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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


mercoledì 26 marzo 2014

La samaritana è la prima missionaria del Vangelo.



“ Venite , vedete un uomo che mi ha rivelato tutto quanto ho fatto. Che non sia questi il Cristo?


Domenica terza di quaresima, 23 marzo 2014



Dal vangelo secondo Giovanni Gv 4, 5-15.19b-26.39a.40-42

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore!

Enzo: Per la riflessione di questo brano mi soffermerò a commentare il cammino di fede della samaritana: trattasi di una conversione, e trovandoci in un periodo di preparazione alla Pasqua, è molto appropriato  per un nostro confronto con la Parola: la nostra è una fede matura? Adoriamo Dio in spirito e verità?



Nel Vangelo Gesù ha fatto molti incontri che hanno cambiato la vita a molte persone: ricordiamo i tanti miracoli che attraverso l’incontro della fede in Gesù hanno stravolto la vita dei miracolati, lebbrosi, zoppi, ciechi… o uomini e donne peccatori come Matteo, l’adultera, la Maddalena, Zaccheo…

Ma c’è un incontro di Gesù, vicino ad un pozzo, luogo di incontro di persone che semplicemente si recavano lì per attingere acqua e spesso facevano anche due chiacchiere.

 La semplice richiesta di un po’ di acqua genera una discussione che causa un profondo e salutare coinvolgimento e contemporaneamente un cambiamento di vita, uno sconvolgimento vero e proprio. Pertanto Gesù incontra la samaritana in un luogo del quotidiano, non strettamente religioso anche se l’incontro presso un pozzo si concludeva spesso con un matrimonio, scena tipica che ricorre spesso nella Bibbia..



Non sappiamo se questo brano fa parte delle parabole di Gesù, riportato poi da Giovanni come veramente accaduto per dare più risalto teologico alla manifestazione messianica di Gesù e al rapporto che l’uomo deve avere con Dio.



Nell’incontro con Gesù la samaritana preferisce mantenere il discorso su luoghi comuni, fa finta di non capire, non vuole impegnarsi in discorsi troppo seri. Ma un po’ alla volta Gesù le fa intuire che l’acqua che Lui, Gesù, ha da offrirle può davvero dissetarla per sempre. Gesù si manifesta un po’ alla volta, non imbottisce di parole quella donna, vuole arrivare al suo cuore.



Questo incontro della Samaritana con Gesù è un incontro speciale dove assistiamo ad una conversione particolare, veramente nuova, forse unica nei vangeli, un cammino di fede guidato da Gesù stesso, ma assecondato da una donna prima e poi da altri, i suoi connazionali. Questa samaritana infine si rivela così a Gesù, non cerca più di nascondere gelosamente i suoi secreti: si arrende a Gesù di fronte all’evidenza delle parole del Maestro. La sua fede non sarà alla fine imperfetta come quella dei Giudei basata sulla vista dei segni, guarigioni e miracoli, o come quella di Nicodemo pronto a riconoscere in Gesù un inviato di Dio ma incapace di aderire alla fede totale in Lui.



La samaritana vede per primo in Gesù un giudeo, un nemico che osa chiedere a lei da bere; successivamente gli domanda se si credeva più grande di Giacobbe, chiamando Gesù Signore; poi lo chiama profeta perché le ha svelato la sua vita privata; infine Gesù stesso le dichiara di essere il Cristo. Successivamente dalla bocca dei samaritani giunge il riconoscimento di Gesù come Salvatore del mondo. Bel cammino!



La fede passa attraverso la conoscenza reciproca, togliendo eventuali pregiudizi,la samaritana riconosce la sua vita privata non corretta, Gesù le dimostra di avere una conoscenza soprannaturale e questo induce la donna a riconoscerlo come profeta e infine come Messia dopo la dichiarazione di Gesù: “ Sono io che ti parlo”. Come diventa importante la Parola, ascoltata e interiorizzata!



La samaritana al culmine dell’incontro è profondamente sconvolta, capisce l’annuncio di Gesù, il dono di Dio, felice del dono ricevuto, arriva al termine della sua esperienza spirituale. Ha seguito Gesù quando le ha annunciato il dono dello Spirito, quando le ha rivelato la sua verità interiore, quando ha chiarito il suo rapporto con la religione. Vede in Gesù il rivelatore in un tempo nuovo, il Messia,e così aderisce ad una persona, perché fede è fiducia, adesione a Gesù.



Ma la fede in Gesù non può rimanere nascosta: la samaritana lascia la brocca vicino al pozzo e corre ad annunciare a tutti quello che le era successo, di avere incontrato Gesù: “Non sarà forse il messia?,dirà, stuzzicando la curiosità dei suoi paesani. Ed è anche brava nell’annuncio.

. Rimane così come esempio di vero seguace di Gesù: ha conosciuto, si è confidata, ha creduto, ha dato fiducia, e ha annunciato e  testimoniato  la propria conversione. La samaritana è la prima missionaria del Vangelo.



Spesso mi viene da pensare a quanto siamo inefficaci noi con le nostre catechesi con i nostri incontri, con le nostre parole.

Forse perché noi stessi non abbiamo ancora incontrato Gesù. Lo cerchiamo, ne parliamo ma in realtà non lo conosciamo, almeno non con una conoscenza intima che solo Lui può svelarci, e successivamente, lasciando da parte noi stessi annunciare soltanto Lui, come la samaritana, perché soltanto la Parola comunica la Verità e suscita una fede autentica che porta alla salvezza. Se ogni cristiano annunciasse veramente Gesù, chi ci ascolta capirebbe subito la Meta, e come i samaritani  crederebbero per aver sentito vibrare nella loro mente e nel loro cuore il Salvatore del mondo.



Risulteremo efficaci e credibili esclusivamente se la nostra testimonianza sarà efficace e credibile in virtù di un nostro reale incontro con Gesù.

Cosa dicono a noi queste parole di Gesù alla Samaritana: “Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo. Ma viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità.".


Giuseppe: non presente per impegni ci invia questo pensiero

Oggi, mi riposo, ma non sono assente. Mi ritrovo nella samaritana, in quel bisogno di acqua viva. Mi ritrovo così:



Semplicità,

pulizia dell’anima,

cammino solitario

alla scoperta di Dio.



Posso farlo Signore,

fratello mio?

Mi farai da compagno

nello sconosciuto e strano cammino?



Starei più tranquillo,con Te.





Mariella: Gesù lo riconosciamo come uomo libero, giudeo fra samaritani, abbatte barriere e non fa distinzioni, non emargina, non divide, il suo agire è rivolto a salvare i “lontani” Egli è venuto per i malati, per i disperati, per gli indemoniati, gli sfiduciati, fa nascere un dialogo là dove sembrava impossibile comunicare.

Egli tende la mano ai peccatori, a quanti non lo riconoscono come figlio dell'uomo, supera pregiudizi ed ostilità. E' l'uomo del dialogo, della pace, dell'umiltà, della riconciliazione, dell'amore vero.


L'incontro con questa samaritana cambia la sua vita, non la giudica, non la umilia, non la contraddice, non decide il suo futuro, le chiede solo da bere, le fa capire che la sete vera è un'altra cosa da quella che lei finora ha saziato con l'acqua della sorgente.


Questa richiesta di acqua da parte di Gesù è una provocazione. Nel colloquio che segue, Gesù parte dalle necessità materiali ed arriva diretto al cuore della donna. La donna ha sete di verità, di salvezza, di Dio.

Gesù lo sa e le parla fino a destare questa "sete" e a soddisfare il suo bisogno di fede. Il suo problema è che, nonostante i molti amanti, la sua vita è tutta un deserto e il cuore è assetato d'amore!

La vita di ciascuno di noi infatti è tutta un vagare da un pozzo all'altro e spesso ci si illude di spegnere la sete d'infinito con mille sorsi di un'acqua che aumentano ancor più l'insoddisfazione di una vita senza senso e senza meta


E' un po' la storia dei giorni nostri, si corre tanto per guadagnare sempre di più e godere più che si può. Il risultato è insoddisfazione e depressione.


Diceva Giovanni Paolo II ai giovani: "È lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è lui la bellezza che vi attrae, è lui che vi provoca quella sete di radicalità che non ci permette di adattarci al compromesso. È lui che suscita in noi il rifiuto di lasciarci inghiottire dalla mediocrità".


Questa è la vera salvezza: è come un'acqua pura che disseta ogni arsura e permette di diventare a nostra volta acqua capace di dissetare la sete di verità, di libertà e di amore di tanta gente che incontriamo

La samaritana si rende perfettamente conto che ormai la sua vita non potrà più essere quella di prima ed è pronta a diventare lei stessa portatrice di questo annuncio di salvezza, questo sia anche il nostro cammino quaresimale!


                                                
 Pubblichiamo qui di seguito un commento pervenutoci da un'amica di Mariella. Contemporaneamente vuole essere un invito a collaborare, per chi lo volesse, ad inviarci vostri commenti: Saranno pubblicati per arricchirci a vicenda. Grazie"

III  di QUARESIMA  Giovanni 4, 5-42       23 marzo 2014

È la domenica della samaritana, dell’acqua, della sete di Dio e della sete dell’uomo, che nessuna fra le cose create potrà mai appagare.

Iniziamo la liturgia con il segno dell’acqua che è memoria delle nostre origini, immagine di Dio che fa nascere, rende fecondi, purifica. Con quest’acqua scende su di noi l’energia di Dio come nascita, come quotidiana freschezza sorgiva, che lava via gli angoli oscuri del cuore.



Gesù, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo di Sicar.

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua.

È una donna senza nome, che assomiglia a tutti noi.

È la sposa che se n’è andata dietro ad altri amori, e che Dio, lo sposo, vuole riconquistare.

Non con minacce o rimproveri, ma con l’offerta di un più grande amore.

Non correva buon sangue tra Giudei e Samaritani.

Ma Gesù, indifferente a tutti i conflitti di razza, sesso, religione, apre chiusure, infrange steccati, fa nascere dialoghi là dove sembrava impossibile.

Gesù è maestro nell’arte di creare comunione.

Qui mostra come nasce il dialogo vero: soltanto se ti disarmi, se ti esponi con il tuo bisogno, come fa Gesù: “dammi da bere”, con l’umiltà di un povero che tende la mano, di chi crede che può ricevere molto dall’altro, da ogni uomo.

Dammi da bere. Dio ha sete, ma non di acqua. Dice un padre della chiesa con una espressione luminosa: Deus sitit sitiri, Dio ha sete della nostra sete, ha desiderio del nostro desiderio.

Lo sposo ha sete di essere amato.

Il santo chiede aiuto ad una donna dalla vita non esemplare, accidentata; chiede acqua a una che è piena di sete, che con tanti amanti è rimasta nel deserto dell’amore. Deve esserci per forza qualcosa di molto importante in questo racconto in cui tutto è sorprendente.

La sorpresa maggiore: Se tu conoscessi il dono di Dio... che è per te.

La sorpresa è in questo termine dono.

Dio non chiede, dona. Non esige, offre.

Una sorgente intera in cambio di un sorso d’acqua.

Gesù, maestro dei maestri, ci insegna che c'è un mezzo, uno soltanto, per raggiungere il cuore profondo di ciascuno.

Non il rimprovero o l'accusa, ma un dono, far gustare un di più di bellezza, un di più di vita, come fa Gesù:

Ti darò un’acqua che diventa sorgente.

Un simbolo, un’immagine fresca, bella viva: la sorgente che non viene meno, che non si esaurisce, che è molto più di ciò che serve alla tua sete, è per tutti, senza calcolo, senza misura, senza prezzo da pagare.

Cos’è quest’acqua viva? è l’energia dell’amore di Dio.

Se lo accogli, diventa in te qualcosa che riempie, esonda, si sprigiona da te.

Una sorgente, dice Gesù, che zampilla per la vita, che fa maturare la vita, la rende autentica e indistruttibile, eterna.

Gesù: lo ascolti e nascono fontane, in te, per gli altri.

C’è qui un programma di vita completo e felice, diventare sorgente; un programma di vita: essere fontana per la sete di chi ti sta vicino, in famiglia, al lavoro, nel gruppo; essere sorgente per la sete del mondo.

Anch’io con la mia anfora vuota, con il mio cuore contradditorio, anch’io posso diventare sorgente viva per qualcuno, o bicchiere, o almeno goccia d’acqua fresca. Goccia di bontà, di pace, di generosità, di gioia.

Le dice Gesù: «Va’ a chiamare tuo marito». Vai a chiamare colui che ami, Gesù quando parla con le donne va diritto al centro, al pozzo del cuore.

È lo sposo in cerca della sposa che lo ha tradito.

Se non è a posto il cuore, i sentimenti, nella tua vita non funziona niente.

Solo fra le donne Gesù non ha avuto nemici, il suo è il loro stesso linguaggio, quello dei sentimenti, del desiderio, della ricerca di ragioni forti per vivere.

Vai a chiamare tuo marito. Non ho marito.

E Gesù: Hai detto bene, erano cinque, ma non istruisce processi, non cerca indizi di colpevolezza, cerca indizi d’amore.

Gesù è seduto al muretto del pozzo. Che cosa vede da quel luogo?

Alziamo lo sguardo con lui. Da lì si vede il monte Garizim, con il tempio dei samaritani; e poi altri cinque colli su cui i coloni stranieri che hanno ripopolato Samaria hanno eretto cinque templi ai loro dei.

Il popolo è andato dietro a cinque idoli, come la donna ai suoi cinque mariti. Storia e simbolo, persona e popolo, amore e fede tutto si intreccia per convergere all’essenziale. Al pozzo di Samaria Gesù è il Dio che come sposo vuole riconquistare la sposa che lo ha abbandonato.

Gesù offre acqua viva alla samaritana, le offre la sua energia d’amore, perché con lui e come lui anche lei la offra a tutti.

Non le chiede di interrompere la convivenza, di mettersi in regola, di fare penitenza prima di affidarle l'acqua viva, non pretende di decidere per lei il suo futuro.

E' il Messia di grande delicatezza, è il volto bellissimo di Dio.

Che bella questa sovrana indifferenza di Gesù per il passato sbagliato di quella donna.

Lui è il maestro di nascite, il messia che fa ripartire, che crede nel futuro delle persone.

Dice la donna: Vedo che sei un profeta, vedo che tu risvegli le sorgenti.

Dove andremo per adorare Dio? Sul monte o nel tempio?

La risposta è diritta come un raggio di luce: non su un monte, non nel tempio, ma dentro.

Sei tu il Tempio, tu il monte dove vive Dio.

La donna ne è folgorata.

La cosa più bella che un amico mi può dire è questa: sto bene con te perché tu fai venire alla luce la parte più bella di me, fai emergere la parte migliore che non riuscivo a trovare.

Questo ha fatto Gesù con quella donna, e lei ne è contagiata, corre verso la città e ferma tutti per strada.

C’è Uno che dice tutto di te!

Che bella definizione di Gesù! Lui conosce il tutto dell’uomo: e c'è in ognuno una sorgente di bene, un lago di luce, più forte del male.

Ci sono fontane di futuro che lui ridesta.

Se lo accogli, con la sua energia di bene, sentirai nascere nella vita il canto di una sorgente.

Che canta melodie senza parole e non finisce mai.





Preghiera della donna di Samaria



Sotto il sole più caldo

lo vedo

assetato

e così povero

come chi

per bere

ha solo la coppa

delle sue mani.



Ha grumi di deserto

nei capelli

e un silenzioso desiderio

che affiora negli occhi.



Uomo assetato

d’acqua e d’incontri.

Uomo

che aspetta me.



Mi dice:

ho sete.



Come me

anche tu hai sete

uomo solo.



Io ti dò acqua di pozzo

e tu mi dici:

guarda nel pozzo del tuo cuore.



Rispondo:

solo nero e buio

nient’altro contiene il mio cuore.



Ma tu mi dici:

scendi i gradini

va’ nel profondo,

senza paura del buio.



E sotto ho trovato un lago di luce.

E mi sono immersa

e sono risalita imbevuta d’azzurro.



Ho toccato con la mano il mio uomo

e anche lui ho contagiato d’azzurro.

Ho toccato con la mano mio figlio

e anche lui ho contagiato di luce.



Sorpresa dalla gioia

non ho avuto dubbi:

era Lui!

Il suo nome era Dio!



Ed era intimo a me

come può esserlo un bambino dentro la madre

o un pane dentro la  bocca.



E io che lo avevo cercato nel tempio,

io che lo avevo cercato sul monte

e Lui era lì.



Io il tempio

io il monte

dove vive Dio.



Il Dio delle donne innamorate,

il Dio del desiderio,

delle zolle riarse.

Il Dio che si trova nel cuore,

nel pozzo,

proprio dentro il mio vuoto.



(Marina Marcolini)






.

lunedì 24 marzo 2014

Io sono la Samaritana



IO, DONNA SAMARITANA… E’ successo proprio qui, al pozzo di Giacobbe, un mezzogiorno…

Era straniero, giudeo (lo si vedeva dalla veste),
era solo, affaticato, stanco, doveva aver camminato molto…
Io, come al solito, ero sola con me stessa, prigioniera dei miei pensieri …
da tempo avevo rinunciato
a venire al pozzo di mattina presto con le altre donne,
stanca di sentirmi il loro dito puntato addosso, di ascoltare le loro battute…
rassegnala ad essere classificala ed esclusa…

Lo vidi da lontano, avevo deciso di ignorarlo,
ma fu Lui a rivolgermi la Parola: mi chiese da bere.
L’ho guardato con sospetto, poi le Sue parole mi hanno incuriosito…
ha iniziato a farmi strani discorsi .. sul dono di Dio, su un’acqua viva
che mi avrebbe potuto dare… Ricordo d’averlo preso un po’ in giro:

Ma come? vuoi darmi da bere e non hai nulla per attingere acqua?
Credi di essere più grande di Giacobbe che ha costituito questo pozzo?
L’ho giudicato un ingenuo, un esaltato,
sicuramente un uomo poco pratico…
Ma non capivo….. pensavo si riferisse all’acqua del pozzo …
alla mia fatica di ogni giorno per andare a prenderla…
invece stava leggendo nel mio cuore una fatica ed una sete più grande…

Poi mi ha chiesto di parlare di me stessa… Incredibile, mi conosceva!!
Sapeva già tutto di me …
le mie debolezze, le mie ferite, le mie angosce, i miei bisogni…
E quando gli ho detto della mia solitudine,
dei miei errori, delle mie paure…
non mi ha giudicato, non mi ha preso in giro…

Il Suo sguardo, le sue parole mi hanno toccato il cuore,
mi sono sentita accolta, compresa, perdonata!
Mai nessun uomo mi aveva parlato e guardato così!
Mi sono sentita amata di amore vero… sincero … disinteressato…
Non sapevo più cosa dirgli… mi sono messa a parlare di religione
perché uno così deve essere un uomo di Dio.Non sapevo più cosa pensare,
non mi ero mai sentita così piena di forza,
di gioia, di speranza, di voglia di vivere, di amare…

Ho lasciato la brocca, quella brocca vuota che avevo portato con me,
e mi sono messa a correre
per raccontare ad altri quello che mi era successo…
non potevo e non posso ancora oggi tenere per me questo incontro. 

Ho saputo poi della Sua fine, delle polemiche sul fatto se sia risorto o no …
Io non mi intendo troppo di religione… ma qui io l’ho incontrato!
E so che da quel giorno Lui non ha mai smesso di essere dentro di me:
con quel Suo sguardo… con quelle parole… con il Suo amore…

Ora la mia brocca è colma di Lui… e questo mi basta!
Mai nessuno mi ha amato cosi!

Se Dio esiste, mi ha accarezzato attraverso quell’Uomo!

da http://esserecristiani.blogspot.it/


giovedì 13 marzo 2014

Trasfigurazione; Il suo volto era straordinariamente bello, perché è l'amore che rende belli




Un assaggio dello splendore di Gesù unico dottore della legge

Domenica 16 Marzo 2014

Dal  vangelo secondo Matteo 17,1-9: «Signore, è bello per noi essere qui!

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e
li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo
volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco,
apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola,
Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre
capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando,
quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube
che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.
Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi
da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete».
Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di
questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».


                               Nella foto: Chiesa della trasfigurazione sul monte Tabor (Giugno 2013)




Mariella: Dopo il Vangelo di domenica scorsa sulle tentazioni di Gesù nel deserto, la liturgia della seconda domenica di quaresima ci fa scoprire il volto bello dell'uomo, quello luminoso che ogni uomo può far suo se accoglie la luce della fede.

Questa realtà rigenerante ci viene spiegata attraverso il racconto della Trasfigurazione di Cristo sul Tabor.


Incontriamo Gesù che prende con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, i primi chiamati, e li conduce su un alto monte, là dove la terra s'innalza verso il cielo.

Là appare il volto trasfigurato di Cristo, un volto che è la rivelazione del Padre, che è la gioia piena di una vita senza fine, la straordinaria bellezza di un Dio che si fa uomo per amore verso le sue creature.

Il suo volto era straordinariamente bello, perché è l'amore che rende belli, è l'amore che fa brillare, che illumina, che trasforma.

La condizione divina non si ottiene con il potere, ma con l'amore. E l'effetto dell'amore è la trasformazione: la bellezza è la visibilità dell'amore.


Il suo volto brillò come il sole...dice il testo di Matteo.  Un sole che scalda, che guarisce, che dà vita, che rigenera a nuova vita, che nutre e fa rifiorire ogni creatura.

Con la Trasfigurazione ci viene dato un assaggio della Risurrezione che vivremo fra poche settimane al termine del cammino quaresimale, quando il   Padre mostrerà al mondo che l'amore ha sempre  l'ultima parola e che la morte non è la destinazione ultima dell'uomo.

Resurrezione alla quale tutti siamo destinati se da questo sole sapremo lasciarci illuminare, per allontanare le oscurità che ci portiamo dentro.


Resurrezione che anche noi potremo raggiungere se sapremo veramente accettare anche il cammino di penitenza e di croce al quale Gesù stesso non si è sottratto per amor nostro e per nostra salvezza.

Gli Apostoli al gustare la gioia intensa di quegli istanti radiosi esclamarono: "E' bello per noi restare qui..."infatti la trasfigurazione( ossia la visione del volto divino)  infonde nel cuore di ogni uomo gioia, fiducia, sicurezza, serenità... tutti elementi che ci fanno capire come l'uomo ha bisogno di un rapporto con Dio che deve sfociare in una comunione, comunione che deve diventare piena e feconda d'amore reciproco, per portare l'uomo ad elevarsi e accogliere in sè l'alito divino che dona vita etern.

La voce che gli Apostoli udirono disse loro: "Questi è il Figlio mio... Ascoltatelo". Altro elemento essenziale alla nostra trasfigurazione in autentici cristiani è l'ascolto, in Gesù Cristo abbiamo tutta la rivelazione del Padre: ascoltare Gesù significa comprendere Dio.

Senza l'ascolto della sua Parola non c'è cammino di conversione e non c'è orientamento sul quale orientare la nostra vita.


Sono questi grandissimi insegnamenti che ricaviamo dalla lettura di questo testo. Sul monte mi trasporto virtualmente alla vita normale e mi domando se sto regalando bellezza.  Se il mio incontro ordinario con le persone è avvolto dalla bellezza, se il mio celebrare l'eucaristia comunica bellezza.

Altro elemento essenziale è immergersi in un oceano di silenzio per trovare tempo per riflettere la Parola, per riempirsi gli occhi di Dio.

Regaliamoci un tempo di silenzio nel frastuono delle nostre città, un tempo lento nella velocità giornaliera, un tempo riempito dalla presenza dello Spirito!  Ora lascio a voi descrivere le vostre emozioni di fronte a questo brano evangelico.


Enzo: cercherò questa settimana quel silenzio riempito dalla presenza  dello Spirito

Giuseppe: Un affresco, il tuo, Mariella,  che fa davvero sognare, mi trasporta sulla cima del monte, con te, con voi. Grazie!!!

Enzo: Perché Gesù “fu trasfigurato” dal Padre. Su quel monte si trovarono Mosè ed Elia con Gesù: il vecchio e il nuovo, tre personaggi chiamati per una missione speciale che riguarda l’uomo e il suo destino. Sappiamo che Gesù venne a completare ciò che era stato annunciato prima di Lui. Mosè ed Elia furono personaggi importanti, cardini dell’Antico Testamento. Mosè il liberatore dalla schiavitù dell’Egitto. Elia il profeta del futuro Messia.


Nella trasfigurazione c’è un segno importante da parte di Dio Padre, come nel Battesimo di Gesù. Ma è un avvenimento particolare. Gli ospiti Mosè, Elia e i tre apostoli sono testimoni dello splendore di Dio. Nessuno fino ad allora aveva visto Dio, in questo caso vediamo il suo splendore. Perché questo?

Mosè vide da lontano la terra promessa da Dio, Elia rappresenta la continuità dei profeti e tutti e due avevano beneficiato di rivelazioni sul Sinai. Ora vedono in Gesù il vero realizzatore di quella promessa antica continuamente ricordata al popolo di Dio. I tre apostoli, attoniti e spaventati, hanno avuto un assaggio di quello che sarà  il Regno dei cieli, una speranza, ed è questa la novità. 
Gesù stesso riceve qualcosa, il compiacimento del Padre per quello che si apprestava ad accettare per la nuova missione. 

Gli interventi di Dio Padre donano a tutti, sempre, qualcosa.


Ma c’è anche per noi una parola un esempio in questo brano meraviglioso che spinge la nostra fantasia e il nostro cuore a chiedersi com’è veramente Dio? Forse  vorremmo anche noi partecipare a qualcosa del genere,  per avere un assaggio in un attimo di eternità vedere il sempre di Dio.


Le parole del Padre finiscono così: “Ascoltatelo”: queste parole costituiscono il centro del brano che abbiamo ascoltato. L’ascolto è ciò che definisce il discepolo. “Ascoltatelo!” è una parola che è rivelazione di Dio e definisce chi siamo noi, cosa dobbiamo essere.


Alla fine della trasfigurazione rimane solo Gesù: adesso basta solo Lui come dottore della legge perfetta e definitiva.

Ecco il messaggio per noi: ascoltare Gesù, la sua parola. Ascoltare e fare nostro Gesù, trasformarci in lui e manifestarlo agli altri, offrire agli altri momenti di manifestazione di Dio, trasfigurazione appunto. Così gli altri vedendo risplendere la nostra luce vedano le nostre opere buone e rendano gloria al Padre nostro che è nei cieli. Rendere Gloria a Dio è il nostro destino e non solo qui in terra: sta in questo il gioire eterno, con l’aiuto sempre dello Spirito Santo con un dialogo giornaliero.

I tre apostoli capiranno tutto il giorno della Pentecoste, e allora solo allora saranno in grado di annunciare ciò che avevano visto e ora creduto.

Giuseppe: La Trasfigurazione! Che spettacolo, che sogno!

Eppure è un messaggio reale, fortissimo.

Io, ad esempio, credo di “aver visto il sole estivo “girare”, in una sera d’estate a Medjugorje, ma naturalmente non voglio crederci, non è da me.  Ci sono già stati così tanti miracoli!

E poi, con quale merito io, il poverino, avrei dovuto avere questo “premio”?

Ma ancor prima, intorno ai dodici anni, mentre stavo per attraversare la strada e morire investito da una delle assai rare automobili di allora, ho sentito un mano, tenera e decisa, respingermi sul marciapiede.

Mi sono detto, dopo lo spavento ed un brivido fortissimo, è stato il mio angelo custode.  ( ma forse dovrei stare in silenzio, ascoltare il silenzio che anche Enzo sta cercando).


Sono tutte fantasie provocate dalla mia mente “malata da sempre”, di Bepi il gran sognatore. In cambio, però, queste immagini mi hanno sempre, dal loro accadimento accompagnato.

Ancor oggi mi chiedo come potrebbe essere “la grande luce”, quella che ha sconvolto tanti santi e beati, che ha fatto cambiar loro la rotta della vita.

Ha ragione Mari quando ci dice: “Il suo volto era straordinariamente bello, perché è l'amore che rende belli, è l'amore che fa brillare, che illumina, che trasforma”.


Ecco allora che, ancora una volta mi rifugio nella facile amica poesia:


Un aurea pioggerella,

scende dall’alto

di siderali distanze.

S’ appannano gli occhi

e un buio profondo ti coglie.

Soave il profumo dei fiori

che primavera ti offre tra i primi .

Una voce, La Voce:

ritorni alla luce, c’è Lui.

Null’altro ti serve

al cammino che fai

e trovi qualcuno,

che presso a te rimane,

ti prende per mano.

E tu sai.

 Più presso a Te il Signore

per sempre vuol stare,

più presso a te.







giovedì 6 marzo 2014

Dio non conterà quanti digiuni e quante preghiere avete fatto




Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Domenica 09 Marzo 2014


Dal vangelo secondo Matteo (4, 1-11)
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.

Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma egli rispose: “Sta scritto:Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”.

Gesù gli rispose: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”.

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: “Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”. Allora Gesù gli rispose: “Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.


Parola del Signore !

Enzo: Abbiamo iniziato con il mercoledì delle Ceneri il periodo liturgico della quaresima. Quaresima tempo per affrontare il tema del nostro cambiamento, ancora una volta il tema della nostra vera conversione, tempo da lasciarci alle spalle ciò che di sbagliato troviamo nella nostra vita di discepoli di Gesù. La liturgia non poteva proporci brano più attinente a questo periodo di riflessione, penitenza, conversione allo straordinario di Dio e per questo anche tempo di gioia.


Perché il diavolo cercò di tentare Gesù? Sicuramente per accertarsi che Gesù fosse veramente il Figlio di Dio. Tentare nel linguaggio biblico ha un triplice significato: mettere alla prova, saggiare, e far deviare dalla retta via. Nel nostro caso prevale il saggiare: sarà veramente il Figlio di Dio? fu il dubbio di Satana.


Il Figlio di Dio nel Battesimo di Giovanni si fece penitente assumendo su di sé i peccati dell’umanità. Riconosciuto dal Padre come Figlio unigenito fu rivestito di Spirito Santo, e consacrato con l’unzione, a Lui fu conferita la dignità regale e quella sacerdotale.


Dopo il battesimo si ritira nel deserto “spinto dallo Spirito”, quello stesso Spirito che rese possibile la sua generazione ed era venuto visibilmente su di lui per mostrare a tutti il compiacimento del Padre ora lo conduce nel deserto come aveva condotto il popolo eletto e qui tra preghiera e digiuno rimane quaranta giorni.

Simbolicamente si ricordano i 40 anni trascorsi dal popolo ebreo nel deserto, tempo della prova e dell’attesa; Mosè aveva digiunato 40 giorni sul monte, alla presenza del Signore, per ricevere la sua Legge santa; spezzate le tavole per il grande peccato del Vitello d'oro, ripete lo stesso digiuno; Elia camminò e digiunò per 40 giorni e 40 notti prima di ricevere la rivelazione di JHWH sul monte Oreb. Il deserto diventa così il luogo dell’ascolto, della rivelazione, luogo della prova e dell’attesa, luogo da dove si parte per una missione che Dio assegna ad ognuno.


Le tentazioni di Gesù, sono le tentazioni di ogni tempo con cui il diavolo cerca di deviare ogni cristiano e la Chiesa stessa di Gesù: uno sguardo alla storia e vediamo quanto è vero!



La prima tentazione : la prima tentazione infatti è una sollecitazione ad usare il potere taumaturgico per provvedere alle ordinarie necessità materiali.


“è la prova dell’esistenza di Dio che il tentatore propone: Se tu sei il Figlio di Dio… Questa richiesta di prove pervade tutto il corso della vita di Gesù: gli viene continuamente obiettato di non aver dato prove sufficienti di sé…E questa richiesta rivolgiamo anche noi a Dio, a Cristo e alla sua Chiesa nel corso della storia: se esisti o Dio allora devi mostrarti…devi dare alla tua Chiesa, se proprio deve essere la tua, un grado di evidenza diverso da quello che di fatto possiede”…Benedetto XVI in Gesù di Nazaret.

Non di solo pane vivrà l’uomo. Gesù ribadisce che la cosa più importante per Lui è la fedeltà al volere del Padre, “di ogni parola che esce attraverso la bocca di Dio”. Chiesa di Dio fai affidamento a questa voce?


La seconda tentazione: Il prestigio, un grande gesto un gesto appariscente, taumaturgico, un messia dei miracoli, di segni strepitosi…


“ Gesù spiega che il concetto di Messia è da comprendere a partire dal messaggio profetico nella sua interezza: non significa potere mondano, ma la croce e la comunità completamente diversa che nasce dalla croce...

…Il Regno umano resta regno umano e chi sostiene di poter edificare il mondo salvato asseconda l’inganno di Satana, fa cadere il mondo nelle sue mani…

…ma che cosa ha portato Gesù veramente, se non ha portato la pace nel mondo, il benessere per tutti, un mondo migliore? Che cosa ha portato?

La risposta è molto semplice: Dio”. Benedetto XVI in Gesù di Nazaret


Ha portato Dio che come sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”.  Siamo sempre consapevoli quanto importante è stata la Rivelazione di Dio per mezzo di Gesù?



La terza tentazione: Il tentatore svela il suo pensiero recondito: egli non tanto vuole informarsi sulla qualità di «Figlio di Dio» di Gesù, ora intende provarlo e farlo deviare dal piano divino, inducendolo a scegliere la via di un messianismo terreno, politico…

Il potere che dà sicurezza, potere basato nel dominio delle persone e delle cose, potere che vuole allontanare dalla vera fede rivelata, abolire l’immagine di Dio e sostituirlo con altre deformate.


“…La disputa tra Gesù e il diavolo è una disputa che riguarda ogni epoca, la cui domanda ermeneutica  fondamentale è la domanda  circa l’immagine di Dio. La disputa sull’interpretazione in ultima istanza una discussione su chi è Dio. Questa discussione intorno all’immagine di Dio, di cui si tratta nella disputa sulla corretta interpretazione della Scrittura, si decide però correttamente nell’immagine di Cristo: Egli che è rimasto senza potere mondano è davvero il Figlio del Dio vivente?...


…Chi segue la volontà di Dio sa che in mezzo a tutti gli orrori che può incontrare non perderà mai un’ultima protezione.  Tale fiducia, a cui ci autorizza la Scrittura e alla quale il Signore, il Risorto, ci invita, è però qualcosa di completamente diverso dalla sfida avventurosa a Dio che vuole fare di Lui il nostro servo”. Benedetto XVI in Gesù di Nazaret                                           

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. E’ la fine della tentazione, la ricompensa  divina per aver resistito agli inviti del mondo, la gioia di essere nel vero, nel bello di Dio, la serenità del giusto.


“ Gesù ha portato Dio: ora conosciamo il suo volto, ora noi possiamo invocarlo. Ora conosciamo la strada che, come uomini, dobbiamo prendere in questo mondo.

Gesù ha portato Dio e con Lui la verità sul nostro destino e la nostra provenienza; la fede, la speranza e l’amore. Solo la nostra durezza di cuore ci fa ritenere che ciò sia poco…La causa di Dio sembra trovarsi continuamente in agonia. Ma si dimostra sempre come ciò che veramente permane e salva. I regni del mondo, che Satana poté allora mostrare al Signore, nel frattempo sono tutti crollati”. (idem)


La fede di ognuno ha momenti di luce, ma anche di buio. Se vuoi camminare sempre nella luce, lasciati guidare dalla Parola di Dio. Benedetto XVI


Concludo questo commento con le parole di Papa Francesco: “La parola e i gesti del Signore liberano e aprono gli occhi di tutti. Nessuno resta indifferente. La parola del Signore fa scegliere sempre. E ognuno o si converte e chiede aiuto e più luce o si chiude e aderisce con più forza alle sue catene e alle sue tenebre” ( in Riflessioni di un pastore,pag.33).


Mariella:  Ho riflettuto abbastanza su questa pagina evangelica e vorrei solo riassumere due piccolissimi concetti per poi porgervi alcune riflessioni di Padre Augusto.

La prima domenica di quaresima ha sempre un tema fisso:  i quaranta giorni di Gesù nel deserto, dove digiuna, prega e viene anche tentato dal Maligno.

Possiamo considerare la nostra quaresima un tempo di deserto nel quale scegliere se lasciarci tentare dal mondo oppure resistere alle mode, allo spreco, combattere i peccati, andare controcorrente e tornare a Dio con cuore rinnovato

La quaresima è un tempo di scelta, giustamente lo sottolineavi anche tu Enzo, non possiamo vivere la gioia intensa della Pasqua se il nostro cuore non si è purificato dalle mondanità e dalle assurdità proposte dal nostro tempo.

Vivere la Pasqua è comprendere che la nostra vita non è limitata ai piaceri terreni, né deturpata dalle sofferenze presenti, la nostra vita è tempo di grazia nel quale crescere alla Luce della Parola.

Sottrarsi alle tentazioni è possibile solo in virtù al nostro Battesimo e all'azione dello Spirito Santo

Gesù vuole insegnarci che senza il combattimento spirituale non è possibile in assoluto crescere in umanità e spiritualità.  La lotta contro il male è inevitabile nella vita: fa parte di essa.

Basta saper lottare con le armi dello Spirito come ci ricorda Paolo in Efesini capitolo 6.

Il male è inevitabile: evitarlo, non combattere spiritualmente contro di esso, non ci renderebbe cristiani maturi nella fede in Gesù Cristo.

Gesù riesce vittorioso in virtù della sua forza, ricordandoci in tal modo che senza di Lui ogni nostro personale sforzo o combattimento spirituale contro le forze del male, sarebbe perdente già in partenza.

Questo è lo sforzo che siamo chiamati a compiere per poter veramente unirci al Signore Gesù nella sua Passione Morte e Resurrezione: dobbiamo liberarci dalla schiavitù del peccato per poter finalmente essere veri figli di Dio, collaboratori stessi di Dio, secondo il suo volere ed il suo disegno d'Amore.


Le tentazioni sono presenti tutto l'anno, non solo nel tempo quaresimale, però questo è un momento di conversione, che significa non tanto cambiare il cuore, quanto migliorarlo, allargarlo, renderlo più simile al cuore di Dio.

Questo ci auguriamo di riuscire a fare ed aggiungo alla mia una riflessione di



Padre  Augusto:
“Vi auguro una buona quaresima: Dio non conterà quanti digiuni e quante preghiere avete fatte. A Lui interessa solo che siate quello che, in virtù della vostra chiamata, dovete essere: Acqua limpida e zampillante da una fonte viva che è il Cuore di Cristo. Luce che scaturisce da un fuoco acceso nel cuore delle vostre notti. Vita piena di passioni ardenti e di desideri che vi facciano volare in alto.


Non pensate di non farcela: NON ABBIATE PAURA! Non abbiate paura né delle prove attraversate o che state attraversando, né della vostra fragilità e debolezza. Non abbiate paura nemmeno delle vostre inconsistenze: basta che doniate il vostro “IO VOGLIO, IO DESIDERO” alla travolgente forza dello Spirito e tutto cambierà!


Anche se esternamente sembra non sia cambiato nulla: importante è che sia cambiato il vostro cuore! E’ il cuore che acquisisce occhi diversi, quelli di Dio, che vi fanno leggere il vissuto quotidiano alla luce del Vangelo!”


Giuseppe: Piccoli, semplici pensieri, quest’oggi.

Perché Satana mi tenta? E’ un domanda non retorica ma reale. Quante, quante volte mi sono sentito, mi sento tentato! Ogni volta devo scegliere, e costa fatica.

La cosa forse più sconvolgente, per me, è che le tentazioni vengono “nel fare” e non nel “dire”.



Un esempio banale: sabato scorso sono andato ad una festa di carnevale assieme a tutti i miei compagni di scuola che cantano nel coro dell’Istituto. Eravamo una sessantina.

Ho ballato dalle 9 di sera alle due del mattino, senza un attimo di pausa. Ero scatenato. Ed ecco, domenica, alle nove del mattino mi sveglio e dentro di me risuona una voce: “resta a letto a riposare, a messa puoi andare un altro  giorno”.

Che cos’è questo se non la voglia del Tentatore di allontanarmi dall’Amore di Dio?

A me è stato detto “riposa, il tuo benessere è più importante, pensa alla salute, Gesù vuole che tu ne abbia cura. Ma io avevo Gesù che attendeva sulla porta di casa e mi voleva con sé. E andai a messa.


Quindici giorni fa mi arrabbiai di brutto con i ragazzi che assieme a me animano l’oratorio. Decisi di mollare.  "Sono vecchio", mi dicevo, "capiranno".

Dentro di me, però non ero sereno. Pregai il Signore e nell’anima mia lui mi parlò: “pensa ai bambini, adesso, chi sono loro, per te?”

E io via, in macchina per essere puntuale. La mia silenziosa risposta alla domanda di Gesù rimbalzata dentro

In loro sei Tu, Gesù”. Sono piccolissime cose mie queste, e son cose che capitano spesso a tutti noi.
Anche nel deserto il Signore ci da una lezione di vita enorme, vera teologia vivente, ci insegna la teologia del fare.

Sento il tempo che scorre,

e il pendolo scandisce,

in salotto,

il passar delle ore,

il fluir della vita che va.

Guardavo all’interno di me,

cercavo silenzio: non c’è.

Pregavo,

il pensiero volava,

legato da sempre

all’Amore per Te.


Anna: Le tentazioni per me sono l' ostacolo del cuore e dell'anima che è protesa e va verso l'Amore Supremo; è un po' come quando dobbiamo scalare una montagna che tra sassi, pietroni , vento , sole forte non ci fanno camminare per mille motivi per arrivare alla vetta e vedere un panorama stupendo.

Quando si arriva abbiamo sudato molto, ci siamo affaticati, ma la bellezza è così grande e bella che ci fa impazzire di gioia. Ma per arrivarci…

Ecco che la quaresima entra nel nostro cuore non come un tormento ma con la gioia di camminare insieme a Gesù,

la consapevolezza che per desiderare il suo abbraccio occorre saper amare e saper scalare come Lui vuole.

Pazienza, fede, preghiera, digiuno  non solo inteso fisico ma come rinuncia fatta per  saper donare al prossimo.



martedì 4 marzo 2014

Quaresima:Covertiamoci allo straordinario di Dio



Tempo di Quaresima 2014
 Mercoledì 5 Marzo
 


Il tempo di quaresima è stato sempre considerato un periodo di riflessione, di penitenza e di conversione in preparazione ad un evento straordinario: il completamento da parte di Dio di una promessa fatta fin dall’inizio della creazione, la salvezza del genere umano dalla schiavitù del peccato per mezzo del Figlio di Dio, Gesù Cristo.



Tempo di quaresima tempo di riflessione: sì, siamo peccatori, è giusto un esame di coscienza profondo in vista delle redenzione che il periodo di quaresima ci ricorda. Spesso pensiamo troppo ai nostri peccati e meno alle radici del perdono invocato, radici profonde nelle persona di Gesù Maestro e Redentore.



Tempo di penitenza: ci viene chiesto di rinunciare a qualcosa a cui teniamo, a mortificare le nostre passioni, a fare opere di carità



Conversione allo straordinario di Dio: Quaranta giorni davanti a noi  per sperimentare una nuova primavera dello Spirito, quaranta giorni per riscoprire un nuovo equilibrio nella nostra vita.




Quaranta giorni davanti a noi, Gesù: ecco un dono prezioso per la nostra vita di fede, un'occasione per sperimentare una nuova primavera dello Spirito.


Quaranta giorni per ritrovare un rapporto autentico con te: per togliere le maschere
che abbiamo posto sul nostro volto, per ascoltare la tua parola e fermarci ai tuoi piedi lasciando che essa raggiunga il profondo dell'anima.


                   
Quaranta giorni per abbattere ogni muro che ci separa dai nostri fratelli
e spezzare via sospetti e dubbi che ci bloccano quando tentiamo un gesto di amore e di solidarietà, una parola di consolazione e di tenerezza.

       
         
Quaranta giorni per riscoprire un equilibrio nuovo nella vita e sbarazzarci di tanta zavorra che ingombra e impedisce di camminare, per avvertire la fame di un cibo
capace di cambiare l'anima e dissetarsi alla sorgente della vita.


 
Quaranta giorni per condividere una preghiera costante, una fraternità rinnovata, una Parola viva ed efficace. (da Ritagli, Qumran.net)

Quaranta giorni per cambiare e celebrare la tua Pasqua