle nostre vicende.

Lo Spirito Santo sia il vero e saldo vincolo d'unione fra tutti noi cristiani e sia  legame d'amore indissolubile con il nostro Creatore, per questo rivolgiamo una invocazione dal cuore:
Spirito di Dio vieni ad abitare in me affinché la mia vita, le mie relazioni, la preghiera, il lavoro, tutto sia ispirato, illuminato e riscaldato dal tuo amore
Amen! Amen!

Enzo: Aveva promesso che l'avrebbe inviato dal cielo a queste condizioni: Non può venire lui, finché io non me ne sarò andato; quando me ne sarò andato lo manderò a voi. La staffetta della Trinità continua…

 Con la Pentecoste incomincia il tempo dello Spirito, caratterizzato dalla forte esperienza dei discepoli di Gesù, dall’universalità in campo religioso, universalità che costruisce unità.
La Pentecoste è una nuova manifestazione divina, annunciata e promessa da Gesù, una manifestazione accompagnata da molti segni: fragore, vento impetuoso, lingue di fuoco rivelano la presenza e l’azione di Dio. La prima comunità “cristiana” fa esperienza  di una particolare rivelazione di Dio: lo Spirito ne prende possesso e la mette in grado di continuare l’opera di Gesù comunicando forza e carismi per la predicazione e testimonianza.

Questa è la prima manifestazione dello Spirito Santo ai discepoli riuniti “nello stesso luogo”. L’evento della discesa dello Spirito Santo sui discepoli significa che questi vengono spinti a proseguire la missione di Gesù, rivolgendola a tutte le nazioni, poiché la comunità dei credenti dovrà imparare ad annunciare il Vangelo nelle lingue  di ogni popolo, cioè nel modo di essere di ogni popolo, nella sua vita pratica ed esperienziale.

Gli apostoli, trasformati, si recarono, di buon mattino, a fare il loro primo annuncio in piazza (vedi primo discorso di Pietro). Qui c’erano, era un giorno di festa per la pentecoste ebraica, “giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo” ( sono gli ebrei della diaspora), e un elenco lungo di popoli: tutti “erano stupiti e fuori di sé per la meraviglia” perché ognuno poteva capire ciò che gli apostoli dicevano, pieni di Spirito Santo.

Col dono delle lingue lo Spirito sottolinea l’universale provenienza dei Giudei, popolo eletto disperso dopo la deportazione: e subito dopo con l’elenco dei popoli presenti l’universalità dell’azione dello Spirito e della salvezza. Lo Spirito ricostruisce l’unità attraverso lo stesso linguaggio dell’intera umanità. L’unità si costruisce  nella molteplicità dei linguaggi: “Li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”.

Una domanda è d’obbligo: Chiesa di Dio hai sempre riconosciuto e annunciato questa preziosa  presenza in te dello Spirito? Quanti fedeli credono alle parole di Gesù, conoscono lo Spirito dei doni, lo Spirito della Verità sempre presente in loro?

“ Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della Verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”.

Egli rimane presso di noi e in noi! “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito abita in voi? Il tempio di Dio è santo e questo tempio siete voi”, (1 Cor.3,16-17).


Ogni cristiano è chiamato dallo Spirito a manifestare ciò per cui è stato investito; ognuno con i suoi carismi, con le sue possibilità sperimenta  nel proprio intimo la reale azione dello Spirito Santo. Di ognuno lo Spirito conosce le capacità umane e in rapporto ad esse gestisce i suoi doni affinché portino frutto alla nostra vita in Dio e crescita nella Chiesa, comunità dei credenti.

Quando la nostra fede e la nostra adesione è sincera  lo Spirito Santo diventa il motore del nostro pensare, del nostro valutare, delle nostre scelte, del nostro agire: preghiamo, teniamo aperto un dialogo con lo Spirito Santo? Lo Spirito è in noi sempre pronto a farci rivivere una nuova Pentecoste.

“Lo Spirito Santo,  ci chiama all'accettazione del pluralismo, al rispetto della
molteplicità, al rifiuto degli integralismi, alla gioia di intravedere che Lui unifica e compone le
ricchezze della diversità”. (Don Tonino Bello)

Anna: Desidero scrivere poche parole dettate dalla mia esperienza personale …..
Penso alla frase di Gesù: Se mi Amerete osserverete i miei comandamenti …..Vi lascio il Paraclito.  Chi è il Paraclito?
Ai miei ragazzi cerco sempre di sbriciolare  il vissuto in piccoli  esempi ….
Per i Cristiani il Paraclito è la terza Persona della Santissima Trinità,  è L’Amore che trasforma il cuore e i desideri di ogni persona ….
Il Padre è Dio Creatore di tutte le cose
Il Figlio è Gesù che per mezzo di Maria si è fatto Uomo come ogni uomo  tranne nel Peccato. Egli
ci ha donato la Salvezza mediante la Croce e la Speranza nella sua Resurrezione  potremmo vedere con lui il Paradiso e tutti i nostri cari.
Lo Spirito Santo è tutt’uno  con il  Padre e il  Figlio. 
Ci sostiene ci indirizza, ci guida,  prende le nostre difese ed è a Lui che chiediamo Aiuto …certo non possiamo comprendere questo mistero perché la nostra mente è piccola piccola,  se no saremmo Dio ….

Quando possiamo chiedere soccorso e intercessione ? Sempre !

Vieni in noi Spirito d’Amore!
Quando  tra due azioni devo sceglierne una e non so come fare ….. chiedo aiuto
Quando desidero  studiare e contemporaneamente ho una persona che mi propone altro,                                               chiedo aiuto
Quando la fatica di ogni giorno mi assale …. chiedo Aiuto
Quando le mie relazioni con i miei compagni , i miei amici, i miei professori,  o la mia famiglia è tormentata...chiedo aiuto
Quando mi devo preparare interiormente per la Confessione ….chiedo   aiuto
Quando  devo pensare a qualche bella idea per la Comunità…. chiedo Aiuto
Quando tutto sembra perso e non ho speranza….. chiedo Aiuto
Quando la preghiera mi sembra monotona e arida….. chiedo Aiuto
Quando devo assistere un malato e sono sfinito ….chiedo Aiuto
Quando sono nel dubbio …chiedo Aiuto
Quando sono nella gioia e nella serenità lo ringrazio, perché Lo Spirito Santo è dispensatore di Grazia, dà coraggio di evangelizzarsi  e di Evangelizzare per un mondo di Pace.

Enzo: Le parole di Anna mi suggeriscono una domanda: come viviamo la presenza dello Spirito Santo in noi?
Parlo del rapporto personale con Lui, gli incontri con Lui sono dialogo? raccontiamo di noi? Raccontiamo dei nostri fratelli?
Penso che debba essere una bella esperienza.

Mariella: posso dire che sento molto forte la presenza dello Spirito Santo specialmente quando sono in grazia di Dio, quelle volte che ho fatto esperienza di lontananza dal Signore ho chiuso il cuore anche all'azione dello Spirito e mi sono sentita veramente "orfana".
Vivere alla luce dello Spirito è confidare sempre nella sapienza divina che ci viene incontro in ogni necessità.
E’ bello non temere, sapere che c'è sempre Lui accanto a te che ti guida e ti incoraggia, non puoi disperare mai!

Anna: Ho iniziato a conoscere lo Spirito Santo quando per la prima volta ho ricevuto il Sacramento della Santa Cresima .... e mi sono sentita invasa dalla gioia ...ero felice perché per la prima volta avvertivo in me il desiderio  del Dono .....
Successivamente l’ho riscoperto quando ho dovuto scegliere ciò che il Padre mi proponeva: una vita nel matrimonio! Ho avuto paura ..... ma quella forza l'ho sentita dentro di me con grande insistenza: ciò che desiderava Gesù per me era quello che faceva per me.
Da quel giorno sono andata avanti con serenità e pace perché in ogni momento non mi sono mai sentita sola perché ho creduto che lo Spirito Santo è sempre nel nostro cammino quotidiano.

Enzo: vorrei aggiungere che lo Spirito Santo, come sappiamo, ha preso il posto di Gesù nella guida della Chiesa e di ogni cristiano:

 E’ veramente un peccato non conoscerlo, non disturbarlo spesso affinché faccia sua la nostra vita e faccia fare a noi la sua.
Non siamo forse destinati a raggiungere la Trinità che oggi è un mistero per noi, e se lo Spirito Santo non ci aiuta, cosa facciamo noi poveri ignoranti? E’ vero che lo Spirito è sempre con noi ma è volontà divina che noi stabiliamo un contatto, un dialogo vero con lo Spirito-Amore.
Capire l'importanza dello Spirito ci aiuterà a vivere meglio, più sereni, farà di noi dei buoni discepoli di Gesù.



Per completare un commento di Padre Augusto Drago che Mariella è riuscita a rintracciare.

"Essendo chiuse le porte....venne Gesù e stette in mezzo a loro". "E disse: Pace a voi"
Quale pace?
Gesù lo aveva già detto precedentemente ai suoi discepoli ed apostoli: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dona il mondo io la dono a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore" (Giovanni 14,27).
La Pace di Gesù non è come quella del mondo. E' la "sua Pace": quella che è la sintesi di tutti i beni messianici: la salvezza, la guarigione, i doni dei sacramenti, il dono grandissimo della Parola...
Il mondo dona invece una falsa pace: infatti la pace degli uomini, spesso serve a preparare un'altra guerra!

Gesù entra a porte chiuse. A parte l'incorporeità del nuovo modo di essere di Gesù, l'entrare a porte chiuse, significa che Gesù penetra e vuole di fatto penetrare nei cuori più chiusi, più raggomitolati in se stessi.
Egli entra anche se noi teniamo le porte del nostro essere più profondo ben chiuse.
Il punto è poi quello di saperlo accogliere.

Il testo ci dice che i discepoli gioirono nel vedere il Signore. Egli infatti si era collocato nel centro della stanza del cenacolo. Ecco dunque: occorre che quando entra nei nostri cuori e ci viene a visitare, senza che noi lo avessimo invitato, lo accogliamo e gli permettiamo di collocarsi al centro vitale della nostra vita!

I discepoli gioirono!
Oh! Come vorrei, fratelli carissimi, che anche noi potessimo gioire, ogni uomo sulla terra potesse gioire, collocando il Cristo risorto al centro della propria esistenza. Come tutto sarebbe radicalmente diverso!

La gioia! Gesù l'aveva già promessa: Voi gioirete al vedermi! (16,22).
Questa gioia era stata già promessa nell'Antico Testamento: "Abramo, vostro Padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno: lo vide e fu pieno di Gioia" Così disse Gesù parlando di Abramo in Giovanni 8,56.

Ma la promessa più grande che ora si compie è il dono dello Spirito Santo.
Gesù ripete gli stessi gesti che aveva compiuto il Signore quando creò l'uomo in
Genesi 2,7: Allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo, soffiò nelle sue narici un respiro di vita e l'uomo divenne un essere vivente". Soffio, Spirito e vita: questi tre elementi li troviamo sempre là dove il Signore infonde vita e calore in tutte le cose.

Comprendiamo allora che il medesimo Spirito che aveva dato vita ad Adamo ora ha ridato la vita a Cristo Gesù il quale, sempre per mezzo del medesimo Spirito, la dona agli uomini che credono in Lui!
Da qui il perdono, o meno, dei peccati.
Dalla capacità di ricevere lo Spirito e di rimanere in Lui. Chi rimane in Lui è perdonato, chi non rimane in Lui il suo peccato non viene rimesso.
La potenza della Pentecoste, la forza dello Spirito rende presente "nell'oggi" del cristiano l'azione salvifica del Signore.      





giovedì 29 maggio 2014

«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli,



Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Domenica dell’ascensione di Gesù al Cielo: 1 giugno 2014



Dal vangelo secondo Matteo 28,16-20

"Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva

loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si

avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate

dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio

e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.

Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".


Parola del Signore!

Enzo: Da una prima lettura di questo brano notiamo che i discepoli, gli undici, si recano in Galilea su un monte che Gesù stesso aveva loro indicato. Il monte, un monte senza nome, sta ad indicare che  da lassù Gesù  farà una nuova rivelazione. Il monte era sempre stato luogo di rivelazione di Dio. Ricordiamo la rivelazione di Dio nell’AT sul monte Sinai; la rivelazione di Gesù sul monte delle Beatitudini che sono il programma del Regno, ora da un monte invierà i suoi discepoli a diffondere  il Vangelo a tutte le genti.



 L’incontro con i suoi discepoli non è dei più entusiasmanti: “quando lo videro, si prostrarono, però dubitarono”. Poche parole per descrivere un atteggiamento interiore ancora debole, insicuro dell’uomo che non capisce ancora le vie del Signore: del resto era logico che i discepoli si chiedessero perché Gesù li aveva fatti andare su un monte. Non bastava che apparisse loro ancora a Gerusalemme? Perché in Galilea?

L’evangelista Matteo forse  vuol far comprendere  che Gerusalemme aveva cessato di essere il centro del culto e della religiosità. Non aveva detto Gesù alla Samaritana: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre…Viene l’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità…”? Dopo Gesù l’accesso a Dio non sarà circoscritto ad un luogo ma farà riferimento a una persona, alla persona di Gesù, il Cristo, l’unto del Signore.

Ma tutte queste cose lo Spirito Santo le renderà chiare e trasparenti nella mente degli Undici, il giorno della Pentecoste.



Su quel monte della Galilea, rimasto senza nome, Gesù manifestando la sua autorità e la sua missione rivela quanto aveva ricevuto dal Padre: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra”.

Si avvera la profezia di Daniele 7,14:

“Ecco apparire sulle nubi del cielo uno, simile a un figlio di uomo…

…Gli furono dati potere, gloria e regno;

tutti i popoli, nazioni e lingue lo serviranno:

il suo potere è un potere eterno,

che non finirà mai;

e il suo regno non sarà mai distrutto”.



E’ un momento solenne: Gesù dichiara, con le sue parole, di essere il compimento della profezia di Daniele e, proprio dal potere che gli deriva da questo potere universale, affida ai suoi discepoli una missione importante, una missione con la pienezza dell’universalità, che ha come finalità essenziale il discepolato per ogni uomo, per tutti gli uomini: possiamo dire che Gesù oggi getta le fondamenta della sua Chiesa quale comunità di salvezza.



“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio

e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”.



Andate: in tutto il mondo, avvicinate tutti i popoli, come io ho fatto in Palestina in mezzo al popolo eletto dal Padre mio.

Fate discepoli: non si tratta di offrire un messaggio, ma di fare instaurare una relazione stretta e personale con Gesù, impegnandosi  a condividere il suo progetto di vita, il suo amore per noi.

Battezzate: è il sacramento di ingresso per fare parte del discepolato grazie allo Spirito Santo e di conseguenza della comunità dei discepoli.

Insegnando: insegnando solo tutto ciò che Gesù ha comandato e come Lui lo ha trasmesso nelle parole e nelle azioni.



Una assicurazione finale che certamente rialzerà il morale di quegli undici discepoli ancora increduli e timorosi: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo», il Dio con noi, l’Emmanuele annunciato da Isaia.



L’evangelista Matteo con questo brano termina il suo vangelo, mentre Luca così descrive la festività che  celebriamo oggi, chiudendo il suo vangelo:

“  Poi li condusse verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li  benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”.



E qui lascio la parola al papa emerito Benedetto XVI, dal suo libro Gesù di Nazaret:

“ Questa conclusione ci stupisce. Luca ci dice che i discepoli erano pieni di gioia dopo  che il Signore si era allontanato definitivamente da  loro. Noi ci aspetteremmo il contrario. Ci aspetteremmo che essi fossero rimasti sconcertati e tristi. Il mondo non era cambiato. Avevano ricevuto un compito apparentemente irrealizzabile, un compito cha andava al di là delle loro forze. Come potevano presentarsi davanti alla gente in Gerusalemme, in Israele, in tutto  il mondo e dire: “Quel Gesù, apparentemente fallito, è invece il Salvatore di tutti noi?”

Ogni addio lascia dietro di sé un dolore. Anche se Gesù era partito da Persona vivente, come poteva non renderli tristi il suo congedo definitivo? Eppure si legge che essi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e lodavano Dio. Come possiamo noi capire tutto questo?...

…Evidentemente sono certi di una presenza nuova di Gesù. Sono sicuri che il Risorto ( come, secondo Matteo) Egli aveva anche detto proprio ora è presente in mezzo a loro in una maniera nuova e potente…

…La gioia dei discepoli dopo l’ascensione, corregge la nostra immagine di tale evento. L’ascensione non è un andarsene in una zona lontana del cosmo, ma è la vicinanza permanente che i discepoli sperimentano in modo così forte da trarne una gioia durevole”.


Sperimentiamo anche noi questa vicinanza permanente di Gesù in modo da trarne una gioia durevole? Quelle parole di Gesù sono dirette anche a noi, suoi discepoli come gli apostoli che avevano assistito alla sua dipartita. Diceva Sant’Agostino: siamo tutti condiscepoli alla stessa scuola del Maestro. Sforziamoci di essere discepoli di serie “A” o "B" o.... importante è esserlo e con insistenza.


Mariella: Il brano che abbiamo appena letto è il capitolo finale del Vangelo di Matteo, in esso troviamo subito alcune cose che non possono lasciarci indifferenti e che vogliamo tentare di capire.

Anzitutto diciamo che si parla di undici discepoli e non dodici.  Essi sono il soggetto del brano e stanno a rappresentare la Chiesa nascente.

Il fatto che non siano più i dodici sta a ricordare l'esperienza drammatica della Passione di Cristo tradito proprio da uno di loro. E' una Chiesa dunque che non può dimenticare la fragilità della natura umana e che per questo non può camminare senza fissare  lo sguardo verso il suo unico e vero Pastore, Gesù Cristo, la cui Parola è fonte di verità e deve essere continuamente ascoltata e vissuta sotto la mozione dello Spirito Santo



Seconda osservazione , si legge nel brano "Gli Undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato":

Il simbolismo del linguaggio di Matteo richiede questo paesaggio teologico, incentrato nel monte. Dal monte delle tentazioni, a quello delle Beatitudini, della Trasfigurazione, del Golgota, Matteo crea un concatenamento simbolico nel quale l'evento di Gesù Cristo si esprime in pienezza.



Verso questo monte tutto converge: su questa, che è la settima montagna di Matteo, trova compimento la missione del Signore Gesù Cristo e inizia la  missione dei suoi discepoli nel mondo: il nuovo popolo di Dio, la sua futura Chiesa, comunità dei credenti.



Così Gesù inizia a parlare ai suoi indicando il fondamento del suo potere universale: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra": l’autorità offertagli da Satana nel deserto fu accordata effettivamente solo dopo aver compiuto il cammino del Servo sofferente. Già durante la sua vita terrestre abbiamo visto la potenza divina che agiva in lui, ma soltanto dopo la Risurrezione Gesù vien costituito Signore e Re dell’universo.



Ora Gesù, prima di tornare dal Padre, con pieni poteri consegna ai suoi discepoli il compito di continuare la sua missione:"Andando dunque, fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli e insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato".



Gesù dunque comunica ai suoi discepoli la volontà di "fare discepoli tutti i popoli". Anche questo ha un significato nuovo: i discepoli di Gesù sono coloro che gustano la potenza del suo Amore  e vivono la sua esperienza di “figlio” che riceve tutto dal Padre.

Poi aggiunge: “battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”: la Chiesa viene dunque dalla Trinità, riflette, vive in sé la comunione trinitaria.



L'ultima frase di Gesù, che l’evangelista Matteo ci riporta  è la sintesi del suo grande amore verso tutta l'umanità: "Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo".

Gesù è il Dio con noi, Egli resta con noi ogni giorno ed accompagna ogni uomo in ogni situazione lieta o triste della vita.  Egli non ci lascia orfani, vuole che nasca nel cuore di tutti la certezza che va a prepararci un posto e che ritornerà a prenderci.



Ed ora meditiamo bene questo insegnamento che ho ricavato leggendo alcuni commenti sul brano evangelico in questione:



“L'Ascensione significa che tutta l'umanità di Gesù è afferrata dalla potenza di Dio perché la nostra umanità, di conseguenza, diventi capace di accogliere questa stessa potenza”.

Vi prego di rileggere quest'ultima frase riflettendo sul suo profondo significato, lo trovo essenziale nel cammino di fede di ciascuno di noi

La gloria di Cristo che celebriamo nell'Ascensione, preannuncia la nostra gloria, e illumina il senso finale dell'esistenza dell'uomo e dell'universo, ossia ascendere al cielo e vivere nel cuore di Dio dal quale proveniamo e ci siamo formati.



Prende senso così l'esistenza cristiana, come tensione dinamica tra la situazione presente e la prospettiva del Regno di Dio verso il quale siamo attirati, evitando di lasciarsi rinchiudere dentro le preoccupazioni del mondo.



In conclusione cosa ci deve lasciare nel cuore questo brano evangelico?

La certezza che Gesù è con noi sempre, anche quando il nostro cuore è nel dubbio Gesù c'invita a sperare ed alzare gli occhi al cielo,

Cristo ascende al cielo perché assieme al Padre, potesse inviare a noi lo Spirito d’Amore per vivificare la storia dell'umanità, la vita dell'uomo, la nostra vita.



Se riusciamo a comprendere questi concetti molto importanti e significativi, forse potremo vivere la festa dell'Ascensione con una gioia grande pari a quella dei primi Apostoli!

Anna: Leggendo ciò che avete scritto con tanta preparazione e meditazione mi sono lasciata guidare dallo Spirito e il mio primo pensiero è stata la gioia che Gesù

lascia ad ogni uomo, ad ognuno di noi e non  solo agli undici ......

Gesù ci dona fiducia , ha fiducia in me , in noi ,  nel cuore dell’uomo più di quanto noi ne abbiamo in noi stessi ....

Sa che possiamo lasciare il nostro egoismo , il nostro io , per poter essere portatori di Verità della Parola , di poter essere Testimoni Veri e Concreti dell'Amore ....

Accogliamo la sua promessa: ” io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.



Proponiamo ancora questo commento di Padre Augusto Drago: conoscendo padre Augusto siamo  certi di fare cosa gradita a chi ci segue settimanalmante in queste rifllessioni evangeliche. Grazie a tutti voi che ci seguite.


 FESTA DELL'ASCENSIONE  commento di Padre Augusto Drago

Fratelli e sorelle abbiamo la gioia di celebrare la solennità di Cristo Gesù, solennemente
asceso al cielo. Oggi la Parola ci chiama ad un cammino di luce e di gloria. Ci fa
comprendere a quale "speranza" siamo stati chiamati, anzi continuamente chiamati.
Chiamati nel continuo ripetersi incessante, del dinamismo pasquale, nella nostra vita di
credenti.Oggi la Parola ci indica con chiarezza "il tesoro di gloria" che ci attende come
eredità, ben più prezioso di tutti i beni terreni che quotidianamente scorrono sotto i nostri
occhi.


Oggi la Parola ci dimostra "la straodinaria ricchezza e grandezza della potenza" di Gesù,
verso di noi, quella potenza tante volte da noi invocata in aiuto alla nostra debolezza.
Oggi Gesù consegna un mandato, in virtù del suo Potere ed Autorità.
Un Potere ed un'Autorità che gli provengono dall'essere stato resuscitato per mezzo della
gloria del Padre. E' il Risorto, é colui di cui aveva profetato il profeta Daniele quando vide in
visione un Figlio di Uomo avvicinarsi accanto al trono, glorioso mentre ne assume il Potere.
E' un potere che non mette paura o soggezione: Gli è stato dato dal Padre.


Ora rifulge sul monte dell'Apparizione mentre i discepoli si prostrano a terra per adorarlo,
anche se ne hanno ancora un timore reverenziale. Gesù, in virtù del suo Potere, consegna
loro un mandato:
"Andate in tutto il mondo..." "Siate miei testimoni fino ai confini della terra".
Battezzate nel Nome del Padre, del Figlio, dello Spirito santo. Fate discepole tutte le genti!
Detto questo li lascia. E svela in tal modo l'ultimo tassello del disegno.
Come se dicesse: "Ora tocca a voi, con la forza dello Spirito, del Paraclito, che verrà su di
voi"! Ora fate voi la vostra parte...
 

Fratelli e sorelle: nella solennità che ci accingiamo a celebrare, Gesù sembra rivolgere anche a
noi le medesime parole: "Ora tocca a voi!" Sì, ora tocca a noi!
Abbiamo partecipato ai momenti drammatici della consegna di Gesù, della sua straziante
passione. Abbiamo contemplato, stupefatti, ed insieme pieni di gioia, il suo Corpo Glorioso
venirci incontro il mattino di Pasqua, poco più di quaranta giorni or sono.
Abbiamo mangiato e bevuto con Lui, alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue, lungo tutto
il cammino di questo tempo pasquale. Gesù è stato sempre con noi.
Ci è stato sottratto solo nei giorni della sua Passione e morte.
 

Dopo questa esperienza, così ricca della sua umanità, ci chiede ora un passo ulteriore:
"Ora tocca a te!" Io, il tuo Signore, resto nella misura in cui tu saprai rendermi visibile ai
fratelli, saprai farti trasparenza di me".Come potremmo altrimenti spiegare, fratelli e sorelle,
diversamente la promessa di Gesù: "Ecco, sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dei tempi?"
Promessa che Egli ci regala mentre ci lascia... 


Gesù è vivo in noi, attraverso di noi.
Cerca in noi la disponibilità a farci capacità di Lui, perché il mistero della sua Incarnazione
abbia pieno compimento. Riceveremo la forza dallo Spirito santo, che fra poco verrà a
fecondare di luce la Chiesa. Ad irradiare la nostra vita, ognuno di noi.
Ma oggi ci viene chiesta la disponibilità del cuore, della mente, di tutta la nostra persona, a
dare compimento al mistero.
 

Fratelli e sorelle, se sì, se accettiamo la sua proposta, allora, sì, si schiuderanno per noi i cieli,
e potremo contemplare il tesoro di gloria promesso, e sperimentare la grandezza della sua
potenza verso di noi.
Allora la nostra umanità si spalancherà ad accogliere nel vuoto di sé, quel vuoto che solo una
vita veramente evangelica è capace di ottenere. Vale a dire: il Dono dello Spirito Santo.
Allora sarà veramente piena la Pasqua, allora gusteremo quella gioia piena che è riservata ai
suoi santi, quell'unica gioia che nessuno potrà mai toglierci, come aveva già detto Lui
(Giovanni 16,23).


Fratello e sorella: allora? Sei pronto a sentirti dire: "Ora tocca a te?"