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giovedì 19 dicembre 2013

Il mistero di Maria e Giuseppe nell'obbedienza e nell'amore




Ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.



Quarta Domenica d’avvento: 22 Dicembre 2013

Dal vangelo secondo Matteo, 1,18-25




Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di
Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello
Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla
pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando
queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:
«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti
il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un
figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal
Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele,
che significa Dio con noi. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli
aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la
conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.

 Parola del Signore!"


Enzo: Nei versetti precedenti l’evangelista Matteo ha indicato l’origine umana di Gesù con l’elenco degli antenati, adesso ne afferma quella soprannaturale. Dio dà inizio a un nuovo corso della storia con un atto che trascende l’ordine naturale. Maria concepisce il figlio per opera dello Spirito Santo. Giuseppe assume un ruolo importante perché conferisce a Gesù la paternità legale, inserendolo nella stirpe di Davide, un requisito essenziale per il Messia. La discendenza davidica, situata nel tempo, è superata dall’origine divina del Messia il cui Regno non sarà temporale perché la sua regalità durerà sino alla fine del mondo, come i profeti avevano annunciato.

Il brano di Vangelo  che abbiamo appena letto ci presenta due personaggi, i più vicini alla nascita del  Messia: Maria e Giuseppe. Il racconto e le modalità dell’evento ci sono noti. Ci soffermeremo pertanto a riflettere sui personaggi, scelti da Dio, che si prenderanno cura del nascituro Messia, personaggi che raramente vengono letti nella loro vita personale e di coppia, vita completamente vissuta nell’obbedienza e nell’amore.

Maria e Giuseppe si preparano a vivere un mistero grande, che sicuramente non capiscono ma accettano sapendo che quel mistero viene da Dio. Mistero e trepidazione, gioia e timore preparano la nascita di un Bambino che da grande farà la rivoluzione più grande della storia.

Forse nemmeno oggi il mondo capisce questo mistero che ogni anno si rinnova e festeggiamo: Mi piacerebbe che nella notte santa cessassero i rumori pagani e subentrasse in tutte le case, in tutte le chiese un silenzio che adora e riflette o come dice Papa Francesco:”contemplare la visita di Dio al suo popolo”.


 E ora do' la parola ad un nostro carissimo e molto stimato conoscente Padre Augusto Drago


Commento di Padre Augusto Drago


1 - Il Silenzio di Maria. 





Stupisce molto, in chi legge questo brano, il silenzio di Maria. Ella avrebbe potuto confidarsi con il suo promesso sposo Giuseppe, su quanto Dio aveva operato in Lei, per opera dello Spirito Santo. Ha rischiato grosso, Maria! Giuseppe, vedendola già incinta, avrebbe potuto accusarla ed essere così poi esposta alla lapidazione per adulterio.
Infatti la promessa di matrimonio aveva, nell'antico Israele, la stessa valenza giuridica del matrimonio vero e proprio.

Sì, certo ha rischiato molto Maria. Ma la sua è stata fede ad altissima definizione.
Ecco il suo pensiero, così come lo immagina sant'Efrem Siro: Maria pensa: "Il segreto di Dio appartiene a Dio. Ciò che Egli ha fatto in me appartiene a Lui ed a Lui soltanto. Non tocca a me rivelarlo ad alcuno, nemmeno al mio promesso sposo! Penserà Dio: io mi affido alle sue mani". Questo, press'a poco deve essere stato il pensiero di Maria. Grandi cose il Signore aveva operato in Lei!

Ma è bene custodire nel silenzio il segreto del Re, come si legge nel libro di Tobia.
E questo Maria compie! Un atto di fede e di fiducia, dicevamo, ad altissima definizione!

…Maria ci insegna a saper imparare il silenzio interiore, questo immenso serbatoio dei segreti di Dio e dell'uomo, al quale Dio stesso consegna i suoi disegni e i suoi progetti!
Impariamo anche noi fratelli e sorelle il silenzio: esso è l'unica parola vera che il cuore sa pronunciare davanti allo stupore delle Meraviglie di Dio. Di quanto frastuono, di quante parole, spesso inutili, di quanto linguaggio non vero perché non viene dal cuore, è intessuta la nostra esistenza. Siamo circondati da tanto frastuono e tanto ne facciamo noi stessi, che le orecchie del cuore non odono più la voce dolce, pacata e leggera come la brezza del vento, della Parola di Dio. Riflettiamo su questo punto, giunti quasi alla vigilia di un grande evento, quale la solennità del santo Natale del Signore! Il mondo, il nostro cuore ha bisogno di recuperare il silenzio interiore, il solo spazio dove può risuonare la Parola del Signore.


2.- La fede di Giuseppe: ricerca e lotta.
 


Molte persone dicono che Dio non parla mai!
Egli parla normalmente attraverso il Vangelo, la meditazione ed il silenzio. Ma poiché spesso non facciamo niente di tutto questo, non riusciamo ad udire la sua Voce. Il Signore parla anche attraverso i fatti, le situazioni, gli incontri: ma poiché non abbiamo occhi per vedere la realtà dal di dentro, non percepiamo ciò che il Signore vuole insegnarci. Il Signore parla anche dentro di noi.
Lo fa attraverso le domande più profonde che abbiamo nel cuore, i desideri più veri, i sogni più grandi. Dobbiamo però avere occhi interiori attenti, raffinare la nostra sensibilità, purificare il nostro cuore. Infatti Dio ci parla in tutti i modi possibili ed in ogni momento.
Occorre sempre, però, essere persone in ricerca, attente, vigili....oranti.
Noi spesso pensiamo al rapporto con Dio, come se si trattasse di un'intimità confortevole. Invece essa è spesso accompagnata da molta fatica e da un clima serio di lotta. Lotta con se stessi, con la propria carne, con le proprie passioni.... Giuseppe fece la sua lotta: contro il dubbio. l'angoscia, la sofferenza interiore. Era un uomo giusto!
Non voleva fare del male a nessuno. Per questo non volle accusare pubblicamente Maria. Anche lui uomo del silenzio. Intuisce un mistero che però non comprende. Ma mette a tacere ogni pensiero negativo. Fa il suo buon combattimento spirituale.
Comprendiamo dal suo esempio che la fede non è un comodo rifugio per anime deboli, ma un'avventura per gente forte e coraggiosa.

Infatti i più grandi mistici della storia della spiritualità cristiana hanno sempre vissuto quella che è stata ben definita, a partire da san Giovanni della Croce, la "notte oscura". Periodi, anche lunghi, di tentazioni e di aridità, ma anche di purificazione e di crescita! Giuseppe era assillato da un conflitto tra cuore e ragione, tra amore per la sua donna e giustizia.
Un'angoscia interiore così grave che tormenta pure le sue notti. Attraverso i sogni Giuseppe percepisce il messaggio di Dio ed inizia a vedere la propria storia con gli occhi di Dio stesso. Comprende la sua chiamata: quella di dare un nome ed una discendenza al Figlio di Dio, nato da Maria sua promessa sposa! Il rischio della libertà. Giuseppe è il modello dell'autentico credente. E' colui che più di tutti si fida! La sua fiducia si fonda sul messaggio misterioso ma reale di Dio, ricevuto nel sogno e nelle promesse.

Giuseppe testimonia che la vita va affrontata come pellegrinaggio e non come un vagabondaggio. Essa deve avere una meta precisa ed un senso che solo il Signore sa dare!

Per Giuseppe il culmine della maturità si ha nella sua obbedienza immediata a Dio. Mette tutto da parte, in secondo piano: i suoi pensieri, i suoi ragionamenti, i suoi diritti, solo Dio adesso conta e solo Lui!
La maturità di un uomo si misura dunque dalla sua capacità di obbedire a Dio. Non si tratta di creduloneria o semplificazione, ma di robusta capacità di giudicare la fede come corrispondente a ciò che il cuore desidera.
La ragione, lasciata a se stessa, scrive il Santo Padre Benedetto XVI, conduce all'opinione, che può prendere la forma di una resistenza alla verità.
L'obbedienza conduce invece alla Verità.
Giuseppe questa sera ci educa ad essere "giusti", cioè a fidarsi di Dio, a non giudicare secondo le apparenze, a non perseguire la smania dell'apparire e dello stupire a tutti i costi. Insomma ci insegna ad essere attenti alla Voce del Signore: in essa è la nostra vera libertà. Non c'è uomo più libero di chi ha imparato ad obbedire!
Che ve ne pare?

Enzo: A me, pare che ne abbiamo per tutta la settimana…. A voi la parola!

Giuseppe. Mentre Enzo scriveva, anch'io, leggevo e scrivevo, prendevo appunti, ero immerso totalmente nelle parole del nostro caro Padre Augusto.

Così eccovi ora un piccolissimo pensiero mio, se avrete la bontà di accoglierlo:

 Riflettere sul silenzio di Maria: riflettere sul valore di ogni silenziosa Maria dei nostri tempi, riflettere sulla contemplazione.

Ogni volta che una donna attende un bambino è davvero un miracolo, il miracolo che Dio ci pone davanti per ricordarci che è Lui, che lo ha fatto per noi prima.

Continuare l’opera, il miracolo. A questo siamo chiamati, siamo destinati: amare ed essere amati, nel silenzio del corpo che si china sul bimbo e che non dice nulla dicendo però tutto a chi sa ascoltare.

Due occhi ti guardano: chi sei? E gli occhi rispondono: Ti voglio bene, ti amo, grazie di essermi accanto. 

Un respiro dolcissimo, tenue, 
la ricerca del tepido seno di mamma, i
l piacere, sorpreso, toccando del babbo le mani.

Il bimbo è la preghiera viva,

 reale, palpitante.

Il nostro cuore,

si perde ancora una volta.

E va incontro al Signore.

Natale ogni giorno,

Natale che viene.

E in dono ti porta

Il cuore di Dio.


Mariella: Come già tu prima, enzo, hai accennato, il Vangelo di oggi ci presenta la figura di Giuseppe e di Maria. Vorrei soffermarmi un attimo su Giuseppe. Mi ha sempre colpito quell'espressione a lui riferita: è un uomo giusto.

Giuseppe, uomo giusto, non capisce quel che è accaduto a Maria. Si sente tradito e ferito. Ma non si comporta come forse molti avrebbero fatto, gridando allo scandalo, eppure sarebbe stato suo diritto reagire.
Giuseppe ascolta: non controbatte; non si mette a discutere; non avanza nemmeno spiegazioni o assicurazioni.   Ascolta e basta!
Tanto che il Vangelo non ci trasmette nemmeno una sua parola, come a sottolinearne l'obbedienza più totale. Giuseppe vive una storia incredibile con grande fede. Questa è la sua grandezza.
Inizia ad amare Maria e quel figlio che non era suo, eppure diventa suo, prima ancora di vederlo.  La speranza non inizia quando tutto è chiaro,  bensì quando ancora non si vede il futuro, ma si crede in un progetto, tanto più quando questo progetto viene da Dio.
E' difficile saper amare con la forza e l'umiltà di Giuseppe, accogliere un progetto che neppure lui può capire, ma fidarsi per amore
Egli non lascia sola Maria, gli resta accanto e assume su di sé tutte le responsabilità di un marito fedele e di un padre amorevole, è straordinario l'esempio che ci lascia nel cuore, esempio che ci permette di accogliere il Natale in tutto il suo mistero
Potremmo dipingere il Natale con l'immagine di un Dio che non resta solo. Egli sta con chi gli apre la porta e lo fa entrare nel suo cuore.
"Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa"
Questo è quanto vorremmo esser capaci di fare, accogliere nel cuore il progetto che Dio ha per noi e portarlo a termine con amore e umiltà
Dio, infatti, si serve di ciascuno di noi per salvare questa umanità e ci chiama a non lasciarlo solo in questa grande opera
In questo Natale facciamo memoria di questi meravigliosi esempi di fedeltà e amore: Giuseppe e Maria, grazie al loro insegnamento, sicuramente anche noi porteremo vita nuova in questo mondo.

Enzo: Giuseppe, ci dice Padre Augusto, testimonia che la vita va affrontata come pellegrinaggio...

con una meta precisa ed un senso che solo il Signore sa dare...

Maria e Giuseppe lo hanno fatto: ignoravano il mistero che non capivano se non quando di volta in volta si svolgevano i fatti. Maria conservava tutto nel suo cuore, Giuseppe non dimeno, col suo silenzio e il suo operare.

Dio interveniva come pedagogo nella loro storia, un po’ alla volta.

Maria e Giuseppe furono pellegrini come lo siamo noi, noi che conosciamo bene la nostra meta forse meglio di loro, tutta la rivelazione , tutto quello che dovevamo sapere e che potevamo sopportare per abbracciare sia la croce ma anche la gioia dell’amore di Dio.

Ma , mi chiedo, quanto lungo vorremmo questo pellegrinaggio? Forse il più possibile perché il mondo creato per noi è “troppo” bello…quel mondo che ci chiama forse al “vagabondaggio” facendoci dimenticare la meta, il Regno eterno dei cieli.



Ci prepariamo alla Meta, la desideriamo?

cosa facciamo perché la storia di Dio diventi la nostra fino a desiderare congiungerci con Lui?




Giuseppe: Io, la mia meta non la conosco, anche perché si aggiungono percorsi a percorsi, vagabondaggi a vagabondaggi.

Credo che mi debba fidare totalmente di Lui, Lui misurerà le mie forze, la mia stanchezza. Ma se continua così sarà un cammino ancora lungo e faticosamente da percorrere. Ultimamente ha messo sulla mia strada una bambina di dieci anni, che ha bisogno di una figura paterna e di tanto affetto.

Vorrei vederla crescere bene e camminare verso il Signore sempre di più.

Ma sono solo un vecchio, che le fa da nonno

Io, la mia meta non la conosco. Riuscirò a realizzare quest'ennesimo sogno?

Accetto, Signore, la Tua volontà, così com'è. Mi fido di Te, mi fido sempre di Te.


Mariella: grazie Giuseppe. Come vedi sempre il Signore ci chiama a portare vita in questo mondo, mondo bisognoso di affetto, di guida, di punti di riferimento, bisognoso di luce vera!

Con umiltà e speranza cerchiamo di essere anche noi uomini e donne "giusti" nel Signore! Così cammineremo verso la meta che da sempre Lui ci indica!


Enzo: Pellegrini attenti alla voce del Signore: in questo è la nostra vita di uomini liberi, in questo consiste il raggiungimento della meta, sempre con l'aiuto dello Spirito Santo.





lunedì 16 dicembre 2013

Papa Francesco e il significato del Natale




Il Natale per Papa Francesco



Papa Francesco racconta a «La Stampa» il suo primo Natale da vescovo di Roma. Casa Santa Marta, martedì 10 dicembre, ore 12.50.


Che cosa significa per lei il Natale?

«È l'incontro con Gesù. Dio ha sempre cercato il suo popolo, lo ha condotto, lo ha custodito, ha promesso di essergli sempre vicino. Nel Libro del Deuteronomio leggiamo che Dio cammina con noi, ci conduce per mano come un papà fa con il figlio. Questo è bello. Il Natale è l'incontro di Dio con il suo popolo. Ed è anche una consolazione, un mistero di consolazione. Tante volte, dopo la messa di mezzanotte, ho passato qualche ora solo, in cappella, prima di celebrare la messa dell'aurora. Con questo sentimento di profonda consolazione e pace. Ricordo una volta qui a Roma, credo fosse il Natale del 1974, una notte di preghiera dopo la messa nella residenza del Centro Astalli. Per me il Natale è sempre stato questo: contemplare la visita di Dio al suo popolo».

Che cosa dice il Natale all'uomo di oggi?


«Ci parla della tenerezza e della speranza. Dio incontrandoci ci dice due cose. La prima è: abbiate speranza. Dio apre sempre le porte, mai le chiude. È il papà che ci apre le porte. Secondo: non abbiate paura della tenerezza. Quando i cristiani si dimenticano della speranza e della tenerezza, diventano una Chiesa fredda, che non sa dove andare e si imbriglia nelle ideologie, negli atteggiamenti mondani. Mentre la semplicità di Dio ti dice: vai avanti, io sono un Padre che ti accarezza. Ho paura quando i cristiani perdono la speranza e la capacità di abbracciare e accarezzare. Forse per questo, guardando al futuro, parlo spesso dei bambini e degli anziani, cioè dei più indifesi. Nella mia vita di prete, andando in parrocchia, ho sempre cercato di trasmettere questa tenerezza soprattutto ai bambini e agli anziani. Mi fa bene, e mi fa pensare alla tenerezza che Dio ha per noi».


Come si può credere che Dio, considerato dalle religioni infinito e onnipotente, si faccia così piccolo?

«I Padri greci la chiamavano "synkatabasis", condiscendenza divina. Dio che scende e sta con noi. È uno dei misteri di Dio. A Betlemme, nel 2000, Giovanni Paolo II disse che Dio è diventato un bambino totalmente dipendente dalle cure di un papà e di una mamma. Per questo il Natale ci dà tanta gioia. Non ci sentiamo più soli, Dio è sceso per stare con noi. Gesù si è fatto uno di noi e per noi ha patito sulla croce la fine più brutta, quella di un criminale».


Il Natale viene spesso presentato come fiaba zuccherosa. Ma Dio nasce in un mondo dove c'è anche tanta sofferenza e miseria.

«Quello che leggiamo nei Vangeli è un annuncio di gioia. Gli evangelisti hanno descritto una gioia. Non si fanno considerazioni sul mondo ingiusto, su come faccia Dio a nascere in un mondo così. Tutto questo è il frutto di una nostra contemplazione: i poveri, il bambino che deve nascere nella precarietà. Il Natale non è stata la denuncia dell'ingiustizia sociale, della povertà, ma è stato un annuncio di gioia. Tutto il resto sono conseguenze che noi traiamo. Alcune giuste, altre meno giuste, altre ancora ideologizzate. Il Natale è gioia, gioia religiosa, gioia di Dio, interiore, di luce, di pace. Quando non si ha la capacità o si è in una situazione umana che non ti permette di comprendere questa gioia, si vive la festa con l'allegria mondana. Ma fra la gioia profonda e l'allegria mondana c'è differenza».

È il suo primo Natale, in un mondo dove non mancano conflitti e guerre...

«Dio mai dà un dono a chi non è capace di riceverlo. Se ci offre il dono del Natale è perché tutti abbiamo la capacità di comprenderlo e riceverlo. Tutti, dal più santo al più peccatore, dal più pulito al più corrotto. Anche il corrotto ha questa capacità: poverino, ce l'ha magari un po' arrugginita, ma ce l'ha. Il Natale in questo tempo di conflitti è una chiamata di Dio, che ci dà questo dono. Vogliamo riceverlo o preferiamo altri regali? Questo Natale in un mondo travagliato dalle guerre, a me fa pensare alla pazienza di Dio. La principale virtù di Dio esplicitata nella Bibbia è che Lui è amore. Lui ci aspetta, mai si stanca di aspettarci. Lui dà il dono e poi ci aspetta. Questo accade anche nella vita di ciascuno di noi. C'è chi lo ignora. Ma Dio è paziente e la pace, la serenità della notte di Natale è un riflesso della pazienza di Dio con noi».

 


NA TA LE

E'  il
 
D O N O

di   D I O

 

giovedì 12 dicembre 2013

Giovanni Battista: Non una canna, non un uomo vestito di lusso...



 «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».


Terza Domenica d’avvento 15 dicembre 2013




Dal Vangelo secondo Matteo 11,2-11



In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».


Parola del Signore !

Mariella: Dopo aver dato voce la scorsa settimana per la Festa dell’Immacolata e seconda di Avvento ad un teologo molto ispirato, Padre Augusto Drago, questa settimana per il Vangelo domenicale ci sforziamo di mettere in campo le nostre umili risorse, aiutati come sempre dallo Spirito Santo, che se invocato, ci aiuta a comprendere meglio le Scritture

.

Anzitutto diciamo che la prossima domenica è la cosiddetta domenica gaudente, ossia della gioia.

In entrambe le due prime letture c’è un costante invito a rallegrarci nel Signore, ad irrobustire le nostre mani fiacche e rendere salde le ginocchia vacillanti, a non temere e rinfrancare i cuori stanchi e delusi, a non lamentarci, non giudicare, a sopportare, ad esser lieti perché la venuta del Signore è vicina.

 Ma come essere lieti, oggi, in questo nostro tempo? Guardando il mondo che ci circonda, la violenza, l'ingiustizia, la guerra, la fame, non si direbbe certo che c’è da rallegrarsi,

ma l'invito dell'Avvento è chiaro: "Rallegratevi!" non perché siano scomparse la sofferenza e le lacrime, come illudono le tante droghe di questo mondo che c’illudono spingendoci a cercare paradisi che non esistono. "Rallegratevi!" perché, come dice il profeta Isaia: "Egli viene a salvarvi".  Questa è la nostra certezza!

Egli viene a salvarci, questa è la consolazione alla quale aggrapparci, per riuscire a sostenere il peso di qualunque croce dobbiamo portare.

Egli viene a salvarci, indicandoci una via che a Lui conduce, via di gioia e di felicità, dove fuggono la tristezza e il pianto. È la via dell'amore; la via santa perché accoglie tutti e porta verso il Signore

La gioia non è di coloro che vivono nella sazietà, nel benessere, nella forza fisica, nel successo e nel potere. La gioia del Signore è riservata a chi è nel pianto, piagato nella carne, oppresso dal dolore, indebolito come gli anziani e gli ammalati terminali, imprigionato ingiustamente come il Battista, ma, che nonostante la sofferenza, hanno nel cuore la consolazione della fede e la certezza di una Luce e di una meta che non delude.



Giovanni il Battista è rinchiuso ingiustamente nella prigione, ma non si abbatte, e non smette di cercare la verità, per questo manda a chiedere a Gesù : "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?".

Giovanni ha la forza di presentare a Gesù i suoi dubbi e chiede. Non crede a se stesso, ma alla parola di Gesù, è in ricerca!

Il Signore dà una risposta molto concreta: "Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti resuscitano e ai poveri è annunziata la buona novella". C'è un modo per conoscere il Signore che è vedere i segni della sua presenza.

E quando li hai visti capiti e sperimentati non puoi che testimoniarli con amore!

Da come ci amiamo, da come viviamo, dalla nostra "testimonianza" concreta, dalle opere di amore I segni della presenza di Dio sono nella vita di sempre, ma chiedono di essere capiti, custoditi, aiutati, rivissuti e tramandati con pazienza e fiducia.



Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Chiede Gesù alla folla. E' un interrogativo che spinge a riflettere.

Non una canna, non un uomo vestito di lusso... Avete incontrato nel deserto un profeta, il messaggero che è venuto a preparare la via, il più grande tra nati di donna, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui

Parole un po’ misteriose forse, ma che vogliono farci riflettere sulla grandezza che ci ha regalato il battesimo, mediante il quale siamo entrati a far parte del regno di Dio

Ed in questo Regno siamo invitati ad amarci, sostenerci, confortarci, ripercorrere il cammino di amore e di fede che Gesù ci ha insegnato con la sua stessa vita e attraverso le sue opere.  Questo tempo di Avvento ci aiuti a crescere in questa mirabile esperienza d'amore.

Enzo: Mariella ha scritto: “Parole un po’ misteriose forse, ma che vogliono farci riflettere sulla grandezza che ci ha regalato il battesimo, mediante il quale siamo entrati a far parte del regno di Dio”

Sono un invito a confrontarsi con Giovanni Battista e mi chiedo: A cosa si deve la grandezza di Giovanni?

Dai vangeli possiamo dedurre che fu uomo giusto, irremovibile nella sua fedeltà a Dio, austero nella sua condotta di vita ma non per questo fu il più grande

La sua grandezza non deriva dal fatto che è stato scelto da Dio come precursore del Messia, per aver compiuto la sua missione con umiltà e costanza.

La stessa sua missione lo colloca al di sopra di tutti gli altri profeti. Giovanni ha potuto vedere il sospirato Messia, aveva ascoltato il beneplacito del Padre di Gesù e vedere lo Spirito Santo. Tutti gli altri profeti hanno sì parlato in nome dell'Altissimo e Onnipotente, ma spesso senza capire la stessa profezia. Giovanni è un privilegiato, è il primo testimone del Messia, del Dio fatto uomo.

Giov 1,32-34: “Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”.E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»”.


Nonostante tutto ciò " il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui".

Giovanni non appartenne all'epoca inaugurata da Gesù: morirà prima.

Giovanni preannunzia la nuova economia: chi verrà dopo di lui "battezzerà in Spirito Santo e fuoco": ecco la novità, ecco il confronto...ecco perché Giovanni è più piccolo di chi sta già nel regno dei cieli.

Giovanni sarà incorporato a Gesù soltanto dopo la sua Risurrezione.

Ogni cristiano per mezzo del Battesimo viene incorporato a Gesù e reso partecipe della Nuova Economia, tempo decisivo della salvezza.

Come cristiani accettiamo e facciamo nostra questa salvezza?


Se Giovanni avesse avuto ancora qualche dubbio sulla missione di Gesù, al ritorno dei suoi discepoli avrà senz'altro capito l'autentica realtà messianica di Gesù:" ai poveri è annunciato il regno dei cieli”. Noi lo abbiamo capito? Testimoniamo come Giovanni la Parola ricevuta? la Parola che ci impegna e invia in una missione di testimonianza e di annuncio gioioso?

Anna: Ieri mentre andavo al catechismo sulle scale della nostra Parrocchia ho visto una giovane mamma che mi è venuta incontro con le lacrime agli occhi ... spiegandomi che era mancato il suo papà e che ci sarebbero stati i funerali il giorno dopo ....

quante domande sono sfiorate , nella sua testolina ..... quanti dubbi .....quanto dolore era celato nel suo cuore e attendeva risposte ......

E’ questa sofferenza che ci fa comprendere  il significato e la comprensione della venuta di Gesù.

Giovanni è colto da dubbio , eppure  Gesù non perde di vista la stima , la fiducia in lui .... Dio Padre pur nel dubbio dei suoi figli continua anche oggi , domani sempre ad amare a volerci bene ...

Gesù risponde con un elenco ...... lebbrosi .... zoppi ciechi .......

Ecco forse quello che ci insegna è iniziato proprio ora nella terza domenica di avvento ..... ho così fiducia in Gesù da donargli il mio tutto, sicura di non perdere nulla ma di arricchirmi nel Tutto che ci rappresenta?

So coprire di fiori il deserto che è nel nostro cuore?

Gesù Viene come un seme nei nostri cuori, come un fuoco d'amore che non si spegne ..e se noi riusciamo anche per un solo momento a ridare la vita  a chi è più debole, a chi è sofferente possiamo dire al Signore: Vieni Gesù in me e riscalda il nostro cuore ....

"Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
 ....
A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio". (Giov 1,6...12)



martedì 10 dicembre 2013

La grandezza di Maria non consiste nell’essere stata Madre di Gesù



Maria di Nazaret nel Nuovo testamento



In  questa seconda parte vogliamo riflettere sulla figura di Maria secondo le Scritture, ciò che si dice di lei nel nuovo testamento.
San Paolo non nomina mai Maria e in tutte le sue lettere non ne fa cenno, o meglio un accenno c’è: nella lettera ai Galati 4,4-5 dice che “ quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”.
E’ logico che la donna da cui è nato Gesù è Maria, ma l’apostolo Paolo vi fa riferimento solo in questo passo, il che significa che si può fare tutta la teologia senza nominare Maria. Non si vuole con questo sminuire l’importanza di Maria ma soltanto che al centro della teologia della storia della salvezza c’è Gesù di Nazaret, figlio di Maria.

Anche nel vangelo di Marco, che è il più antico, troviamo solo una breve comparsa di Maria in un episodio quando lei ed altri parenti vanno a trovare Gesù a Cafarnao per portarlo via perché pensano che sia matto.
In quella occasione Gesù domanda: “ Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “ Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre” (Mc 3,33-35).
Lo stesso episodio è raccontato anche da Matteo (12, 46-50) e in Luca (8, 19-21).
Se in apparenza può sembrare che Gesù non  riconosca sua madre, in realtà Gesù sta dicendo che la grandezza di sua madre sta nel fatto di avere ascoltato la Parola: “chi ascolta la mia Parola, chi ascolta me, e fa la volontà del Padre è per me fratello, sorella e madre”; e Maria ha ascoltato la Parola ed ha fatto la volontà del Padre”.
Per questo è Madre, per questo è grande. Quindi, questa affermazione di Gesù è una lode implicita di Maria, mettendo in evidenza dove sta la grandezza.

In Giovanni Maria appare in due occasioni: a Cana e ai piedi della Croce. In entrambi i casi Gesù la chiama “donna” e la figura della Madre ha un ruolo simbolico in relazione con l’uomo, è l’immagine del Cantico dei Cantici che arriva al compimento: lei è l’umanità fedele, lui è il Signore.
L’incontro segna la nuova ed eterna alleanza, anticipata a Cana, e inaugurata nel sangue di Cristo versato sulla croce, dove il passaggio della Madre al discepolo è la consegna dell’antico al nuovo 



testamento, della Sinagoga alla Chiesa, è l’unione dei due popoli e delle due tradizioni (Giov 2,1-12 e 19, 25-27).
Maria è indicata come Madre di Gesù e madre della futura Chiesa, sposa fedele del Padre.

Luca ha fatto un ritratto storico di Maria. Nel Vangelo dell’infanzia (Giov 1,26-80; 2) , Luca ha presentato la persona di Maria in una connotazione psicologica e spirituale, mettendo in evidenza il suo cammino di fede.
Il testo più importante è quello dell’Annunciazione. Gli episodi narrati da Luca, dopo l’annunciazione, sono il racconto della Visita ad Elisabetta, il cantico del Magnificat, poi il racconto della Natività, dove Maria compare semplicemente come personaggio, ma senza essere protagonista della narrazione: “i pastori trovarono il bambino con Maria e Giuseppe”; successivamente nel racconto della presentazione al Tempio, Maria porta il bambino nel Santuario di Gerusalemme e ascolta le parole di Simeone fra cui una profezia che la riguarda.



E ancora, nell’episodio di Gesù dodicenne Maria si fa interprete dei sentimenti di angoscia, suoi e di Giuseppe, dicendo al ragazzo:”Perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo”. Tutte cose normali per una famiglia di allora, e di oggi nelle famiglia cristiana, almeno speriamo che lo sia.
Dopo la risurrezione è ancora Luca che parla di Maria a Gerusalemme, presente nel Cenacolo, presente nel momento dell’Ascensione, perseverante con gli apostoli nella preghiera (Atti 1,6-14).
In seguito non viene più nominata. Se Giovanni l’ha presa nella sua casa ha vissuto con lui, ma non ci è dato di sapere per quanto tempo.

Assunzione al cielo: La festa del 15 agosto è il ricordo della morte di Maria, chiamata “dormizione”, in Oriente, transito, passaggio; è la glorificazione di Maria in anima e corpo, ma è una persona defunta che raggiunge la pienezza della vita in anima e corpo.
Non troviamo riscontro nel nuovo testamento, c’è l’intervento del magistero della Chiesa, cioè l’insegnamento dottrinale della Chiesa che ha detto qualcosa di più delle Scritture.
I due dogmi mariani, l’Immacolata concezione e l’Assunzione al cielo, sono relativi in Maria prima della nascita e dopo la morte, non riguardano la sua vita terrena, sono affermazioni teologiche che vanno al di là della storia: riguardano l’intervento salvifico di Dio, per sola grazia nella nascita e per destinazione naturale dell’uomo  per progetto divino.
Viene quindi presentata come la realizzazione piena della persona umana, è la realizzazione del progetto divino: Dio ha pensato l’umanità pienamente bella, totalmente realizzata e santa in Maria: il progetto si è realizzato dall’inizio alla fine a esempio e memoria dell’umanità.

Conclusione:
Anche Maria , come si conviene ad un credente in Gesù, “peregrinò nella fede”, come dice il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium, cioè camminò come una pellegrina, credendo e aumentando, maturando, cercando di avanzare nella fede; ebbe un cammino umano di maturazione anche nella fede.
E questo è importante perché è proprio ciò che dicono i racconti biblici:
- a proposito di Gesù dodicenne, l’evangelista Luca dice che i genitori, Maria e Giuseppe, “non capirono” quello che era successo.
- inoltre, dato che Maria “serbava tutte queste cose nel suo cuore” significa che ci ripensava e le meditava, le assimilava, cercava di capirle meglio, metteva insieme i tasselli di un  mosaico per avere più chiara la situazione.
Quindi Maria “peregrinò” nella fede,meditò, conservò quella esperienza e le mise insieme per capire meglio che cosa Dio voleva da lei.
Non è un esempio per ogni discepolo di Gesù?

La grandezza di Maria non consiste nell’essere stata Madre di Gesù, bensì nell’essere stata “discepola” di Gesù, è l’avere ascoltato la Parola; lei ha concepito la Parola perché ha creduto in Dio.
Sant’Ireneo di Lione, grande padre della Chiesa, nel 180 scrive: “Concepì prima con la mente che con il ventre”.Concepì accettando la Parola, ma per accettare pienamente la Parola ci vuole la verginità del cuore.
Allora Maria è Madre perché è Vergine, mentre nella logica non potrebbe essere madre se vergine. Ma solo la Vergine può essere Madre di Dio; solo in quanto ha la verginità del cuore, concepisce la Parola e la accoglie veramente, Maria può generarla, può dare la vita alla carne umana di Dio.

Questa è la grandezza del discepolo: aver accettato, accolto e custodito la Parola è la grandezza di Maria e Maria diventa così il modello di ogni uomo, dell’umanità nuova, dei discepoli del Figlio, che a loro volta possono essere per Lui fratello, sorella e madre.



giovedì 5 dicembre 2013

L'Angelo riporta a Dio la Parola finalmente compiuta.


Festa dell'Immacolata Concezione

8 dicembre 2013

“Umile e alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio…”


 


Dal vangelo secondo Luca 1,26-38



Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,

chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di

Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.Entrando da lei, disse:

«Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un

saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato

grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai

Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il

trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo

regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco

uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza

dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e

sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia

ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta

sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del

Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Commento di Padre Augusto Drago

L'Immacolata è una delle tante feste mariane amate da tutto il popolo di Dio

E' il brano biblico più celebrato dall'arte attraverso la letteratura, la pittura, la scultura.

Tuttavia, se vogliamo comprendere qualcosa del brano che ci è proposto, dobbiamo, per un istante, far cadere tutte le immagini che "di quel momento ci siamo fatti nella mente e nel cuore". Il testo, esso stesso, una divina scultura di Dio fatta ad opera di Luca, ci dirà molto di più.

Certamente non lo potremmo capire interamente se non tenessimo davanti agli occhi il Primo Testamento, vale a dire l'Antico Testamento. Il brano è totalmente intriso di allusioni all'Antico Testamento che non potremmo capire nulla se trascurassimo di tenerlo presente.

Già fin dall'inizio, si nota subito la struttura circolare dell'intera composizione narrativa.

All'inizio c'è un Angelo, Gabriele, che è mandato da Dio. E' portatore di una Parola destinata ad una Donna! Alla fine del brano, lo stesso Angelo si allontana dalla Donna, per tornare a Dio. Cosa significa questa circolarità?



La Parola che Dio consegna a Gabriele è una Parola, detta ma non ancora compiuta.

Lo diventerà solo con l'assenso della Donna. Quando si compie, l'Angelo riporta a Dio la Parola finalmente compiuta. E' il "Sì" della Donna.



Tutto questo ci ricorda il brano del profeta Isaia 55, 10:

"Come infatti la pioggia e la neve scendono giù dal cielo, e non vi ritornano senza aver

irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare,

perché dia seme a chi semina ed il pane a chi mangia,

così sarà della mia Parola uscita dalla mia bocca:

non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero

e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata".



Questa circolarità, non è solo un espediente letterario. Ci interpella personalmente. Dio ci dona sempre il pane della sua Parola, per irrigare la terra del nostro esistere e del nostro andare sulla terra, ma questa Parola rimane semplicemente "detta" se noi non la facciamo ritornare a Dio con il nostro assenso, con il nostro "Sì" "Eccomi"!



Abbiamo dunque una grande responsabilità davanti al mistero grande della Parola.

Potremmo renderla incompleta o completa, a seconda se non l'accogliamo o l'accogliamo.

In questo secondo caso, la Parola del Signore si compie, diviene Parola piena e realizzata, divenuta Vita nella sua Vita!



Maria compie questo cammino circolare: Da Dio riceve sulla terra immacolata della sua esistenza, la Parola, e a Dio, con il suo assenso, la fa ritornare, pienamente realizzata.

Esattamente come aveva detto il profeta Isaia.



Se poi, fratelli e sorelle, ci fermiamo all'inizio del racconto evangelico, notiamo un'altra cosa.

Luca, il narratore, crea una certa "suspance" in chi legge!

C'è un certo movimento di cui via via ci si indica la direzione e il punto di arrivo.

La Parola è mandata da Dio. Dove? Quale sarà mai?

"In una città della Galilea, chiamata Nazaret". Il cerchio si restringe.

Ma dove, precisamente a Nazaret? Da una Vergine. Di lei ancora non sappiamo il nome: ci viene solo detto il suo stato: "Vergine".

Poi c'è la precisazione: è promessa sposa a Giuseppe. Sappiamo così che le nozze erano prossime. Finalmente, dopo tanto attendere ci viene detto il nome di questa Vergine: "Si chiamava Maria".



Luca ci conduce a Maria mediante un artificio letterario dove via via

la destinataria della Parola, adagio adagio scopre il suo Volto. La sua condizione è "vergine".

Questa parola non ci tragga in inganno. Qui Luca non vuol mettere in evidenza la Verginità di Maria, quanto piuttosto il fatto che ancora, non essendo sposata, appartiene alla categoria delle persone che sono povere e non danno vita.

Una donna vergine non ha figli, non ha posterità, non è datrice di vita.

Tale viene considerata ancora Maria.



Ma il testo a questo punto ci rivela la grandezza della povertà di Maria.

Essa si chiamava Maria per i nazaretani e per quelli che la conoscevano. Ma Dio, dal cielo, la chiama con un altro Nome. Di solito, nell'Antico Testamento, quando Dio chiama qualcuno, lo chiama sempre per nome.

L'Angelo rivolto a Maria, non la saluta dicendole, Salve, Maria. Per Dio essa ha un altro nome: Rallegrati, piena di grazia!



"Piena di grazia": questo è il Nome che Dio dona alla nazaretana Maria.

Rallegrati! Piena di grazia. Anche qui, per comprendere il senso delle parole, dobbiamo fare ricorso all'Antico Testamento. Il profeta Sofonia e il profeta Zaccaria, quando si rivolgono a "Sion" (= il popolo di Israele, o Gerusalemme) utilizzano lo stesso verbo: Rallegrati, Sion!

E' come se la vergine nazaretana, adesso fosse chiamata con il Nome voluto da Dio, "piena di grazia" e a Lei viene detto di rallegrarsi!



Ciò significa che Maria diventa il simbolo segno di tutto un popolo: Israele/ la Chiesa.

Essa riceve il Verbo che in Lei si fa carne, non per sé ma a nome di tutto un popolo, di tutta l'umanità, a nome dell'intera Chiesa.

E' estremamente significativo questo passaggio. "Piena di grazia" è dunque il secondo nome della Vergine di Nazaret.

Maria per i suoi compaesani e familiari,

"piena di Grazia" per Dio da cui riceve un Nome celeste, apportatore di gioia.

Maria è Colei che annuncia la gioia, Colei che porta la gioia, Colei che dona la gioia, quella messianica!



Poi c’è un terzo nome per indicare la Vergine di Nazaret, è lei stessa che se lo dona: "Ecco, sono la serva del Signore...

Il terzo Nome di Maria è: "serva". La stessa cosa accadrà con il Messia: anche Egli avrà tre nomi: Gesù, Cristo, Risorto.

Gesù è il nome "terreno". Cristo è il nome della missione: unto di Dio, Messia.

Risorto è il Nome nuovo che riceve dal Padre dopo la resurrezione.



Cosa avviene dopo il saluto?

C'è un dialogo tra l'Angelo e Maria. A Lei, la favorita di Dio, viene affidata una missione davanti alla quale La Piena di Grazia rimane turbata. E, dentro di sé si chiedeva che senso potesse avere questo saluto!

L'angelo intuisce il turbamento e subito pronuncia la parola già notissima nell'Antico Testamento. Parola detta a tutti coloro che hanno ricevuta una chiamata di Dio:

"Non temere" Il Signore è con te! Non temere! Maria ha creduto a questa parola: non ha temuto, ha solo creduto!

"Hai trovato grazia presso il Signore", come dire: gli occhi di Dio si sono posati su di te e ti hanno fatta bella!



Poi l'annuncio del concepimento. Maria non deve temere: lo Spirito Santo scenderà su di lei, l'ombra dell'Altissimo la coprirà!

L'ombra richiama l'Esodo e la nube che guidava il popolo nel deserto e di notte diventava luminosa. Essa è segno della fede!

Lo Spirito che all'inizio aleggiava sulle acque, ora scende su Maria per renderla Madre del Signore.



"Come avverrà tutto questo?", incalza Maria, "io non conosco uomo!"

Non dovrebbe stupirsi più di tanto Maria: essendo infatti prossima alle nozze, certo che avrebbe avuto un figlio. Allora perché si stupisce?

E' già entrata nel piano del mistero di Dio! Comincia a comprendere che Dio le sta chiedendo qualcosa di veramente grande, inaudito! E allora avanza, come tutti i grandi chiamati della Bibbia, qualche timido dubbio. Come avverrà tutto questo?



E' lo Spirito che opererà, Colui che fa nuove tutte le cose, Colui che è la Sapienza di Dio, Colui che mette ordine nel caos della vita umana. Lo Spirito che fa germogliare la terra di Maria!

Tu concepirai il Figlio di Davide, il Messia! Non sappiamo fino a che punto Maria abbia compreso! Sappiamo però che da questo momento inizia il suo viaggio di fede in fede.

Un viaggio che la condurrà ad intrecciare il suo "sì" a quello del suo Figlio quando prima di morire, dichiara di voler fare non la sua Volontà, ma la Volontà del Padre.

Così Maria ci appare, non solo la Madre del Messia, ma soprattutto ci appare Colei che compie la Volontà di Dio. Questo è il titolo della sua vera grandezza.



Perché hai creduto, le dirà Elisabetta, si compiranno in te grandi cose!

Adesso tutto passa in secondo piano. Al primo posto rimane un "sì" che lega la Vergine di Nazaret a Dio, in un atto di fiducia e totale abbandono. E l'angelo adesso può tornare  portando a Dio la Parola realizzata!



Concludo, fratelli e sorelle: pongo solo una domanda: Come guardiamo a Maria?

Essa è totalmente relativa a Gesù. Se ci si dovesse fermare solo a Lei, non avremmo capito nulla né di Lei né di Dio. Ne faremmo una dea! Faremmo un grave peccato di idolatria.

Attenti ad un devozionismo assoluto che ci fa diventare più mariani e meno cristiani.