BENVENUTO



B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


sabato 2 gennaio 2016

Dio nessuno lo ha mai visto...il Figlio unigenito ce lo ha rivelato...


Il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi






Seconda domenica dopo Natale – Anno C

Dal Vangelo secondo GV 1, 1-18

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.Egli era, in principio, presso Dio:tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:il suo nome era Giovanni.Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo,ma da Dio sono stati generati.


E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me
è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. 
 

 Parola del Signore!

Enzo: Leggendo e rileggendo questo prologo dell'apostolo Giovanni al suo vangelo mi sembra di leggere una dolce poesia, piccola poesia ma mi azzardo a chiamarla poema di Dio. Difatti in questo poema ricorrono i principali temi teologici che Giovanni svilupperà più avanti. Alcune parole come Verbo, grazia, pienezza sono presenti solo in questa introduzione. Leggiamo anche una “genealogia” non umana ma divina: canta la preesistenza del Verbo, poi la sua presenza luminosa tra gli uomini, la sua venuta in mezzo al popolo d’Israele, e infine la sua incarnazione nella persona di Gesù.


Di Giovanni Battista non si dice nulla della sua predicazione, ma ciò che il Battista realizza: precursore del Messia, testimonia la sua presenza in mezzo agli uomini. In Gv 10,41 leggiamo ancora che “Tutto ciò che egli disse di Gesù era vero”.


Questo inno-poema racconta Gesù, Parola del Padre, la sua dimora eterna in Dio, la sua venuta in mezzo agli uomini, la sua scelta d'Israele, la sua incarnazione: Gesù di cui abbiamo festeggiato da poco il Natale è vero uomo iviato per parlare direttamente all'uomo. Sicuramente Dio Padre si era stancato di parlare al suo popolo per mezzo dei profeti: allora decise al momento giusto di inviare il suo Unigenito, come ultima della Rivelazione di se stesso all'uomo.


Proviamo a vedere da vicino questo prologo, per capire meglio il suo significato teologico e storico, storico perché Dio viene a far parte della storia umana, nel tempo per parlare di eternità.


In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.Qui si parla dell'origine misteriosa di Gesù: esisteva prima della creazione (in principio), esisteva presso Dio,era Dio egli stesso. Egli era il Verbo, la Parola che esisteva assieme a Dio, preesistente alla creazione, all'origine della realtà e della vita.



“tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”: precedendo la creazione il Verbo ne è il capo costruttore. Il Verbo è qui presentato come il mediatore grazie al quale la creazione e gli esseri creati vengono all’esistenza, la Parola dunque è la causa di quanto è stato creato: senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.


“In lui era la vita”: ogni esistenza creata (animata o inanimata) ha sempre avuto la sua origine nella vita della Parola, e la vita che gli uomini ricevono dalla Parola è un dono di Dio per mezzo di Cristo, una specie di partecipazione all’essere di Dio.
“La vita era la luce degli uomini”: vicino a Dio, Dio egli stesso, il Verbo vive fin dalle origini una relazione unica con gli uomini: tutto ciò che vive, riceve l’essere da lui. Egli è la luce che illumina ogni uomo, vale a dire il principio che permette a ogni uomo di comprendere se stesso e il suo destino.

 “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Si fa notare che esiste una resistenza, un’opposizione alla luce. Le tenebre indicano un mondo dominato dal male che si oppone alla rivelazione della luce ma la Luce non viene sconfitta dalle tenebre. La venuta della luce crea tensione e rifiuto ma anche è accettata come salvezza.
“Veniva nel mondo la luce vera”: non una luce qualsiasi , Gesù è la vera luce, la luce che illuminerà la vita degli uomini, smuoverà la mente e i cuori.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto: rifiutato dal popolo che era stato eletto proprio per accoglierlo ed essere il primo tra tutti i popoli a beneficiare della salvezza promessa.


“E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; ”: senza cessare di essere Verbo, parola di Dio, il Verbo entra nel tempo. Colui che esisteva da tutta l’eternità è entrato nel tempo e nella storia umana, ponendo la sua dimora in mezzo agli uomini, come un vero uomo. E' il mistero dell'incanazione in cui la Parola eterna assume la nostra identica natura, fatta eccezione per il peccato, escluso totto ciò che era incomprensibile con la divinità. Il Verbo si fa carne, nasce come ogno uomo, si fa bambino, a dodici anni lo vedremo nel tempio fra i dottori della legge, poi un lungo silenzio “sottomesso ai suoi genitori mentre cresceca in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”, il suo mestiere era il falegname.


“E noi abbiamo contemplato la sua 

gloria, gloria come del Figlio 

unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”. 

 L'evangelista Giovanni esprime la sua gioia, lui il prediletto da Gesù, conserverà per tutta la sua vita la profondità di ogni parola e gesto di Gesù; lui come anche gli altri apostoli andranno per il mondo con il cuore pieno della promessa di una eternità felice.
 
Noi ci accontentiamo della loro testimonianza e della grazia di Colui che pieno di grazia e di verità facendosi uomo venne a rivelarci l'Amore di Dio, ci ha colmati di beni con la sua pienezza, donandoci grazia su grazia: la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. La missione della Parola nel mondo fu precisamente quella di porre gli uomini in grado di divenire figli di Dio, partecipi cioè della vita divina.
La storia eterna della Parola è storia di donazione: creazione e salvezza non solo per i credenti ma per tutti gli uomini poiché “tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is 52,10).


Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.


Mariella: Assieme ai nostri auguri di Buon Anno vi proproniamo anche quelli di Padre Augusto:

Miei cari fratelli e sorelle, BUON ANNO!
Il Signore ci dona ancora un tempo di grazia. E tale sia per ciascuno di voi! E certamente lo sarà se tutti saremo capaci di ridare la Signoria del tempo che scorre a Colui che del Tempo è Signore.
Scorrono gli anni, passa il tempo, ma il suo passare è una corsa verso una meta: quella della Pienezza del Regno di Dio.
Non sciupare il tuo tempo,fratello e sorella, ma vivilo bene,perché esso è epifania della Bellezza del Signore. Lui è la pienezza del nostro tempo.
Collaboriamo con Lui a renderlo ogni giorno di più vero, più autentico, carico di benedizione e di amore.
Auguri di vero cuore, vostro fratello in Cristo p. Augusto



 

venerdì 1 gennaio 2016

Anno Nuovo Vita nuova

ANNO NUOVO IMPEGNI NUOVI

Buon anno 2016: Festa della Madre di Dio
con l'augurio di cercare e trovare serenità, gioia, pace non solo per noi, soprattutto per cambiare nel mondo tutto ciò che non va.






Ci  aiuti
in questo 
nostro impegno 
la Madre di Dio,

la piena di grazia.





sabato 26 dicembre 2015

La scappatella di un dodicenne,ormai figlio della legge, chiamato Gesù


Festa della Sacra Famiglia

PRIMA DOMENICA DOPO NATALE – ANNO C


Dal vangelo secondo Lc 2,41-52

I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Parola del Signore!

Ci scusiamo con i nostri amici che ci seguono ogni domenica se non proponiamo le nostre riflessioni sul brano evangelico di questa prima domenica dopo Natale. Abbiamo fatto festa anche noi e non potevamo farne a meno data l'importanza della festa del Natale di Gesù. Ma non vi lasciamo soli.
Mariella ha trovato il tempo di andare a ripescare un commento di Padre Augusto Drago, che già conoscete e lo proponiamo alla vostra e nostra riflessione.
Enzo, per non essere da meno, è andato a spulciare tra le parole di Papa Francesco sulla Sacra Famiglia.  (Angelus del 28/12/2014)
Dunque vi proponiamo le parole di due persone molto autorevoli che la sanno molto più lunga di noi per saggezza , esperienza e pietà.

Padre Augusto Drago

L'episodio del vangelo di questa domenica, l'ultimo, nel vangelo di Luca che parla dell'infanzia di Gesù. E' ricco di significato e carico di allusioni al mistero Pasquale di Gesù.
Gesù era ormai dodicenne. A quell'età secondo la tradizione giudaica si diventa "figli della Legge".
Gesù, con Giuseppe e Maria, venne portato nel giorno di Pasqua a Gerusalemme perché, attraverso un particolare rituale, diventasse "figlio della Legge".
Diventare "figlio della legge" significava che da ora in poi Gesù in tutto e per tutto, era come i pii giudei, sottomesso alla legge.
E' significativo che questo avvenga il giorno di Pasqua.

Giovanni nel suo Vangelo, sottolinea che con Gesù incomincia la Pasqua cosidetta di Gesù e cessa quella degli ebrei. Pur sottomesso alla legge, Gesù viene a portarla a compimento, e ad aprirle nuovi spazi: quelli della salvezza.

Poi abbiamo la seconda scena. I suoi genitori partono e Gesù, di nascosto, rimane a Gerusalemme nel Tempio a parlare, Lui dodicenne, con gli scribi e i dottori della Legge.
Tutti rimangono stupiti della sua Sapienza.Luca in tal modo ci prepara alla prima grande autorivelazione di Gesù che è al tempo stesso autocoscienza di ciò che Egli stesso è.

Com'è potuto accadere che i suoi genitori non si siano accorti dell'assenza di Gesù?
Siccome sulla via del ritorno si procedeva a carovane formate da parenti ed amici, Giuseppe e Maria pensavano che Gesù fosse in un'altra carovana.Ma presto si rendono conto che le cose non stanno così. Disperati pensano di aver perso il loro figlio, allora tornarono indietro. E dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio che parlava e discuteva, possiamo dire alla pari, con i dottori e maestri.
Tutti lodavano ed ammiravano la conoscenza di Gesù e la sua sapienza. Certo una conoscenza ed una sapienza delle cose di Dio che non poteva non provenire da Dio stesso.

"Figlio, perché ci hai fatto questo?" E' il velato ed angosciato grido di Maria!
Ma Gesù dona una risposta autorivelante: "Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" Fermiamoci qui un istante a riflettere.

Dunque tre giorni dopo Gesù fu trovato nel tempio, nella casa del Signore.
Tre giorni Gesù resterà nelle viscere della terra a Pasqua, e poi andrà, risorto, nella casa del Padre suo, seduto glorioso alla sua destra! Ecco che i due punti, i due estremi di Gesù si toccano. Tra questo momento e la sua Pasqua si trova inclusa tutta la vita di Gesù che è un cammino verso la Pasqua!

Maria e Giuseppe non comprendono....In realtà Gesù sta dicendo qualcosa che per essere compresa ha bisogno di un lungo cammino di fede. Qui, come ricorda il santo Padre Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater, Maria comincia il suo pellegrinaggio di fede, che già aveva avuto un preambolo nel giorno della annunciazione, e terminerà in pienezza di luce ai piedi della croce, a Pasqua, la Pasqua di Gesù.
Dunque Gesù manifesta chi veramente Egli è: egli appartiene alla famiglia trinitaria.

Quella è la sua patria di origine. E ciò nonostante appartiene ad una famiglia umana.
Grande mistero di fede! E quale fede!
Guardate fratelli e sorelle come conclude il testo.Maria non aveva compreso, ma conserva tutto nel cuore: "Sua Madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore!

La fede è non comprendere e custodire nel cuore ciò che non si è compreso. E' un pellegrinaggio che ci conduce, come Maria, nello Spirito Santo, alla pienezza della conoscenza!

D'altra parte come sarebbe il credere se si vedesse chiaramente il mistero?
Conservare nel cuore: significa meditare tutta la vita! Senza meditazione la vita spirituale, muore, la linfa dello Spirito si essicca, l'albero diventa infruttifero!
Così corriamo noi questo rischio quando non prendiamo sul serio il credere "senza vedere" come dirà Gesù a Tommaso. Attenti dunque.

Il racconto si chiude con un'altra stupenda pennellata di Luca.
"Scese dunque con loro e venne a Nazareth e stava loro sottomesso, crescendo in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini".
Dio sottomesso! Questo è il nostro Dio che si è fatto carne! Un Dio sottomesso non solo ai genitori, ma anche alle leggi della natura: "cresceva" in età, alle leggi dell'apprendimento: "cresceva in sapienza e grazia”.

Un Dio sottomesso! Pensateci per favore, fratelli e sorelle!
Che cosa potrà mai dire a ciascuno di noi questo mistero?La sottomissione genera comunione, semplicità di vita, umiltà, bellezza nello stare insieme uniti da quell'amore che fa di una famiglia una vera famiglia: luogo del dialogo, della comunione e del reciproco servizio.

Ci possiamo confrontare con questo grande mistero? 
 

Papa Francesco

Riportiamo alcuni stralci delle sue parole, molto toccanti, pratiche, rivolte alle famiglie di oggi, alle loro gioie, ma anche alle loro sofferenze, senza dimenticare nessuno

“Il Bambino Gesù con sua Madre Maria e con san Giuseppe sono un’icona familiare semplice ma

tanto luminosa...luce di misericordia e di salvezza per il mondo intero, luce di verità per ogni

uomo, per la famiglia umana e per le singole famiglie”.

“Questa luce che viene dalla Santa Famiglia ci incoraggia ad offrire calore umano in quelle situazioni familiari in cui, per vari motivi, manca la pace, manca l’armonia, manca il perdono. La nostra concreta solidarietà non venga meno specialmente nei confronti delle famiglie che stanno vivendo situazioni più difficili per le malattie, la mancanza di lavoro, le discriminazioni, la necessità di emigrare… “

"E qui ci fermiamo un po’ e in silenzio preghiamo per tutte queste famiglie in difficoltà, siano difficoltà di malattia, mancanza di lavoro, discriminazione, necessità di emigrare, siano difficoltà a capirsi e anche di disunione. In silenzio preghiamo per tutte queste famiglie…"

“Nella prima domenica dopo Natale, – dice Papa Francesco- mentre siamo ancora immersi nel clima gioioso della festa, la Chiesa ci invita a contemplare la Santa Famiglia di Nazaret”. E Papa Francesco porta il pensiero a quella che definisce la “piccola famigliola di Giuseppe, Maria e Gesù, “in mezzo a tanta gente, nei grandi cortili del tempio”, che “non risalta all’occhio, non si distingue… Eppure non passa inosservata!” 

Ricorda i due anziani, Simeone e Anna, mossi dallo Spirito Santo, che si avvicinano e si mettono a lodare Dio per quel Bambino, nel quale riconoscono il Messia, luce delle genti e salvezza d’Israele. “È un momento semplice ma ricco di profezia” - dice Papa Francesco - che avviene intorno a Gesù:
“Gesù li fa incontrare: i giovani e gli anziani. Gesù è Colui che avvicina le generazioni. E’ la fonte di quell’amore che unisce le famiglie e le persone, vincendo ogni diffidenza, ogni isolamento, ogni lontananza”.

Parlando della famiglia non poteva mancare un pensiero particolare ai nonni:
“Questo ci fa pensare anche ai nonni: quanto è importante la loro presenza, la presenza dei nonni! Quanto è prezioso il loro ruolo nelle famiglie e nella società! Il buon rapporto tra i giovani e gli anziani è decisivo per il cammino della comunità civile ed ecclesiale E guardando a questi due anziani, questi due nonni – Simeone ed Anna –  salutiamo, con un applauso, a tutti i nonni del mondo!”.

Il messaggio che proviene dalla Santa Famiglia – spiega Papa Francesco - è anzitutto un messaggio di fede. “La Famiglia di Nazaret è santa perché è centrata su Gesù”:
“Quando genitori e figli respirano insieme questo clima di fede, possiedono un’energia che permette loro di affrontare prove anche difficili, come mostra l’esperienza della Santa Famiglia, ad esempio nell’evento drammatico della fuga in Egitto: una dura prova.”.

“

giovedì 24 dicembre 2015

Dio diventa uomo perché, l’uomo, finalmente, impari a diventare uomo.

Carissimi amici che avete fatto e fate un cammnino evangelico ogni domenica, e riflettuto con noi, Mariella ed io vi auguriamo un sereno,lieto, gioioso, cristiano Natale. Sì, e lo sottolineamo, cristiano natale , perchè dopo aver letto queste pagine saremo del parere che forse, forse ci hanno rubato il vero natale; senza accorgercene abbìamo perso quel sapore di semplicità e tenerezza che il Bambino Gesù donava ai nostri occhi e al nostro cuore, quella voce che cantava consapevolmente la gioia della festa per la nascita del nostro Redentore.
Possano queste pagine farci cambiare rotta, farci rivivere la vera gioia che solo un Bambino appena nato dona sempre.


NATALE 2015
Luce nelle tenebre , di Paolo Curtaz


È bellissimo il Natale. Bello e intenso.
Bello perché smuove il bambino che è in noi.
Perché fa riaffiorare i ricordi d’infanzia.
È bellissimo il Natale: è la festa dei bambini e dei loro sogni, della loro innocenza, prima che essa
venga travolta dagli affanni della vita e dalla consapevolezza del dolore.
È la festa del bambino che è ancora in noi, che osa sognare, che si lascia coinvolgere ed entusiasmare dalla famiglia radunata attorno al fuoco del caminetto o intorno al tavolo apparecchiato con la tovaglia delle feste e le candele colorate.

È bello anche se, una volta diventati adulti, le sofferenze della vita ci amareggiano e ci rendono più duri e disillusi, disincantati e, Dio non voglia, cinici. Ma, nonostante il fermo proposito di non lasciarci coinvolgere dal clima natalizio, può succedere che la nostra scorza si incrini appena un’immagine, un odore, un suono ci raggiungono e ci sprofondano nell’infanzia vissuta.
O desiderata.
Come se una chiave aprisse una porta spalancata su un mondo meraviglioso di felicità intensa e inattesa. Perciò è così bello il Natale. Ogni Natale. Nonostante tutto.

Ma
È terribile il Natale. Orrendo e straziante.

Perché il clima di famiglia e di armonia, di forti emozioni e di sentimenti positivi che richiama, per molte persone, è insopportabile. Insostenibile. Una tragica illusione, una chimera. Un autentico strazio. Sanguinante.
Per quanti passano il Natale da soli in casa, senza festeggiare, o invitati all’ultimo momento da un lontano parente, per quanti non ricevono regali. Per chi ha sperimentato il lutto o la sofferenza. Per chi ha accanto una persona che non ama più, per chi aveva accanto a sé una persona che amava e che ora se n’è andata.
È un abisso il Natale, con tutte le immagini patinate che ci giungono dalla televisione e che sembrano dire una cosa sola: oggi tutti sono felici e spensierati, tranne te.
E, allora, speri solo che passi, che arrivi l’Epifania.
Cerchi di gestire l’ansia, perdi lucidità e tutti i ragionamenti che fai non servono a lenire il dolore. Come un brutto raffreddore dell’anima, aspetti solo che se ne vada, che si spengano le luminarie e si riportino in cantina addobbi e alberi. E speri di riprendere a lavorare, di tornare a scuola, di sentire finalmente sparire dalle labbra dei conoscenti l’augurio rituale.

Fra parentesi
Voglio mettere fra parentesi le mie emozioni. Voglio capire cosa è venuto a fare Dio nella Storia. Nella mia vita. Nella mia inutile vita. Voglio riscoprire tutta la stupenda pazzia di un Dio che diventa uomo. Per imparare ad essere uomo fino in fondo. Voglio riscoprire la leggerezza di Dio.
Perché Dio si è fatto uomo?

È la domanda che si è posto un famoso teologo medioevale, un monaco, sant’Anselmo di Aosta.
Ma è la domanda che vogliamo che emerga in questo nostro Natale.
Perché, ad essere onesti, dobbiamo ammettere che il Natale un po’ ci è stato rubato.
E, tragicamente, non abbiamo nemmeno sporto denuncia, non ci siamo mossi per cercare di recuperarlo. In fondo va bene così come è diventato: la festa della bontà più zuccherosa e banale, un collettivo e vago richiamo alla tenerezza che si dimentica il giorno dopo, l’apoteosi dei luoghi comuni sulla famiglia, sul volersi bene, sull’emozione natalizia…





Sì, Dio si è fatto uomo.

Visto che non riuscivamo ad avere un’idea corretta di Lui, come scrive il teologo san Tommaso d’Aquino. Nonostante i profeti. E le Scritture. E le meraviglie del cosmo. E la coscienza che, dalla nascita, si stupisce dell’esistente senza darsi una risposta.
Nonostante tutto eravamo zoppi e ciechi, incapaci di capire. Un passo avanti e dieci indietro.
Stupiti dal volto di Dio rivelato dai profeti biblici, salvo poi stravolgerlo e piegarlo ai nostri appetiti, alle nostre paure, alla menzogna.
Un Dio diventato idolo e fantoccio per giustificare le guerre e mascherare le ingiustizie.
Dio non ne poteva più di essere continuamente sfigurato.
Così ha deciso. È venuto per raccontarsi. Così che nessuno potesse più mistificare il suo vero volto.
O, almeno, quella era l’idea.

Luce e ombra
È che spaventa quel neonato. Irrita. Disturba.
Ci inquieta anche solo immaginare che Dio, davvero!, abbia deposto il suo abito di eternità per rivestire quello lacero e sporco dell’umanità. Se preso sul serio, il Natale ci mette in crisi.
Ci interroga.
Dio che si fa accessibile, incontrabile, neonato fragile e indifeso, demolisce i nostri infiniti pregiudizi su Dio.
Dio è lontano. Dio si disinteressa di noi. Dio è misterioso e cupo, lunatico e incomprensibile.
Dio vede e non interviene, lascia morire di fame i bambini.
 
Dio non ferma le guerre e i terroristi. Dio fa morire di cancro la giovane mamma e tiene in vita l’omicida spietato.
Un Dio pasticcione e inquietante. Anche quello dei cattolici che credono senza mai porsi una domanda, senza un fremito, senza un sussulto, senza una domanda. Credono come le pietre, non saldi, ma freddi e inanimati.
Cos’ha a che vedere, questo neonato che si allatta all’acerbo seno di un’adolescente, con l’orribile idea di Dio che portiamo nel cuore?
 
Eppure Dio è diventato uomo esattamente per cambiare la nostra vita. Per svelarci chi è lui. Perché vedendo lui, capiamo chi siamo noi. Chi sono io.
Impasto di fango plasmato ad immagine di Dio. E riempito d’anima.
Dio diventa uomo per salvarci dai peccati, come hanno scritto i padri della Chiesa latina.
Dio diventa uomo perché l’uomo diventi come Dio, come hanno scritto i padri della Chiesa d’Oriente.
Dio diventa uomo, aggiungo, perché, l’uomo, finalmente, impari a diventare uomo.
 




PAOLO CURTAZ , Scrittore e teologo, pubblica libri di spiritualità in diverse lingue e per diversi editori. Si definisce scherzosamente evangelizzatore free-lance.


sabato 19 dicembre 2015

L'incontro di due cugine benedette da Dio



L'incontro di due madri in attesa, diventa l'incontro del frutto che hanno in grembo

QUARTA DOMENICA D'AVVENTO – ANNO C




Dal Vangelo scondo Luca 1,39-45


In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».



Parola del Signore!

Mariella: La liturgia della quarta domenica di Avvento ci introduce ormai al mistero del Natale, mistero di un Dio che s'incarna in una donna, mistero di una vita che si fa dono, mistero di una vita nello Spirito, che ha in Maria la sua piena realizzazione.
Nel Vangelo dell'Annunciazione che abbiamo ascoltato nella festa dell'Immacolata vi è l'incontro fra il Creatore che interpella la volontà umana e la creatura che offre la sua disponibilità incondizionata. La Visitazione di Maria ad Elisabetta è la logica conseguenza di ciò che significa fare la volontà divina, ossia quando Dio fa irruzione nella vita di una persona, questa non può far altro che “alzarsi e correre” per annunciare ciò che è avvenuto in lei, è l'ansia missionaria di chi, abitato dallo Spirito Santo, sente forte il desiderio di portare ad altri la lieta notizia.

Alzarsi è anche il verbo della resurrezione e la fretta di Maria è simile a quella delle donne che all'alba del giorno della Pasqua trovano il sepolcro vuoto e corrono per dare la notizia agli undici apostoli.
Il brano evangelico è di una bellezza unica, l'incontro di queste due donne che portano la vita nel loro grembo, Maria sorpresa dalla sua inattesa maternità ed Elisabetta sconcertata per una maternità da tutti ritenuta impossibile. In queste due creature sono presenti tutti i sentimenti possibili: lo stupore, il turbamento, la meraviglia, la paura, il desiderio di condivisione, la gioia ed il ringraziamento. Sono sentimenti umani che raggiungono il loro apice nell'incontro dei loro cuori.

Maria entra nella casa di Zaccaria e saluta Elisabetta, non sappiamo con quali parole la saluta, sappiamo però che la sua presenza, la sua grazia, la sua bellezza, l'amore che porta in sé fanno sussultare di gioia il bambino nel grembo di Elisabetta. Non vi è nulla di particolare in questo saluto, tutto è normale, eppure tutto diventa nuovo, tutto si riempie di mistero, tutto è pervaso dallo Spirito di Dio.

Ormai lo Spirito è operante, trasforma la vita di ogni persona che si apre alla volontà di Dio. Elisabetta finalmente è liberata dalla sua solitudine ed angoscia, si era nascosta per cinque mesi, l'incontro con Maria la riempie di gioia, finalmente è finita la tristezza della donna che non aveva creduto all'amore di Dio.

 Elisabetta è stupita, illuminata dallo Spirito coglie in Maria la presenza operante di Dio ed esclama con parole profetiche: “ Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” Maria è beata perché ha creduto nell'adempimento della Parola del Signore, ella è credente ed annunciatrice della fede.
Anche oggi Beati sono tutti coloro che credono in Dio, al suo amore, alla sua opera di salvezza e rendono testimonianza della propria fede. Beati anche noi quando crediamo e ci alziamo per correre verso quanti oggi sono bisognosi come Elisabetta di ricevere una testimonianza di fede e di verità!

Ed ora vorrei dare voce a Padre Augusto che ci fa riflettere sulla figura di Maria:

“Fratelli e sorelle, se vorremo avere partecipazione alla gloria di Cristo in maniera piena come
Maria, non abbiamo altro da fare, che mantenere salda la lampada della nostra fede in tutte le
stagioni, in tutte le vicende della nostra vita. E' facile credere quando tutto và bene, diventa
meno facile credere, anzi per alcuni addirittura assurdo credere quando tutte le speranze
sono crollate, ma la fede ci fà ripetere le stesse parole dell'angelo a Maria “Nulla è impossibile a Dio” come Dio ha creato dal nulla, così dal nulla può fare risorgere dalle ceneri dei nostri fallimenti una nuova vita, dalle cadute delle nostre speranze un nuovo orizzonte”.

Enzo: L'evangelista Luca misura le parole in questo piccolo brano, indica ogni azione, ogni movimento, incontro, ogni parola come se volesse farci capire l'intensità della gioia che stavano vivendo le due cugine, due anime benvolute da Dio. L'incontro delle due donne incinte permetterà l'unico incontro tra i due nascituri e per noi la gioia del prossimo avverarsi della nostra salvezza.
Dopo la stupenda esperienza di Nazaret che la promuoveva a ruolo di Madre di Dio, Maria non appare una creatura beata in se stessa, isolata nella sua intimità divina, bensì un essere corporeo, fatto di concretezza, di sensibilità e di disponibilità. Ella lascia la mistica tranquillità della sua casa e si mette in strada.

Si alzò, andò in fretta verso la regione montuosa dove si trovava la cugina. Sicuramente non vi andò da sola , forse c'era anche Giuseppe, forse si era affiancata ad una caravana., erano ben 150 KM!Quei due verbi si alzò, andò possono sembrare che Maria agì frettolosamente. Non è questo il modo di agire di una persona “piena di Grazia”. E' lamore che Luca vuole mostrarci, con cui Maria si reca dalla cugina per prestarle aiuto in un momento così delicato e importante.

Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta: non perde tempo Maria ad abbracciare la cugina:. IL bambino sussultò nel grembo di Elisabetta. L'incontro tra i due piccoli riempie Elisabetta di Spirito Santo, che profetizza, come a ricambiare il dono della presenza della cugina con una lode “Benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”, il frutto del suo grembo che la rende due volte madre, di Gesù uomo e di Gesù Dio.
Le parole che seguono documentano lo spessore teologico che attraversa i concepiti più che le madri: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”. Le sue parole ci rivelano il mistero che Maria affidava alla segretezza della sua intimità, e contemporaneamente viene rivelato il rapporto autentico con Dio di Maria, il carisma di essere la “madre del mio Signore”: ancora una volta le parole di Elisabetta apre i suoi occhi e il suo cuore alla devozione verso la fortunata cugina.
L'incontro di due madri in attesa, diventa l'incontro del frutto che hanno in grembo; Giovanni percepisce la presenza del suo Signore l quale preparerà la strada ed esulta, esprimendo con il suo sussultare la gioia a contatto con la salvezza , che Maria potrà formalizzare nel canto che segue, che in questa domenica non leggiamo., il Magnificat.

Maria è la sintesi delle meraviglie che Dio ha sempre fatto nella storia dell'umanità. Maria è capace di leggere la sua personale esperienza e ci è di esempio nel riconoscere la nostra storia personale con Dio e contemporaneamente la storia universale.


Solo così, imitando Maria, la nostra "piccola" storia potrà fermentare la "grande" storia del mondo.



venerdì 11 dicembre 2015

Viene colui che è più forte di me...

Domenica terza di avvento – Anno C

Che cosa dobbiamo fare? Il Messia è vicino.



Dal vangelo secondo Lc 3,10-18

Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Parola del Signore!


Enzo: Oggi ci facciamo la stessa domanda delle folle che si avvvicinavano a Giovanni Battista: che cosa dobbiamo fare in questo periodo di attesa del Messia?
La predicazione di Giovanni, secondo l'evangelista Luca è centrata sul battesimo di conversione sul perdono. Il popolo ebreo, da secoli in attesa del Salvatore di Israele, vede nella predicazione di Giovanni l'inizio di un'era nuova a cui bisogna prepararsi con la conversione, con un cambiamento di vita.

Giovanni chiede a coloro che incontra di mutare condotta, di tenere un comportamento che testimoni una vera conversione. Sfilano davanti al Battista tre categorie di persone diverse, che rivelano l'interesse di Luca di comunicare una dimensione universale della redenzione.Che cosa dobbiamo fare, chiedono le folle, i pubblicani, i soldati: una processione di persone appartenenti a diverse categorie sociali.

La folla di Ebrei, forse persone semplici che devono compiere "frutti degni di conversione", cioè che
testimonino un autentico mutamento di vita, un invito alla condivisione dei propri beni, alla pace.

I pubblicani, cioè gli esattori delle tasse e i loro subalterni, sono invitati al rigore della giustizia evitando corruzioni e vessazioni. Pur continuando il loro mestiere sono esortati ad esercitarlo con onestà, affinché non fossero aumentate le tasse a svantaggio della povera gente.

I soldati, non sono biasimati per la loro professione, ma sono invitati al superamento di ogni tipo di violenza, a non abusare della loro autorità per ottenere promozioni o umiliare i poveri.

Il Battista è visto come “Maestro”, forse negli animi di chi lo avvicinava esisteva il dubbio che Giovanni fosse lui il Messia: sarà lui?Ma la figura del Battista è tutta protesa verso un altro personaggio e un altro battesimo "in Spirito Santo e fuoco". Viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
Giovanni, “mandato da Dio, venne come testimone per dare testimonianza alla luce, la luce vera che illumina ogni uomo”.
Nei confronti di Cristo, Giovanni si sente simile a uno schiavo del livello infimo: lo sciogliere il legaccio dei sandali era un atto che un padrone non poteva esigere dal suo servo ebreo, perché considerato troppo umiliante. Giovanni non negò esplicitamnente di essere il messia, tuttavia ne affermò l'autorità presentandolo come il “più forte” che avrebbe purificato dai peccati mediante il dono dello Spirito Santo e come giudice escatologico.
“Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”. Con il battesimo “in Spirito santo e fuoco” si fa riferimento al giudizio finale, che avrebbe attuato il Messia, quale giudice universale per separare i buoni dai cattivi, prima del compimento del regno. Il Messia “pulirà la sua aia per raccogliere il suo frumento nel granaio ( il battesimo in Spirito, per coloro che ascolteranno la sua parola), e brucerà la paglia con fuoco che non si spegne (il battesimo di fuoco, per coloro che non hanno voluto ascoltare il suo messaggio).

Ma il fuoco è anche simbolo biblico dell'amore di Dio che purifica da ogni peccato per chi ritorna a lui; e lo Spirito Santo è la salveza e la vita divina che Gesù conferisce mediante la grazia.
Ecco la vera distinzione e la ricchezza della novità che arrecherà Gesù rispetto al semplice battesimo con acqua “segno” di conversione.

La liturgia di questa terza domenica di Avvento si è aperta con un invito improvviso a gioire. “Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto rallegratevi: il Signore è vicino”. Sono parole che l'apostolo Paolo scrive nella lettera ai cristiani della città greca di Filippi e che noi in questa domenica ascoltiamo per esteso nella seconda lettura. La lettera fu scritta dalla prigione, dove l’apostolo era stato rinchiuso a causa della predicazione. Da lì esorta ripetutamente alla gioia. Esortazione giustificata dalla vicinanza del Signore Gesù, la cui venuta alle prime comunità cristiane sembrava dovesse essere prossima.
Invita anche noi a gioire, ancora pochi giorni celebreremo il Natale del Redentore.
“La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”


Gioiamo, il Signore è vicino. Rallegriamoci perchè arriva con Lui la salvezza.

Mariella: La terza domenica d'Avvento è chiamata “Gaudente” ossia domenica della gioia e infatti tutte le tre letture sono un invito a rallegrarci nel Signore, a gioire per la sua vicinanza.
“Gioisci...esulta...rallegrati...” così grida il profeta Sofonia nella prima lettura, perché “il Signore è in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura, Egli è un salvatore potente.”
Anche l'apostolo Paolo nella seconda lettura ci esorta: “Rallegratevi nel Signore sempre, ve lo ripeto, rallegratevi”
E nel Vangelo, Giovanni il Battista, annuncia la buona notizia della venuta del Signore: “Io vi battezzo con acqua, ma viene colui che è più forte di me....Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.

La vicinanza del Signore è dunque la vera gioia di ogni cristiano, una gioia che nessuno mai potrà toglierci. Lui solo può appagare i desideri più nascosti nel cuore dell'uomo, Lui solo può trasformare la disperazione in speranza, Lui solo può dare un senso alla vita.

In quel tempo le folle s'interrogavano: “Che cosa dobbiamo fare?” Erano folle in attesa, desiderose di capire come orientare la propria vita, come convertire il proprio cuore, perché come dice Enzo Bianchi: la gioia non è soltanto un dono del Signore, ma anche uno stato da ricercare e da conseguire con sforzo e con impegno!

La gioia del cristiano ha un fine! Il fine non e' quello del proprio interesse egoistico, ma quello legato ai fratelli, viene risproposto il tema delle due precedenti domeniche, l'amore deve sovrabbondare sempre! Infatti la gioia è strettamente legata alla carità, perché si è contenti se ci si sente più buoni, più generosi. Amare equivale a condividere la gioia.

La Parola di Dio dunque entra nel cuore e ci fa prendere coscienza del fatto che qualcosa dev'essere cambiato. Noi siamo stati battezzati non solo con acqua, ma nello Spirito di Cristo ed in questo stesso Spirito dobbiamo pensare ed agire.

La risposta che Giovanni da alle folle è semplice e straordinaria: “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto.” La condivisione dei beni esige un cuore fraterno.
“ Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato....non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, accontentatevi delle vostre paghe...” L'onestà, l'equilibrio nel modo di comportarsi, sono tutti cambiamenti che stanno a significare che un grande rispetto e amore verso il prossimo.

L'attesa del Messia si compie tra carità e giustizia, tra misericordia e rispetto, tra tenerezza e compassione.
Soltanto dando amore agli altri, siamo inondati dalla grazia divina. Questo è quanto il Signore ci chiede nell'attesa della sua venuta. 
 

Vogliamo convertire 


i nostri cuori all'amore?