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venerdì 10 marzo 2017

La trasfigurazione è stato un privilegio che Gesù offrì ai suoi discepoli.



 Su quel monte si trovarono Mosè ed Elia con Gesù: il vecchio e il nuovo
Seconda domenica di quaresima – Anno A – 12 marzo 2017



In questa seconda domenica di quaresima nelle tre letture ascoltiamo la chiamata, l'invito di Gesù a diventare suoi discepoli, a rafforzare la fede in Lui.
La prima lettura ci parla della vocazione di Abramo,della sua obbedienza senza condizioni.

Gen 13,1-4:

Vàttene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò, e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore”
.
Nella seconda lettura l'apostolo Paolo ci ricorda che siamo stati chiamati e illuminati con una vocazione santa, salvati secondo il progetto di Dio e la sua grazia, non per opera nostra.
2 Tm 1, 8b-10
“Figlio mio, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. 
Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. 
Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. 

Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo”.


Nel brano del vangelo Gesù vuole confermare e rafforzare la fede e la fiducia dei suoi discepoli in Lui con un segno illuminante.
  
Dal vangelo secondo Matteo 17,1-9

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».


Mi sono chiesto perché Gesù “fu trasfigurato” dal Padre. Su quel monte si trovarono Mosè ed Elia con Gesù: il vecchio e il nuovo, tre personaggi chiamati ed inviati per una missione speciale che riguarda l’uomo e il suo destino. Sappiamo che Gesù venne a completare ciò che era stato annunciato prima di Lui. Mosè ed Elia furono personaggi importanti, cardini nella storia dell’Antico Testamento. Mosè il liberatore dalla schiavitù dell’Egitto. Elia il profeta del futuro Messia.

Possiamo pensare che la trasfigurazione è stato un privilegio che Gesù offrì ai suoi discepoli. Chiamati al seguito di Gesù, ad una vita di comunione , facevano fatica a riconoscere il mistero della sua persona. Incertezza e incomprensione erano all'ordine del giorno, e diventano scandalo quando Gesà comincia ad annunciare la sua passione La prospettiva di una morte violenta, del fallimento del maestro risultano inconcepibili con le loro attese di un messia politico, liberatore.
Per questi motivi Gesù offre a tre dei suoi discepoli il privilegio di contemplare per un attimo la sua gloria. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.

Nella trasfigurazione c’è un segno importante da parte di Dio Padre, come nel Battesimo di Gesù. i tre apostoli e gli ospiti Mosè, Elia sono testimoni dello splendore di Gesù-Dio. Nessuno fino ad allora aveva visto Dio. Perché questo?

Mosè vide da lontano la terra promessa da Dio, Elia rappresenta la continuità dei profeti e tutti e due avevano beneficiato di rivelazioni sul Sinai. Ora vedono in Gesù il vero realizzatore di quella promessa antica che avevano tenuto viva, ricordata al popolo di Dio.
I tre apostoli, attoniti e spaventati, hanno avuto un assaggio di quello che sarà il Regno dei cieli, una speranza che aumenta la fede.
Gesù stesso riceve qualcosa, la dichiarazione della sua figliolanza divina ai presenti.
Gli interventi di Dio Padre donano a tutti, suggeriscono, rivelano sempre qualcosa: Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”

Ma c’è anche per noi una parola, un esempio in questo brano meraviglioso, che spinge la nostra fantasia e il nostro cuore a chiedersi com’è veramente Dio. Forse vorremmo anche noi partecipare a qualcosa del genere, per avere un assaggio di quello che in quell’attimo di eternità vedremo il “sempre” di Dio.

Le parole del Padre finiscono così: “Ascoltatelo”: queste parole costituiscono il centro del brano che abbiamo ascoltato. L’ascolto è ciò che definisce il discepolo. “Ascoltatelo!” è una parola che è rivelazione di Dio e definisce chi siamo noi.

Alla fine della trasfigurazione rimane solo Gesù: adesso basta solo Lui come dottore, maestro della legge perfetta e definitiva. Rinfrancati Pietro, Giovanni e Giacomo proseguirà e porterà a termine la sua missione.

Ascoltatelo”. Ascoltare e fare nostro Gesù, trasformarci in lui e manifestarlo agli altri, offrire agli altri momenti di manifestazione di Dio, trasfigurazione appunto. Così gli altri vedendo risplendere la nostra luce vedano le nostre opere buone e rendano gloria al Padre nostro che è nei cieli.

Rendere Gloria a Dio è il nostro destino e non solo qui in terra: sta in questo il gioire eterno, con l’aiuto sempre dello Spirito Santo con un dialogo giornaliero.
I tre apostoli capiranno tutto il giorno della Pentecoste, e allora solo allora saranno in grado di annunciare ciò che avevano visto e creduto, obbedendo al comando di Gesù: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».

L'apostolo Pietro molti anni dopo rievoca questo momento: 2 Pt 1,16-18 “Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli infatti ricevette onore e gloria da Dio Padre, quando giunse a lui questa voce dalla maestosa gloria: «Questi è il Figlio mio, l'amato, nel quale ho posto il mio compiacimento». Questa voce noi l'abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte”.

Non ci resta che farci riempire della gioia di Pietro, Giacomo e Giovanni, nei giorni immancabili in cui la vita è più vicina alla passione che alla trasfigurazione, sapendo che il Padre permette dubbio e sofferenza, ma ci pone al fianco Suo Figlio, per sostenerci e confermarci nella via della trasfigurazione in Cielo.









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