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giovedì 13 marzo 2014

Trasfigurazione; Il suo volto era straordinariamente bello, perché è l'amore che rende belli




Un assaggio dello splendore di Gesù unico dottore della legge

Domenica 16 Marzo 2014

Dal  vangelo secondo Matteo 17,1-9: «Signore, è bello per noi essere qui!

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e
li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo
volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco,
apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola,
Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre
capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando,
quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube
che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.
Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi
da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete».
Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di
questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».


                               Nella foto: Chiesa della trasfigurazione sul monte Tabor (Giugno 2013)




Mariella: Dopo il Vangelo di domenica scorsa sulle tentazioni di Gesù nel deserto, la liturgia della seconda domenica di quaresima ci fa scoprire il volto bello dell'uomo, quello luminoso che ogni uomo può far suo se accoglie la luce della fede.

Questa realtà rigenerante ci viene spiegata attraverso il racconto della Trasfigurazione di Cristo sul Tabor.


Incontriamo Gesù che prende con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, i primi chiamati, e li conduce su un alto monte, là dove la terra s'innalza verso il cielo.

Là appare il volto trasfigurato di Cristo, un volto che è la rivelazione del Padre, che è la gioia piena di una vita senza fine, la straordinaria bellezza di un Dio che si fa uomo per amore verso le sue creature.

Il suo volto era straordinariamente bello, perché è l'amore che rende belli, è l'amore che fa brillare, che illumina, che trasforma.

La condizione divina non si ottiene con il potere, ma con l'amore. E l'effetto dell'amore è la trasformazione: la bellezza è la visibilità dell'amore.


Il suo volto brillò come il sole...dice il testo di Matteo.  Un sole che scalda, che guarisce, che dà vita, che rigenera a nuova vita, che nutre e fa rifiorire ogni creatura.

Con la Trasfigurazione ci viene dato un assaggio della Risurrezione che vivremo fra poche settimane al termine del cammino quaresimale, quando il   Padre mostrerà al mondo che l'amore ha sempre  l'ultima parola e che la morte non è la destinazione ultima dell'uomo.

Resurrezione alla quale tutti siamo destinati se da questo sole sapremo lasciarci illuminare, per allontanare le oscurità che ci portiamo dentro.


Resurrezione che anche noi potremo raggiungere se sapremo veramente accettare anche il cammino di penitenza e di croce al quale Gesù stesso non si è sottratto per amor nostro e per nostra salvezza.

Gli Apostoli al gustare la gioia intensa di quegli istanti radiosi esclamarono: "E' bello per noi restare qui..."infatti la trasfigurazione( ossia la visione del volto divino)  infonde nel cuore di ogni uomo gioia, fiducia, sicurezza, serenità... tutti elementi che ci fanno capire come l'uomo ha bisogno di un rapporto con Dio che deve sfociare in una comunione, comunione che deve diventare piena e feconda d'amore reciproco, per portare l'uomo ad elevarsi e accogliere in sè l'alito divino che dona vita etern.

La voce che gli Apostoli udirono disse loro: "Questi è il Figlio mio... Ascoltatelo". Altro elemento essenziale alla nostra trasfigurazione in autentici cristiani è l'ascolto, in Gesù Cristo abbiamo tutta la rivelazione del Padre: ascoltare Gesù significa comprendere Dio.

Senza l'ascolto della sua Parola non c'è cammino di conversione e non c'è orientamento sul quale orientare la nostra vita.


Sono questi grandissimi insegnamenti che ricaviamo dalla lettura di questo testo. Sul monte mi trasporto virtualmente alla vita normale e mi domando se sto regalando bellezza.  Se il mio incontro ordinario con le persone è avvolto dalla bellezza, se il mio celebrare l'eucaristia comunica bellezza.

Altro elemento essenziale è immergersi in un oceano di silenzio per trovare tempo per riflettere la Parola, per riempirsi gli occhi di Dio.

Regaliamoci un tempo di silenzio nel frastuono delle nostre città, un tempo lento nella velocità giornaliera, un tempo riempito dalla presenza dello Spirito!  Ora lascio a voi descrivere le vostre emozioni di fronte a questo brano evangelico.


Enzo: cercherò questa settimana quel silenzio riempito dalla presenza  dello Spirito

Giuseppe: Un affresco, il tuo, Mariella,  che fa davvero sognare, mi trasporta sulla cima del monte, con te, con voi. Grazie!!!

Enzo: Perché Gesù “fu trasfigurato” dal Padre. Su quel monte si trovarono Mosè ed Elia con Gesù: il vecchio e il nuovo, tre personaggi chiamati per una missione speciale che riguarda l’uomo e il suo destino. Sappiamo che Gesù venne a completare ciò che era stato annunciato prima di Lui. Mosè ed Elia furono personaggi importanti, cardini dell’Antico Testamento. Mosè il liberatore dalla schiavitù dell’Egitto. Elia il profeta del futuro Messia.


Nella trasfigurazione c’è un segno importante da parte di Dio Padre, come nel Battesimo di Gesù. Ma è un avvenimento particolare. Gli ospiti Mosè, Elia e i tre apostoli sono testimoni dello splendore di Dio. Nessuno fino ad allora aveva visto Dio, in questo caso vediamo il suo splendore. Perché questo?

Mosè vide da lontano la terra promessa da Dio, Elia rappresenta la continuità dei profeti e tutti e due avevano beneficiato di rivelazioni sul Sinai. Ora vedono in Gesù il vero realizzatore di quella promessa antica continuamente ricordata al popolo di Dio. I tre apostoli, attoniti e spaventati, hanno avuto un assaggio di quello che sarà  il Regno dei cieli, una speranza, ed è questa la novità. 
Gesù stesso riceve qualcosa, il compiacimento del Padre per quello che si apprestava ad accettare per la nuova missione. 

Gli interventi di Dio Padre donano a tutti, sempre, qualcosa.


Ma c’è anche per noi una parola un esempio in questo brano meraviglioso che spinge la nostra fantasia e il nostro cuore a chiedersi com’è veramente Dio? Forse  vorremmo anche noi partecipare a qualcosa del genere,  per avere un assaggio in un attimo di eternità vedere il sempre di Dio.


Le parole del Padre finiscono così: “Ascoltatelo”: queste parole costituiscono il centro del brano che abbiamo ascoltato. L’ascolto è ciò che definisce il discepolo. “Ascoltatelo!” è una parola che è rivelazione di Dio e definisce chi siamo noi, cosa dobbiamo essere.


Alla fine della trasfigurazione rimane solo Gesù: adesso basta solo Lui come dottore della legge perfetta e definitiva.

Ecco il messaggio per noi: ascoltare Gesù, la sua parola. Ascoltare e fare nostro Gesù, trasformarci in lui e manifestarlo agli altri, offrire agli altri momenti di manifestazione di Dio, trasfigurazione appunto. Così gli altri vedendo risplendere la nostra luce vedano le nostre opere buone e rendano gloria al Padre nostro che è nei cieli. Rendere Gloria a Dio è il nostro destino e non solo qui in terra: sta in questo il gioire eterno, con l’aiuto sempre dello Spirito Santo con un dialogo giornaliero.

I tre apostoli capiranno tutto il giorno della Pentecoste, e allora solo allora saranno in grado di annunciare ciò che avevano visto e ora creduto.

Giuseppe: La Trasfigurazione! Che spettacolo, che sogno!

Eppure è un messaggio reale, fortissimo.

Io, ad esempio, credo di “aver visto il sole estivo “girare”, in una sera d’estate a Medjugorje, ma naturalmente non voglio crederci, non è da me.  Ci sono già stati così tanti miracoli!

E poi, con quale merito io, il poverino, avrei dovuto avere questo “premio”?

Ma ancor prima, intorno ai dodici anni, mentre stavo per attraversare la strada e morire investito da una delle assai rare automobili di allora, ho sentito un mano, tenera e decisa, respingermi sul marciapiede.

Mi sono detto, dopo lo spavento ed un brivido fortissimo, è stato il mio angelo custode.  ( ma forse dovrei stare in silenzio, ascoltare il silenzio che anche Enzo sta cercando).


Sono tutte fantasie provocate dalla mia mente “malata da sempre”, di Bepi il gran sognatore. In cambio, però, queste immagini mi hanno sempre, dal loro accadimento accompagnato.

Ancor oggi mi chiedo come potrebbe essere “la grande luce”, quella che ha sconvolto tanti santi e beati, che ha fatto cambiar loro la rotta della vita.

Ha ragione Mari quando ci dice: “Il suo volto era straordinariamente bello, perché è l'amore che rende belli, è l'amore che fa brillare, che illumina, che trasforma”.


Ecco allora che, ancora una volta mi rifugio nella facile amica poesia:


Un aurea pioggerella,

scende dall’alto

di siderali distanze.

S’ appannano gli occhi

e un buio profondo ti coglie.

Soave il profumo dei fiori

che primavera ti offre tra i primi .

Una voce, La Voce:

ritorni alla luce, c’è Lui.

Null’altro ti serve

al cammino che fai

e trovi qualcuno,

che presso a te rimane,

ti prende per mano.

E tu sai.

 Più presso a Te il Signore

per sempre vuol stare,

più presso a te.







giovedì 6 marzo 2014

Dio non conterà quanti digiuni e quante preghiere avete fatto




Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Domenica 09 Marzo 2014


Dal vangelo secondo Matteo (4, 1-11)
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto:Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”.

Gesù gli rispose: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”.

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. Allora Gesù gli rispose: “Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.


Parola del Signore !

Enzo: Abbiamo iniziato con il mercoledì delle Ceneri il periodo liturgico della quaresima. Quaresima tempo per affrontare il tema del nostro cambiamento, ancora una volta il tema della nostra vera conversione, tempo da lasciarci alle spalle ciò che di sbagliato troviamo nella nostra vita di discepoli di Gesù. La liturgia non poteva proporci brano più attinente a questo periodo di riflessione, penitenza, conversione allo straordinario di Dio e per questo anche tempo di gioia.


Perché il diavolo cercò di tentare Gesù? Sicuramente per accertarsi che Gesù fosse veramente il Figlio di Dio. Tentare nel linguaggio biblico ha un triplice significato: mettere alla prova, saggiare, e far deviare dalla retta via. Nel nostro caso prevale il saggiare: sarà veramente il Figlio di Dio? fu il dubbio di Satana.


Il Figlio di Dio nel Battesimo di Giovanni si fece penitente assumendo su di sé i peccati dell’umanità. Riconosciuto dal Padre come Figlio unigenito fu rivestito di Spirito Santo, e consacrato con l’unzione, a Lui fu conferita la dignità regale e quella sacerdotale.


Dopo il battesimo si ritira nel deserto “spinto dallo Spirito”, quello stesso Spirito che rese possibile la sua generazione ed era venuto visibilmente su di lui per mostrare a tutti il compiacimento del Padre ora lo conduce nel deserto come aveva condotto il popolo eletto e qui tra preghiera e digiuno rimane quaranta giorni.

Simbolicamente si ricordano i 40 anni trascorsi dal popolo ebreo nel deserto, tempo della prova e dell’attesa; Mosè aveva digiunato 40 giorni sul monte, alla presenza del Signore, per ricevere la sua Legge santa; spezzate le tavole per il grande peccato del Vitello d'oro, ripete lo stesso digiuno; Elia camminò e digiunò per 40 giorni e 40 notti prima di ricevere la rivelazione di JHWH sul monte Oreb. Il deserto diventa così il luogo dell’ascolto, della rivelazione, luogo della prova e dell’attesa, luogo da dove si parte per una missione che Dio assegna ad ognuno.


Le tentazioni di Gesù, sono le tentazioni di ogni tempo con cui il diavolo cerca di deviare ogni cristiano e la Chiesa stessa di Gesù: uno sguardo alla storia e vediamo quanto è vero!



La prima tentazione : la prima tentazione infatti è una sollecitazione ad usare il potere taumaturgico per provvedere alle ordinarie necessità materiali.


“è la prova dell’esistenza di Dio che il tentatore propone: Se tu sei il Figlio di Dio… Questa richiesta di prove pervade tutto il corso della vita di Gesù: gli viene continuamente obiettato di non aver dato prove sufficienti di sé…E questa richiesta rivolgiamo anche noi a Dio, a Cristo e alla sua Chiesa nel corso della storia: se esisti o Dio allora devi mostrarti…devi dare alla tua Chiesa, se proprio deve essere la tua, un grado di evidenza diverso da quello che di fatto possiede”…Benedetto XVI in Gesù di Nazaret.

Non di solo pane vivrà l’uomo. Gesù ribadisce che la cosa più importante per Lui è la fedeltà al volere del Padre, “di ogni parola che esce attraverso la bocca di Dio”. Chiesa di Dio fai affidamento a questa voce?


La seconda tentazione: Il prestigio, un grande gesto un gesto appariscente, taumaturgico, un messia dei miracoli, di segni strepitosi…


“ Gesù spiega che il concetto di Messia è da comprendere a partire dal messaggio profetico nella sua interezza: non significa potere mondano, ma la croce e la comunità completamente diversa che nasce dalla croce...

…Il Regno umano resta regno umano e chi sostiene di poter edificare il mondo salvato asseconda l’inganno di Satana, fa cadere il mondo nelle sue mani…

…ma che cosa ha portato Gesù veramente, se non ha portato la pace nel mondo, il benessere per tutti, un mondo migliore? Che cosa ha portato?

La risposta è molto semplice: Dio”. Benedetto XVI in Gesù di Nazaret


Ha portato Dio che come sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.  Siamo sempre consapevoli quanto importante è stata la Rivelazione di Dio per mezzo di Gesù?



La terza tentazione: Il tentatore svela il suo pensiero recondito: egli non tanto vuole informarsi sulla qualità di «Figlio di Dio» di Gesù, ora intende provarlo e farlo deviare dal piano divino, inducendolo a scegliere la via di un messianismo terreno, politico…

Il potere che dà sicurezza, potere basato nel dominio delle persone e delle cose, potere che vuole allontanare dalla vera fede rivelata, abolire l’immagine di Dio e sostituirlo con altre deformate.


“…La disputa tra Gesù e il diavolo è una disputa che riguarda ogni epoca, la cui domanda ermeneutica  fondamentale è la domanda  circa l’immagine di Dio. La disputa sull’interpretazione in ultima istanza una discussione su chi è Dio. Questa discussione intorno all’immagine di Dio, di cui si tratta nella disputa sulla corretta interpretazione della Scrittura, si decide però correttamente nell’immagine di Cristo: Egli che è rimasto senza potere mondano è davvero il Figlio del Dio vivente?...


…Chi segue la volontà di Dio sa che in mezzo a tutti gli orrori che può incontrare non perderà mai un’ultima protezione.  Tale fiducia, a cui ci autorizza la Scrittura e alla quale il Signore, il Risorto, ci invita, è però qualcosa di completamente diverso dalla sfida avventurosa a Dio che vuole fare di Lui il nostro servo”. Benedetto XVI in Gesù di Nazaret                                           

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. E’ la fine della tentazione, la ricompensa  divina per aver resistito agli inviti del mondo, la gioia di essere nel vero, nel bello di Dio, la serenità del giusto.


“ Gesù ha portato Dio: ora conosciamo il suo volto, ora noi possiamo invocarlo. Ora conosciamo la strada che, come uomini, dobbiamo prendere in questo mondo.

Gesù ha portato Dio e con Lui la verità sul nostro destino e la nostra provenienza; la fede, la speranza e l’amore. Solo la nostra durezza di cuore ci fa ritenere che ciò sia poco…La causa di Dio sembra trovarsi continuamente in agonia. Ma si dimostra sempre come ciò che veramente permane e salva. I regni del mondo, che Satana poté allora mostrare al Signore, nel frattempo sono tutti crollati”. (idem)


La fede di ognuno ha momenti di luce, ma anche di buio. Se vuoi camminare sempre nella luce, lasciati guidare dalla Parola di Dio. Benedetto XVI


Concludo questo commento con le parole di Papa Francesco: “La parola e i gesti del Signore liberano e aprono gli occhi di tutti. Nessuno resta indifferente. La parola del Signore fa scegliere sempre. E ognuno o si converte e chiede aiuto e più luce o si chiude e aderisce con più forza alle sue catene e alle sue tenebre” ( in Riflessioni di un pastore,pag.33).


Mariella:  Ho riflettuto abbastanza su questa pagina evangelica e vorrei solo riassumere due piccolissimi concetti per poi porgervi alcune riflessioni di Padre Augusto.

La prima domenica di quaresima ha sempre un tema fisso:  i quaranta giorni di Gesù nel deserto, dove digiuna, prega e viene anche tentato dal Maligno.

Possiamo considerare la nostra quaresima un tempo di deserto nel quale scegliere se lasciarci tentare dal mondo oppure resistere alle mode, allo spreco, combattere i peccati, andare controcorrente e tornare a Dio con cuore rinnovato

La quaresima è un tempo di scelta, giustamente lo sottolineavi anche tu Enzo, non possiamo vivere la gioia intensa della Pasqua se il nostro cuore non si è purificato dalle mondanità e dalle assurdità proposte dal nostro tempo.

Vivere la Pasqua è comprendere che la nostra vita non è limitata ai piaceri terreni, né deturpata dalle sofferenze presenti, la nostra vita è tempo di grazia nel quale crescere alla Luce della Parola.

Sottrarsi alle tentazioni è possibile solo in virtù al nostro Battesimo e all'azione dello Spirito Santo

Gesù vuole insegnarci che senza il combattimento spirituale non è possibile in assoluto crescere in umanità e spiritualità.  La lotta contro il male è inevitabile nella vita: fa parte di essa.

Basta saper lottare con le armi dello Spirito come ci ricorda Paolo in Efesini capitolo 6.

Il male è inevitabile: evitarlo, non combattere spiritualmente contro di esso, non ci renderebbe cristiani maturi nella fede in Gesù Cristo.

Gesù riesce vittorioso in virtù della sua forza, ricordandoci in tal modo che senza di Lui ogni nostro personale sforzo o combattimento spirituale contro le forze del male, sarebbe perdente già in partenza.

Questo è lo sforzo che siamo chiamati a compiere per poter veramente unirci al Signore Gesù nella sua Passione Morte e Resurrezione: dobbiamo liberarci dalla schiavitù del peccato per poter finalmente essere veri figli di Dio, collaboratori stessi di Dio, secondo il suo volere ed il suo disegno d'Amore.


Le tentazioni sono presenti tutto l'anno, non solo nel tempo quaresimale, però questo è un momento di conversione, che significa non tanto cambiare il cuore, quanto migliorarlo, allargarlo, renderlo più simile al cuore di Dio.

Questo ci auguriamo di riuscire a fare ed aggiungo alla mia una riflessione di



Padre  Augusto:
“Vi auguro una buona quaresima: Dio non conterà quanti digiuni e quante preghiere avete fatte. A Lui interessa solo che siate quello che, in virtù della vostra chiamata, dovete essere: Acqua limpida e zampillante da una fonte viva che è il Cuore di Cristo. Luce che scaturisce da un fuoco acceso nel cuore delle vostre notti. Vita piena di passioni ardenti e di desideri che vi facciano volare in alto.


Non pensate di non farcela: NON ABBIATE PAURA! Non abbiate paura né delle prove attraversate o che state attraversando, né della vostra fragilità e debolezza. Non abbiate paura nemmeno delle vostre inconsistenze: basta che doniate il vostro “IO VOGLIO, IO DESIDERO” alla travolgente forza dello Spirito e tutto cambierà!


Anche se esternamente sembra non sia cambiato nulla: importante è che sia cambiato il vostro cuore! E’ il cuore che acquisisce occhi diversi, quelli di Dio, che vi fanno leggere il vissuto quotidiano alla luce del Vangelo!”


Giuseppe: Piccoli, semplici pensieri, quest’oggi.

Perché Satana mi tenta? E’ un domanda non retorica ma reale. Quante, quante volte mi sono sentito, mi sento tentato! Ogni volta devo scegliere, e costa fatica.

La cosa forse più sconvolgente, per me, è che le tentazioni vengono “nel fare” e non nel “dire”.



Un esempio banale: sabato scorso sono andato ad una festa di carnevale assieme a tutti i miei compagni di scuola che cantano nel coro dell’Istituto. Eravamo una sessantina.

Ho ballato dalle 9 di sera alle due del mattino, senza un attimo di pausa. Ero scatenato. Ed ecco, domenica, alle nove del mattino mi sveglio e dentro di me risuona una voce: “resta a letto a riposare, a messa puoi andare un altro  giorno”.

Che cos’è questo se non la voglia del Tentatore di allontanarmi dall’Amore di Dio?

A me è stato detto “riposa, il tuo benessere è più importante, pensa alla salute, Gesù vuole che tu ne abbia cura. Ma io avevo Gesù che attendeva sulla porta di casa e mi voleva con sé. E andai a messa.


Quindici giorni fa mi arrabbiai di brutto con i ragazzi che assieme a me animano l’oratorio. Decisi di mollare.  "Sono vecchio", mi dicevo, "capiranno".

Dentro di me, però non ero sereno. Pregai il Signore e nell’anima mia lui mi parlò: “pensa ai bambini, adesso, chi sono loro, per te?”

E io via, in macchina per essere puntuale. La mia silenziosa risposta alla domanda di Gesù rimbalzata dentro

In loro sei Tu, Gesù”. Sono piccolissime cose mie queste, e son cose che capitano spesso a tutti noi.
Anche nel deserto il Signore ci da una lezione di vita enorme, vera teologia vivente, ci insegna la teologia del fare.

Sento il tempo che scorre,

e il pendolo scandisce,

in salotto,

il passar delle ore,

il fluir della vita che va.

Guardavo all’interno di me,

cercavo silenzio: non c’è.

Pregavo,

il pensiero volava,

legato da sempre

all’Amore per Te.


Anna: Le tentazioni per me sono l' ostacolo del cuore e dell'anima che è protesa e va verso l'Amore Supremo; è un po' come quando dobbiamo scalare una montagna che tra sassi, pietroni , vento , sole forte non ci fanno camminare per mille motivi per arrivare alla vetta e vedere un panorama stupendo.

Quando si arriva abbiamo sudato molto, ci siamo affaticati, ma la bellezza è così grande e bella che ci fa impazzire di gioia. Ma per arrivarci…

Ecco che la quaresima entra nel nostro cuore non come un tormento ma con la gioia di camminare insieme a Gesù,

la consapevolezza che per desiderare il suo abbraccio occorre saper amare e saper scalare come Lui vuole.

Pazienza, fede, preghiera, digiuno  non solo inteso fisico ma come rinuncia fatta per  saper donare al prossimo.



martedì 4 marzo 2014

Quaresima:Covertiamoci allo straordinario di Dio



Tempo di Quaresima 2014
 Mercoledì 5 Marzo
 


Il tempo di quaresima è stato sempre considerato un periodo di riflessione, di penitenza e di conversione in preparazione ad un evento straordinario: il completamento da parte di Dio di una promessa fatta fin dall’inizio della creazione, la salvezza del genere umano dalla schiavitù del peccato per mezzo del Figlio di Dio, Gesù Cristo.



Tempo di quaresima tempo di riflessione: sì, siamo peccatori, è giusto un esame di coscienza profondo in vista delle redenzione che il periodo di quaresima ci ricorda. Spesso pensiamo troppo ai nostri peccati e meno alle radici del perdono invocato, radici profonde nelle persona di Gesù Maestro e Redentore.



Tempo di penitenza: ci viene chiesto di rinunciare a qualcosa a cui teniamo, a mortificare le nostre passioni, a fare opere di carità



Conversione allo straordinario di Dio: Quaranta giorni davanti a noi  per sperimentare una nuova primavera dello Spirito, quaranta giorni per riscoprire un nuovo equilibrio nella nostra vita.




Quaranta giorni davanti a noi, Gesù: ecco un dono prezioso per la nostra vita di fede, un'occasione per sperimentare una nuova primavera dello Spirito.


Quaranta giorni per ritrovare un rapporto autentico con te: per togliere le maschere
che abbiamo posto sul nostro volto, per ascoltare la tua parola e fermarci ai tuoi piedi lasciando che essa raggiunga il profondo dell'anima.


                   
Quaranta giorni per abbattere ogni muro che ci separa dai nostri fratelli
e spezzare via sospetti e dubbi che ci bloccano quando tentiamo un gesto di amore e di solidarietà, una parola di consolazione e di tenerezza.

       
         
Quaranta giorni per riscoprire un equilibrio nuovo nella vita e sbarazzarci di tanta zavorra che ingombra e impedisce di camminare, per avvertire la fame di un cibo
capace di cambiare l'anima e dissetarsi alla sorgente della vita.


 
Quaranta giorni per condividere una preghiera costante, una fraternità rinnovata, una Parola viva ed efficace. (da Ritagli, Qumran.net)

Quaranta giorni per cambiare e celebrare la tua Pasqua






giovedì 27 febbraio 2014

Cercate anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia...



“Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”.


Domenica 02 Marzo 2014



Dal vangelo secondo Matteo 6,24-34


Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro,

oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la

ricchezza.

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che

mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non

vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non

séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li

nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può

allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate?

Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi

dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora,

se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà

molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo:

“Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?” Di tutte

queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete

bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste

cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché

il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena. 
Parola del Signore!

Mariella: La liturgia della prossima domenica è un meraviglioso invito a confidare nel Signore, nella sua misericordia e nel suo provvidente amore.

Le tre letture sono collegate fra di loro e ci mostrano il volto di un Padre che forse finora non abbiamo saputo riconoscere nel suo immenso valore. Pertanto vi consiglio di andarvele a leggere e meditare collegandole al Vangelo che stiamo per commentare.

C'è una frase nella prima lettura  del profeta Isaia che vorrei riportare per introdurre il discorso arricchendolo di significato.

Essa dice:"Io non ti dimenticherò mai. ": è la consolante promessa di Dio che ama i suoi figli, li segue con sguardo vigile, proprio come una madre segue con attenzione i passi vacillanti del suo bimbo,

anzi più di una madre, perché se anche una madre si dimenticasse del suo bambino, Dio non ci abbandonerà mai: Dio è fedele alle sue promesse.

Dio è un Padre amorevole, che nulla lascia mancare ai suoi figli, noi dobbiamo solo accorgerci del suo Amore e scoprire giorno per giorno la Sua grandezza.

Per questo ogni uomo deve coltivare quel rapporto di figliolanza che gli permette di salire di un gradino dalla condizione umana per avvicinarsi a Dio. Ma per fare questo salto di qualità è indispensabile abbandonare ogni relazione di schiavitù, di vizio e di peccato con le cose della terra.



Gesù è chiaro, non lascia alternative: non si possono avere due padroni, o si ama Dio o si ama la ricchezza. L'uno esclude l'altro. L'uno ci allontana dall'altro. Sono due padroni che vogliono il cuore, la mente, i desideri, la vita stessa delle persone, senza esclusioni, per questo siamo invitati ad una scelta.

Si sa però quanto siano grandi le preoccupazioni e l'ansia nel cuore umano per il domani. La vita trascorre tutta o quasi nel desiderio di costruirsi certezze, ci affanniamo, lottiamo, ci arrabbiamo per accumulare beni e ricchezze che domani dovremo lasciare.

Gesù ne denunciava l'assurdità, invitandoci piuttosto a confidare nella Provvidenza: il che non significa vivere da incoscienti, aspettando la manna dal cielo; significa non dare alle cose materiali un'importanza assoluta, ma riportare le cose al loro giusto valore.



Come convincere l'uomo che si può totalmente abbandonare nelle mani di Dio senza mancare di nulla? Gesù invita i suoi discepoli a guardare gli uccelli del cielo. Essi non posseggono nulla, eppure non muoiono di fame, il loro Creatore li nutre, li sostiene, giorno per giorno.

Anche i gigli dei campi non filano e non tessono, non hanno fabbriche per confezionare i loro vestiti, eppure neanche Salomone in tutto il suo splendore fu mai vestito come uno di loro.

Uccelli e gigli oggi ci sono e domani scompariranno. L'uomo invece è destinato all'Eternità, alla comunione con Dio in cielo. La dignità dell'uomo è infinitamente superiore a quelle di tutti gli altri esseri viventi, così come infinitamente superiore è l'amore che Dio Padre riversa sull'uomo.

Lo riversa però ad una condizione: che l'uomo cerchi il regno di Dio e la sua giustizia, vale a dire ciò che è giusto davanti a Dio, il resto verrà da sé!



Certo pensando alla disoccupazione crescente, alle tante famiglie che non sanno più come sbarcare il lunario, alle troppe situazioni di sofferenza dovute alle malattie, all'anzianità, alle mille violenze dei giorni nostri, non è facile avere fiducia oggi, per questo, come cristiani, siamo chiamati a manifestare noi stessi l'amore provvidente di Dio. Siamo chiamati con la carità a colmare i tanti spazi vuoti che l'ingiustizia del mondo ha saputo creare, favorendo il benessere di pochi e la miseria di tanti.

Se veramente siamo convinti che Dio ci ama e manifesta il suo amore con la Provvidenza, che nella sua piccola ma efficace potenza regola il mondo, ecco che allora noi stessi possiamo diventare segno di quella stessa Provvidenza che assume un volto sempre nuovo e vie sempre diverse per soccorrere i suoi figli!

Così potremo essere tramite, mezzo, strumento, matita, mani, piedi, labbra di quel Dio che si fa presente ogni momento a chi lo invoca con cuore sincero.

Io credo che non si possa essere veri cristiani se non si è sperimentato almeno una volta nella vita la provvidenza divina, riconoscendola nella sua gratuità e testimoniandola al mondo con opere di bene!

Enzo: Mariella ha fatto cenno a come Dio provvede alla natura, agli uccelli, ai gigli...

Trovo molto belle queste parole di Gesù, sono un inno alla divina Provvidenza, sono poesia che esalta contemporaneamente il Creatore e il creato: un avviso per l'uomo ad usare bene la sua libertà, a non imbrattare la bellezza  della natura.

C'è ancora  nel brano che abbiamo letto un altro invito di Gesù all'uomo: Cercate il Regno di Dio e la sua giustizia: due cose il Regno e la sua giustizia. Il Regno è la sua promessa, a noi tocca raggiungere la sua giustizia con la sola preoccupazione di prestare attenzione alla sua provvidenza, al suo operare in  nostro favore: Lui è la nostra garanzia!

Anna: Volevo raccontare ciò che mi è capitato la scorsa settimana : non stavo molto bene dopo aver avuto, come quasi tutti, l’influenza ….

Quando sono stata dal mio medico e ho raccontato i disturbi e gli strascichi che mi aveva lasciato, la prima cosa che mi ha detto è stata : non mi piace quel che mi dici ….. dobbiamo approfondire ….. facciamo alcuni esami …..

Siamo tornati a casa con mio Marito  in un silenzio profondo …. Nessuno aveva voglia di dire e di pensare. C’erano molti pensieri che era inutile dire. Avevamo gli stessi sentimenti, le tesse ansie le stesse angosce…



Alla sera prima di addormentarci  ci siamo guardati in faccia, il nostro cuore è stato riempito dalla Preghiera… e Beppe mi ha sussurrato : Non Temere non preoccuparti, non ci preoccupiamo, il Signore conosce ogni cosa… non ti affaticare per sapere  il  domani…viviamo il presente affrontiamo il presente con Lui, Gesù sa tutto e ci guiderà  alla Verità… Gesù ci prende  per mano e noi con la sua sapremo il da farsi… poi insieme abbiamo recitato il Padre Nostro e ci siamo fermati a meditare Sia fatta la tua Volontà…



Fare la volontà del Signore significa accettare ciò che Lui desidera da noi

Fare la Volontà significa vivere il Presente, abbandonarsi al Suo Amore 

Fare la sua volontà significa chiedere l’aiuto nel momento della prova

Fare la volontà di Dio significa abbandonarsi a Lui che tutto ci dona e tutto può  fare,  significa lasciarsi fare, plasmare da chi ci conosce e ci ama. perciò lasciamoci fare vivendo l'oggi e pensando in positivo al futuro.

Mariella: per conoscere la Provvidenza di Dio bisogna provarla, sapendola interpretare con occhi di fede: è il vero segno della Sua presenza nella nostra vita. Nulla come la Provvidenza ci fa capire il suo Amore, e se tutto questo si comprende, è davvero indispensabile testimoniarlo


Anna: A proposito di Provvidenza.

Qualche mese fa nella nostra Parrocchia sono arrivate due vecchiette che parlando con il Don desideravano avere una radiolina per ascoltare di mattina e nel pomeriggio Radio Maria .

La settimana dopo di Natale sulla prima panca, oltre a pacchetti di dolci, sono tate trovate dieci radioline.

Ditemi se questo non è L'Amore che ci Ascolta, Incredibile ma vero. Dio Padre ci Ascolta .!


Mariella: Certo Anna, questo te lo può confermare qualunque Santo o Santa che ha sperimentato fortemente quanto l'Amore di Dio spinge il cuore dell'uomo a fare il bene, nel modo giusto ed opportuno! e non solo spinge..ma dà anche i mezzi per poterlo fare!......


Enzo: Vorrei aggiungere, anzi ricordare che questi avvertimenti che Gesù ci dà fanno parte del discorso della montagna, il discorso delle Beatitudini.

Ritengo questo importante perché è facile dimenticare nel contesto di ogni brano evangelico dei capitoli di Matteo 5,6,7 lo scopo del fare, dell'essere discepoli di Gesù: l'essere beati, degni del regno dei cieli.

E' la nostra giustizia, cioè il fare, l'accettare la volontà di Dio che ci rende e ci renderà beati.

Beati saranno i poveri in spirito...

quelli che sono nel pianto, nella sofferenza fisica e spirituale,

beati i miti, i benevoli, i pacifici

quelli che accettano le persecuzioni....


Gesù ci vuole ottimisti guardando il mondo per le cose belle che contiene, per il bene che c’è e che possiamo fare: altrimenti non saremo mai la luce e il sale del mondo.



Beati sono anche in questo mondo e lo saranno nel Regno dei cieli coloro che sanno essere sale e luce del mondo.

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