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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


giovedì 12 dicembre 2013

Giovanni Battista: Non una canna, non un uomo vestito di lusso...



 «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».


Terza Domenica d’avvento 15 dicembre 2013




Dal Vangelo secondo Matteo 11,2-11



In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».


Parola del Signore !

Mariella: Dopo aver dato voce la scorsa settimana per la Festa dell’Immacolata e seconda di Avvento ad un teologo molto ispirato, Padre Augusto Drago, questa settimana per il Vangelo domenicale ci sforziamo di mettere in campo le nostre umili risorse, aiutati come sempre dallo Spirito Santo, che se invocato, ci aiuta a comprendere meglio le Scritture

.

Anzitutto diciamo che la prossima domenica è la cosiddetta domenica gaudente, ossia della gioia.

In entrambe le due prime letture c’è un costante invito a rallegrarci nel Signore, ad irrobustire le nostre mani fiacche e rendere salde le ginocchia vacillanti, a non temere e rinfrancare i cuori stanchi e delusi, a non lamentarci, non giudicare, a sopportare, ad esser lieti perché la venuta del Signore è vicina.

 Ma come essere lieti, oggi, in questo nostro tempo? Guardando il mondo che ci circonda, la violenza, l'ingiustizia, la guerra, la fame, non si direbbe certo che c’è da rallegrarsi,

ma l'invito dell'Avvento è chiaro: "Rallegratevi!" non perché siano scomparse la sofferenza e le lacrime, come illudono le tante droghe di questo mondo che c’illudono spingendoci a cercare paradisi che non esistono. "Rallegratevi!" perché, come dice il profeta Isaia: "Egli viene a salvarvi".  Questa è la nostra certezza!

Egli viene a salvarci, questa è la consolazione alla quale aggrapparci, per riuscire a sostenere il peso di qualunque croce dobbiamo portare.

Egli viene a salvarci, indicandoci una via che a Lui conduce, via di gioia e di felicità, dove fuggono la tristezza e il pianto. È la via dell'amore; la via santa perché accoglie tutti e porta verso il Signore

La gioia non è di coloro che vivono nella sazietà, nel benessere, nella forza fisica, nel successo e nel potere. La gioia del Signore è riservata a chi è nel pianto, piagato nella carne, oppresso dal dolore, indebolito come gli anziani e gli ammalati terminali, imprigionato ingiustamente come il Battista, ma, che nonostante la sofferenza, hanno nel cuore la consolazione della fede e la certezza di una Luce e di una meta che non delude.



Giovanni il Battista è rinchiuso ingiustamente nella prigione, ma non si abbatte, e non smette di cercare la verità, per questo manda a chiedere a Gesù : "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?".

Giovanni ha la forza di presentare a Gesù i suoi dubbi e chiede. Non crede a se stesso, ma alla parola di Gesù, è in ricerca!

Il Signore dà una risposta molto concreta: "Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti resuscitano e ai poveri è annunziata la buona novella". C'è un modo per conoscere il Signore che è vedere i segni della sua presenza.

E quando li hai visti capiti e sperimentati non puoi che testimoniarli con amore!

Da come ci amiamo, da come viviamo, dalla nostra "testimonianza" concreta, dalle opere di amore I segni della presenza di Dio sono nella vita di sempre, ma chiedono di essere capiti, custoditi, aiutati, rivissuti e tramandati con pazienza e fiducia.



Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Chiede Gesù alla folla. E' un interrogativo che spinge a riflettere.

Non una canna, non un uomo vestito di lusso... Avete incontrato nel deserto un profeta, il messaggero che è venuto a preparare la via, il più grande tra nati di donna, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui

Parole un po’ misteriose forse, ma che vogliono farci riflettere sulla grandezza che ci ha regalato il battesimo, mediante il quale siamo entrati a far parte del regno di Dio

Ed in questo Regno siamo invitati ad amarci, sostenerci, confortarci, ripercorrere il cammino di amore e di fede che Gesù ci ha insegnato con la sua stessa vita e attraverso le sue opere.  Questo tempo di Avvento ci aiuti a crescere in questa mirabile esperienza d'amore.

Enzo: Mariella ha scritto: “Parole un po’ misteriose forse, ma che vogliono farci riflettere sulla grandezza che ci ha regalato il battesimo, mediante il quale siamo entrati a far parte del regno di Dio”

Sono un invito a confrontarsi con Giovanni Battista e mi chiedo: A cosa si deve la grandezza di Giovanni?

Dai vangeli possiamo dedurre che fu uomo giusto, irremovibile nella sua fedeltà a Dio, austero nella sua condotta di vita ma non per questo fu il più grande

La sua grandezza non deriva dal fatto che è stato scelto da Dio come precursore del Messia, per aver compiuto la sua missione con umiltà e costanza.

La stessa sua missione lo colloca al di sopra di tutti gli altri profeti. Giovanni ha potuto vedere il sospirato Messia, aveva ascoltato il beneplacito del Padre di Gesù e vedere lo Spirito Santo. Tutti gli altri profeti hanno sì parlato in nome dell'Altissimo e Onnipotente, ma spesso senza capire la stessa profezia. Giovanni è un privilegiato, è il primo testimone del Messia, del Dio fatto uomo.

Giov 1,32-34: “Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”.E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»”.


Nonostante tutto ciò " il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui".

Giovanni non appartenne all'epoca inaugurata da Gesù: morirà prima.

Giovanni preannunzia la nuova economia: chi verrà dopo di lui "battezzerà in Spirito Santo e fuoco": ecco la novità, ecco il confronto...ecco perché Giovanni è più piccolo di chi sta già nel regno dei cieli.

Giovanni sarà incorporato a Gesù soltanto dopo la sua Risurrezione.

Ogni cristiano per mezzo del Battesimo viene incorporato a Gesù e reso partecipe della Nuova Economia, tempo decisivo della salvezza.

Come cristiani accettiamo e facciamo nostra questa salvezza?


Se Giovanni avesse avuto ancora qualche dubbio sulla missione di Gesù, al ritorno dei suoi discepoli avrà senz'altro capito l'autentica realtà messianica di Gesù:" ai poveri è annunciato il regno dei cieli”. Noi lo abbiamo capito? Testimoniamo come Giovanni la Parola ricevuta? la Parola che ci impegna e invia in una missione di testimonianza e di annuncio gioioso?

Anna: Ieri mentre andavo al catechismo sulle scale della nostra Parrocchia ho visto una giovane mamma che mi è venuta incontro con le lacrime agli occhi ... spiegandomi che era mancato il suo papà e che ci sarebbero stati i funerali il giorno dopo ....

quante domande sono sfiorate , nella sua testolina ..... quanti dubbi .....quanto dolore era celato nel suo cuore e attendeva risposte ......

E’ questa sofferenza che ci fa comprendere  il significato e la comprensione della venuta di Gesù.

Giovanni è colto da dubbio , eppure  Gesù non perde di vista la stima , la fiducia in lui .... Dio Padre pur nel dubbio dei suoi figli continua anche oggi , domani sempre ad amare a volerci bene ...

Gesù risponde con un elenco ...... lebbrosi .... zoppi ciechi .......

Ecco forse quello che ci insegna è iniziato proprio ora nella terza domenica di avvento ..... ho così fiducia in Gesù da donargli il mio tutto, sicura di non perdere nulla ma di arricchirmi nel Tutto che ci rappresenta?

So coprire di fiori il deserto che è nel nostro cuore?

Gesù Viene come un seme nei nostri cuori, come un fuoco d'amore che non si spegne ..e se noi riusciamo anche per un solo momento a ridare la vita  a chi è più debole, a chi è sofferente possiamo dire al Signore: Vieni Gesù in me e riscalda il nostro cuore ....

"Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
 ....
A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio". (Giov 1,6...12)



martedì 10 dicembre 2013

La grandezza di Maria non consiste nell’essere stata Madre di Gesù



Maria di Nazaret nel Nuovo testamento



In  questa seconda parte vogliamo riflettere sulla figura di Maria secondo le Scritture, ciò che si dice di lei nel nuovo testamento.
San Paolo non nomina mai Maria e in tutte le sue lettere non ne fa cenno, o meglio un accenno c’è: nella lettera ai Galati 4,4-5 dice che “ quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”.
E’ logico che la donna da cui è nato Gesù è Maria, ma l’apostolo Paolo vi fa riferimento solo in questo passo, il che significa che si può fare tutta la teologia senza nominare Maria. Non si vuole con questo sminuire l’importanza di Maria ma soltanto che al centro della teologia della storia della salvezza c’è Gesù di Nazaret, figlio di Maria.

Anche nel vangelo di Marco, che è il più antico, troviamo solo una breve comparsa di Maria in un episodio quando lei ed altri parenti vanno a trovare Gesù a Cafarnao per portarlo via perché pensano che sia matto.
In quella occasione Gesù domanda: “ Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “ Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3,33-35).
Lo stesso episodio è raccontato anche da Matteo (12, 46-50) e in Luca (8, 19-21).
Se in apparenza può sembrare che Gesù non  riconosca sua madre, in realtà Gesù sta dicendo che la grandezza di sua madre sta nel fatto di avere ascoltato la Parola: “chi ascolta la mia Parola, chi ascolta me, e fa la volontà del Padre è per me fratello, sorella e madre”; e Maria ha ascoltato la Parola ed ha fatto la volontà del Padre”.
Per questo è Madre, per questo è grande. Quindi, questa affermazione di Gesù è una lode implicita di Maria, mettendo in evidenza dove sta la grandezza.

In Giovanni Maria appare in due occasioni: a Cana e ai piedi della Croce. In entrambi i casi Gesù la chiama “donna” e la figura della Madre ha un ruolo simbolico in relazione con l’uomo, è l’immagine del Cantico dei Cantici che arriva al compimento: lei è l’umanità fedele, lui è il Signore.
L’incontro segna la nuova ed eterna alleanza, anticipata a Cana, e inaugurata nel sangue di Cristo versato sulla croce, dove il passaggio della Madre al discepolo è la consegna dell’antico al nuovo 



testamento, della Sinagoga alla Chiesa, è l’unione dei due popoli e delle due tradizioni (Giov 2,1-12 e 19, 25-27).
Maria è indicata come Madre di Gesù e madre della futura Chiesa, sposa fedele del Padre.

Luca ha fatto un ritratto storico di Maria. Nel Vangelo dell’infanzia (Giov 1,26-80; 2) , Luca ha presentato la persona di Maria in una connotazione psicologica e spirituale, mettendo in evidenza il suo cammino di fede.
Il testo più importante è quello dell’Annunciazione. Gli episodi narrati da Luca, dopo l’annunciazione, sono il racconto della Visita ad Elisabetta, il cantico del Magnificat, poi il racconto della Natività, dove Maria compare semplicemente come personaggio, ma senza essere protagonista della narrazione: “i pastori trovarono il bambino con Maria e Giuseppe”; successivamente nel racconto della presentazione al Tempio, Maria porta il bambino nel Santuario di Gerusalemme e ascolta le parole di Simeone fra cui una profezia che la riguarda.



E ancora, nell’episodio di Gesù dodicenne Maria si fa interprete dei sentimenti di angoscia, suoi e di Giuseppe, dicendo al ragazzo:”Perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo”. Tutte cose normali per una famiglia di allora, e di oggi nelle famiglia cristiana, almeno speriamo che lo sia.
Dopo la risurrezione è ancora Luca che parla di Maria a Gerusalemme, presente nel Cenacolo, presente nel momento dell’Ascensione, perseverante con gli apostoli nella preghiera (Atti 1,6-14).
In seguito non viene più nominata. Se Giovanni l’ha presa nella sua casa ha vissuto con lui, ma non ci è dato di sapere per quanto tempo.

Assunzione al cielo: La festa del 15 agosto è il ricordo della morte di Maria, chiamata “dormizione”, in Oriente, transito, passaggio; è la glorificazione di Maria in anima e corpo, ma è una persona defunta che raggiunge la pienezza della vita in anima e corpo.
Non troviamo riscontro nel nuovo testamento, c’è l’intervento del magistero della Chiesa, cioè l’insegnamento dottrinale della Chiesa che ha detto qualcosa di più delle Scritture.
I due dogmi mariani, l’Immacolata concezione e l’Assunzione al cielo, sono relativi in Maria prima della nascita e dopo la morte, non riguardano la sua vita terrena, sono affermazioni teologiche che vanno al di là della storia: riguardano l’intervento salvifico di Dio, per sola grazia nella nascita e per destinazione naturale dell’uomo  per progetto divino.
Viene quindi presentata come la realizzazione piena della persona umana, è la realizzazione del progetto divino: Dio ha pensato l’umanità pienamente bella, totalmente realizzata e santa in Maria: il progetto si è realizzato dall’inizio alla fine a esempio e memoria dell’umanità.

Conclusione:
Anche Maria , come si conviene ad un credente in Gesù, “peregrinò nella fede”, come dice il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium, cioè camminò come una pellegrina, credendo e aumentando, maturando, cercando di avanzare nella fede; ebbe un cammino umano di maturazione anche nella fede.
E questo è importante perché è proprio ciò che dicono i racconti biblici:
- a proposito di Gesù dodicenne, l’evangelista Luca dice che i genitori, Maria e Giuseppe, “non capirono” quello che era successo.
- inoltre, dato che Maria “serbava tutte queste cose nel suo cuore” significa che ci ripensava e le meditava, le assimilava, cercava di capirle meglio, metteva insieme i tasselli di un  mosaico per avere più chiara la situazione.
Quindi Maria “peregrinò” nella fede,meditò, conservò quella esperienza e le mise insieme per capire meglio che cosa Dio voleva da lei.
Non è un esempio per ogni discepolo di Gesù?

La grandezza di Maria non consiste nell’essere stata Madre di Gesù, bensì nell’essere stata “discepola” di Gesù, è l’avere ascoltato la Parola; lei ha concepito la Parola perché ha creduto in Dio.
Sant’Ireneo di Lione, grande padre della Chiesa, nel 180 scrive: “Concepì prima con la mente che con il ventre”.Concepì accettando la Parola, ma per accettare pienamente la Parola ci vuole la verginità del cuore.
Allora Maria è Madre perché è Vergine, mentre nella logica non potrebbe essere madre se vergine. Ma solo la Vergine può essere Madre di Dio; solo in quanto ha la verginità del cuore, concepisce la Parola e la accoglie veramente, Maria può generarla, può dare la vita alla carne umana di Dio.

Questa è la grandezza del discepolo: aver accettato, accolto e custodito la Parola è la grandezza di Maria e Maria diventa così il modello di ogni uomo, dell’umanità nuova, dei discepoli del Figlio, che a loro volta possono essere per Lui fratello, sorella e madre.



giovedì 5 dicembre 2013

L'Angelo riporta a Dio la Parola finalmente compiuta.


Festa dell'Immacolata Concezione

8 dicembre 2013

“Umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio…”


 


Dal vangelo secondo Luca 1,26-38



Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,

chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di

Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.Entrando da lei, disse:

«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un

saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato

grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai

Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il

trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo

regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco

uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza

dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e

sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia

ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta

sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del

Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Commento di Padre Augusto Drago

L'Immacolata è una delle tante feste mariane amate da tutto il popolo di Dio

E' il brano biblico più celebrato dall'arte attraverso la letteratura, la pittura, la scultura.

Tuttavia, se vogliamo comprendere qualcosa del brano che ci è proposto, dobbiamo, per un istante, far cadere tutte le immagini che "di quel momento ci siamo fatti nella mente e nel cuore". Il testo, esso stesso, una divina scultura di Dio fatta ad opera di Luca, ci dirà molto di più.

Certamente non lo potremmo capire interamente se non tenessimo davanti agli occhi il Primo Testamento, vale a dire l'Antico Testamento. Il brano è totalmente intriso di allusioni all'Antico Testamento che non potremmo capire nulla se trascurassimo di tenerlo presente.

Già fin dall'inizio, si nota subito la struttura circolare dell'intera composizione narrativa.

All'inizio c'è un Angelo, Gabriele, che è mandato da Dio. E' portatore di una Parola destinata ad una Donna! Alla fine del brano, lo stesso Angelo si allontana dalla Donna, per tornare a Dio. Cosa significa questa circolarità?



La Parola che Dio consegna a Gabriele è una Parola, detta ma non ancora compiuta.

Lo diventerà solo con l'assenso della Donna. Quando si compie, l'Angelo riporta a Dio la Parola finalmente compiuta. E' il "Sì" della Donna.



Tutto questo ci ricorda il brano del profeta Isaia 55, 10:

"Come infatti la pioggia e la neve scendono giù dal cielo, e non vi ritornano senza aver

irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare,

perché dia seme a chi semina ed il pane a chi mangia,

così sarà della mia Parola uscita dalla mia bocca:

non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero

e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata".



Questa circolarità, non è solo un espediente letterario. Ci interpella personalmente. Dio ci dona sempre il pane della sua Parola, per irrigare la terra del nostro esistere e del nostro andare sulla terra, ma questa Parola rimane semplicemente "detta" se noi non la facciamo ritornare a Dio con il nostro assenso, con il nostro "Sì" "Eccomi"!



Abbiamo dunque una grande responsabilità davanti al mistero grande della Parola.

Potremmo renderla incompleta o completa, a seconda se non l'accogliamo o l'accogliamo.

In questo secondo caso, la Parola del Signore si compie, diviene Parola piena e realizzata, divenuta Vita nella sua Vita!



Maria compie questo cammino circolare: Da Dio riceve sulla terra immacolata della sua esistenza, la Parola, e a Dio, con il suo assenso, la fa ritornare, pienamente realizzata.

Esattamente come aveva detto il profeta Isaia.



Se poi, fratelli e sorelle, ci fermiamo all'inizio del racconto evangelico, notiamo un'altra cosa.

Luca, il narratore, crea una certa "suspance" in chi legge!

C'è un certo movimento di cui via via ci si indica la direzione e il punto di arrivo.

La Parola è mandata da Dio. Dove? Quale sarà mai?

"In una città della Galilea, chiamata Nazaret". Il cerchio si restringe.

Ma dove, precisamente a Nazaret? Da una Vergine. Di lei ancora non sappiamo il nome: ci viene solo detto il suo stato: "Vergine".

Poi c'è la precisazione: è promessa sposa a Giuseppe. Sappiamo così che le nozze erano prossime. Finalmente, dopo tanto attendere ci viene detto il nome di questa Vergine: "Si chiamava Maria".



Luca ci conduce a Maria mediante un artificio letterario dove via via

la destinataria della Parola, adagio adagio scopre il suo Volto. La sua condizione è "vergine".

Questa parola non ci tragga in inganno. Qui Luca non vuol mettere in evidenza la Verginità di Maria, quanto piuttosto il fatto che ancora, non essendo sposata, appartiene alla categoria delle persone che sono povere e non danno vita.

Una donna vergine non ha figli, non ha posterità, non è datrice di vita.

Tale viene considerata ancora Maria.



Ma il testo a questo punto ci rivela la grandezza della povertà di Maria.

Essa si chiamava Maria per i nazaretani e per quelli che la conoscevano. Ma Dio, dal cielo, la chiama con un altro Nome. Di solito, nell'Antico Testamento, quando Dio chiama qualcuno, lo chiama sempre per nome.

L'Angelo rivolto a Maria, non la saluta dicendole, Salve, Maria. Per Dio essa ha un altro nome: Rallegrati, piena di grazia!



"Piena di grazia": questo è il Nome che Dio dona alla nazaretana Maria.

Rallegrati! Piena di grazia. Anche qui, per comprendere il senso delle parole, dobbiamo fare ricorso all'Antico Testamento. Il profeta Sofonia e il profeta Zaccaria, quando si rivolgono a "Sion" (= il popolo di Israele, o Gerusalemme) utilizzano lo stesso verbo: Rallegrati, Sion!

E' come se la vergine nazaretana, adesso fosse chiamata con il Nome voluto da Dio, "piena di grazia" e a Lei viene detto di rallegrarsi!



Ciò significa che Maria diventa il simbolo segno di tutto un popolo: Israele/ la Chiesa.

Essa riceve il Verbo che in Lei si fa carne, non per sé ma a nome di tutto un popolo, di tutta l'umanità, a nome dell'intera Chiesa.

E' estremamente significativo questo passaggio. "Piena di grazia" è dunque il secondo nome della Vergine di Nazaret.

Maria per i suoi compaesani e familiari,

"piena di Grazia" per Dio da cui riceve un Nome celeste, apportatore di gioia.

Maria è Colei che annuncia la gioia, Colei che porta la gioia, Colei che dona la gioia, quella messianica!



Poi c’è un terzo nome per indicare la Vergine di Nazaret, è lei stessa che se lo dona: "Ecco, sono la serva del Signore...

Il terzo Nome di Maria è: "serva". La stessa cosa accadrà con il Messia: anche Egli avrà tre nomi: Gesù, Cristo, Risorto.

Gesù è il nome "terreno". Cristo è il nome della missione: unto di Dio, Messia.

Risorto è il Nome nuovo che riceve dal Padre dopo la resurrezione.



Cosa avviene dopo il saluto?

C'è un dialogo tra l'Angelo e Maria. A Lei, la favorita di Dio, viene affidata una missione davanti alla quale La Piena di Grazia rimane turbata. E, dentro di sé si chiedeva che senso potesse avere questo saluto!

L'angelo intuisce il turbamento e subito pronuncia la parola già notissima nell'Antico Testamento. Parola detta a tutti coloro che hanno ricevuta una chiamata di Dio:

"Non temere" Il Signore è con te! Non temere! Maria ha creduto a questa parola: non ha temuto, ha solo creduto!

"Hai trovato grazia presso il Signore", come dire: gli occhi di Dio si sono posati su di te e ti hanno fatta bella!



Poi l'annuncio del concepimento. Maria non deve temere: lo Spirito Santo scenderà su di lei, l'ombra dell'Altissimo la coprirà!

L'ombra richiama l'Esodo e la nube che guidava il popolo nel deserto e di notte diventava luminosa. Essa è segno della fede!

Lo Spirito che all'inizio aleggiava sulle acque, ora scende su Maria per renderla Madre del Signore.



"Come avverrà tutto questo?", incalza Maria, "io non conosco uomo!"

Non dovrebbe stupirsi più di tanto Maria: essendo infatti prossima alle nozze, certo che avrebbe avuto un figlio. Allora perché si stupisce?

E' già entrata nel piano del mistero di Dio! Comincia a comprendere che Dio le sta chiedendo qualcosa di veramente grande, inaudito! E allora avanza, come tutti i grandi chiamati della Bibbia, qualche timido dubbio. Come avverrà tutto questo?



E' lo Spirito che opererà, Colui che fa nuove tutte le cose, Colui che è la Sapienza di Dio, Colui che mette ordine nel caos della vita umana. Lo Spirito che fa germogliare la terra di Maria!

Tu concepirai il Figlio di Davide, il Messia! Non sappiamo fino a che punto Maria abbia compreso! Sappiamo però che da questo momento inizia il suo viaggio di fede in fede.

Un viaggio che la condurrà ad intrecciare il suo "sì" a quello del suo Figlio quando prima di morire, dichiara di voler fare non la sua Volontà, ma la Volontà del Padre.

Così Maria ci appare, non solo la Madre del Messia, ma soprattutto ci appare Colei che compie la Volontà di Dio. Questo è il titolo della sua vera grandezza.



Perché hai creduto, le dirà Elisabetta, si compiranno in te grandi cose!

Adesso tutto passa in secondo piano. Al primo posto rimane un "sì" che lega la Vergine di Nazaret a Dio, in un atto di fiducia e totale abbandono. E l'angelo adesso può tornare  portando a Dio la Parola realizzata!



Concludo, fratelli e sorelle: pongo solo una domanda: Come guardiamo a Maria?

Essa è totalmente relativa a Gesù. Se ci si dovesse fermare solo a Lei, non avremmo capito nulla né di Lei né di Dio. Ne faremmo una dea! Faremmo un grave peccato di idolatria.

Attenti ad un devozionismo assoluto che ci fa diventare più mariani e meno cristiani.

Diceva: "Cambiate mentalità, perché il Regno dei cieli è vicino".





Sono venuti quei giorni, attesi da secoli

Seconda Domenica d'avvento 8 dicembre 2013


 

Domenica 8 dicembre oltre che essere la seconda domenica d’avvento, ricorre anche la festa dell’Immacolata Concezione. Ci è sembrato opportuno presentare separatamente due commenti ai due vangeli corrispondenti in queste due occasioni. Abbiamo scelto due commenti di Padre Augusto Drago, che riteniamo belli e profondi. Buona lettura.

Dal vangelo secondo Matteo (3,1-12)


In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:

Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,

raddrizzate i suoi sentieri!

E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi:

“Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 
Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io
non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Parola del Signore!

Commento di Padre Augusto Drago


Entra in scena Giovanni il Battista! "In quei giorni...." Quali giorni ?
Se andiamo al brano precedente esso ci parla ancora del Vangelo dell'Infanzia.
Dunque l'espressione non può essere assolutamente riferita a quel periodo!
In realtà l'espressione "In quei giorni" indica il "giorno del Signore, i giorni della salvezza!
Sono venuti dunque quei giorni! Cosa accade in quei giorni?
"Sopraggiunge" Giovanni il Battezzatore.
Notate il verbo, che traduco direttamente dal testo originale.
"Sopravvenne". Matteo ci vuol far comprendere, che l'entrata in scena di Giovanni il Battezzatore, 

è un evento di salvezza. E' un accadimento che solo Dio compie…
E questo è l'evento più grande che Dio possa fare accadere nella storia dell'umanità".L'evangelista divide il brano in tre parti: nella prima parte ci presenta la figura del Battezzatore, nella seconda parte ci fa ascoltare
cosa dice, nella terza parte infine è lo stesso Battezzatore a raccontarci il significato delle sue
azioni.

La figura del battezzatore:

E' il predicatore. Predica nel deserto, e “veniva dicendo...”
Fermiamoci qui un istante. Dunque prima di tutti egli è uno che predica, vale a dire che
annuncia. Nel deserto: Perché proprio nel deserto?
Si tratta di una chiara reminiscenza veterotestamentaria: il popolo che camminava nel
deserto verso la terra promessa.
Adesso è lui, Giovanni, che è chiamato a guidare il popolo, verso una nuova terra promessa che è la persona di Cristo Gesù, il Signore.


Che cosa dice Giovanni?

Diceva: "Cambiate mentalità, perché il Regno dei cieli è vicino".
Sottolineo il verbo, che non è proprio "convertitevi" ma, sempre secondo la traduzione dal testo originale, va letto in "cambiate la vostra mentalità". Fermiamoci qui un istante. Già siamo interpellati: Viene il Regno di Dio.
Per accoglierlo occorre cambiare il nostro modo di pensare ! Esso non deve essere più secondo lo spirito del mondo, ma secondo lo spirito di Dio.
Siamo fortemente invitati ad entrare nel "pensiero" di Dio, deponendo i nostri umani modi di
pensare, valutare, giudicare, leggere gli avvenimenti, gli eventi, le cose della vita e della storia Cambiate mente!...
…E' una richiesta urgente per poter accogliere il Regno che viene. Esso infatti non è di questo mondo!
Come potremmo accoglierlo senza cambiare il nostro mondano modo di pensare?
Poi Matteo ci dice chi è Giovanni. Citando Isaia 40, ci dice che è "Voce di colui che grida nel deserto: preparate la via al Signore".
Questo è Giovanni: prima di tutto "Voce" Gesù è la Parola, Giovanni è la Voce che lo preannuncia…
…Una voce deve gridare questo prodigio nel deserto, dove il popolo sta passando, per raggiungere la terra sospirata.
Il deserto avrà una nuova via, preparata per il Signore che passa, con il dono della sua misericordia, e che accompagna con passi di danza il suo popolo.
Giovanni è la Voce che grida questa liberazione imminente per il nuovo popolo della nuova
alleanza. Questa Voce giunge a noi "oggi", "ora" "adesso".
Siamo invitati a preparare la via al Signore che viene! Perché certamente verrà!


La gente accorreva a lui per farsi immergere nell'acqua, come rito penitenziale, confessando o
proclamando il proprio peccato. E' un rito puramente profetico, che prepara la grande
purificazione che il Messia, da li a poco, verrà a compiere in "spirito e fuoco".


Ma quando Giovanni vede che tra la gente ci sono farisei e sadducei, la sua voce diventa un
tuono! Usa il linguaggio dell'imprecazione: "Razza di vipere. Come potrete sfuggire all'ira imminente?"
Forte la Voce! Potente ed irresistibile è la Voce! 

Ai farisei e ai sadducei dice chiaramente di non farsi illusioni: non basta avere privilegi (essere figli di Abramo!) per potersi dire salvi.
Nel nuovo Regno che Gesù sta instaurando non ci sono privilegi: ci sono solo peccatori da
salvare. Chi si sente giusto non può accampare diritti.
Non esistono diritti davanti a Dio, ma solo grazia e misericordia. Non bastano privilegi, ma
occorre umiltà e piccolezza. Attenti: la scure è già posta alla radice dell'albero!
Il giudizio di Dio è inesorabile. L'albero che non porta frutto sarà reciso! D'altra parte a Dio
non occorrono privilegi per salvare l'uomo. 

Egli infatti può suscitare figli di Abramo anche dai sassi! Dio è assolutamente libero nel suo agire e nel suo giudizio escatologico!


Giovanni parla del significato della sua missione

Il suo battesimo serve per aiutare a cambiare il modo di pensare.
Occorre "riformattare" il proprio pensiero sul pensiero di Dio! Ecco il grande salto, per
potere poi accedere a Colui che, venendo subito dopo di lui, battezzerà in Spirito santo e
fuoco. E' Gesù, egli viene a mettere ordine nella sua "aia", verrà a fare una grande pulizia,
in modo tale che rimanga solo il frumento, mentre la pula verrà dispersa.
Questo, dice il Battezzatore di Gesù. Così lo presenta: Colui che verrà  metterà ordine
mediante il suo Regno di giustizia e di pace, di amore e di perdono, dove solo i poveri saranno
essi stessi re con il Re.


lunedì 2 dicembre 2013

Maria, ragazza di Nazaret, nelle profezie dell'Antico Testamento


“ Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio…"



Maria , futura madre del Messia nell’Antico Testamento



Nell’ Antico Testamento si parla di Maria, madre del futuro messia,  essendo lei un personaggio del Nuovo Testamento?


Tre sono i testi che sono universalmente riconosciuti come relativi alla Madre del Messia:

1 -  Genesi 3,15:  “ Io porrò inimicizia fra te e la donna…”

2 -  Isaia 7,14 : “ Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio…”

3 -  Michea 5,2 : “ Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà”.



1 - “ Io porrò inimicizia fra te e la donna…”

Il versetto citato, della Genesi è nell’ambito delle punizioni dopo la disobbedienza di Adamo ed Eva. La prima punizione è inflitta al serpente: Dio maledice il serpente, lo condanna  a mangiare la polvere e fa poi questa promessa: 

“ Io porrò inimicizia tra te e la donna,

fra il tuo seme e il suo seme:

questo ti schiaccerà il capo

e tu gli insidierai il calcagno”.



Chi è il soggetto che schiaccerà il capo? La donna o il suo seme?

Sembra che il riferimento sia alla donna, mentre invece è alla sua stirpe, alla sua discendenza. L’equivoco è venuto da uno sbaglio di trascrizione in latino dai codici della Vulgata ((traduzione in latino della Bibbia dall'antica versione greca ed ebraica) in epoca medioevale quando è stato riportato il femminile “ipsa” cioè “lei” invece di “ipse” cioè “lui”.

Cosicché chi schiaccerà il capo del serpente è il seme della donna, il suo discendente, Gesù.



Questo testo della Genesi è stato definito dalla tradizione cristiana “protovangelo” il primo vangelo, cioè primo annuncio della salvezza.

Nel momento in cui Dio condanna il serpente condanna il male: cioè non condanna il serpente in quanto animale, bensì condanna il male nella sua figura diabolica, una forza malefica.

“ Io porrò inimicizia fra te e la donna” vuol dire che si verificherà uno scontro continuo fra l’umanità ( la donna come madre)) e il male ( il serpente).

Questa contrapposizione non riguarda soltanto la fase antica, ma le generazioni future “inimicizia fra il tuo seme e il suo seme”, i discendenti della donna e quelli del serpente, diavolo tentatore.

Lo scontro si concluderà con la vittoria dell’umanità: il Figlio (nuovo Adamo) della donna (nuova Eva) schiaccerà la testa.



Tuttavia il male produce un danno: l’immagine del serpente che si rivolta e morde il calcagno è proprio legata alla morte di Gesù. Il male ha fatto morire il Messia per cui apparentemente ha vinto il serpente uccidendo il figlio, il seme della donna.

In realtà  non ha vinto il male:  lo sconfitto apparente è Colui che trionfa vincendo la morte con la sua risurrezione, Gesù di Nazaret stroncando definitivamente il potere del demonio.



E’ logico allora riconoscere nella madre del messia la nuova Eva, la nuova madre di tutti i viventi in e per Gesù. A sua madre, nella persona di Giovanni, Gesù affiderà l’umanità.



L’inimicizia antica si rinnova nel nuovo capitolo storico aperto da Gesù: avendo ricevuto in dono Maria come Madre noi siamo suoi figli, “il nuovo seme” che lotterà, schiaccerà il male fino alla seconda venuta di Gesù.



Maria, essendo creatura  aveva bisogno di essere salvata, e godendo di un privilegio singolare perché doveva diventare madre di Gesù fu salvata prima della sua nascita. A Lei la salvezza è stata applicata da subito per grazia di Dio per i meriti futuri del Messia che ha sconfitto il male definitivamente.



Nella persona di Maria  noi ammiriamo la potenza di Dio che ha vinto il male. L’immagine di Maria Immacolata, con il serpente ai piedi, intende dire che nella sua persona concretamente, Dio ha vinto il male.

Le due immagini di Maria Immacolata e dell’Assunta, molto care alla devozione popolare, sono due immagini teologiche: l’Immacolata è Maria prima della nascita e l’Assunta è Maria dopo la morte, per cui tali celebrazioni riguardano ciò che c’è prima e ciò che c’è dopo, e sono le due feste dell’umanità redenta: il male è vinto alla radice e, di conseguenza, l’umanità può raggiungere il vertice del cielo.



2 - “ Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio…”



Siamo verso l’anno 730 A.C., al tempo del re Acaz. La situazione storica è brutta. Gerusalemme sta vivendo un momento di difficoltà soprattutto perché hanno tentato di coinvolgere il re Acaz e il suo regno di Giuda in una guerra contro gli Assiri.

Isaia, uomo di corte e potente ministro si oppone e non vuole questa alleanza. Alcuni piccoli stati  muovono guerra a Gerusalemme per togliere dal trono il re Acaz e sostituirlo con un altro in modo tale che il nuovo re sia d’accordo con loro per fare la guerra contro gli Assiri.

Isaia è incaricato di dare una buona notizia al re Acaz: gli aggressori non potranno compiere i loro “malvagi disegni”. Ma il re Acaz non è disposto ad ascoltare Isaia nemmeno quando questi gli offre la possibilità di un segno da parte di Dio, come conferma della notizia precedente. Ecco il testo di Isaia 7,10-17



Il Signore parlò ancora ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore,

tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Acaz rispose: «Non

lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate,

casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare

anche il mio Dio?Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la

vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Egli

mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il

bene. Poiché prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a

scegliere il bene, sarà abbandonata la terra di cui temi i due re. Il Signore manderà su di te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo padre giorni quali non vennero da quando Èfraim si staccò da Giuda: manderà il re d’Assiria».



Il re  Acaz ebbe un figlio, come predetto da Isaia, che chiamò Ezechia. E nel giro di  pochi anni non solo l’assedio  viene smantellato ma anche i due re, che avevano mosso guerra a Gerusalemme, furono eliminati dagli Assiri.

Possiamo dire che allora nella mente di Isaia c’era semplicemente una promessa per il momento che stava vivendo, ma nella mente di Dio che ispirava il profeta c’era una promessa molto più avanti nel tempo, che si sarebbe avverata oltre settecento anni dopo. Dio attraverso gli avvenimenti umani fa sì che scopriamo con meraviglia il progetto di salvezza che sta guidando.

Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele.


Il testo fu interpretato seriamente nella luce del Messia solo dopo la nascita di Gesù.Quella vergine, quella ragazza  da sposare, Maria.

L’evangelista Matteo infatti scrive: “ Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato, Emmanuele che significa Dio con noi” Mt 1 22-23; e Lc 1, 26-38: “Come avverrà  questo, poiché non conosco uomo?”.

“Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, dice l'angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa (Mt 1,20).



Matteo e Luca considerano la concezione verginale un’opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umane.

Matteo non si è inventato il concepimento verginale di Gesù: questa ipotesi non regge perché nessun ebreo si aspettava un concepimento verginale di Gesù per affermare che la profezia si è avverata, e  ancora perché il testo di Isaia non veniva letto in chiave messianica.



Al contrario il concepimento verginale di Gesù ha prodotto un dubbio circa il motivo per cui è accaduto e una ricerca per verificare se le Scritture ne parlavano. Matteo allora trovò quel testo di Isaia e lo capì alla luce di quanto era accaduto con la nascita di Gesù..

Ricordiamo anche che le Scritture sono state scritte sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, un motivo in più per credere questa verità di fede.

3 -  Michea 5,2 : “Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve partorire”;  e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele.


E tu, Betlemme di Èfrata,

così piccola per essere fra i villaggi di Giuda,

da te uscirà per me

colui che deve essere il dominatore in Israele;

le sue origini sono dall’antichità,

dai giorni più remoti.

Perciò Dio li metterà in potere altrui

fino a quando partorirà colei che deve partorire;

e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele.

Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore,

con la maestà del nome del Signore, suo Dio.

Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande

fino agli estremi confini della terra.

Egli stesso sarà la pace.




Quest’ultimo riferimento si presenta più semplice e meno problematico dei due precedenti; inoltre, in questo testo si parla veramente della Madre del Messia.

Negli altri due testi esaminati la figura della Madre è implicita, sullo sfondo, se ne parla ma non è rilevante; in quest’ultimo testo, invece, il riferimento è esplicito:

"E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele" (Mic, 5 1-2).



Questa è un’autentica profezia messianica che parla della Madre del Messia. Parla di un paesino sperduto, Betlemme, nel quale era nato Davide che poi era diventato re.

Quando viene scritto questo testo dal profeta Michea è caduta la monarchia ed è caduto lo stato di Israele; c’è una situazione di grande depressione e di sconfitta generale e il profeta lancia una profezia di speranza dando una garanzia: il paesino piccolo e insignificante darà origine a colui che sarebbe diventato re, Davide, e anche da Betlemme più avanti nel tempo ne verrà fuori un altro che sarà il dominatore.



In questo secondo avvenimento  non si parla più di re, ma di “dominatore”, che significa la guida, il capo, il dominatore appunto, che ha “origine dall’antichità”, cioè è pensato da Dio, è  da sempre, “dai giorni più remoti”.  Michea non ha il concetto dell’eternità , quindi “il dominatore” nascerà in futuro. Per quel tempo gli israeliti cadranno in potere altrui e Dio lascerà che altri comandino: infatti gli israeliti sono sotto i persiani, poi arriveranno i greci, infine i romani – fino a quando "colei che deve partorire partorirà".

Vediamo quindi che non c’è alcun preciso riferimento temporale, perché la profezia autentica non è una previsione magica, è invece una parola di speranza che garantisce, ma non chiarisce.



Nella versione ebraica si legge "la partoriente partorirà", dove la partoriente è l’immagine della Madre del Messia, è la donna, per cui il significato è: "fino al momento in cui la donna partorirà l’uomo" e "il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele", cioè ci sarà una conversione universale ed Egli starà là.



"Egli (il partorito) starà là e pascerà (sarà il Pastore) con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra e tale sarà la pace …" (Mic, 5 3-4a).



È l’annuncio del Messia che guiderà un popolo riunito e garantirà la pace, anzi dice di più: Egli in persona sarà la pace. 



Quando San Paolo dice: "Cristo è la nostra pace, lui che ha fatto dei due un popolo solo" fa riferimento a questo testo. Qui abbiamo la profezia che offre speranza: ci sarà quel figlio, quel discendente della donna che eliminerà una situazione negativa.



Da questi tre testi la liturgia cristiana ha preso i riferimenti fondamentali ed ha capito, dopo avere riconosciuto Gesù e chiarito i particolari della sua nascita, che il progetto di Dio veniva dall’antichità e noi, che abbiamo conosciuto la vicenda della vergine Maria, riconosciamo che l’Antico Testamento parlava di lei: il seme della donna ha schiacciato il serpente, lei è la vergine che ha partorito l'Emmanuele – Dio con noi, è proprio Dio quel bambino partorito, con noi perché ha condiviso l’umanità molto di più di quanto immaginasse Isaia – e lei è la partoriente che ha partorito la pace.



Natale vuol dire riconoscere che il progetto di Dio si è realizzato e si sta realizzando, sta nascendo la pace, sta risolvendo la situazione negativa del nostro mondo: colui che regna, il dominatore che viene dal piccolo borgo di Betlemme adesso domina; non solo è nato, ma è morto ed è risorto, siede alla destra del Padre e il suo regno non avrà fine. 

Nota:
Per queste quattro riflessioni del periodo di Avvento, in attesa del santo Natale, mi sono servito di alcune conferenze tenute nel 2003 da don Claudio Doglio, dottore in Teologia Biblica. Don Claudio Doglio ha pubblicato diversi articoli e studi biblici, in particolare sull’apocalittica e l’Apocalisse di Giovanni